spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 29 novembre 2013

Pd, stasera il confronto tv su Sky tg 24 tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati

Programmi tv stasera, TeleFatto: primarie Pd, Crozza e Tale e Quale Show

Il momento televisivo clou di stasera sarà il confronto su SkyTg24 e Cielo tra Renzi, Cuperlo e Civati. Di politica si parlerà anche su RaiDue a Virus. Per i film da vedere Super8 su Italia e Misery non deve morire su Sky



L’evento televisivo del giorno è senza dubbio il confronto a tre tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico. L’appuntamento è alle 21, su SkyTg24 e in chiaro su Cielo, quando Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati si incontreranno-scontreranno a poco più di una settimana dalle primarie. Che siate democratici o meno, poco conta. Sarà comunque interessante ascoltare i punti di vista dei tre candidati, alle prese con gli imbarazzi del governo Letta e con un Pd sempre più lacerato al suo interno.
Mentre Renzi, Cuperlo e Civati se le daranno di santa ragione negli studi Sky, su RaiUno Carlo Conti condurrà Tale e Quale Show, sorpresa della stagione televisiva (viaggia comodamente attorno ai 6 milioni di spettatori). I concorrenti proporranno le loro imitazioni davanti alla giuria composta da Loretta Goggi, Christian De Sica e Claudio Lippi. Su RaiDue, torna Nicola Porro conVirus. Ospite principale, il lealista di Forza Italia Raffaele Fitto, l’ex golden boy pugliese che tenta di riprendere un ruolo centrale sullo scacchiere politico, trasformandosi nell’alfiere dell’ortodossia tardoberlusconiana. Tra gli altri ospiti, Alessandra Ghisleri, Vittorio Sgarbi e l’attrice Cristiana Capotondi.
Continua la scommessa (per adesso persa) del venerdì sera di RaiTre, con nuovi episodi di due acclamatissime serie americane. Stasera, doppio appuntamento con Scandal, con The Newsroomche slitta in seconda serata. Gli ascolti continuano a fermarsi abbondantemente sotto il milione di telespettatori (700mila il 15 novembre). La settimana scorsa, invece, il film Parkland sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy aveva ottenuto 1,5 milioni di spettatori. Il pubblico di RaiTre, evidentemente, non digerisce le divagazioni seriali.
Su Rete4, Gianluigi Nuzzi conduce Quarto Grado, che continua il suo impegno contro la violenza sulle donne che tanto successo ha avuto sul web. Stasera, tra gli altri casi, si parlerà anche di Maria Anastasi, Lidia Macchi, Roberta Ragusa e Mariella Cimò. Canale5 ritrasmette la prima parte della serie Nassiriya, che racconta l’attacco terroristico alle truppe italiane che nel 2003 fece 19 morti tra gli italiani e 9 tra gli iracheni. Interessante la proposta cinematografica di Italia1, con il fantascientifico Super8 di J.J. Abrams (conosciuto soprattutto per essere il papà di Lost, oltre che un regista cinematografico di successo).
La7, invece, trasmette una nuova puntata di Crozza nel paese delle meraviglie, lo show del comico ligure che quest’anno sta battendo tutti i record di ascolto, regalando alla rete di Urbano Cairo una boccata d’aria in una stagione altrimenti fallimentare. Ultimi suggerimenti dal satellite. Su FoxLife, esordio per Arrivano i Russi!, programma che racconta l’invasione kitsch dei multimilionari russi a Londra. Chi frequenta la capitale inglese sa che la presenza degli oligarchi e delle loro eccentricità è sempre più forte nella capitale inglese. Il programma ha il merito di riprodurre fedelmente l’aspetto trash di un fenomeno economicamente e culturalmente molto interessante.
SkyArteHD dedica la prima serata a un cantante del passato che è stato fin qui troppo ignorato, con il documentario La voce Stratos, sulla carriera di Demetrio Stratos, cantante dei Ribelli e una delle voci più interessanti della storia musicale italiana. Per gli amanti del bel cinema, il suggerimento è Misery non deve morire, la trasposizione cinematografica del bestseller di Stephen King con James Caan e una meravigliosa Kathy Bates (che grazie a questo ruolo ha vinto un Oscar meritatissimo).
SOCIAL TV. Su Twitter, notoriamente molto attento alle disavventure interne del Partito Democratico, stasera si attende una pioggia di cinguettii sul confronto tra i candidati alle primarie. L’hashtag ufficiale per seguire l’evento è #IlConfrontoPd. Per chi preferisce il varietà tradizionale, c’è #TaleeQualeShow, mentre gli ultimi giapponesi di Nicola Porro possono usare #VirusRai2.

LETTA: ASPETTIAMO IL NUOVO SEGRETARIO E POI LA FIDUCIA AL GOVERNO

Governo, Letta: “Io dimissionario? Con Napolitano indicheremo percorso corretto”

Il Capo del governo assicura sul futuro del governo: la fiducia sarà posta per "rafforzare l'esecutivo", ma si aspetteranno le primarie Pd dell'8 dicembre

Dimissioni di Enrico Letta da capo del governo? Il percorso sarà valutato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il premier a Vilnius risponde alle domande sul futuro dell’esecutivo dopo la decadenza di Berlusconi e ostenta fiducia: “”Il percorso che insieme al capo dello Stato decideremo sarà corretto”, ha aggiunto rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se volesse presentarsi dimissionario in Parlamento. “Quello che conta – ha concluso – è la sostanza e la sostanza è che noi avremmo una nuova fiducia che rafforzerà il governo”. Ma non prima dell’8 dicembre, data delle primarie del Partito democratico. 
“Sicuramente”, ha aggiunto, “la nuova fiducia passerà attraverso una messa a punto del programma per il 2014 che andrà precisato. Il cambio di confine della maggioranza fa sì che con altri partner dobbiamo discutere per vedere su quali temi spingere di più. Nego che fino ad ora si sia fatto poco”, ha continuato spiegando che, anche sulle riforme, “dei passi in avanti sono stati fatti ma cambiare la Costituzione è una cosa molto difficile che ha bisogno di tempi e maggioranze molto ampie”. Per il 2014, conclude Letta, ci sarà “un’agenda di riforme economiche” che sarà composta da “applicazioni della legge di stabilità e nuove proposte”.
E sui rappresentanti di Forza Italia ora all’opposizione dice: “La squadra del Consiglio dei ministri funziona, ovviamente ci sono le dimissioni dei sottosegretari e dei viceministri di Forza Italia; vedo che arrivano con il contagocce. Ci sono delle dimissioni di sottosegretari di Forza Italia, vedo che stanno arrivando con il contagocce, non c’è una valanga. Ora torno in ufficio e controllo la casella di posta e le lettere di dimissioni arrivate, in seguito decideremo le sostituzioni necessarie”. 

AUMENTO DELL'IMU IN 600 CITTA'

Imu, seconda rata “beffa” per i Comuni. Anci: “Governo faccia chiarezza”

Nel 2013 in 600 città sono aumentate le aliquote rispetto a quelle standard. In base a quanto stabilito dal Consiglio dei ministri, l’extragettito atteso sarà ristorato solo per metà dallo Stato mentre per il restante 50% a pagare dovranno essere i cittadini

Imu, seconda rata “beffa” per i Comuni. Anci: “Governo faccia chiarezza”
Tra i circa seicento Comuni, oltre a Milano, ci sono Benevento, Bologna, Verona e Genova. Ma anche Catania, Napoli e Frosinone. Molti degli enti locali, che hanno aderito alla procedura di ‘pre-dissesto’, lo hanno fatto anche perché costretti dalle norme. L’Anci, nei giorni scorsi, aveva chiesto al governo di assicurare la piena compensazione della seconda rata Imu con la copertura delle aliquote deliberate dai Comuni nel 2013. Calcolando, dunque, che il rimborso necessario si aggirava su una cifra pari a quasi 2,9 miliardi di cui 500 milioni legati proprio all’aumento voluto quest’anno dai sindaci.
“Milano non ci sta – ha aggiunto Pisapia – l’Anci non ci sta e nessun governo può permettersi di andare contro gli interessi dei cittadini e quindi di coloro che li rappresentano, ovvero i Comuni”. L’amministrazione del capoluogo lombardo ha deciso l’innalzamento per il 2013 dell’aliquota Imu prima casa dallo 0,4% allo 0,6%, per un maggior introito, rispetto all’anno precedente, di circa 110 milioni di euro. Con la decisione del governo, quindi, i milanesi dovrebbero pagare di tasca propria 55 milioni di euro. 
L’Anci, per voce del suo presidente Fassino, spiega che “non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini” a fronte del comportamento dei sindaci, che “hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo”. Il sindaco di Torino, che ha rinnovato la richiesta di un incontro col presidente del Consiglio, ha ricordato che il governo “assunse due espliciti impegni: i contribuenti non avrebbero più pagato l’Imu nel 2013 e ai Comuni sarebbe stato garantito l’identico importo onde poter assicurare l’erogazione di essenziali serviziai cittadini. E’ troppo chiedere che finalmente si dia corso a impegni così esplicitamente assunti?”.
Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, però, non si aspettava “nulla di diverso dal governo dellelarghe intese che – aggiunge – ha solo avanzato false promesse sulla pelle dei cittadini“. “Mesi fa – prosegue – era stato garantito ai sindaci che all’abolizione dell’Imu sarebbe seguita una copertura integrale dello stesso importo, necessaria per continuare a erogare servizi essenziali al cittadino. Chiaro adesso, come allora, che si trattava solo propaganda elettorale”.  De Magistris, però, assicura: ”L’ipotesi che il governo non dia ai Comuni le risorse promesse non è proprio da prendere in considerazione. Se così fosse, ce le andremo a prendere”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/28/seconda-rata-imu-la-beffa-per-i-comuni-anci-governo-faccia-chiarezza/794507/

GALLIANI LASCIA, SARA' VERO?

Galliani, mi dimetto dal Milan 'Danno alla mia reputazione.

'Lascio per giusta causa, dopo le critiche di Barbara Berlusconi alla sua gestione
29 novembre, 13:35




MILANO - "Con o senza accordo sulla buonuscita, mi dimetterò per giusta causa fra pochi giorni, forse aspetto la partita di Champions contro l'Ajax". Lo ha detto all'Ansa, l'ad del Milan, Adriano Galliani, spiegando di avere ricevuto "un grave danno alla reputazione", dalle critiche di Barbara Berlusconi alla sua gestione del club. "Dimettermi prima della partita con l'Ajax sembrerebbe un atto ostile verso la squadra per cui tiferò tutta la vita", ha aggiunto Galliani.

"Il mio affetto per il presidente Berlusconi  è immutato e immutabile" - ha chiarito  Galliani, spiegando di avere comunicato l'intenzione di dimettersi da ad del Milan, a Bruno Ermolli "la persona deputata a questa vicenda. Non ho voluto disturbare il presidente. Sono d'accordo con il ricambio generazionale - ha proseguito - ma fatto con eleganza, non in questo modo".

Dopo avere dato le dimissioni dal Milan, Adriano Galliani lascerà passare "un po' di tempo", prima di intraprendere nuove attività. "Per adesso non accetto nulla da nessuno - ha detto all'Ansa, l'ad rossonero - quando si è offesi bisogna avere la forza e l'intelligenza di far passare un po' di tempo: bisogna essere lucidi per prendere decisioni. Si è detto che il Milan spende male e non ha una rete di osservatori come Roma e Fiorentina, ma la Roma negli ultimi 5 anni è andata in Champions una volta e la Fiorentina mai".

"Il Milan - ha continuato - ha da due anni il bilancio in pareggio, altre società hanno montagne di debiti. L'anno scorso tutte le nostre squadre giovanili sono andate alle Final four. Mi chiamano grandi presidenti anche dall'estero - dice acnroa Galliani - e non capiscono cosa stia succedendo. Io sono andato a Madrid quest'estate per prendere Kakà senza un appuntamento e mi hanno aperto gli uffici del Real - ha detto  - e quanto sono andato nell'agosto 2010 a prendere Ibrahimovic al Barcellona il presidente Rosell è tornato apposta dalle ferie che aveva programmato con la sua famiglia''.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/11/29/Galliani-dimetto-Milan-Danno-mia-reputazione-_9699707.html

ISTAT DISOCCUPAZIONE STABILE AI MASSIMI STORICI

Istat, disoccupazione stabile ai massimi storici, 12,5%. Record tra i giovani: 41,2%


Pubblicato il  da Giordano Giusti 


Istat, disoccupazione stabile ai massimi storici. Nessuna buona notizia. I dati provvisori di Ottobre 2013 rilasciati oggi dall’Istituto Nazionale di Statistica non evidenziano segnali di ripresa e delineano un Paese ancora in piena crisi occupazionale.
Il tasso di disoccupazione resta ai massimi storici e si attesta al 12,5%, segnando lo stesso valore di settembre: si tratta, ancora una volta, del livello più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977. Anche il numero di occupati (22 milioni 358 mila) resta sostanzialmente fermo rispetto al mese precedente, mentre cala dell’1,8% su base annua: si contano cioè 408 mila persone in meno a lavoro.  Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 189 mila, rimane bloccato rispetto al mese precedente ma aumenta quasi del 10% su base annua, più 287 mila.
GIOVANI – Sul fronte giovani si registrano i dati peggiori: la crisi qui è nera. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati), è pari al 41,2%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,8 punti nei dodici mesi. E ancora: a ottobre 2013 risultano occupati 946 mila giovani tra i 15 e i 24 anni, in calo dell’1,4% rispetto al mese precedente e addirittura del 13,7% su base annua. In soldoni i disoccupati tra 15 e 24 anni sono 663 mila. Non va di certo meglio ai più grandicelli: per la fascia di età 18-29 anni il tasso di disoccupazione si attesta al 28% (+5,2 punti su base annua), con un numero di disoccupati che giunge a 1 milione 68 mila (+17,2%).
NORD E SUD – La disoccupazione in Italia non fa troppe differenze a livello geografico: il dato è uniforme anche se la riduzione del numero di occupati è più intensa nelle regioni meridionali. Al Nord l’occupazione scende al 64,5% (-0,7 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2012), al Centro al 59,6% (-1,3%) e nel Mezzogiorno al 41,9% (-2,1 punti percentuali).
UOMINI E DONNE – Male anche il dato che si sofferma sulle differenze di genere: in termini tendenziali infatti la disoccupazione cresce sia per gli uomini (+14,5%) sia per le donne (+4,6%). Il tasso di disoccupazione maschile, pari al 12,0%, rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta di 1,6 punti percentuali nei dodici mesi; quello femminile, pari al 13,2%, invariato rispetto a settembre, aumenta di 0,6 punti su base annua.
Istat, disoccupazione stabile ai massimi storici
INATTIVI – Nel terzo trimestre 2013 prosegue l’incremento su base annua del numero degli inattivi (persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione) in età compresa tra 15 e 64 anni: + 0,7%, pari a 96.000 unità. La crescita, diffusa su tutto il territorio, riguarda nella quasi totalità dei casi gli uomini e soprattutto i giovani tra i 15 e i 34 anni. Riguardo invece i motivi della mancata ricerca del lavoro, significativa la crescita della categoria degli ‘scoraggiati’, ossia coloro che non cercano lavoro perchè ritengono di non trovarlo (+19,1%, pari a 305.000 unità).
EUROPA – Primo timido calo della elevata disoccupazione nell’area euro: a ottobre si è attestata al 12,1%, dal record del 12,2% di settembre. Eurostat ha così contato 61 mila disoccupati in meno in un mese. Il confronto su base annua è però inesorabile: nell’ottobre del 2012 la disoccupazione media dell’area euro era all’11,7 per cento (-0,4%).

SI SVENDE AL MIGLIORE OFFERENTE, RISISTEMARE IL SETTORE INDUSTRIALE SALVANDO SOLO LE AZIENDE SANE.

Destinazione Italia, grande svendita del nostro paese




“Aprire l’Italia ai capitali e ai talenti del mondo”, così si apre la pagina destinazioneitalia.gov.it dedicata alla “consultazione popolare” che chiede ai cittadini di integrare le 50 misure del Piano Destinazione Italia, approvato dal governo Letta il 13 settembre scorso e presentato, ancor prima che al Parlamento e alle parti sociali, al gotha finanziario di Wall Street. Se non fosse che le misure indicate nel piano comporteranno nuove pesanti ricadute sociali per la popolazione italiana, il documento potrebbe essere definito esilarante. Come quando (misura 49) si dice: «Gli italiani che lavorano, insegnano e studiano all’estero sono i primi ‘Ambasciatori dell’Italia nel mondo’ e possono contribuire a raccontare l’Italia in modo nuovo». Mentre rimaniamo in spasmodica attesa di questi straordinari racconti, accontentiamoci per ora di sapere che, per gli studenti e i ricercatori italiani all’estero (cervelli in fuga da un paese impossibile), verrà attivato il programma di sensibilizzazione “V.I.P – Volunteer for Italy’s Promotion” per propagandare oltre frontiera il brand Italia.
Ma aldilà dell’umorismo, il Piano Destinazione Italia è un documento “strategico” con l’obiettivo, attraverso una serie di riforme, di rendere il Il banchiere Saccomanni, ora ministropaese un luogo attraente per i grandi investimenti finanziari dall’estero. Attraverso quali misure? Il Piano Destinazione Italia prevede alcuni provvedimenti “quadro”, dai quali si comprende subito dove si voglia andare a parare: la svendita dei diritti e dei beni comuni. Infatti, si prevedono, per investimenti oltre una certa soglia, accordi fiscali particolari (misura 1), la radicale modifica della conferenza dei servizi sulle grandi opere (misura 2), accordi specifici in materia di condizioni di lavoro, come quello già approvato per Expo 2015 (misura 4), completa liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas (misura 12). Conseguentemente a questi passaggi, l’Italia, a quel punto irresistibilmente sexy, può mettere in vendita le sue grazie.
La seconda parte del piano si intitola infatti “Un Paese che valorizza i propri asset” e prevede: un piano di privatizzazioni di società direttamente o indirettamente controllate dallo Stato e un piano di privatizzazione e accorpamento in grandi mutiutility dei servizi pubblici locali (misura 17); un piano di rivitalizzazione del mercato borsistico attraverso il collocamento delle piccole e medie imprese (misura 19); l’affidamento a privati della gestione dei beni culturali (misura 23); la dismissione dei beni demaniali (misura 24); la totale liberalizzazione del mercato immobiliare (misure 25-29); la consegna della formazione e della ricerca universitaria agli investimenti delle imprese (misure 30-32); il rilancio delle grandi opere infrastrutturali, i cui relativi investimenti verranno esclusi dai vincoli del Patto di Stabilità (misura 36); l’abrogazione (misura 40) dei procedimenti di Via (Valutazione di Impatto Ambientale), Vas (Valutazione Ambientale Strategica) e Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale); la valorizzazione della green economy, attraverso lo sviluppo dei biocarburanti e della chimica verde, la termovalorizzazione dei rifiuti e la modernizzazione (leggi Letta, promoter di "Destinazione Italia"privatizzazione) del servizio idrico (misura 43).
Siamo di fronte ad un vero e proprio piano di svendita del paese, attraverso la drastica riduzione dei diritti sociali e del lavoro, la consegna dei beni comuni ai mercati finanziari, la privatizzazione di ogni funzione pubblica e la prostituzione dell’intelligenza collettiva. Il tutto per rispondere ai diktat monetaristi di un’Europain mano ai grandi interessi finanziari, che, attraverso le catene imposte col Trattato di Maastricht e con lo shock, creato ad arte, del debito pubblico, ha deciso, tra i profitti in Borsa delle grandi multinazionali e la vita delle persone, di scegliere senza ombra di dubbio, i primi. In pratica, e all’unico scopo di perpetuare il capitalismo finanziarizzato, si è deciso di dichiarare una vera e propriaguerra alla società, basata sulla trappola del debito pubblico e sul mantra “i soldi non ci sono”, da contrapporre ad ogni rivendicazione sociale. Tanto più contro un paese che, solo due anni fa, ha osato, con la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua, mettere in discussione il pensiero unico del mercato e l’ideologia del “privato è bello”, affermando a maggioranza assoluta la volontà di riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni e della democrazia.
A quel paese va detto ora e a chiare lettere che, se anche fosse vero che “privato” non è bello, privato è in ogni caso obbligatorio e ineluttabile. È in questo quadro che avanza a livello istituzionale il tentativo di mettere mano alla Costituzione, permettendone, come recentemente affermato dalla banca d’affari Jp Morgan, la sua “modernizzazione”, attraverso la progressiva espunzione di tutti i richiami alla cultura antifascista, socialista ed egualitaria, di cui sarebbe ancora intrisa. D’altronde, come conciliare le politiche di feroce austerità, di spoliazione dei diritti, di privatizzazione dei beni comuni con il mantenimento di una Costituzione che quei diritti afferma, per quanto nel tempo ripetutamente violati? Serve una democrazia “austeritaria”, ovvero che usi l’autoritarismo per imporre le politiche di Marco Bersaniausterità e che risponda all’autolegittimazione del potere, quando quest’ultimo non possa più basarsi sul consenso.
Oltre venti anni fa, il 2 giugno 1992, festa della Repubblica, lo yacht reale Britannia incrociava al largo dell’Argentario, con a bordo non principi e regine, né valletti o dame di compagnia, ma banchieri d’affari inglesi, banchieri italiani, boiardi e grand commis di Stato. L’evento venne organizzato da una società allora chiamata “British Invisibles”, una sorta di Confindustria delle imprese finanziarie che oggi raggruppa 150 aziende del settore sotto il nome di International Financial Services. Fra gli italiani che salirono a bordo del panfilo vi furono Beniamino Andreatta, dirigente dell’Eni e futuro ministro, Riccardo Galli, dirigente dell’Iri, Giulio Tremonti, allora ancora in veste di avvocato fiscalista, e soprattutto Mario Draghi, chiamato da Guido Carli alla Direzione Generale del Tesoro all’inizio del 1991, che si presentò come punto di riferimento italiano per la finanza internazionale. E così, tra un’orchestrina della Royal Navy e un lancio di paracadutisti, che scesero come stelle filanti intorno al panfilo di Sua Maestà, prese il via la stagione delle privatizzazioni italiane. Oggi, senza bisogno di salire a bordo di un fastoso quanto pittoresco panfilo reale, bensì occupando le grigie stanze di un governo di “larghe intese e zero consenso”, il premier Enrico Letta ci ripropone lo stesso scenario e un nuovo mastodontico processo di dismissione del paese. Dobbiamo impedirlo.
(Marco Bersani, “Destinazione Italia: povertà”, intervento pubblicato dal sito di “Attac” e ripreso da “Megachip” il 25 novembre 2013).




M5S: CALENDARIZZARE LA SFIDUCIA A DE LUCA

Governo, i 5 Stelle a Grasso: “Calendarizzare la sfiducia al viceministro De Luca”

Inoltrata la richiesta di fissazione della data del voto al Senato. Il vice di Lupi ai Trasporti è anche sindaco di Salerno, l'incarico dal quale non si è mai dimesso. E ora è emerso che è anche indagato in un'inchiesta per la riqualificazione del lungomare della sua città

Il sindaco di Salerno De Luca è da oltre 200 giorni teoricamente “incompatibile” perché è stato nominato viceministro di Infrastrutture e Trasporti, ma non si è mai dimesso da primo cittadino della città campana. Lui ha anche sempre spiegato che in realtà non è mai stato formalmente viceministro perché non gli hanno mai assegnato deleghe. A questo si è aggiunta la notizia dell’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati per la questione del Crescent, nell’opera di riqualificazione del lungomare salernitano. Ma ancora stamani, in un’intervista a Repubblica, De Luca aveva detto: “Dimettersi se indagati? In un paese nel quale le iniziative giudiziarie durano 15 anni e si concludono nel nulla? Sarebbe pazzia, barbarie giudiziaria. Ci si dimette per condanne definitive, salvo che per ipotesi di reato infamanti”. 

VINCENZO DE LUCA INDAGATO PER CORRUZIONE.

Salerno, Vincenzo De Luca indagato per corruzione. Coinvolto anche il figlio

Secondo i magistrati le spese di un comizio elettorale nel 2010 sarebbero state pagate da un imprenditore che aveva un affare immobiliare con il Comune. La vicenda risale al 2010 quando il sindaco si candidò a presidente della Regione Campania. Le spese per il comizio in piazza Plebiscito a Napoli sarebbero state pagate dall'imprenditore Giuseppe Amato. A fare da tramite l'imprenditore amico di Piero De Luca, Mario Del Mese, anche lui iscritto nel registro degli indagati

Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca è indagato per corruzione e abuso di ufficio dalla Procura di Salerno. Il sindaco di Salerno e viceministro delle infrastrutture e dei trasporti del governo Letta stavolta non è nei guai per le vicende relative al Crescent. Pochi giorni fa, dopo il sequestro del grattacielo che sfregia il Lungomare della città De Luca era finito sulla graticola.
IN MOLTI AVEVANO chiesto a Matteo Renzi, vincente nel primo round delle elezioni primarie del Pd anche grazie al suo appoggio, se non fosse il caso di mollare un supporter così ingombrante, già indagato per abuso d’uffico e falso in atto pubblico. Ora le polemiche sono destinate a riaccendersi. Le accuse che il Fatto è in grado di rivelare, sono più imbarazzanti per il sindaco di Salerno, giunto al quarto mandato.
Non solo perché il reato contestato, la corruzione, è più grave ma anche perché stavolta insieme a De Luca è indagato anche il figlio Piero, appena asceso a un ruolo di peso nel firmamento politico della sinistra campana. Piero De Luca è infatti uno dei quattro delegati all’assemblea nazionale per la Campania in qualità di capolista pro Renzi della circoscrizione Salerno-costiera. Oltre ai due De Luca, c’è anche un terzo indagato: Mario Del Mese, nipote di Paolo, ex parlamentare Dc e già presidente della commissione finanze dell’Udeur ai tempi del governo Prodi. Mario Del Mese è il personaggio centrale della vicenda insieme a Giuseppe Amato, erede del pastificio Antonio Amato.
Vincenzo De Luca è stato iscritto sul registro degli indagati per corruzione nel novembre del 2012 e ha ricevuto la notifica dell’avviso di proroga delle indagini negli ultimi giorni di maggio. Il governo era appena nato e chissà se il viceministro avrà informato Enrico Letta e Matteo Renzi. Forse avrà glissato, memore di quanto era accaduto con altre accuse. De Luca era stato candidato nel 2010 alle regionali nonostante fosse indagato per accuse che poi si sono rivelate infondate. Proprio per una vicenda legata alle spese affrontate a margine del comizio più importante di quella campagna elettorale, secondo quanto risulta al Fatto, Vincenzo De Luca è ora indagato per corruzione.Giuseppe Amato, 39 anni, erede del pastificio Antonio Amato, ha raccontato ai pm di avere pagato alcune fatture per le spese relative al comizio sul palco montato a piazza del Plebiscito a Napoli nel 2010. A chiedergli di pagare le imprese che si erano occupate del comizio – secondo Amato Jr – era stato Mario Del Mese, un imprenditore molto vicino al figlio di De Luca, Piero.
Da canto suo Amato era interessato ai buoni uffici del comune di Salerno al quale aveva presentato una richiesta di variante urbanistica per un immobile del pastificio Amato. Nel novembre del 2012 Giuseppe, detto Peppino, Amato racconta la sua versione ai pm che indagano sul crac del pastificio. Il pm Vincenzo Senatore segreta l’atto e decide con l’allora procuratore Franco Roberti di creare un fascicolo separato che viene affidato ad altri due sostituti procuratori: Guglielmo Valenti e Antonio Cantarella. Allo scadere dei sei mesi i magistrati hanno notificato a Vincenzo De Luca, difeso dall’avvocato Paolo Carbone, e agli altri due indagati, il figlio Piero e il suo amico Mario Del Mese, l’avviso di proroga delle indagini, richiesto al Gip Maria Zambrano. L’avvocato Carbone, raggiunto dal Fatto, si è rifiutato di commentare.
SULLO SFONDO della nuova indagine c’è la vecchia inchiesta sulla bancarotta del pastificio Amato. Giuseppe Amato jr ha patteggiato una condanna a 3 anni e 6 mesi per le distrazioni del patrimonio dello storico pastificio che nel 2006 era stato sponsor della Nazionale nei mondiali vinti in Germania. Amato jr ha detto ai pm: “Mario Del Mese mi raccontava di viaggi in Lussemburgo per raggiungere Piero De Luca al quale portava soldi da versare sul conto in Lussemburgo, proventi della Ifil”. E ha aggiunto: “Mario Del Mese mi riferì che Piero De Luca in realtà era un socio occulto della Ifil”. Ifil C&D è una società chiave dell’inchiesta. De Luca Jr non è mai stato socio e nega tutto.
Ora i magistrati salernitani hanno avviato una rogatoria in Lussemburgo per verificare le accuse. Piero De Luca lavora in Lussemburgo come referendario presso la Corte di Giustizia e sui suoi viaggi il sito della cronista Angela Cappetta, il più dettagliato sulle vicende salernitane, ha già rivelato altri particolari emersi durante l’inchiesta. Come i biglietti aerei pagati dalla società Ifil C&D di Mario del Mese per il Lussemburgo alla moglie di Piero De Luca e alla ex moglie di Vincenzo De Luca, Rosa Zampetti, madre di Piero.
Da Il Fatto Quotidiano del 29 novembre 2013