Fiducia al Senato per il governo Letta con 235 sì e 70 no. Anche il Cavaliere ha detto sì. Ma il Pdl è ormai spaccato. Il Pd: c’è una nuova maggioranza
Con 235 sì e 70 no il governo Letta ha ottenuto la fiducia di Palazzo Madama. I conti erano presto fatti, e ciò che ha destato scalpore nella mattinata è il clamoroso sì di Berlusconi dopo le minacce delle ultime ore.
Dietrofront Berlusconi
L’ennesima retromarcia. Dopo gli annunci e il diktat di non votare la fiducia al governo Letta, Silvio Berlusconi nelle dichiarazioni di voto a Palazzo Madama ha annunciato che il Pdl voterà la fiducia al governo Letta. Una mossa che probabilmente non servirà a bloccare la scissione in atto nel centrodestra con l’ex governatore della Lombardia Formigoni che in mattinata ha annunciato la nascita dei popolari con 25 ex Pdl e 10 di Gal. Una vera polveriera quella del centrodestra, con un futuro tutto da delineare.
Il discorso di Letta
L’Italia corre un rischio che potrebbe essere fatale, sventare questo rischio dipende da noi, dalle scelte che assumeremo, dipende da un sì o un no”. Così ha esordito il premier Enrico Letta nel corso del suo intervento in aula al Senato, dove chiederà la fiducia.
Ma mentre Letta conclude la sua comunicazione in Senato, si profila un ripensamento del cavaliere. Silvio Berlusconi, vista l’ampiezza del gruppo che dentro il Pdl ha deciso di schierarsi col Governo Letta, si starebbe orientando a cedere, e a votare anche lui per il ‘sì’ alla fiducia. Non è stata, però, ancora presa una decisione definitiva. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari vicine al Pdl.
Per Letta, che ha parlato in aula del Senato per la verifica sul suo governo, “il Paese è stremato da mille conflitti e ridotta a mille cannoneggiamenti. Una politica rissosa, ripiegata su se stessa, sorda agli interessi degli italiani. Ma questa è l’occasione per dire basta. Basta con la politica da trincea, concentriamoci su quello che dobbiamo fare e sulle risposte che il Paese si sta persino stancando di chiederci”.
Per Letta, che ha parlato in aula del Senato per la verifica sul suo governo, “il Paese è stremato da mille conflitti e ridotta a mille cannoneggiamenti. Una politica rissosa, ripiegata su se stessa, sorda agli interessi degli italiani. Ma questa è l’occasione per dire basta. Basta con la politica da trincea, concentriamoci su quello che dobbiamo fare e sulle risposte che il Paese si sta persino stancando di chiederci”.
Il premier si rivolge con un appello finale ai senatori: “Mi appello” al Parlamento: “Dateci fiducia” perché “non è una fiducia contro qualcuno ma per gli italiani e le italiane”, dice. ”Gli italiani non ne possono più di un clima da ‘Sangue e arena’. Ma solo chi ha identità debole ha paura del confronto”, ha detto il presidente del Consiglio. Per Letta la direzione è chiara: “Il governo che guido è nato in Parlamento e se deve morire deve morire in Parlamento, alla luce del sole”. Sulla vicenda giudiziaria di Berlusconi Letta è intervenuto con queste parole: “Uno stato di diritto si basa sul principio di legalità, e in uno Stato democratico le sentenze si rispettano si applicano, fermo restando il diritto alla difesa, senza trattamenti ad personam o contra personam, che va riconosciuto a ogni cittadino e senatore”.
Per Letta “il Governo può continuare a vivere se è convincente nel suo programma, con un nuovo patto, con prospettive focalizzate sui problemi delle persone, delle imprese, del Paese”.
Caos Pdl
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