Le sette regole di Oscar Farinetti per affrontare la crisi ed il futuro
«Saper gestire le imperfezioni, pensare locale ed agire globale, e soprattutto mai, mai, mai arrendersi»
di Gloria Pozzo
Protagonista della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale, il presidente di Eataly Oscar Farinetti ha dedicato il suo intervento ai giovani: «Quella che vi stiamo consegnando - ha esordito - è un’Italia tutt’altro che in attivo. Miliardi di debiti, senso civico al minimo, poche esportazioni e un polipo chiamato burocrazia. Dovrei chiedere scusa, perché nessuno di noi tra i 55 e gli 80 anni è innocente». Con un discorso improntato all’ironia e all’empatia, ha però infuso una forte carica di ottimismo: «Siete fortunati ad entrare nelle posizioni chiave del Paese in un periodo così “sfigato”. Siamo nel letame, e come dice il sommo poeta, è dal letame che nascono i fior». Ha quindi enunciato quelle che per lui sono le sette mosse per affrontare la crisi, ed il futuro:
1 - Saper gestire l’imperfezione: cioè cercare di ottenere il miglior risultato possibile ogni giorno, senza inseguire una perfezione impossibile
2 - Individuare le priorità: cioè saper riconoscere le cose più importanti da fare e farle in ordine naturale: mai vestirsi prima di aver fatto la doccia, insomma..
3 - Pensare locale ed agire globale: cioè il contrario di quello che insegnano alle scuole di marketing. Il nostro è il Paese con più biodiversità al mondo, è questa la nostra ricchezza. Non ci resta che farlo sapere al resto del mondo.
4 - Saper mettere in discussione le proprie certezze: la determinazione è essenziale, ma deve essere accompagnata dalla capacità di ascolto degli altri e dalla predisposizione a cambiare idea.
5 - Dare valore e appetibilità al rispetto: in parole povere, vorrei arrivare presto nel tempo in cui per una ragazza il più “figo” di tutti sarà quello che non parcheggia in seconda fila, che non butta le cose per terra, che paga le tasse. Non il più buono, ma proprio il più figo.
6 - Saper narrare: qualsiasi cosa, se non è narrata, è come se non esistesse. Eataly è nata per questo, per raccontare una mela. Ogni cosa che vogliamo offrire deve sempre essere raccontata da una descrizione narrativa.
7 - Mai, mai, mai arrendersi: «Never, never, never give up», con questa frase Churchill ci ha vinto una guerra. Non perdete tempo con le cose impossibili, ma con quelle difficili sì. Ci sarà sempre qualcuno che si arrenderà prima, voi non fatelo.
http://www.lastampa.it
Siamo spettatori universali: il dissolvimento delle democrazie in oligarchie mediatiche è all'opera non solo in Italia ma in tutto il mondo. H.G. Gadamer
spirito critico
PENSATOIO DI IDEE
domenica 2 febbraio 2014
LA BOLDRINI: DALL' M5S ATTACCO EVERSIVO?
Boldrini: “Da M5S attacco eversivo. Rabbia e odio come in dittatura”
La presidente della Camera: "I Cinque Stelle non sanno utilizzare gli strumenti democratici a disposizione dell'opposizione: devono imparare". La grillina Lupo replica: "Chiediamo scusa per le offese, ma lei condanna tutto tranne l'aggressione a me". Di Maio, vicepresidente di Montecitorio: "Non ci rappresenta più, usa la sua carica per consenso politico"
E una deputata M5s risponde. Si tratta di Loredana Lupo, colpita al volto dal questore della Camera Stefano Dambruoso (Scelta Civica) durante “l’assalto” dei grillini ai banchi del governo. “La presidente Boldrini condanna tutti questi tipi di gesti – dice – ma non quello che è accaduto a me. Non mi sembra corretto. Nell’articolo 61 del regolamento è scritto che la presidente è tenuta a sedare” le aggressioni. “Sono d’accordo con la Boldrini quando dice che non ci deve essere odio ma anche nel momento in cui agli italiani viene fatta violenza di questo tipo”. In un’intervista a Repubblica la stessa Lupo aveva detto: “Gli attacchi personali sono sempre da evitare. Non servono a niente. Però non si può distogliere l’attenzione dalla questione politica: la richiesta di dimissioni della Boldrini è sacrosanta. Dovrebbe essere imparziale e non lo è, non rispetta le regole e sta lì per difendere l’esecutivo”. E anche sulle regole la Lupo replica: “Per me è molto più grave la violenza che è stata fatta a tutti gli italiani quando è stata applicata la ‘ghigliottina’ che non è presente nella Costituzione né nei regolamenti della Camera. E’ la prima volta dopo 20 anni che c’è una opposizione reale – conclude – Noi ci siamo attenuti alle regole, si deve sapere che l’ostruzionismo è regolamentato mentre la ‘ghigliottina’ non esiste”.
Alla Lupo si aggiunge il vicepresidente grillino della Camera Luigi Di Maio: “Sentirsi dire ‘eversori’, vuole dire che per noi Laura Boldrini non è più la presidente di tutte le forze politiche della Camera ma fa soltanto gli interessi della maggioranza. Da oggi, con quale spirito ci rivolgeremo alla presidente della Camera per vedere garantire i nostri diritti? Il suo compito è garantire proprio tutte le minoranze in Parlamento: lei lo ha tradito abdicando al suo ruolo super partes”. Secondo Di Maio, ”ormai è evidente che agisce così per consenso politico”.
Alla Lupo si aggiunge il vicepresidente grillino della Camera Luigi Di Maio: “Sentirsi dire ‘eversori’, vuole dire che per noi Laura Boldrini non è più la presidente di tutte le forze politiche della Camera ma fa soltanto gli interessi della maggioranza. Da oggi, con quale spirito ci rivolgeremo alla presidente della Camera per vedere garantire i nostri diritti? Il suo compito è garantire proprio tutte le minoranze in Parlamento: lei lo ha tradito abdicando al suo ruolo super partes”. Secondo Di Maio, ”ormai è evidente che agisce così per consenso politico”.
I Cinque Stelle comunque si scusano per le offese sessiste, assicura la Lupo: “Le dico che sono una donna ed una mamma – risponde – e so comprendere cosa può essere una offesa fatta ad una donna. Noi siamo 160 e qualcuno può sbagliare ma, quando sbaglia uno, chiediamo scusa tutti. Non copriamo come succede invece nel Pd: dalla maggioranza non mi è arrivata nessuna solidarietà né tantomeno dalla presidente della Camera Boldrini. Quando abbiamo deciso di opporci ad un decreto ingiusto come quello su Bankitalia siamo scesi verso i banchi del governo, ma c’erano commessi deputati a fermarci senza farci alcun male. Io mi sono trovata invece davanti un aggressore e questo mi ha spiazzata. Per regola ilquestore può sovrintendere all’ordine, ma non ha nessun permesso di toccarci, solo i commessi possono farlo”.
Voci di dissenso arrivano dalla periferia del Movimento. A proposito del post sulla Boldrini in auto, da Ferrara i “Grilli Estensi” fanno sapere: “Ci dissociamo in pieno dalle volgarità e violenze verbali espresse nei commenti a tale post, rivolte verso la sua persona”. I militanti ferraresi auspicano che “i colpevoli escano allo scoperto e se ne assumano la piena responsabilità. Agli attivisti, ai rappresentanti nelle Istituzioni e agli elettori M5S non devono bastare le prese di distanza”.
Ma tra i critici sulla gestione dell’Aula la pensa come i Cinque Stelle il presidente del Nuovo Centrodestra Renato Schifani: “Parlo da ex presidente del Senato: Laura Boldrini sapeva che a causa delle violenze grilline, la commissione Affari costituzionali non aveva potuto discutere il testo della legge, eppure, violando l’articolo 72 della Costituzione che esclude procedure d’urgenza in materia elettorale, ha avallato l’immediato approdo in Aula. Fossi stato deputato, avrei rimarcato le irregolarità commesse dal presidente Boldrini affidandomi alla sua sensibilità affinchè ne traesse le conclusioni”.
PER IL GOVERNO, CRISI SUPERATA. CERCASI INVESTITORI
Il premier Letta in tour negli Emirati: “Crisi superata. Al via privatizzazioni”
In una intervista ad Al Arabiya il presidente ricorda il piano varato dal Cdm: "Si tratta di buone opportunità: mettiamo sul mercato importanti gruppi come Sace, Fincantieri e Poste"
Il piano di privatizzazioni italiano è “ambizioso” e dopo anni di crisi i “mercati sono pronti” per accoglierlo, ha detto il premier ai microfoni di Al Arabiya ricordando che l’obiettivo “è quello di tagliare il debito” ma anche “attrarre investimenti”. Il piano di privatizzazioni è stato annunciato il 24 gennaio. Il Consiglio dei ministri ha varato infatti i due decreti che avviano la procedura per mettere sul mercato fino al 40% di Poste italiane e fino al 49% di Enav: un’operazione che potrebbe avvenire anche in più fasi, con cui si punta aincassare fino a 5,8 miliardi di euro. Ed è di questo che il premier ha parlato a possibili investitori: “Per la prima volta dopo 15 anni presentiamo un grande tappa di privatizzazioni. Si tratta di buone opportunità per dismissioni sane: mettiamo sul mercato importanti gruppi come Sace, Fincantieri e Poste“. Opportunità finanziarie interessanti, ha aggiunto il premier guardando ai capitali del Golfo. Per “noi si tratta infatti di tagliare il debito, ma anche attrarre investimenti”.
“Abbiamo avuto la crisi dell’euro e dell’Eurozona e l’Italia è stata in difficoltà per il debito accumulato nel passato. Ora siamo a un punto di svolta: per la prima volta tagliamo il debito, abbiamo messo il deficit sotto controllo e dopo anni avremo la crescita, all’1% quest’anno e al al 2% nel 2015. La situazione sta cambiando verso la stabilità”, ha ricordato il premier ai microfoni di Al Arabiya.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/02/crisi-il-premier-letta-la-crisi-e-superata-obiettivo-e-tagliare-il-debito/866419/
I SEGRETI DEL MPS
Monte dei Paschi, il mistero dei bilanci è un segreto di Stato
Da due mesi il governo italiano impedisce agli uffici di Bruxelles di rendere nota la decisione con cui la Commissione europea il 27 novembre scorso ha imposto alla banca senese di restituire entro il 2014 tre dei quattro miliardi di aiuti di Stato ottenuti un anno fa
Il documento chiave è secretato. Da due mesi il governo italiano impedisce agli uffici di Bruxelles di rendere nota la decisione con cui la Commissione europea ha imposto il 27 novembre scorso al Monte dei Paschi di Siena di restituire entro il 2014 tre dei quattro miliardi di prestito statale (i cosiddetti Monti bond) ottenuti un anno fa. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni si avvale del diritto di espungere dal testo “informazioni considerate confidenziali”. Un lavoro di sbianchettatura evidentemente laborioso che indica come la vicenda Mps sia ormai affare di Stato.
Il triangolo delle Bermude - Il comunicato emesso lunedì scorso dalla Banca d’Italia lo conferma. Il governatore Ignazio Visco e il direttore generale Salvatore Rossi hanno ricevuto – con un rappresentante del ministero dell’Economia – il presidente di Mps Alessandro Profumo con l’amministratore delegatoFabrizio Viola e il presidente della Fondazione Mps (azionista di controllo della banca) Antonella Mansicon il direttore generale Enrico Granata. Banca, vigilanza e governo – intorno a un tavolo triangolare sempre più somigliante al triangolo delle Bermude – comunicano la loro compattezza: “L’incontro si è svolto in un clima costruttivo, nella responsabile consapevolezza di tutte le parti che il Monte possa continuare a rappresentare una realtà bancaria importante nell’economia del Paese, a condizione di poter contare su un adeguato supporto patrimoniale e su un assetto azionario stabile”. In termini calcistici lo schema di gioco adottato è il catenaccio. Adesso tenete bene a mente l’espressione “adeguato supporto patrimoniale” per capire che cosa c’è sotto.
Tutto comincia nell’autunno del 2011. Lo spread supera quota 500, nasce il governo Monti. L’Eba (European banking authority) ordina a Mps una trasfusione di capitali freschi da 3,3 miliardi di euro. La banca senese è pesantemente esposta sui titoli di Stato italiani, la cui perdita di valore è misurata dall’impennata dello spread. Scatta l’allarme. Il direttore generale Antonio Vigni viene sostituito con un uomo di fiducia della Banca d’Italia, Viola. Il presidente del Monte, Giuseppe Mussari, prima minaccia un ricorso alla Corte di giustizia europea contro la raccomandazione Eba, ma poco dopo si dimette. I suoi amici del Pd senese e nazionale chiamano Profumo.
Per quasi tutto il 2012 il nuovo vertice tratta la crisi Mps come difficoltà fisiologica. Il 9 ottobre 2012, agli azionisti che invocano l’azione di responsabilità contro Mussari, Profumo replica seccamente: “Non abbiamo elementi”. È vero che già dai primi di maggio il Monte dei Paschi è oggetto di perquisizioni a tappeto per l’inchiesta sulla acquisizione della banca Antonveneta, l’operazione del novembre 2007 che segna l’inizio della fine. Ma il 20 giugno Mussari è stato confermato presidente dell’Abi, l’associazione delle banche, all’unanimità. E, soprattutto, il 9 ottobre Profumo non ha elementi, però il 10 ottobre Viola scova in fondo a una cassaforte in uso al suo predecessore Vigni l’ormai celebre mandate agreement, la prova che inchioderebbe Mussari, oggi a processo per ostacolo alle autorità di vigilanza. Nei giorni scorsi la dirigente della Consob Guglielmina Onofri ha testimoniato al tribunale di Siena che gli uomini di Viola avevano già trovato il 20 settembre – venti giorni prima – copia di contratto, con l’indicazione che l’originale si trovava in quella cassaforte. Elio Lannutti, presidente dell’associazione di risparmiatori Adusbef, ha denunciato Viola per falsa testimonianza.
Per capire tante stranezze va spiegato il mandate agreement. Nel 2009 Mussari sta andando con i conti in rosso sotto il peso della sciagurata acquisizione di Antonveneta, pagata 9 miliardi quando ne valeva forse la metà. Per rinviare i problemi convince Nomura e Deutsche Bank a ricontrattare operazioni che vedono Mps in forte perdita. Le due banche fanno il favore, ma a fronte della ricontrattazione con cui rinunciano ai guadagni di due operazioni (rispettivamente Alexandria e Santorini) ottengono una nuova complicata manovra su titoli di Stato (Btp a scadenza 2034) con cui si rifanno abbondantemente ma a lungo termine, consentendo a Mussari di nascondere per un po’ il buco del bilancio.
Gli ispettori di Consob e Bankitalia notano già a fine 2011 queste operazioni in pesante perdita, ma fare cattivi affari non è vietato. E al processo, incalzati dalle domande della difesa di Mussari, argomentano che senza il mandate agreement, il contratto che appunto lega le due operazioni (Btp 2034 e ristrutturazione Alexandria), l’operazione in Btp restava un’operazione in Btp, anche se somigliava terribilmente a un “derivato sintetico” con perdita automatica incorporata.
Come cambia il pensiero di Profumo - La distinzione è decisiva per capire la portata dell’affare di Stato.L’esistenza del mandate agreement viene rivelata dal Fatto il 22 gennaio 2013, con un articolo di Marco Lillo. Lo scandalo esplode e Mussari si dimette dall’Abi. Due giorni dopo a Siena si svolge un’infuocata assemblea degli azionisti, chiamati a un aumento di capitale da 4,1 miliardi al servizio della eventuale conversione dei Monti Bond. Infatti a dicembre 2012, prima dello scandalo, Profumo ha avuto dal governo Monti un prestito di quell’importo, perpetuo ma convertibile in azioni quando lo decida la banca. Trattandosi di un aiuto di Stato, la Commissione europea dà la necessaria approvazione, provvisoria in attesa di un piano di ritrutturazione della banca. All’assemblea del 25 gennaio, nonostante la fresca scoperta dei derivati nascosti di Mussari, Profumo non perde l’aplomb: “La necessaria richiesta del supporto pubblico si riconduce prevalentemente alla crisi del debito sovrano e solo in misura minore anche alle attività di verifica ancora in corso sulle operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia di cui tutti parlano”. Profumo ha dunque chiesto gli aiuti di Stato lamentando difficoltà esogene, come si dice in gergo, cioè non dovute alla gestione di Mussari ma alla crisi mondiale. Il commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia, se ne ricorderà.
Il 6 febbraio Mps comunica di aver calcolato in 730 milioni la perdita su Alexandria e Santorini. All’assemblea degli azionisti del 29 aprile successivo torna in ballo l’azione di responsabilità contro Mussari, e Profumo sfodera un argomento opposto rispetto a tre mesi prima: “La rilevazione operata a fini Eba a fine settembre 2011 ha evidenziato per la Banca una riserva AFS negativa per 3,2 miliardi circa (di cui 1,2 miliardi imputabili all’operazione Nomura e 870 milioni imputabili all’operazione Deutsche Bank), costringendo la Banca a ricorrere a onerose azioni di rafforzamento patrimoniale”. Dunque le operazioni di Mussari hanno lasciato in eredità un buco patrimoniale di 2,07 miliardi, che Profumo fino a quel giorno aveva ascritto alla “crisi del debito sovrano”.
Qui parte l’attacco di Almunia. A luglio 2013 scrive a Saccomanni (fino a due mesi prima direttore generale della Banca d’Italia) minacciando l’Italia di una procedura d’infrazione sugli aiuti di Stato a Mps. Ai primi di settembre, a Cernobbio, scopre le carte. Prima dichiara che l’aumento di capitale da un miliardo prospettato da Profumo è insufficiente. Poi concorda con Saccomanni che l’aumento dovrà essere da tre miliardi, finalizzati alla rapida restituzione del 74 per cento dei Monti Bond. Strano. Profumo lavora su un rafforzamento patrimoniale da 5,1 miliardi (4,1 di Monti Bond più un miliardo di aumento di capitale). Almunia invece impone di restituire 3 miliardi di Monti Bond, e, siccome un decimo dell’aumento di capitale da 3 miliardi va in spese, la banca ci deve mettere 300 milioni suoi, mentre svanisce anche il miliardo di maggior patrimonio che Profumo voleva chiedere al mercato. Risultato: il di cui sopra “adeguato supporto patrimoniale” scende da 5,1 a non più di 3,8 miliardi, e per Mps non è una bella notizia.
Le ragioni del castigo inflitto da Almunia a Mps – compreso il ridimensionamento da terza banca italiana a banca regionale – sono scritte nel documento che il governo italiano non vuole rendere pubblico. All’assemblea del 28 dicembre scorso l’azionista Giuseppe Bivona, rappresentante del Codacons, ha sostenuto, logica e Trattato europeo alla mano, che Almunia, imponendone la restituzione, ha di fatto bocciato gli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 108 del trattato europeo, secondo il quale una mazzata simile è ammessa se “tale aiuto e` attuato in modo abusivo”. Ma attenzione: la scelta di rimborsare i Monti Bond, indebolendo la banca e ribaltando una decisione di pochi mesi prima, è tutta italiana. Per Almunia andava bene anche la conversione in azioni dei Monti Bond, che avrebbe nazionalizzato il Monte quasi azzerando gli azionisti attuali, a cominciare dalla Fondazione. Per Bruxelles basta che gli azionisti non risolvano i loro problemi con i soldi di Pantalone. Perché dunque gridare in coro “tutto ma non la nazionalizzazione!”, visto che i soldi dei contribuenti erano stati già versati senza rimpianti un anno fa? Forse per evitare che un giorno emergano altre sorprese che – trattandosi di banca controllata dallo Stato – gravino sui conti pubblici. Qui si può solo formulare un’ipotesi, visto che il documento ufficiale è segretato nell’evidente imbarazzo di banca, vigilanza e governo.
Fino a che Mussari era presidente dell’Abi… - Per tutto il 2012 Profumo e Viola, in sintonia con Bankitalia e Consob, non hanno visto i perniciosi derivati del presidente dell’Abi in carica, continuando a battezzarli come operazioni in Btp. Così anche dopo la scoperta del mandate agreement Mps ha continuato a contabilizzare quelle operazioni esattamente come le contabilizzava Mussari, che è sotto processo per ostacolo alla vigilanza ma non per falso in bilancio. Lo ha confermato Viola il 28 dicembre scorso: “In data 10 dicembre 2013, la Consob ha di fatto confermato il trattamento contabile applicato dalla banca, che risulta conforme ai principi contabili IAS/IFRS ed è stato concordato con i revisori esterni Kpmg sino al 2010 e Ernst & Young dal 2011”. È quel “di fatto” a segnalare una continuità quantomeno sospetta. Infatti, a dimostrazione di una situazione confusa, la stessa Consob ordina a Mps anche di allegare al bilancio i cosiddetti prospetti pro-forma, che mostrano il bilancio come sarebbe se quelle operazioni in Btp fossero considerate derivati: con miliardi di euro che vanno e vengono da una partita all’altra. Adesso l’unico obiettivo del triangolo Mps-Bankitalia-governo è portare a casa al più presto l’aumento di capitale da 3 miliardi: eviterebbe le insidie della nazionalizzazione e coprirebbe tutto, prima che dal nuovo esame europeo di fine anno (in gergo asset quality review) emerga un nuovo fabbisogno di capitale. O che dal documento secretato di Almunia i mitici mercati scoprano qualche scomoda verità.
@giorgiomeletti
Dal Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2014,
Mastrapasqua si arrende: lascia la presidenza dell’Inps
Mastrapasqua si arrende: “mister 25 poltrone” lascia la presidenza dell’Inps
Le dimissioni arrivano all'indomani della decisione del governo, che ha approvato un disegno di legge per disciplinare l'incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività per prevenire situazioni di conflitto d'interesse. Treu in pole per la successione
Il collezionista di poltrone dice addio alla presidenza dell’Inps. Antonio Mastrapasqua, dopo le dichiarazioni del premier Enrico Letta sull’esclusività dell’incarico e dell’approvazione di un ddl sulconflitto di interessi, ha consegnato al ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, le dimissioni “anche alla luce delle decisioni assunte ieri dal Consiglio dei ministri”.
Il governo – spiega una nota del ministero del Lavoro – ha deciso di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e dell’Inail e ha approvato un disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d’interesse. La nota si conclude con “l’apprezzamento per la sensibilità dimostrata dal dottor Mastrapasqua” e un ringraziamento “per il lavoro svolto in questi anni per il rinnovamento dell’Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell’Ente derivante dall’incorporazione dell’Inpdap e dell’Enpals”.
Già domenica scorsa, all’indomani delle notizie sulle indagini che coinvolgono il presidente dell’Inps nel suo diverso incarico di direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma, Letta aveva promesso “massima chiarezza nel rispetto dei cittadini”. E aveva incaricato il ministro Giovannini di fare una relazione “al più presto possibile” su tutti i profili della vicenda in cui Mastrapaqua è indagato per truffa, falso e abuso d’ufficio dalla procura di Roma. Così a stretto giro, cinque giorni dopo, le prime contromisure sono arrivate sul tavolo del Consiglio dei ministri con un disegno di legge con procedura d’urgenza.
Il presidente del Consiglio ha quindi atteso la notizia delle indagini per alzare i toni nei confronti di Mastrapasqua. Anche se il commercialista regna dal 2008 sul più grande ente previdenziale d’Europa nonostante denunce, scandali, interrogazioni e mozioni parlamentari. “Finalmente la procura di Roma ha indagato Mastrapasqua, collezionista di poltrone con 25 incarichi simultanei ed in conflitto di interesse, per la scandalosa storia delle cartelle gonfiate per portare a casa maggiori rimborsi all’Ospedale israelita, di cui è direttore generale, per un importo di 85 milioni di euro di cui 14 sarebbero non dovuti”, ha annunciato l’associazione di consumatori Adusbef commentando la notizia dell’inchiesta romana.
“Il direttore dell’Inps e vicepresidente di Equitalia – prosegue la nota dell’Adusbef – quasi certamente gode del dono dell’ubiquità. Infatti, oltre alle 25 cariche note, dalla presidenza di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana accusata di essere stata al centro di molteplici scandali immobiliari, alle molteplici poltrone nei collegi sindacali, ha anche un’altra serie d’incarichi. Il commercialista – uomo da1.200.000 euro l’anno – è anche amministratore unico della Litorale spa, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale”.
Le dimissioni di Mastrapasqua erano nell’aria da un po’. “Il governo di Mario Monti voleva intervenire su di lui, ma ci furono veti superiori che bloccarono la cacciata”, ha rivelato l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero in un’intervista a La Stampa. “L’obiettivo era una gestione più trasparente e meno accentrata e a tal fine venne istituita una commissione ad hoc per rivedere la struttura dell’Ente. Purtroppo però, nonostante i vari impulsi ricevuti, la politica impedì il rinnovamento”.
Si aprono ora le scommesse su chi prenderà il posto di Mastrapasqua alla guida dell’Inps. Il candidato più forte, secondo le indiscrezioni che circolano in questi giorni, è l’ex Ministro del Lavoro Tiziano Treu, nominato durante il governo Dini e confermato da Prodi. In quota anche Raffaele Bonanni, attuale segretario della Cisl, anche se sarebbe al momento il candidato più debole. Nella rosa dei candidati c’è anche un posto per Giuliano Cazzola, ex presidente della commissione Lavoro della Camera e a lungo consigliere d’amministrazione dell’Inps, che eletto in passato per il Popolo delle libertà, e dopo essersi candidato per la lista Scelta Civica, ha ora aderito al Ncd.
Intanto il premier italiano punta a guadagnare consensi sottolineando il suo contributo all’addio di Mastrapasqua. “Credo che abbia fatto una scelta saggia”, ha detto. “Ha colto l’iniziativa del governo: non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività”.
I misteri del tesoro di Matteo Renzi
I misteri del tesoro di Matteo Renzi, quattro milioni e associazioni opache
La vera storia dell’intreccio di fondazioni e società su cui il leader Pd ha costruito la sua scalata dalla provincia al potere nazionale. Sponsor anonimi, l’aiuto di Verdini e la regia della trimurti dei fedelissimi Carrai, Boschi e Bianchi. I bilanci delle associazioni segrete e le uscite molto superiori alle entrate
Tutto in cinque anni. Dal 2009 a oggi. Tanto è durata la scalata al potere di Matteo Renzi che da assistente di Lapo Pistelli, poi insediato nel 2004 dalla coalizione di centrosinistra alla guida della Provincia di Firenze, è riuscito a sfidare tutti. Centrodestra e centrosinistra. E a vincere. In cinque anni Renzi è riuscito a sostenere quattro campagne elettorali. Due nel 2009 (primarie e amministrative a Firenze), una nel 2012 e un’altra nel 2013, entrambe per la segreteria del Pd. Il tutto senza sostegno economico da parte del partito, rimborsi elettorali né fondi pubblici.
La coppia dei fund raiser Bianchi & Carrai
Come ha finanziato la sua attività politica? Attraverso quali canali è riuscito a creare un tale consenso in appena cinque anni? Qualcuno lo ha aiutato a costruire il suo bacino elettorale? E come? Nel tentativo di rispondere a queste domande abbiamo ripercorso a ritroso l’ascesa del rottamatore, arrivando al 2007. Abbiamo individuato associazioni, società, comitati e rapporti (alcuni finora sconosciuti) che ruotano attorno a Renzi come l’universo copernicano attorno al sole. Al suo fianco solo due pianeti: Marco Carrai eAlberto Bianchi. Il primo sin dal 2007, il secondo dal 2009. Sono i fund raiser, i “raccoglitori di soldi”. E sono bravi, perché complessivamente hanno messo insieme oltre quattro milioni di euro per coprire le spese della corsa alla guida del Paese del loro amico Matteo Renzi.
Come ha finanziato la sua attività politica? Attraverso quali canali è riuscito a creare un tale consenso in appena cinque anni? Qualcuno lo ha aiutato a costruire il suo bacino elettorale? E come? Nel tentativo di rispondere a queste domande abbiamo ripercorso a ritroso l’ascesa del rottamatore, arrivando al 2007. Abbiamo individuato associazioni, società, comitati e rapporti (alcuni finora sconosciuti) che ruotano attorno a Renzi come l’universo copernicano attorno al sole. Al suo fianco solo due pianeti: Marco Carrai eAlberto Bianchi. Il primo sin dal 2007, il secondo dal 2009. Sono i fund raiser, i “raccoglitori di soldi”. E sono bravi, perché complessivamente hanno messo insieme oltre quattro milioni di euro per coprire le spese della corsa alla guida del Paese del loro amico Matteo Renzi.
Bianchi e Carrai oggi fanno parte del consiglio direttivo della Fondazione Open, cioè l’evoluzione della Fondazione Big Bang a cui lo scorso novembre è stato cambiato nome e composizione: Renzi ha azzerato il vecchio consiglio, confermando solo Bianchi e Carrai, inserendo Luca Lotti e Maria Elena Boschi, nominando quest’ultima segretario generale. Nel 2013 la fondazione ha raccolto 980 mila euro di donazioni, 300 mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2012 aveva chiuso il bilancio con una perdita di 535 mila euro dovuta a debiti ancora da estinguere e, stando ai resoconti che il Fatto ha potuto leggere, nel corso del 2013 la perdita si è assottigliata a poco più di 300 mila euro e le entrate sono aumentate del 30 per cento. Prima la Fondazione Big bang non esisteva, è stata fondata il 2 febbraio 2012 dall’allora presidente Carrai di fronte al notaio Filippo Russo.
La fideiussione e il mutuo della Festina Lente
Negli anni precedenti l’attività politica di Renzi passa attraverso due associazioni: Link e Festina Lente, di cui nessuna comunicazione è mai stata data. Non hanno mai avuto siti internet né rendicontazione pubblica. Praticamente sconosciuta in particolare la Festina Lente. Anche qui figurano Carrai e Bianchi. Fondata nel giugno 2010 cessa le sue attività di fund raising nel maggio 2012. L’ultimo evento che organizza è una cena di raccolta fondi per Renzi nel gennaio 2012 al Principe di Savoia di Milano. Raccoglie 120 mila euro e ha ancora all’attivo circa 40 mila euro. Questa associazione è citata solamente una volta: nel resoconto delle spese elettorali sostenute da Renzi per le amministrative del 2009.
Negli anni precedenti l’attività politica di Renzi passa attraverso due associazioni: Link e Festina Lente, di cui nessuna comunicazione è mai stata data. Non hanno mai avuto siti internet né rendicontazione pubblica. Praticamente sconosciuta in particolare la Festina Lente. Anche qui figurano Carrai e Bianchi. Fondata nel giugno 2010 cessa le sue attività di fund raising nel maggio 2012. L’ultimo evento che organizza è una cena di raccolta fondi per Renzi nel gennaio 2012 al Principe di Savoia di Milano. Raccoglie 120 mila euro e ha ancora all’attivo circa 40 mila euro. Questa associazione è citata solamente una volta: nel resoconto delle spese elettorali sostenute da Renzi per le amministrative del 2009.
Il comitato dell’allora candidato sindaco dichiara di aver speso 209 mila euro, 137 raccolti tra i sostenitori e gli altri 72 mila euro che mancano all’appello coperti da un mutuo acceso e garantito dalla Festina Lente. Mutuo concesso dalla banca di credito cooperativo di Cambiano (presieduta dal potente sostenitore Paolo Regini e usata anche per le ultime primarie) con a garanzia una fidejussione firmata da Bianchi. È il maggio 2009 e la Festina Lente nasce solo l’anno successivo. Si fa carico del mutuo e lo estingue immediatamente accendendone però un altro (oggi in via di rimborso) per avviare le attività di fund raising. Complessivamente però questa associazione organizza solamente due eventi, oltre alla cena milanese, in due anni.
Da dove sono arrivati i 750 mila euro di Link?
Ben più attiva la Link. Nasce nel 2007, quando Renzi era presidente della Provincia di Firenze. Con il solito Carrai nell’atto costitutivo figurano buona parte di quelli che ancora oggi sono al fianco del rottamatore. C’èLucia De Siervo, direttore della cultura ed ex capo segreteria di Renzi, figlia di Ugo, presidente della Corte Costituzionale, e moglie di Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua. C’è poi Vincenzo Cavalleri, ora direttore servizi sociali di Palazzo Vecchio e Andrea Bacci, oggi presidente della Silvi (società pubblica partecipata dal Comune), intercettato nel dicembre 2008 al telefono con Riccardo Fusi (ex patron del gruppo Btp condannato a due anni in primo grado per i lavori alla Scuola marescialli e imputato per il crac del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini e indagato per bancarotta fraudolenta) per organizzare un viaggio in elicottero a Milano per Renzi. Poi però saltato. Per ben due volte. Infine, a firmare l’atto costitutivo della Link, c’è anche Simona Bonafè, ex assessore oggi onorevole e il presidente Marco Seracini. L’associazione ha la propria sede in via Martelli civico 5, dove poi nascerà la fondazione Big Bang. I primi due anni di vita chiudono con un resoconto finanziario in avanzo di 22 mila euro, a fronte di una raccolta complessiva di circa 200 mila in 24 mesi.
Ben più attiva la Link. Nasce nel 2007, quando Renzi era presidente della Provincia di Firenze. Con il solito Carrai nell’atto costitutivo figurano buona parte di quelli che ancora oggi sono al fianco del rottamatore. C’èLucia De Siervo, direttore della cultura ed ex capo segreteria di Renzi, figlia di Ugo, presidente della Corte Costituzionale, e moglie di Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua. C’è poi Vincenzo Cavalleri, ora direttore servizi sociali di Palazzo Vecchio e Andrea Bacci, oggi presidente della Silvi (società pubblica partecipata dal Comune), intercettato nel dicembre 2008 al telefono con Riccardo Fusi (ex patron del gruppo Btp condannato a due anni in primo grado per i lavori alla Scuola marescialli e imputato per il crac del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini e indagato per bancarotta fraudolenta) per organizzare un viaggio in elicottero a Milano per Renzi. Poi però saltato. Per ben due volte. Infine, a firmare l’atto costitutivo della Link, c’è anche Simona Bonafè, ex assessore oggi onorevole e il presidente Marco Seracini. L’associazione ha la propria sede in via Martelli civico 5, dove poi nascerà la fondazione Big Bang. I primi due anni di vita chiudono con un resoconto finanziario in avanzo di 22 mila euro, a fronte di una raccolta complessiva di circa 200 mila in 24 mesi.
Tutt’altra musica nel 2009, anno delle primarie e delle amministrative, quindi fondi che vanno ad aggiungersi a quelli dichiarati dal Comitato. Link spende 330 mila euro e chiude con una perdita di 154 mila. Che viene in parte appianata nel 2010 attraverso erogazioni liberali ricevute per 156.350 euro e in parte nel 2011, ultimo anno di vita dell’associazione Link che termina la sua esistenza con una perdita di 3.500 euro. Complessivamente questa associazione raccoglie e investe nell’attività politica di Renzi circa 750 mila euro. Da dove arrivano queste “erogazioni liberali”?
Abbiamo cercato per giorni inutilmente il presidente Marco Seracini sia nel suo studio, dove venne registrata l’associazione, sia al cellulare. Ci siamo rivolti a Carrai che pur rispondendo molto gentilmente al telefono e rendendosi inizialmente disponibile a incontrarci, ha poi preferito non rispondere né in merito alla Link né ad altro. Cavalleri, infine, ha risposto. Al telefono, non alle domande sui donatori dei quali, ha detto, “non so niente”. Però ci ha spiegato che “l’associazione è una delle scatole a cui ho partecipato, non ho molte informazioni, non ho mai neanche partecipato agli incontri che organizzava”. Che tipo di incontri? “Raccolta fondi ma non solo, non faceva attività politica però, erano incontri sociali diciamo”. Sociali? “Sì, eventi promozionali per diciamo sviluppare le idee di cui Renzi era portatore”. E cene elettorali? “Non ricordo”.
L’amico Verdini, quando la destra era d’aiuto
Nel 2009, dopo aver vinto le primarie, Renzi partecipò ad alcune iniziative organizzate anche da Denis Verdini, all’epoca coordinatore regionale di Forza Italia e oggi colui che deve scegliere il candidato sindaco da contrapporre a Renzi per le prossime amministrative di maggio. Nel 2009 l’allora rottamatore sedette al tavolo d’onore insieme a Verdini e consorte alla festa de Il Giornale della Toscana. Presenti tutti i parlamentari forzisti dell’epoca: Mazzoni, Parisi, Bonciani, Amato e altri. E mesi dopo partecipò a un evento organizzato dalla signora Verdini, Maria Simonetti Fossombroni. Molti del Pdl ricordano inoltre che la scelta di candidare sindaco nel 2009 l’ex calciatore Giovanni Galli fu considerato un “regalino” al giovane prodigio Renzi. Che lo asfaltò. Verdini non ha mai negato la propria simpatia per il rottamatore.
Nel 2009, dopo aver vinto le primarie, Renzi partecipò ad alcune iniziative organizzate anche da Denis Verdini, all’epoca coordinatore regionale di Forza Italia e oggi colui che deve scegliere il candidato sindaco da contrapporre a Renzi per le prossime amministrative di maggio. Nel 2009 l’allora rottamatore sedette al tavolo d’onore insieme a Verdini e consorte alla festa de Il Giornale della Toscana. Presenti tutti i parlamentari forzisti dell’epoca: Mazzoni, Parisi, Bonciani, Amato e altri. E mesi dopo partecipò a un evento organizzato dalla signora Verdini, Maria Simonetti Fossombroni. Molti del Pdl ricordano inoltre che la scelta di candidare sindaco nel 2009 l’ex calciatore Giovanni Galli fu considerato un “regalino” al giovane prodigio Renzi. Che lo asfaltò. Verdini non ha mai negato la propria simpatia per il rottamatore.
Dal centrodestra sono mai arrivati fondi alle associazioni di Renzi? Gentile e disponibile quanto Carrai si dimostra anche Alberto Bianchi, che come Carrai alla domanda non risponde. Da dove arrivano i fondi e come ha coperto il mutuo Festina Lente? E come è riuscito ad appianare il debito della Fondazione e a raccogliere il 30 per cento in più l’anno successivo? Neanche a queste domande riceviamo risposte. Una cosa è certa: l’imprenditore e l’avvocato fanno benissimo il loro lavoro di fund raiser. Sempre dall’ombra, mai in prima fila.
La società di Carrai e i lavori di Eataly a Firenze
Meno si parla di loro meglio è. Per dire: la cena di finanziamento di Renzi a Milano nell’ottobre 2012 che passò come un evento organizzato da Davide Serra in realtà è stata opera esclusiva di Carrai. L’amico di Renzi mal sopporta la pubblicità, i suoi interessi sono nel privato. Ha affiancato Renzi nel 2009 solamente per tre mesi. Oggi è, fra l’altro, presidente di Aeroporto Firenze, della C&T Crossmedia, della Cambridge Management Consulting e della D&C, mentre giovedì ha lasciato la carica di amministratore delegato dellaYourfuture srl. Inoltre è socio dell’impresa edile di famiglia Car.im, società che ha realizzato la trasformazione della storica libreria fiorentina Martelli in un negozio Eataly, proprio davanti alla sede della Fondazione Open. Ma certo, sono affari privati.
Meno si parla di loro meglio è. Per dire: la cena di finanziamento di Renzi a Milano nell’ottobre 2012 che passò come un evento organizzato da Davide Serra in realtà è stata opera esclusiva di Carrai. L’amico di Renzi mal sopporta la pubblicità, i suoi interessi sono nel privato. Ha affiancato Renzi nel 2009 solamente per tre mesi. Oggi è, fra l’altro, presidente di Aeroporto Firenze, della C&T Crossmedia, della Cambridge Management Consulting e della D&C, mentre giovedì ha lasciato la carica di amministratore delegato dellaYourfuture srl. Inoltre è socio dell’impresa edile di famiglia Car.im, società che ha realizzato la trasformazione della storica libreria fiorentina Martelli in un negozio Eataly, proprio davanti alla sede della Fondazione Open. Ma certo, sono affari privati.
da Il Fatto Quotidiano del 1 febbraio 2014
sabato 1 febbraio 2014
Grillo riunisce parlamentari M5S: "Siete meravigliosi guerrieri"
M5s, Grillo: “Letta vuole annullare opposizione democratica”
“La responsabilità di quanto è accaduto viene attribuita al M5S da Letta che minaccia tolleranza zero verso chi esce dalle regole democratiche. Si vuole annullare la voce di un’opposizione democratica che cerca di proteggere gli interessi degli italiani?” . Lo scrivono Grillo e Casaleggio sul sito di Grillo. Per Grillo ciò che è accaduto è stato uno “scempio”. E nel lanciare il nuovo hastag “#TolleranzaLetta” i leader dei grillini si chiedono: “Si vuole annullare la voce di un’opposizione democratica che cerca di proteggere gli interessi degli italiani? Che ha rifiutato i rimborsi elettorali? Che non vuole regalare 7,5 miliardi di euro alle banche? Che pretende che le leggi vengano discusse in Parlamento e non in una stanza del Nazareno con un pregiudicato?”. “Chi è dalla parte della democrazia e delle regole? – concludono Grillo e Casaleggio – Forse chi abusa eccessivamente della pazienza degli italiani e della LORO tolleranza?”.
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