spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 2 ottobre 2013

LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI

Lo strappo si è consumato. Alfano inverte la rotta chiedendo ai parlamentari del Pdl di votare la fiducia all'esecutivo. Ma Berlusconi non cede e li invita - nuovamente - a sfiduciare il governo. Domani si va alla conta.


La decisione arriva al termine di una riunione fiume a palazzo Grazioli tra il premier e i fedelissimi. Ora Alfano lavora per trovare una pattuglia di senatori che assicuri la maggioranza al governo di Enrico Letta. Una decisione che, da molte anime del Pdl, è stata vista come un vero e proprio tradimento.
Berlusconi, nel pomeriggio, ha ribadito la sua posizione, in una lunga intervista. "Enrico Letta e Giorgio Napolitano avrebbero dovuto rendersi conto che, non ponendo la questione della tutela dei diritti politici del leader del centrodestra nazionale, distruggevano un elemento essenziale della loro credibilità e minavano le basi della democrazia parlamentare. Come può essere affidabile chi non riesce a garantire l’agibilità politica neanche al proprio fondamentale partner di governo e lascia che si proceda al suo assassinio politico per via giudiziaria?". Silvio Berlusconi, in una lettera indirizzata al settimanale Tempi, spiega così le ragioni che hanno decretato la fine dell'esperienza di governo. "Il Pd (compreso Matteo Renzi) ha tenuto un atteggiamento irresponsabile soffiando sul fuoco senza dare alcuna prospettiva politica. Resistere per me è stato un imperativo morale che nasce dalla consapevolezza che senza il mio argine – che come è evidente mi ha portato ben più sofferenze che ricompense – si imporrebbe un regime di oppressione insieme giustizialista e fiscale. Per tutto questo, pur comprendendo tutti i rischi che mi assumo, ho scelto di porre un termine al governo Letta", ha aggiunto l'ex premier.
Che ha poi ripercorso la sua carriera politica spiegando che "non è il caso Berlusconi che conta, conta tutto ciò che, attraverso il caso Silvio Berlusconi, è rivelatore dell’intera vicenda italiana dal 1993 ad oggi. Il caso cioè di una persecuzione giudiziaria violenta e sistematica di chiunque non si piegasse agli interessi e al potere di quella parte che noi genericamente enunciamo come “sinistra”. Ma che in realtà è rappresentata da quei poteri e forze radicate nello Stato, nelle amministrazioni pubbliche, nei giornali, che sono responsabili della rapina sistemica e del debito pubblico imposti agli italiani. Berlusconi non è uno di quegli imprenditori fasulli che ha chiuso fabbriche o ha fatto a spezzatini di aziende per darsi alla speculazione finanziaria. Berlusconi non è uno di quelli che hanno spolpato Telecom o hanno fatto impresa con gli aiuti di Stato. (…) Berlusconi è uno dei tanti grandi e piccoli imprenditori che al loro paese hanno dato lavoro e ricchezza. Per questo, l’esempio e l’eccellenza di questa Italia che lavora dovevano essere invidiati, perseguitati e annientati (questo era l’obbiettivo di sentenze come quella che ci ha estorto 500 milioni di euro e, pensavano loro, ci avrebbe ridotto sul lastrico) dalle forze della conservazione". Infine, il leader del Pdl ha scritto: "Ho scelto la via del ritorno al giudizio del popolo non per i “miei guai giudiziari” ma perché si è nettamente evidenziata la realtà di un governo radicalmente ostile al suo stesso compagno di cosiddette “larghe intese”. Un governo che non vuole una forza organizzata di centrodestra in grado di riequilibrarne la sua linea ondivaga e subalterna ai soliti poteri interni e internazionali". Nel frattempo in queste ore è tornato a circolare il nome di Marina Berlusconi alla guida della nuova Forza Italia, in contrapposizione a quelli che lei stessa avrebbe definito "traditori". Per il momento si tratta di una ipotesi dettata dalle manovre di Alfano e dei ministri dimissionari: non ne avrebbe ancora parlato col padre.

LITE SALLUSTRI-CICCHITTO

Lite Sallusti-Cicchitto: "Sei traditore e vigliacco" L'azzurro: "Tu un anti-Cav"
A Ballarò va in scena lo scontro tra direttore de "il Giornale" e l'ex capogruppo Pdl: "Portate i voti a Epifani". "E tu porti Silvio nella tomba"


"Ho ricevuto una telefonata, sono sicuro il Pdl voterà la sfiducia a Letta". Il direttore de Il Giornale è sicuro, domani gli azzurri voteranno per la sfiducia al governo. Lo studio di Ballarò è una bolgia. Ospiti in studio Fabrizio Cicchitto e Alessandro Sallusti. Su Rai 3 va in onda un aspro confronto tra il direttore de Il Giornale e Cicchitto. Sallusti riscalda subito l'arena: "Chi nel Pdl voterà la fiducia a Letta è un traditore, un vigliacco". Di fianco Cicchitto salta sulla sedia e ribatte a tono: "Vigliacco ci sarai tu". A questo punto il livello dello scontro si alza. I toni si fanno sempre più aspri e Sallusti incalza Cicchitto: "Ritengo senza dubbio che chi segua Letta è un traditore. Tu Cicchitto sai solo portare voti ad Epifani". Cicchitto però non ci sta e allora reagisce: "Tu devi darti una calmata, sei abituato male. Devi regolare il tuo livello di intolleranza". 

"Sallusti antiberlusconiano" - E ancora: "Sei un antiberlusconiano. Con la strategia della disfatta state distruggendo il Pdl e non fate gli interessi di Berlusconi. Noi ci battiamo da vent'anni per le sorti giudiziarie del Cavaliere. Invece tu col tuo modo di fare non ti dimostri all'altezza di chi ti ha preceduto nel tuo giornale". Sallusti resta in silenzio e ascolta Cicchitto. Quando lo scontro finisce in studio Floris annuncia che Berlusconi ha "deciso per il voto di sfiducia a Letta". Il conduttore chiede un parere a Cicchitto, e l'azzurro risponde sicuro: "Non cambio parere, il governo deve andare avanti". 

Crozza sfotte Sallusti - L'arena di Ballarò però l'aveva già infiammata Maurzio Crozza che nel mirino della sua "copertina" aveva messo proprio Sallusti prendendolo in giro dopo la polemica avuta con Alfano per un presunto "metodo Boffo" messo in atto dal direttore de il Giornale per screditare le "colombe" e i "traditori del Pdl". Crozza così stuzzica Sallusti: "Vi divertite in redazione con tutti i dissidenti. Domani come titolerà il giornale? Quagliariello un cognato con un box a Viterbo? La suocera di Lupi è buddista? Cicchitto ha fatto le scuole da Al-Quada?". Il direttore è rimasto in silenzio. Ma da via Negri qualcuno twitta: "Crozza non fa ridere. Mai". In questa lotta tra falchi e colombe ormai non c'è più tempo per sorridere. 

DANIELA SANTANCHE', ALFANO HA CHIESTO LA MIA TESTA

Santanchè: "Offro la mia testa ad Alfano"
L'esponente Pdl: "Il segretario ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia". Giovanardi: "Abbiamo i numeri per un nuovo gruppo".Manovre all'interno del Pdl. Mentre era in corso il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, è arrivata la dichiarazione dell'esponente del Pdl Daniela Santanchè: "Mi risulta che il segretario Alfano ha chiesto la mia testa come condizione per mantenere l’unità del Pdl-Forza Italia.



Detto che ciò dimostra la strumentalità della protesta in corso da parte dei nostri ministri dimissionari, non voglio offrire alibi a manovre oscure e pericolose. Pertanto la mia testa la offro spontaneamente al segretario Alfano, su un vassoio d’argento, perché l’unica cosa che mi interessa per il bene dei nostri elettori e dell’Italia è che su quel vassoio non ci finisca quella del presidente Berlusconi". Concluso il vertice a Palazzo Grazioli, Alfano sta incontrando a palazzo Chigi Letta e i ministri dimissionari del Pdl. Che ci siano manovre interne al Pdl è assodato. Lo dimostra anche la dichiarazione del senatore Carlo Giovanardi: "Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40 e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo: per questo voteremo la fiducia". Alle 18 è prevista a palazzo Grazioli una nuova riunione tra Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl Angelino Alfano, i coordinatori e i capigruppo del partito. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha dichiarato: "Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti".

Ballarò, Crozza: “Berlusconi e Dudù come Paolo Limiti e Floradora”

Copertina spassosa di Maurizio Crozza, che apre, come sempre, la nuova puntata di “Ballarò”, su Rai Tre, con la sua rassegna degli avvenimenti della settimana. Il comico ligure ironizza sulle dimissioni solo annunciate dei parlamentari del Pdl e prende di mira scherzosamente Cicchitto, ospite in studio: “Lui e Alfano sono dissidenti. Come nel film “Django”, gli schiavi si ribellano ai bianchi. In questo caso, il film è “Alfango”, un film di Quentin Tarantini con Alfano protagonista“. Crozza poi parla del nuovo partito di Giovanardi e a lui si rivolge ironicamente: “Giovanardi, poi non lamentarti se i giovani si drogano”. Si passa poi all’aumento dell’Iva e alla polemica tra Angelo Alfano e Alessandro Sallusti, anche lui presente in studio. “Alfano ha detto: ‘Non abbiamo paura. Con noi il metodo Boffo non funzionerà’. Ma se il metodo Boffo non gli piaceva” – commenta il comico – “lui e gli altri non potevano dirlo prima quando lo hanno usato contro Fini?”. E a Sallusti chiede, imitando Roberto Giacobbo: “Vi divertite in redazione con tutti i dissidenti, eh? Domani come titolerai “Il Giornale”? ‘Quagliariello ha un cognato con un box a Viterbo’? ‘La suocera di Lupi è buddista’? ‘Cicchitto ha fatto le scuole ad Al Qaida’?“. Crozza scherza anche sul cagnolino di Francesca Pascale: “L’altro giorno Berlusconi è entrato alla riunione dei gruppi parlamentari con Dudù in braccio. Sembrava Paolo Limiti con Floradora“. Nel finale, il comico si trasfigura nel Capo dello Stato, indignato per le parole pronunciate dal Cavaliere nella telefonata mandata in onda da “Piazzapulita”

martedì 1 ottobre 2013

DISOCCUPAZIONE RECORD IN ITALIA

Disoccupazione al 12,2%, quella giovanile supera il 40%: “E’ record storico”

I dati Istat fotografano una situazione desolante del pianeta lavoro. Viene così superata per la prima volta la soglia del 40% e raggiunto il livello più alto dall’inizio sia delle serie mensili (2004) sia trimestrali (1977). Tra i 15 e i 24 anni le persone in cerca di lavoro sono 667 mila. Cisl e Uil: "Dati allarmanti", Confindustria: "Vero dramma del paese"

Disoccupazione
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ad agosto balza al 40,1%, in rialzo di 0,4 punti percentuali su luglio e di 5,5 punti su base annua. Un vero e proprio record perché viene così superata per la prima volta la soglia del 40% e raggiunto il livello più alto dall’inizio sia delle serie mensili (2004) sia trimestrali (1977). Tra i 15 e i 24 anni le persone in cerca di lavoro sono 667 mila. L’Istituto di Statistica specifica che si tratta di un dato riferito al mese di agosto (stime provvisorie e destagionalizzate). Il record disoccupazione giovanile in Italia viene confermato anche da Eurostat. Peggio solo la Spagna con il 56%, ma probabilmente sarebbe superata dalla Grecia: manca il dato di agosto ma a giugno era al 61,5%. Nell’Eurozona la disoccupazione giovanile ad agosto è al 23,7%. La più bassa in Germania (7,7%) eAustria (8,6%).

Istat: “In Italia oltre 3 milioni di disoccupati”.
In termini generali la disoccupazione in Italia ad agosto sale al 12,2%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su luglio e di 1,5 punti su base annua. L’Istat aggiunge come sia stato uguagliato il massimo già raggiunto a maggio, il livello più alto dall’inizio sia delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Il numero di disoccupati ad agosto, pari a 3 milioni 127 mila, aumenta dell’1,4% rispetto al mese precedente (+42 mila) e del 14,5% su base annua (+395 mila).  Ad agosto gli occupati risultano 22 milioni 498 mila, sostanzialmente invariati rispetto al mese precedente e in diminuzione dell’1,5% su base annua (-347 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,8%, rimane invariato in termini congiunturali e diminuisce di 0,8 punti percentuali rispetto a dodici mesi prima. 
Rispetto al mese precedente la disoccupazione ad agosto cresce sia per la componente maschile (+1,7%) sia per quella femminile (+1,0%). Anche su anno la disoccupazione cresce sia per gli uomini (+18,9%) sia per le donne (+9,4%). Il tasso di disoccupazione maschile, pari all’11,7%, aumenta di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nei dodici mesi; quello femminile, pari al 12,9%, aumenta di 0,1 punti rispetto al mese precedente e di 0,9 punti su base annua.  
Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce ad agosto dello 0,3% rispetto al mese precedente (-42 mila unità) e dello 0,8% rispetto a dodici mesi prima (-113 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,2 punti su base annua. Il numero di inattivi diminuisce nel confronto congiunturale per effetto del calo della componente femminile (-0,7%), mentre aumenta quella maschile (+0,4%). Anche su base annua si osserva una crescita dell’inattività tra gli uomini (+1,7%) e un calo tra le donne (-2,1%).

Uil e Cisl: “Dati allarmanti”, Confindustria: “Dramma”.
 La Uil considera “allarmanti i dati diffusi oggi dall’Istat sulla disoccupazione (12,2% ad agosto). “Continua a crescere la disoccupazione – dice il segretario generale Uil, Luigi Angeletti a margine del convegno a Cnel – ma la cosa allarmante è che lasperanza di trovare lavoro per i giovani in Italia è più che negli altri paesi, anche più che in Spagna nonostante il tasso di disoccupazione sia più alto”. Angeletti ha ricordato che la gran parte dei disoccupati italiani lo sono da lungo tempo e che introdurre nuove regole nel mercato del lavoro non basta. “Solo la crescita economica può servire – ha detto – abbiamo bisogno di un governo che prenda decisioni” a partire dalla riduzione della pressione fiscale sul lavoro. I nuovi dati sulla disoccupazione, con quella giovanile al 40,1% “danno la misura della cruda realtà del Paese. C’è bisogno di un sussulto di responsabilità da parte di ciascuno, cosa che noi chiediamo – dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni -. I dati di oggi sono il segno di tutto ciò che non va, la differenza che c’è tra quello che serve e quello che purtroppo è. Si correggono rimettendo a posto le questioni di Governo, bisogna far crescere la responsabilità, garantire che ci sia un governo che governi e superare rapidissimamente questa situazione. Bisogna dare corso a quello che si stava preparando, un confronto tra il Governo e le parti sociali su tassespesa pubblica e punti utili di politica industriale per invertire la rotta”.
 ”Con tre milioni e 100mila disoccupati abbiamo segnato un record storico dal dopoguerra per il nostro Paese” dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi parlando all’Assemblea generale degli industriali di Avellino. Una situazione definita preoccupante perché ci sono, a giudizio di Squinzi, difficoltà anche per chi ha un lavoro “con sei milioni e 700mila ore di cassa integrazione autorizzate nel solo 2012”. Per Squinzi non deve essere sottovalutato neanche “l’alto numero di imprese cessate”. E colpisce “la forte riduzione delle nuove iscrizioni, come se la crisi stesse influenzando lo spirito imprenditoriale e la voglia stessa di fare impresa”.
Il dato sulla disoccupazione giovanile diffuso oggi dall’Istat “è il vero dramma del Paese” e per questo “chiediamo la responsabilità di tutte le forze politiche” perché ci sia “un governo che lavori per consentire l’aggancio dell’Italia alla ripresa – afferma il vicepresidente di ConfindustriaAurelio Regina – . E’ necessario che il governo prenda a riferimento le tasse sul lavoro e sulle imprese, perché questa è la priorità, in questo modo si riattivano i consumi e si incentivano le imprese ad assumere”: insomma, sintetizza, “chiediamo che il governo nella Legge di stabilità dia spazio a un deciso taglio del cuneo fiscale”: il Paese “ha bisogno di risposte urgenti, abbiamo poco tempo.
  
Rapporto Cnel: “Ragazzi più attivi, ma più disoccupati”.
Intanto proprio la questione della performance del lavoro è tema di un rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). In particolare per quanto riguarda la questione giovanile non si arresta il fenomeno dei Neet (“not in employment, education or training”): la quota di ragazzi che non hanno un’occupazione e al tempo stesso non sono a scuola o in formazione si attesta al 23,9% della popolazione giovanile, con punte di 35% nelle regioni del Mezzogiorno. Più attivi sul mercato, ma più disoccupati o sotto inquadrati rispetto ai livelli di istruzione conseguiti, i giovani confermano ancora una volta il vuoto che esiste tra i risultati del sistema formativo e la domanda di lavoro ed il progressivo incremento del fenomeno dell’over-education. I giovani sono inoltre più frequentemente working poor, lavoratori a basso salario, che accettano condizioni lavorative, che li espongono al rischio di indigenza, pur di entrare nel circuito produttivo. Peraltro, la maggiore disponibilità a prestazioni saltuarie e non inquadrate ha determinato la crescita del lavoro nero in tutto il Paese.

Nell’Eurozona disoccupazione stabile, in Germania al 5,2%.
 La disoccupazione nell’Eurozona rimane stabile ad agosto al 12,0% rispetto a luglio rileva Eurostat, sottolineando che anche nell’Ue a 28 Paesi il tasso risulta stabile al 10,9%. In entrambe le aree, i tassi sono aumentati rispetto ad agosto 2012, quando erano rispettivamente pari all’11,5% e al 10,6%. Ad agosto 2013, 26,6 milioni di uomini e donne erano disoccupati nell’Ue a 28, di cui 19,17 nella zona euro. Rispetto a luglio, il numero di disoccupati è rimasto pressoché stabile sia nel complesso dell’Unione sia nell’area della moneta unica. Nel confronto con agosto 2012, il numero di disoccupati è aumentato di 882 mila nell’Ue a 28 e di 895 mila nella zona euro. 
Tra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,9%), Germania(5,2%) e Lussemburgo (5,8%), e i più alti in Grecia (27,9% a giugno 2013) e Spagna (26,2%). Rispetto ad un anno fa, il tasso di disoccupazione è aumentato in sedici Stati membri, è caduto in undici ed è rimasto stabile in Polonia. I maggiori incrementi sono stati registrati a Cipro (12,3% al 16,9%) e in Grecia (24,6% al 27,9% tra giugno 2012 e giugno 2013). Le maggiori diminuzioni sono state osservate in Lettonia (15,6% al 11,4% tra il secondo trimestre del 2012 e 2013) ed Estonia (10,1% al 7,9% tra luglio 2012 e luglio 2013). 

M5S, NO ALLA FIDUCIA

Villarosa: “L’M5S voterà no alla fiducia. Saremo compatti e nessuno tradirà”


Andrea Villarosa, nuovo capogruppo del M5S alla Camera dei deputati: “Da Letta domani ci aspettiamo sempre le solite cose, un discorso come quello dell’insediamento che non verrà poi rispettato. No alla fiducia, saremo compatti e nessuno tradirà”. Letta avrà i numeri per continuare con questo governo? “Io non faccio pronostici, ma la questione è che non ci possiamo fidarci di questo governo. Letta Bis? Pienamente convinto che non ci sarà, io dissi che era un bluff le dimissioni dei parlamentari Pdl e di Berlusconi e il tempo mi ha dato ragione”  di Manolo Lanaro

VENDOLA, LA FINE DELLE GRANDI INTESE? PREDICA BENE MA RAZZOLA MALISSIMO

Vendola (Sel): ‘Le larghe intese sono fallite. Il Pd smetta di essere cibo per il Caimano’


“Il governo delle larghe intese è fallito. Va chiusa questa esperienza sostituendola con un esecutivo di scopo che noi siamo disposti a sostenere indipendentemente da chi lo guiderà”. Così Nichi Vendola, intervistato nella sala stampa della Camera, ha fatto il punto della situazione politica. Poi, incalzato dalle domande dei giornalisti in merito alPd, il governatore della Puglia ha detto: “Il partito smetta di essere cibo per il Caimano“. Critiche anche nei confronti del M5S: “Grillo e Casaleggio sono troppo cinici e furbi. Sono un pericolo per la democrazia”  di Manolo Lanaro

ULTIMA SPIAGGIA PER LETTA

Ultima spiaggia per Letta. Voto sulla fiducia. Che non c’è
di Andrea Koveos





Potrebbe essere un mercoledì da leoni, oppure no.
La cosa certa è che domani il presidente del Consiglio Enrico Letta riferirà in parlamento sulla crisi di maggioranza. Una decisione maturata ieri al termine della capigruppo della Camera. Ce la farà Letta ad ottenere la fiducia al Senato? Per il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Enrico Letta all'incontro comunità Sant Egidio Franceschini non è scontato il voto di fiducia, dopo l’informativa del premier prima al Senato e poi a Montecitorio. E’ possibile che “venga posta la fiducia su eventuali mozioni”, ma è anche possibile che si votino le mozioni senza fiducia, aggiungono da Palazzo Chigi. “La fiducia – precisa il ministro per i Rapporti con il Parlamento – si pone su eventuali risoluzioni che presenteranno i gruppi dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio. Tradotto: se il dibattito si mette male, Letta si dimetterà, senza farsi sfiduciare dall’aula. Cauto anche il ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio “non lo so, non faccio l’indovino, però è evidente che dipenderà molto da cosa succederà dentro al Pdl’’.

I pessimisti
Il ministro, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano perché avesse usato il tempo imperfetto riferendosi all’azione di governo, ha detto: ‘’Non sono pessimista, sono realista. Uno dei partiti che era il principale sostenitore di questa alleanza l’ha fatta saltare per aria. Quindi per adesso ne prendo atto. Se poi succederà qualcosa di nuovo stasera all’assemblea dei gruppi ne saremo tutti rallegrati’’. I gruppi, infatti, potranno presentare mozioni e lì si vedrà che contenuto avranno. Al termine della capigruppo della Camera viene spiegato che, mercoledì 2 ottobre, Letta darà al parlamento “comunicazioni sulla situazione politica generale” la mattina al Senato e il pomeriggio, alle 16, nell’altro ramo del parlamento. Alla Camera, è il timing deciso, dopo le comunicazioni del presidente del Consiglio si aprirà un dibattito di due ore.

Tempo prima del voto
I gruppi avranno a disposizione il seguente tempo: Pd 31 minuti; M5s 17 minuti; Pdl 16 minuti; Scelta civica 12 minuti; Sel 12 minuti; Lega 10 minuti, Fdi 10 minuti. Se poi ci sarà un voto di fiducia (presumibilmente su un documento di maggioranza) le operazioni di voto alla Camera dovrebbero concludersi intorno alle 22. Ovviamente, con l’incognita del Senato dove i numeri per il governo Letta sono più risicati. Se il governo dovesse infatti ‘cadere’ a Palazzo Madama, lo scenario cambierebbe.
Ed è per questo motivo che il governo, spiega Franceschini, “ha chiesto che le comunicazioni di Letta si svolgano prima al Senato che alla Camera. Le modalità delle comunicazioni di Letta alle Camere, viene spiegato al termine della capigruppo di Montecitorio, tecnicamente quindi non sono una richiesta di fiducia da parte del governo.
Il premier farà un intervento dopo il quale i gruppi decideranno se presentare un documento che “approva” o “respinge” le comunicazioni del governo. L’incognita politica, che poi in parlamento diventa procedurale, è pertanto capire se mercoledì ci sarà una maggioranza che sarà in grado di presentare una mozione che recepisca le comunicazioni del presidente del Consiglio e sulla quale l’esecutivo potrà poi chiedere la fiducia. A seconda del dibattito, dunque Letta potrebbe anche prendere atto che la maggioranza che lo sostiene non c’è più e salire al Quirinale già dopo l’intervento al Senato. Intanto però anche dal Pd arrivano i primi segnali di nervosismo. “Per trovare una maggioranza al Senato si spera in una spaccatura significativa del Pdl capitanata da Quagliariello, Lorenzin, Cicchitto. Immagino che per fare un accordo costoro chiedano un patto che non preveda elezioni a breve. Così il senatore del Pd Stefano Esposito, vicepresidente della commissione Lavori Pubblici. “Conseguentemente- spiega- un partito composto da persone normali l’8 dicembre non organizza le primarie per eleggere il Segretario ma per individuare il candidato premier in vista delle elezioni. Sarebbe bene cominciare a discutere di questo”.

IL VOTO SUBITO, E POI VEDIAMO

Cresce il partito di chi vuole andare alle urne
1 ottobre 2013
di Angelo Perfetti






Se vogliono modificare ora la legge elettorale, “dopo che non l’hanno fatto per 6 anni, è per farla diventare un “superporcellum” e non fare entrare noi in Parlamento”. Beppe Grillo, lasciando il palazzo della Rai di viale Mazzini dopo l’incontro avuto con il direttore generale Luigi Gubitosi, si scaglia anche contro il sistema elettorale. Ma non è solo un suo pensiero. Le elezioni sono la seconda linea dei pensieri politici del momento. Tutti concentrati ufficialmente nel capire se e come il governo Letta potrà andare avanti, ma in realtà altrettanto concentrati a capire come l’elettorato prenderebbe un nuovo ricorso alle urne.
Un occhio ai sondaggi, l’altro puntato sugli equilibri interni e la premiership. Un dibattito che coinvolge tutte le forze in campo; il Pd bloccato sul fronte del congresso, il Pdl sulla successione del Cavaliere (che potrà fare i padre nobile del partito ma non potrà certo fare il premier) e sul futuro di Forza Italia. Grillo stesso non può fare il candidato premier (anche per lui una condanna, per omicidio colposo) e dunque anche i 5 Stelle hanno bisogno di capire su chi puntare. La domanda è: andare a votare con questa legge elettorale o cambiarla per poi votare con una nuova legge? E la domanda collegata a doppio nodo è: a chi conviene la prima opzione e a chi la seconda? Il Pd allunga sul Pdl (anche se Berlusconi ha in mano sondaggi che lo vedono ancora al primo posto) e diviene primo partito con il 28% e quasi il 2% in più del partito di Berlusconi, la differenza tra Centrodestra e Centrosinistra è inferiore alla camera all’1%, il M5S sembra mostrare qualche segno di ripresa puntando al 21%. Ma è soprattutto il partito del non voto a recuperare consensi, se così si può dire: l’astensione infatti ha raggiunto un nuovo massimo al 41,5% segno inequivocabile del distacco e della difficoltà degli italiani a seguire la politica. Insomma se si andasse a votare ora, con lo scenario attuale, non ci sarebbe alcuna maggioranza certa al Senato, e se molti hanno compreso la fretta di Berlusconi (sul quale pende il rischio di incandidabilità a breve), non si capisce la fretta di Grillo di andare al voto subito con questa legge, visto che nemmeno nelle più rosee previsioni il M5S avrebbe la maggioranza nella Camera Alta, nemmeno se incrementasse in maniera sostanziosa l’ottimo risultato del febbraio scorso. Il “Porcellum” piace a chi comanda nei partiti, molto meno alla gente.

GIORNATA DECISIVA NEL PALAZZI DELLA POLITICA

Le colombe vanno dal premier. Già 40 i senatori Pdl pronti a votare la fiducia a un Letta bis
il 1 ottobre 2013







Giornata febbrile nei palazzi della politica a Roma. Prima il presidente del Consiglio Enrico Letta è andato al Quirinale a parlare con il capo dello Stato Giorgio Napolitano per capire il da farsi in vista del discorso di domani alle Camere. Subito dopo è iniziato un via vai di visite a palazzo Chigi, che si è incrociato con i vertici a geometria variabile che Silvio Berlusconi ha convocato a palazzo Chigi.

12.15 ALFANO DA BERLUSCONI. Il segretario del Pdl Angelino Alfano è appena arrivato a palazzo Grazioli per incontrare Silvio Berlusconi. Al vertice, sono presenti anche il capigruppo Pdl al Senato Renato Schifani e Denis Verdini. Hanno da poco lasciato palazzo Grazioli, invece, il presidente dei deputati Renato Schifani e Gianni Letta.

12.27 LETTA AL QUIRINALE. Il presidente del Consiglio Enrico Letta è al Quirinale. Sta incontrando in questi minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano.

13.20 LETTA LASCIA IL QUIRINALE. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha lasciato il Quirinale ed è rientrato a palazzo Chigi. Il colloquio del premier con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo quanto si apprende, è durato circa un’ora.

13.49 VERTICE BERLUSCONI-ALFANO. Faccia a faccia, secondo quanto si apprende, tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano a palazzo Grazioli. Al termine della riunione dello stato maggiore del partito, i due sono a colloquio da soli: al centro del faccia a faccia ci sono le tensioni interne nel Pdl in merito alla posizione da assumere nei confronti del Governo.

14.56 RENZI A PRANZO DA LETTA. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi è a palazzo Chigi per un pranzo con Enrico Letta

15.21 GIANNI LETTA LASCIA BERLUSCONI E VA DAL NIPOTE. Gianni Letta ambasciatore tra Silvio Berlusconi e il premier Enrico Letta: l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e storico collaboratore del Cavaliere ha prima incontrato l’ex premier a palazzo Grazioli, intrattenendosi per poco meno di un’ora a colloquio con lui. Poi la lasciato la residenza romana di Berlusconi per recarsi a palazzo Chigi, dove sta incontrando il nipote e attuale premier Enrico Letta, arrivando in concomitanza con la partenza di Matteo Renzi che aveva a sua volta appena incontrato il presidente del Consiglio.

15.24 VENTI SENATORI PDL PRONTI AL LETTA BIS. Pronti a voltare le spalle al Cavaliere e a votare la fiducia a un Letta-bis. Sono circa venti i senatori del Pdl, secondo quanto si apprende, che sarebbero orientati a questa scelta. Ore frenetiche, a palazzo Madama, tra calcoli e colloqui riservati tra le colombe del partito per dire addio in modo definitivo alla linea dura di Silvio Berlusconi. Una scelta, tuttavia, che resta ancora legata all’esito dell’incontro tra il presidente e il segretario politico, Angelino Alfano, ancora in corso a palazzo Grazioli. Lo strappo delle ‘colombe’, spiegano le stesse fonti, implicherebbe di fatto la nascita di due partiti o per lo meno di due gruppi parlamentari. A spingere per la scissione sarebbero alcuni senatori eletti al Sud e vicini ad Alfano.

15.27 TERMINATO VERTICE BERLUSCONI-ALFANO. E’ terminato il faccia a faccia a palazzo Grazioli tra il presidente del Pdl, Silvio Berlusconi, e il segretario politico del partito, Angelino Alfano. A palazzo Grazioli erano presenti anche Gianni Letta e l’avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini. Alfano è rimasto a Grazioli per circa tre ore.

15.43 CICCHITTO A PALAZZO CHIGI. Proseguono le visite di vari esponenti politici a palazzo Chigi. E’ il turno del deputato Pdl Fabrizio Cicchitto anche lui in visita alla sede del Governo dove si trova attualmente il presidente del Consiglio Enrico Letta.

15.44 GIANNI LETTA LASCIA PALAZZO CHIGI. Gianni Letta ha lasciato palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende, l’ex sottosegretario ha avuto un colloquio durato circa un quarto d’ora con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e ha poi lasciato la sede del Governo.

15.48 ALFANO A PALAZZO CHIGI. Il vicepresidente del Consiglio, Angelino Alfano, è arrivato da pochi minuti a palazzo Chigi. Il segretario politico del Pdl è giunto nella sede del Governo al termine del faccia a faccia con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli.

16.01 QUAGLIARIELLO E LORENZIN A PALAZZO CHIGI. Anche i ministri Pdl Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin sono giunti a palazzo Chigi. Nella sede del Governo, a colloquio con il premier Enrico Letta, c’è anche il segretario Pdl Angelino Alfano.

16.17 DE GIROLAMO A PALAZZO CHIGI. Anche il ministro per le Politiche agricole Nunzia De Girolamo è arrivata a palazzo Chigi. Nella sede del Governo, a colloquio con il premier Enrico Letta, ci sono anche il segretario Pdl Angelino Alfano e i ministri Pdl Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin.

BERLUSCONI STACCA LA SPINA, SI VA AL VOTO

Berlusconi stacca la spina. Il Cav suona il De profundis delle larghe intese. Falchi e colombe si sbranano
1 ottobre 2013
di Filippo Conti








Questa esperienza di governo è finita. Si va al voto”.
Alla fine della riunione con i parlamentari del Pdl alla sala Regina di Montecitorio, Silvio Berlusconi suona il “de profundis” delle larghe intese. Muoia Sansone con tutti i filistei, dunque. A nulla è servito il pranzo con Angelino Alfano e gli altri ministri pidiellini. Un incontro molto duro in cui il Cavaliere ha detto a brutto muso al vicepremier “o con me o contro di me”. Un Berlusconi inviperito contro la fronda dei ministri e delle colombe, che considera un vero e proprio tradimento nei suoi confronti. “Chi non è con me nella mia battaglia contro la magistratura politicizzata vuol dire che non ha capito nulla degli ultimi vent’anni”, ha detto il Cav ad Alfano. I ministri in mattinata pensavano di aver ancora qualche chance di portare l’ex premier a più miti consigli. E hanno messo le mani avanti anche di fronte alla possibilità di un “metodo Boffo” da parte del Giornale di Alessandro Sallusti. “Non ci facciamo intimidire, non abbiamo paura”. “Nemmeno io”, la risposta del direttore del quotidiano di Via Negri.
Poi, alle sei di pomeriggio, il Cav arriva a Montecitorio. Molti volti sono terrei. Alfano è impietrito. Quagliariello ha lo sguardo fisso nel vuoto. De Girolamo e Lorenzin ascoltano in piedi stropicciandosi le mani dal nervosismo. “I panni sporchi si lavano in casa”, ripete il Cavaliere più volte. “Ho preso io la decisione di far dimettere i ministri, me ne assumo tutta la responsabilità”. Poi dà al governo una settimana di vita, “per senso di responsabilità”. “Assicuriamo in una settimana l’approvazione del decreto Iva, della legge di stabilità e dell’abolizione della seconda rata Imu senza aumento delle tasse. Poi si chiude e si va a votare”. Il leader del centrodestra, inoltre, dice “no a governicchi con maggioranze raffazzonate, transfughi e con gente scappata di casa”. Conferma le dimissioni dei ministri. Comprese quelle dei sottosegretari. Non parla, però, di quelle dei parlamentari. A quel punto Fabrizio Cicchitto chiede di parlare, ma viene zittito a brutto muso dai capigruppo Schifani e Brunetta. Parla solo Berlusconi. Niente dibattito. “Roba da matti, una cosa surreale”, dice un parlamentare uscendo dalla sala. Poi arriva Cicchitto. “Per fare le cose che ha chiesto Berlusconi ci vuole un governo nel pieno delle sue funzioni e non un esecutivo con quattro ministri dimissionari. Occorreva un ulteriore chiarimento, anche domani (oggi, ndr), ma mi è stato detto di no”, racconta il presidente della commissione Esteri.
Poi, alla spicciolata, escono anche gli altri. De Girolamo ha gli occhi sgranati. “Ormai è chiaro che si va a votare, non ci sono più margini di trattativa”, dice il ministro delle Politiche Agricole. Le colombe hanno l’aria affranta, i falchi sono raggianti. “Che vi avevo detto? Preparatevi che si va a votare”, dice Augusto Minzolini, attraversando il Transatlantico.
Altri, però, danno una lettura leggermente diversa. “Dare una settimana al governo sembra quasi voler evitare il voto di mercoledì sulla fiducia. Potrebbe essere un segnale per Letta. Come a dire: trattiamo, ma i miei ministri li controllo io”, osserva un senatore. Mentre Maurizio Gasparri, seduto su un divanetto, si chiede: “Ma come si fa a votare la legge di stabilità in una settimana?”. Insomma, la situazione rimane confusa. E il Pdl sembra sempre più un partito nel caos. Gli unici dati che si possono evincere sono che le elezioni sono più vicine e che le colombe, compresa la squadra dei ministri, si sono prese una gran lavata di capo. Resta ora da vedere se qualcuno insisterà nella fronda oppure se tutti si riaccoderanno al Cavaliere. In Senato, intanto, il pallottoliere continua a girare: almeno 8 peones pidiellini sono pronti a votare per Letta, ma a questo punto non è detto che domani si voti la fiducia.

ANGIE ALLE URNE E IL DOPO CON RENZI

La Merkel: elezioni e poi Renzi, l’Italia continui a soffrire

Scritto il 01/10/13






Letta non aveva ancora finito di magnificare a Wall Street l’Italia “giovane, virtuosa e credibile” che tra i sobri sghignazzi del “Financial Times” è dovuto precipitarsi a Roma dove il virtuoso, giovane e credibile alleato di governo dava di matto per la paura che uno dei patti scellerati delle larghe intese, ossia la salvezza del Cavaliere, alla fine non venisse onorato. Certo ci vuole coraggio a vendere come credibile un governo dove il ministro dell’economia dice che occorre aumentare l’Iva perché ne va della propria reputazione, gli altri negano e si servono di questo spauracchio per i loro baracchini al mercato delle vacche, ben sapendo che il provvedimento è inevitabile nelle logica dell’austerità, ma delegando il teatrino dei media a rendere credibile la finzione. Con effetti comici, perché mentre dappertutto si deplora Berlusconi perché mette in pericolo le nuove “necessarie” tassazioni, da noi Letta finge che siano le mattane del Cavaliere a renderle inderogabili.
Disgraziatamente questo è il sistema messo in piedi dalla giovane Italia di Napolitano, una zattera della medusa agli ordini di Bruxelles che si prefigge Napolitano e Merkeldi salvare il sistema politico, di manomettere la Costituzione in senso autoritario, di riciclare il berlusconismo agonizzante in una neo Dc e controllare che tutte le imposizioni europee e finanziarie vengano rispettate. Solo che la cosa non funziona perché l’intreccio costruito dal Quirinale, a nome e per conto della vecchia classe dirigente, è troppo cagionevole: deve, per sua natura, tradire l’elettorato, fare patti segreti e mentire in continuazione per non rivelare ai cittadini ciò che li aspetta.  Questo crea una stabilità fasulla, attraversata da continue fibrillazioni, da una rabbia crescente e alla fine rischia di rivelarsi un cattivo affare sia per i suggeritori esteri, sia per gli sponsor interni, oltre che una catastrofe per i cittadini. Ma soprattutto rischia di non raggiungere lo scopo principale: “abituare” gradualmente gli italiani all’impoverimento, alla castrazione di diritti e di welfare in modo da evitare l’esplosione del malcontento.
No, la cosa non funziona e se ne è accorta anche la padrona del vapore, anzi della barca a remi che siamo diventati: ora anche la Merkel pensa che  sia meglio “tornare immediatamente alle urne”. Anzi la cancelliera avrebbe già spiegato al suo fiduciario del Colle i vari passaggi: far decadere da senatore il culo flaccido (scambi di cortesie obbligati in questa Europa) dopodiché si può andare in termini strettissimi alle elezioni. Naturalmente il piano si basa  sul presupposto che Forza Italia non vinca nelle urne e per la bisogna la cancelliera suggerisce un Pd guidato da Renzi, ilBerlusconi 2 al cui lancio come personaggio nazionale provvide a suo tempo la fedelissima e ultra Letta e Renziliberista Ursula von der Leyen, allora ministro del lavoro, in accordo con la Jp Morgan cui danno notoriamente fastidio le costituzioni poco fasciste.
Sono “consigli” che non piacciono troppo a Napolitano che è lì proprio come garante degli equilibrismi e tanto meno a Letta che vuole persistere nell’opera di governo, ma ai quali non si può dire facilmente di no. Di certo la cancelliera di elezioni se ne intende e sa che un governicchio di minoranza o di precarissima maggioranza che dovrà inevitabilmente imporre nuovi durissimi sacrifici avrebbe vita breve e sarebbe destinato alla sconfitta nelle urne. Anzi, secondo alcune narrazioni, il colpo di testa di Berlusconi 1 con la balzana idea delle dimissioni di massa sarebbe stato dovuto proprio a questo intervento esterno che mette a rischio i patteggiamenti intercorsi: fosse vero, i reali contendenti sarebbero l’evasore fiscale conclamato e la Merkel che in Italia nessuno si è sognato di eleggere. Non c’è che dire, ci va proprio di culo.
(“La Merkel vuole Renzi ed elezioni subito”, dal blog “IlSimplicissimus2” del 28 settembre 2013, ripreso da “Come Don Chisciotte”).

Berlusconi dà 7 giorni a Letta

Berlusconi dà 7 giorni a Letta, il Pd non accetta «ricatti»
Il Cavaliere impedisce il dibattito ai parlamentari riuniti alla Camera. «Abbiamo le coperture»: e chiede le urne a novembre






Immediata la risposta del Pd al discorso di Silvio Berlusconi: «”Basta ricatti». Roberto Speranza, capogruppo del Pd, ha detto che «Berlusconi continua a cambiare le carte in tavola solo per problemi personali».
Questa l’offerta del Cavaliere: «Assicuriamo l’approvazione in una settimana del decreto sulla seconda rata dell’Imu e la legge di stabilità senza un aumento delle tasse. Poi però – ha detto Silvio Berlusconi ai gruppi parlamentari del Pdl – si vada a votare».
«Noi – ha aggiunto il Cavaliere – garantiamo che il decreto Iva sarà approvato. Abbiamo le coperture per 10 miliardi, è assurdo aumentare il costo della benzina o introdurre nuove tasse».
Alla riunione ha parlato solo l’ex premier che, a quanto sembra, avrebbe bloccato ogni richiesta di dibattito.
Cicchitto ha spiegato:  «Questo governo avrà sette giorni a disposizione per varare i decreti sull’Iva e sull’Imu». Per fare questo «congeleremo le dimissioni dei ministri ma se Letta si presenterà mercoledì in Parlamento noi gli voteremo la fiducia».
«Alla fine dell’intervento del presidente Berlusconi ho chiesto che ci fosse un supplemento di dibattito – ha raccontato Cicchitto – ma mi è stato cortesemente detto di no da Schifani e Brunetta».

Economia e crisi: incontro con Nando Ioppolo, Laura Castelli e Carlo Sibilia

IL MODELLO ECONOMICO TEDESCO E' TAGLIARE GLI STIPENDI

Barnard: tutta la verità sul disastro del modello tedesco

Scritto il 01/10/13 

Ecco il disastro del modello tedesco, quello che secondo i tromboni televisivi dovrebbe essere il nostro modello. Le fonti sono autorevoli, cioé: Ocse, German Institute for Economic Research, Peterson Institute for International Economics, Wsj. Non aggiungo commenti, se non ci arrivate da soli… Il modello di competitività della Germania porta un solo nome: tagliare gli stipendi. Solo abbassando i redditi la Germania è riuscita a rimanere la prima economia dell’Eurozona, perché è riuscita ad esportare masse di prodotti a costi bassi. Ci hanno guadagnato in due: le multinazionali Neomercantili tedesche, e i numerini sui computer del Tesoro di Berlino. Ci hanno perso tutti gli altri tedeschi. Carsten Brzeski, del colosso assicurativo Ing, ci dice che la Germania si è sostenuta durante la crisi esportando fuori dalla Ue; ma ora, col crollo dei paesi emergenti, dei Brics in particolare, la Germania è esposta a shock economici pericolosissimi.
Questo conferma uno dei capisaldi della Me-Mmt, che sconsiglia a qualsiasi economia di contare sull’export. La bassa disoccupazione tedesca è una Merkel-morphingtruffa: hanno creato posti di lavoro part-time, flessibili, a stipendi da miseria e senza le tutele sociali delle generazioni precedenti, e li hanno contati come occupazione. Oggi la Germania ha la proporzione più alta di lavoratori sottopagati, a fronte del reddito nazionale medio, di tutta l’Europa. La Commissione Europea non ha ancora cancellato la sua stima di “stagnazione” dell’economia tedesca. Il fatto è che la cosiddetta ripresa ci segnala solo che le stime al ribasso non si sono verificate, ma nulla nel senso di una crescita. I consumi in Germania rimangono a livelli bassissimi, infatti la cosiddetta ripresa della “fiducia in business” ha favorito solo gli azionisti in Borsa, ma ha ignorato l’economia reale dei cittadini.
La Germania ha il tasso di giovani lavoratori con istruzione superiore più basso fra Canada, Giappone, Usa, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Berlino non ha affatto investito nelle sue università pubbliche, e nemmeno il settore privato ha fatto granché in questo settore. La sbandierata produttività della Germania pro capite è una bufala. Il Pil prodotto in Germania per ora lavorata è il più basso di tutta la media Ocse. Di fatto, le aziende tedesche possono competere solo tagliando gli stipendi e producendo nell’Est europeo. La Germania ha avuto stipendi medi stagnanti e non al passo dell’inflazione per 10 anni. Lo testimonia l’autorevole “Real Wages in Karl BrenkeGermany, numerous years of decine”, di Karl Brenke del German Institute for Economic Research.
Il 15 marzo del 2013 il “Wall Street Journal” pubblicava i dati sugli investimenti in Germania: il quadro era deprimente, col governo tedesco che ha ignorato gli investimenti in infrastrutture, istruzione e tecnologia per almeno 20 anni, particolarmente nel settore pubblico, con lo sguardo invece sempre rivolto all’export. I danni sono oggi evidenti. Questa è la verità del tanto sbandierato modello tedesco, nel nome del quale gente come Monti o Letta stanno devastando l’Italia. Non so come dirlo, ma veramente il livello dell’informazione che i media italiani vi forniscono non è neppure al livello di… bè, vorrei usare un termine moderato, e scelgo questo: spazzarcisi il culo.
(Paolo Barnard, “La verità sul disastro del modello tedesco”, dal blog di Barnard del 4 settembre 2013).