Un popolo massacrato nel nome di Allah
La tragedia dimenticata degli yazidi
Prima Saddam e la politica disastrosa di Bush. Oggi gli islamici di Al-Baghdadi e la reazione lenta e tardiva di Obama. La strage di un popolo che crede nella tolleranza. Condannato a morte dal fanatismo
Li stanno macellando in nome di Allah, gli yazidì, sotto gli occhi di un Occidente troppo a lungo imbelle e decisosi a intervenire coi primi raid aerei solo quando gli islamici di Al-Baghdadi e del suo sedicente Califfato sono ormai alle porte della curda Arbil. Uccidono gli uomini e rapiscono le donne per usarle o venderle come schiave. Distruggono i loro templi. Cercano di cancellarli definitivamente, per l'ennesima volta nella storia di questo popolo che affonda le sue radici in un credo religioso mesopotamico vecchio di millenni, amalgamatosi sincretisticamente nei secoli con lo Zoroastrismo, il Cristianesimo, l'Islam.
Saddam gli yazidì li aveva dapprima deportati, poi tollerati ma iscritti d'ufficio come “arabi” nel censimento del 1975: per il resto, che pregassero chi volevano, acqua, aria, terra e sole. Anche i mullah, sotto quel regime, si disinteressavano di loro: non hanno un Libro da contrapporre al Corano, “Jelwa” e “Masshafi Rash”, i loro due testi sacri, sono irrimediabilmente perduti, non ne restano che frammenti tramandati per via orale. Nel 2003, quando li abbiamo incontrati durante la guerra, erano circa 300 mila, concentrati soprattutto a Lalesh, il loro centro spirituale, Shingar, Bashika e Tilkef, nell'area sunnita a ridosso di Mosul, e nel Kurdistan, fra Duhok, Sumel e Zakho: al pari dei curdi loro vicini e unici difensori, salutavano l'intervento americano come la liberazione da un regime che alternando brutalità e condiscendenza ne erodeva l'identità. Ma lo sconcertante fallimento strategico e culturale dell'America di Bush, in un paese che aveva occupato senza sapere cosa farne, di fatto regalato metà all'Iran e metà ad Al Qaida, ha portato nel 2007 all'ennesimo massacro, con la distruzione di due villaggi yazidi da parte dei terroristi islamici e la morte di quasi mille persone. Poca cosa, rispetto al dramma di oggi, con l'America di Obama lenta e tardiva, incapace finora di riparare ai disastri di quella di Bush.
Parlano “sorani” e “kermanji seru”, due dialetti curdi. Pregano individualmente, in piedi con le mani giunte, le palme rivolte al sole. Come luogo di culto hanno in ogni villaggio una costruzione a cono in un terreno che è anche reliquario e cimitero, dove festeggiano con canti e balli una volta l'anno, a primavera. I più non sono neppure gran che praticanti, certo non dei fanatici, al contrario. Eppure sono noti come i “Devoti del diavolo”. Ed è vero, ma non nel senso che intendiamo noi. Ce lo spiegò, in quel 2003, uno dei loro esponenti di punta, all'epoca ministro del governo curdo di Suleymanija: «Per noi non ci sono Dio e il diavolo, “horamest” e “ahriman”. Dio, inconoscibile, è bene e male insieme. E così i suoi sette angeli. Quando Dio ordinò loro di inchinarsi ad Adam, l'uomo, uno di loro, Azazil, si rifiutò. Non venne punito e cacciato all'Inferno, come secondo i cristiani e gli islamici, ma invece premiato e messo a capo di tutti gli angeli: che aiutano il bene o il male, come Dio ordina».
Teorici di un mondo in cui bene e male si intrecciano e si accavallano: l'unica sopravvivenza è nella tolleranza e nella comprensione delle ragioni altrui. Gli yazidì si ritrovano oggi massacrati dai fanatici di un credo che non concepisce altra verità se non se stesso, cui tutti si devono assoggettare. O perire.
http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/08/08/news/un-popolo-massacrato-nel-nome-di-allah-la-tragedia-dimenticata-degli-hazidi-1.176514?ref=fbpe
Siamo spettatori universali: il dissolvimento delle democrazie in oligarchie mediatiche è all'opera non solo in Italia ma in tutto il mondo. H.G. Gadamer
spirito critico
PENSATOIO DI IDEE
lunedì 11 agosto 2014
Sergei Glazyev: le guerre regionali sono organizzate dagli USA per bloccare l'ascesa della Cina.
E' così che uno dei consiglieri più vicini di Putin vede il futuro della crisi in Ucraina
"Ci sono una serie di guerre regionali, tra cui quella in Ucraina, organizzate dagli americani per bloccare l'ascesa della Cina"
E' noto come prima della deposizione di Yanukovich nel febbraio scorso, l'Ucraina avesse scelto la nuova unione doganale euroasiatica ideata da Putin e concorrente dell'Ue. Il nuovo presidente Petro Poroshenko ha poi firmato l'accordo di libero scambio con l'Ue nel mese di giugno. In un contesto di crisi sempre crescente tra la Nato e la Russia, il principale consigliere di Vladimir Putin per l'"integrazione", Sergei Glazyev, ha dichiarato a Bloomberg come Mosca non può andare da sola contro gli Stati Uniti e deve creare una "coalizione anti-guerra" contro "l'aggressione". Ha poi proseguito: "Il punto è che ci sono una serie di guerre regionali organizzate dagli americani, in particolare la catastrofe di oggi in Ucraina, che si basano sulla volontà degli Stati Uniti di assicurarsi il controllo su tutto il Nord dell'Eurasia" per rafforzare "la sua posizione contro la Cina". "Ecco come l'esercito e gli oligarchi americani stanno cercando di mantenere la leadership nella competizione globale con la Cina", ha spiegato il consigliere di Putin.
Lo sforzo si ritorcerà contro, ha proseguito, alludendo alle ritorsioni annunciate dalla Russia sui prodotti agricoli e alimentari per un anno agli Stati Uniti, l'Unione europea, la Norvegia, il Canada e l'Australia. La "guerra economica" condotta dagli Stati Uniti contro la Russia sarà un boomerang che lascerà l'Unione europea a pagare il prezzo più alto. Il blocco commerciale rischia di pesare 1.300 miliardi dollari all'Ue, una stima che comporterebbe il possibile fallimento di diverse banche e società europee. Una crisi energetica in Europa porterebbe poi a un brusco picco dei prezzi e una perdita di competitività per i produttori del continente. Nel frattempo, Cina, i paesi dell'est asiatico e la Turchia copriranno il vuoto lasciato dai paesi europei per il mercato russo. La ricaduta avrà un costo di 250 miliardi di euro per la Germania da sola e spingerà i tre Stati baltici sull'orlo di una "catastrofe economica", ha proseguito Glazyev. "Lituania e Lettonia perderanno l'equivalente della metà della loro intera produzione economica, e il costo per l'Estonia raggiungerà il 50 per cento in più rispetto al suo prodotto interno lordo".
Dove si collocherà la Russia in questo contesto? "L'obiettivo primario è quello di bloccare queste minacce alla sicurezza economica che provengono dagli Stati Uniti, neutralizzarle riducendo la dipendenza della nostra attività economica esterna dalle scelte dei politici americani, la cui aggressività minaccia il mondo intero", ha detto Glazyev. La conclusione di una delle persone più vicine a Putin è emblematica: "Per isolare ulteriormente la sua economia, la Russia dovrebbe abbandonare l'uso del dollaro come valuta di riserva. La Russia, che ha le quinte riserve internazionali più grandi al mondo, ha bisogno di diversificare le sue partecipazioni e includere yuan, rupia e real. Se un paese aspira allo status di riserva valutaria internazionale, dovrebbe comportarsi correttamente, e che non è il caso di oggi".
Glazyev ha espresso alla perfezione il modo in cui Putin vede il mondo e le prossime mosse che accompagneranno la politica estera del Cremlino.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8624
"Ci sono una serie di guerre regionali, tra cui quella in Ucraina, organizzate dagli americani per bloccare l'ascesa della Cina"
E' noto come prima della deposizione di Yanukovich nel febbraio scorso, l'Ucraina avesse scelto la nuova unione doganale euroasiatica ideata da Putin e concorrente dell'Ue. Il nuovo presidente Petro Poroshenko ha poi firmato l'accordo di libero scambio con l'Ue nel mese di giugno. In un contesto di crisi sempre crescente tra la Nato e la Russia, il principale consigliere di Vladimir Putin per l'"integrazione", Sergei Glazyev, ha dichiarato a Bloomberg come Mosca non può andare da sola contro gli Stati Uniti e deve creare una "coalizione anti-guerra" contro "l'aggressione". Ha poi proseguito: "Il punto è che ci sono una serie di guerre regionali organizzate dagli americani, in particolare la catastrofe di oggi in Ucraina, che si basano sulla volontà degli Stati Uniti di assicurarsi il controllo su tutto il Nord dell'Eurasia" per rafforzare "la sua posizione contro la Cina". "Ecco come l'esercito e gli oligarchi americani stanno cercando di mantenere la leadership nella competizione globale con la Cina", ha spiegato il consigliere di Putin.
Lo sforzo si ritorcerà contro, ha proseguito, alludendo alle ritorsioni annunciate dalla Russia sui prodotti agricoli e alimentari per un anno agli Stati Uniti, l'Unione europea, la Norvegia, il Canada e l'Australia. La "guerra economica" condotta dagli Stati Uniti contro la Russia sarà un boomerang che lascerà l'Unione europea a pagare il prezzo più alto. Il blocco commerciale rischia di pesare 1.300 miliardi dollari all'Ue, una stima che comporterebbe il possibile fallimento di diverse banche e società europee. Una crisi energetica in Europa porterebbe poi a un brusco picco dei prezzi e una perdita di competitività per i produttori del continente. Nel frattempo, Cina, i paesi dell'est asiatico e la Turchia copriranno il vuoto lasciato dai paesi europei per il mercato russo. La ricaduta avrà un costo di 250 miliardi di euro per la Germania da sola e spingerà i tre Stati baltici sull'orlo di una "catastrofe economica", ha proseguito Glazyev. "Lituania e Lettonia perderanno l'equivalente della metà della loro intera produzione economica, e il costo per l'Estonia raggiungerà il 50 per cento in più rispetto al suo prodotto interno lordo".
Dove si collocherà la Russia in questo contesto? "L'obiettivo primario è quello di bloccare queste minacce alla sicurezza economica che provengono dagli Stati Uniti, neutralizzarle riducendo la dipendenza della nostra attività economica esterna dalle scelte dei politici americani, la cui aggressività minaccia il mondo intero", ha detto Glazyev. La conclusione di una delle persone più vicine a Putin è emblematica: "Per isolare ulteriormente la sua economia, la Russia dovrebbe abbandonare l'uso del dollaro come valuta di riserva. La Russia, che ha le quinte riserve internazionali più grandi al mondo, ha bisogno di diversificare le sue partecipazioni e includere yuan, rupia e real. Se un paese aspira allo status di riserva valutaria internazionale, dovrebbe comportarsi correttamente, e che non è il caso di oggi".
Glazyev ha espresso alla perfezione il modo in cui Putin vede il mondo e le prossime mosse che accompagneranno la politica estera del Cremlino.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8624
John Pilger: Su Israele, l'Ucraina e la Verità.
Su Israele, l'Ucraina e la Verità
di John Pilger
Da CounterPunch un'analisi spietata ed inquietante sull'eclissi delle capacità critiche della nostra civiltà. Dalle questioni geopolitiche (tra cui, spesso, massacri e guerre promosse dall'Occidente) ai fatti della nostra vita, si è realizzato nel modo più morbido il totalitarismo orwelliano: dietro l'illusione dell'"era dell'informazione" e del multiculturalismo s'impone in realtà un'unica possibile visione del mondo, un unico schema di interpretazione della realtà. Se pure non c'è nulla di nuovo sotto il sole, oggi sembrano però mancare figure capaci di esprimere efficacemente un'alternativa radicale (o sono sommerse dal frastuono).
L'altra sera ho visto 1984 di George Orwell rappresentato sul palcoscenico, a Londra. Nonostante abbia fortemente bisogno di un'interpretazione contemporanea, l'avvertimento lanciato da Orwell riguardo al futuro è stato rappresentato come un oggetto d'epoca: remoto, non minaccioso, quasi rassicurante. È come se Edward Snowden non avesse rivelato nulla, come se il Grande Fratello non fosse oggi uno spione digitale e Orwell stesso non avesse mai detto: "Per essere corrotti dal totalitarismo non è necessario vivere in un paese totalitario."
Acclamata dai critici, questa sapiente rappresentazione ha dato la misura del nostro tempo culturale e politico. Quando si sono riaccese le luci, le persone stavano già uscendo. Sono sembrati impassibili, o forse avevano altre cose per la testa. "Che delirio," ha detto una giovane donna mentre accendeva il cellulare.
Mentre le società avanzate diventano de-politicizzate, i cambiamenti sono tanto sottili quanto spettacolari. Nei discorsi quotidiani, il linguaggio politico si capovolge, come Orwell profetizzava in 1984. La parola "democrazia" è un artificio retorico. La pace è "perpetua guerra". "Globale" significa imperiale. Il concetto di "riforme", un tempo pieno di speranza, oggi significa regressione, perfino distruzione. "Austerità" è l'imposizione del capitalismo estremo sui poveri e i doni del socialismo dati ai ricchi: un sistema ingegnoso nel quale la maggioranza copre il debito di pochi.
Nelle arti, l'ostilità all'espressione della verità nella politica è un articolo della fede borghese. "Il periodo rosso di Picasso," diceva un titolo dell'Observer, "e perché la politica non fa buona arte." Considerate che questo era in un giornale che promuoveva il bagno di sangue in Iraq come una crociata liberal. L'opposizione di Picasso al fascismo durante tutta la sua vita è solo una nota a margine, proprio come il radicalismo di Orwell è svanito nel premio letterario che si è appropriato del suo nome.
Alcuni anni fa Terry Eagleton, allora professore di letteratura inglese all'Università di Manchester, aveva calcolato che "per la prima volta da due secoli a questa parte, non c'è poeta, drammaturgo o romanziere britannico che sia pronto a mettere in questione i fondamenti del modo di vivere occidentale." Non c'è uno Schelly che parli per i poveri, un Blake per i sogni utopistici, un Byron che maledica la corruzione della classe dominante, un Thomas Carlyle o un John Ruskin che rivelino il disastro morale del capitalismo. William Morris, Oscar Wilde, HG Wells, George Bernand Shaw non hanno degli equivalenti oggi. Harold Pinter è stato l'ultimo a sollevare la propria voce. Tra le voci insistenti del consumismo femminista, nessuna fa eco a Virginia Woolpiklpf, che aveva descritto "le arti di dominazione sulle persone ... del potere, dell'omicidio, dell'acquisizione di terre e di capitale".
Al National Theatre una nuova commedia, "Gran Bretagna", fa satira sullo scandalo delle intercettazioni telefoniche che ha visto processati e condannati dei giornalisti, tra cui un ex editore delle Rupert Murdoch's News del World. Descritta come una "farsa grintosa [che] mette l'intera cultura incestuosa [dei media] sul banco degli imputati e la sottopone ad una ridicolaggine spietata", il bersaglio della commedia sono i personaggi "beatamente divertenti" del tabloid della stampa britannica. È cosa buona e giusta, e molto familiare. Che dire dei media non-tabloid che si considerano credibili e rispettabili, e tuttavia svolgono un ruolo parallelo come braccio del potere dello stato e delle corporazioni, come ad esempio nella promozione di guerre illegali?
L'inchiesta di Leveson sulle intercettazioni telefoniche ha sfiorato questo tema innominabile. Tony Blair stava portando delle prove, lamentandosi con Sua Maestà del fastidio che i tabloid davano a sua moglie, quando è stato interrotto da una voce proveniente dalla tribuna del pubblico. David Lawley-Wakelin, un produttore cinematografico, ha chiesto che Blair fosse arrestato e processato per crimini di guerra. C'è stata una lunga pausa: lo shock della verità. Il signor Leveson è balzato in piedi e ha ordinato che colui che diceva la verità fosse mandato fuori, scusandosi con il criminale di guerra. Lawley-Wakelin è finito sotto processo, Blair è rimasto libero.
I complici di lungo corso di Blair sono più rispettabili degli intercettatori telefonici. Quando la presentatrice della BBC, Kirsty Wark, lo ha intervistato per il decimo anniversario dell'invasione dell'Iraq, gli ha concesso uno spazio insperato; gli ha permesso di soffermarsi sulla "difficile" decisione presa per l'Iraq invece che chiedergli conto del suo epico crimine. Evocando così la processione di giornalisti della BBC che nel 2003 dichiaravano che Blair poteva sentirsi "senza colpa", e la successiva "fondamentale" serie della BBC, "Gli Anni di Blair", per la quale David Aaronovitch fu scelto come scrittore, presentatore e intervistatore. Da servitore di Murdoch che ha fatto campagna a sostegno dell'attacco militare in Iraq, Libia e Siria, Aaronovitch aveva una buona esperienza di adulatore.
Fin dall'invasione dell'Iraq – esempio di atto di aggressione non provocata che un giudice di Norimberga, Robert Jackson, ha definito "il supremo crimine interazionale, che differisce dagli altri crimini di guerra per il fatto che contiene in se stesso la somma di tutti i mali" – Blair e il suo portavoce e principale complice, Alastair Campbell, hanno ricevuto abbondante spazio sul Guardian per poter riabilitare la propria reputazione. Descritto come una "star" del partito laburista, Campbell ha ricercato la simpatia dei lettori per la sua depressione e mostrato il suo interesse per la tirannia militare egiziana, sebbene questo non rientri nei suoi attuali compiti di consigliere di Blair.
Ora che l'Iraq è smembrato, a seguito dell'invasione di Blair e Bush, il titolo del Guardian dichiara: "Rovesciare Saddam è stato giusto, ma lo abbiamo fatto troppo presto". Questo capitava in concomitanza con un articolo in primo piano, il 13 giugno, di un ex funzionario di Blair, John McTernan, che tra l'altro era al servizio del dittatore iracheno installato dalla CIA, Iyad Allawi. Nel chiedere una ulteriore invasione di un paese che il suo precedente padrone aveva contribuito a distruggere, non ha fatto nessun riferimento alla morte di almeno 700.000 persone, all'esodo di quattro milioni di rifugiati e ai disordini di gruppi faziosi in una nazione che una volta andava fiera della sua tolleranza.
"Blair incarna la corruzione e la guerra," ha scritto un cronista radicale del Guardian, Seumas Milne, in un appassionato articolo del 3 luglio. Questo è noto a chi è del mestiere come "compensazione". Il giorno seguente, la rivista ha pubblicizzato a tutta pagina un bombardiere Americal Stealth. Sulla minacciosa fotografia del bombardiere c'erano le parole: "F-35. GREAT For Britain". Quest'altra incarnazione di "corruzione e guerra" costerà al contribuente britannico 1,3 miliardi di sterline, dopo che i suoi precedenti modelli F hanno massacrato la gente in giro per il mondo in via di sviluppo.
In un villaggio dell'Afghanistan, abitato dai più poveri tra i poveri, ho filmato Orifa, in ginocchio sulla tomba di suo marito, Gul Ahmed, un tessitore di tappeti, e di altri sette membri della famiglia, tra cui sei bambini, e di due bambini che erano stati uccisi nella casa a fianco. Una bomba "di precisione" da 500 libbre è caduta dritta sulla loro casa di fango, pietre e paglia, lasciando un cratere largo 15 metri. Lockheed Martin, il costruttore dell'aereo, ha avuto l'onore di aver trovato posto nella pubblicità del Guardian.
L'ex Segretario di Stato e aspirante Presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton, è stata di recente all'Ora delle Donne sulla BBC, la quintessenza della rispettabilità mediatica. La presentatrice, Jenni Murray, ha presentato la Clinton come un faro della realizzazione femminile. Non ha ricordato ai suoi ascoltatori l'assurdità detta dalla Clinton secondo cui l'Afghanistan è stato invaso per "liberare" le donne come Orifa. Non ha chiesto nulla alla Clinton sulla campagna di terrore condotta dalla sua amministrazione, che usa i droni per uccidere donne, uomini e bambini. Non ha fatto menzione della vaga minaccia della Clinton, formulata mentre faceva campagna per essere il primo presidente donna, di "eliminare" l'Iran, e nulla a proposito del suo sostegno alla campagna illegale di intercettazione di massa e alla caccia agli informatori.
La Murray ha fatto giusto una domanda da pettegolezzo. Ha chiesto se la Clinton ha perdonato Monica Lewinsky per aver avuto una relazione con suo marito. "Il perdono è una scelta," ha detto la Clinton, "per me è assolutamente la scelta giusta." Questo ha riportato alla mente gli anni '90, gli anni consumati dallo "scandalo" Lewinsky. Il Presidente Bill Clinton stava allora invadendo Haiti, e bombardando i Balcani, l'Africa e l'Iraq. Stava anche distruggendo le vite dei bambini iracheni; l'Unicef riportò la morte di mezzo milione di bambini iracheni di meno di cinque anni, come risultato dell'embargo imposto dagli USA e dalla Gran Bretagna.
I bambini sono spariti dai media, proprio come le vittime delle invasioni sostenute e promosse da Hillary Clinton – in Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia – sono sparite dai media. Murray non ne ha fatto cenno. Una fotografia di lei e della sua distinta ospite, raggiante, è apparsa sul sito web della BBC.
In politica come nel giornalismo e nell'arte, sembra che il dissenso inizialmente tollerato nel "mainstream" sia regredito a dissidenza: un metaforico clandestino. Quando ho iniziato la carriera nel britannico Fleet Street, negli anni '60, era accettabile criticare il potere occidentale come una forza predatoria. Leggete i celebri resoconti di James Cameron sull'esplosione della bomba ad idrogeno sull'atollo Bikini, sulla barbarica guerra di Corea e sui bombardamenti americani nel Vietnam del Nord. La grande illusione di oggi è quella di essere nell'epoca dell'informazione quando, in realtà, siamo in un'epoca in cui l'incessante propaganda del grande capitale è insidiosa, contagiosa, efficace e liberal.
Nel suo saggio del 1859 Sulla Libertà, al quale i moderni liberali tributano i loro omaggi, John Stuart Mill scriveva: "Il dispotismo è un legittimo metodo di governo quando si ha a che fare coi barbari, purché la finalità sia il loro miglioramento, e i mezzi siano giustificati dall'efficace raggiungimento di quella finalità." I "barbari" erano grandi parti dell'umanità la cui "implicita obbedienza" era pretesa. "È un mito bello e comodo che i liberali siano pacifisti e i conservatori siano guerrafondai," ha scritto lo storico Hywel Williams nel 2001, "ma l'imperialismo alla maniera dei liberali può essere più pericoloso a causa della sua natura priva di limiti precisi: la sua convinzione di rappresentare una forma di vita superiore." Aveva in mente il discorso di Blair, nel quale l'allora primo ministro prometteva di "rimettere ordine nel mondo intorno a noi" secondo i suoi "valori morali".
Richard Falk, rispettata autorità di diritto internazionale e Relatore Speciale dell'ONU in Palestina, una volta descrisse uno "schermo di immagini positive dei valori occidentali e dell'innocenza, autolegittimato e a senso unico, raffigurato sotto minaccia per legittimare una campagna di illimitata violenza politica." Esso è "così ampiamente accettato da risultare pressoché inattaccabile".
La clientela e le poltrone premiano i guardiani. Su Radio 4 della BBC, Razia Iqbal ha intervistato Toni Morrison, Premio Nobel afro-americano. La Morrison si chiedeva perché la gente fosse “così arrabbiata” con Barack Obama, il quale è così “cool” e vuole costruire una “economia forte e un’assistenza sanitaria”. La Morrison è stata orgogliosa di aver parlato al telefono con il suo eroe, che aveva letto uno dei suoi libri e l’aveva invitata alla sua inaugurazione.
Né lei né la sua intervistatrice hanno menzionato le sette guerre di Obama, inclusa la campagna di terrore coi droni, nella quale intere famiglie, i loro soccorritori e chi era in lutto per loro, sono stati assassinati. Quel che sembrava contare era che un uomo di colore “bravo a parlare” è riuscito ad arrivare ai vertici del potere. Nei Dannati della Terra, Frantz Fanon scrisse che la “missione storica” dei colonizzati era quella di servire come “linea di trasmissione” per coloro che comandavano e opprimevano. Nell’era moderna, l’impiego delle differenze etniche nel sistema di potere e di propaganda occidentale è considerato essenziale. Obama incarna esattamente questo, sebbene sia stato il governo di George W. Bush – la sua cricca guerrafondaia – il più multietnico della storia presidenziale.
Mentre la città irachena di Mosul cadeva nelle mani degli jihadisti dell’ISIS, Obama diceva che “Gli americani hanno fatto enormi investimenti e sacrifici per dare agli iracheni l’opportunità di inseguire un destino migliore.” Quanto è “cool” questa bugia? Quanto è stato “bravo a parlare” Obama nel discorso all’accademia militare di West Point il 28 maggio? Facendo il suo discorso sulle “condizioni del mondo” alla cerimonia di laurea di quelli che “prenderanno la leadership dell’America” nel mondo, Obama ha detto “Gli Stati Uniti useranno la forza militare, unilateralmente se necessario, quando i nostri interessi fondamentali lo richiederanno. Le opinioni internazionali sono importanti, ma l’America non dovrà mai chiedere il permesso...”
Ripudiando la legge internazionale e i diritti delle nazioni indipendenti, il presidente americano si appella ad una divinità alla base del potere della sua “indispensabile nazione”. È un ben noto messaggio di impunità imperiale, sebbene sempre rassicurante da sentire. Evocando l’ascesa del fascismo negli anni ’30, Obama ha detto “Credo nell’eccezionalità dell’America con ogni fibra del mio essere.” Lo storico Norman Pollack ha scritto: “Per quelli che marciano col passo dell’oca, si sostituisca la militarizzazione apparentemente più innocua della cultura totalizzante. E per il leader enfatico abbiamo il riformatore mancato, spensieratamente all’opera, che pianifica ed esegue omicidi, con il sorriso sulle labbra.”
In febbraio gli USA hanno imbastito uno dei loro “coloriti” colpi di stato contro un governo eletto in Ucraina, sfruttando le sincere proteste contro la corruzione a Kiev. Il consigliere di Obama per la sicurezza nazionale, Victoria Nuland, ha scelto personalmente il leader di un “governo provvisorio”. Lo ha soprannominato “Yat”. Il vicepresidente Joe Biden è andato a Kiev, così come il direttore della CIA John Brennan. Le truppe d’assalto per il loro colpo di stato erano fascisti ucraini.
Per la prima volta dal 1945, un partito neo-nazista e apertamente anti-semita controlla i punti chiave del potere statale in una capitale europea. Nessun leader dell’Europa occidentale ha condannato questo risveglio del fascismo nella zona di confine nella quale i nazisti di Hitler uccisero milioni di russi. Essi avevano il supporto dell’Esercito di Insurrezione Ucraino (UPA), responsabile del massacro di ebrei e russi, chiamato “vermin”. L’UPA è l’ispiratore storico dell’odierno partito Svoboda e del suo associato Settore Destro. Il leader di Svoboda, Oleh Tyahnybok ha chiesto la purga della “mafia russo-ebraica” e di “altra feccia” tra cui gay, femministe, e gente di sinistra.
Fin dal collasso dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno circondato la Russia di basi militari, aerei da guerra nucleari e missili, come parte del progetto di allargamento della Nato. Rinnegando la promessa fatta al presidente sovietico Mikhail Gorbachev nel 1990, secondo cui la Nato non si sarebbe espansa “di un solo centimetro verso est”, la Nato ha, in realtà, occupato militarmente l’est Europa. Nel Caucaso ex-sovietico, l’espansione della Nato costituisce il più grande sviluppo militare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Un piano di azione per aderire alla Nato è il regalo di Washington fatto al regime di Kiev. In agosto l’Operazione Tridente Rapido porterà truppe americane e britanniche sul confine russo dell’Ucraina, e il piano Brezza di Mare spedirà navi da guerra statunitense entro il raggio visivo dei porti russi. Immaginate la reazione se questi atti di provocazione o intimidazione fossero fatti sui confini americani.
Nel reclamare la Crimea, che Nikita Kruschev separò illegalmente dalla Russia nel 1954, i russi si sono difesi come fanno da almeno un secolo. Più del 90 percento della popolazione della Crimea ha votato per il ritorno del territorio nella Russia. La Crimea è la sede della Flotta del Mar Nero, e la sua perdita sarebbe fatale per la Marina Russa e sarebbe un premio per la Nato. In un modo che ha confuso i falchi a Washington e a Kiev, Vladimir Putin ha ritirato le truppe dal confine ucraino e sollecitato i russi residenti nell’Ucraina dell’est ad abbandonare il loro separatismo.
Tutto ciò è stato capovolto alla maniera orwelliana, e in occidente si è parlato di “minaccia russa”. Hillary Clinton ha paragonato Putin a Hitler. Senza ironia, i commentatori tedeschi di destra hanno fatto lo stesso. Nei media, i neo-nazisti ucraini vengono presentati come “nazionalisti” o “ultra-nazionalisti”. Ciò che temono è che Putin stia abilmente cercando una soluzione diplomatica e possa avere successo. Il 27 di giugno, per reagire all’ultimo atto accomodante di Putin – la sua richiesta al parlamento russo di abrogare la legislazione che gli dava il potere di intervenire a nome dei russi residenti in Ucraina – il Segretario di Stato John Kerry ha mandato un altro dei suoi ultimatum. La Russia doveva “agire entro le prossime ore, letteralmente” per far terminare la rivolta nell’est dell’Ucraina. Nonostante Kerry sia ampiamente riconosciuto come un pagliaccio, il vero scopo di questi “avvertimenti” è quello di conferire alla Russia lo status di pariah, e di reprimere le notizie sulla guerra che il regime di Kiev sta facendo contro la sua stessa gente.
Un terzo della popolazione ucraina parla Russo ed è bilingue. Da tempo stanno cercando di ottenere una federazione democratica che rifletta le diversità etniche in Ucraina e sia al contempo autonoma e indipendente da Mosca. Molti non sono né “separatisti” né “ribelli”, ma solo cittadini che vogliono vivere in sicurezza nel proprio paese. Il separatismo è la reazione agli attacchi che la giunta militare di Kiev sta svolgendo contro di loro; attacchi che hanno provocato l’esodo di circa 110.000 persone (secondo le stime ONU) attraverso il confine verso la Russia. Tipicamente si tratta di donne e bambini traumatizzati.
Come i bambini iracheni sotto embargo e le donne e ragazze “liberate” dell’Afghanistan, terrorizzati dai signori della guerra della CIA, questi gruppi etnici dell’Ucraina sono spariti dai media occidentali, le sofferenze e le atrocità commesse contro di loro vengono minimizzate o taciute. Nei media mainstream occidentali manca il senso della proporzione degli attacchi svolti dal regime. Questo non è privo di antecedenti. Rileggendo l’eccellente “La Prima Vittima: il corrispondente di guerra come eroe, propagandista e creatore di miti”, di Phillip Knightley, rinnovo la mia ammirazione per Morgan Philips Price, del Manchester Guardian, l’unico reporter occidentale rimasto in Russia durante la rivoluzione del 1917, che ha riportato la verità su una disastrosa invasione degli alleati occidentali. Imparziale e coraggioso, Philips Price è stato l’unico a rompere ciò che Knightley definiva un “silenzio oscuro” anti-russo nell’Occidente.
Il 2 maggio di quest’anno, a Odessa, 41 russi sono stati bruciati vivi nella sede dei sindacati, con la polizia che stava davanti a loro. Ci sono delle orribili riprese a dimostrarlo. Il leader del Settore Destro, Dmytro Yarosh, si è riferito al massacro come a “un altro giorno luminoso nella storia della nostra nazione”. Nei media americani e britannici questa è stata descritta come una “fosca tragedia” risultata dagli “scontri” tra i “nazionalisti” (neo-nazisti) e i “separatisti” (persone che raccoglievano firme per un referendum per l’Ucraina federale). Il New York Times ha seppellito la cosa, cassando come propaganda russa gli avvertimenti riguardo le politiche fasciste e anti-semite condotte dai nuovi clienti di Washington. Il Wall Street Journal ha maledetto le vittime – “Il micidiale incendio in Ucraina è stato probabilmente acceso dai ribelli, dice il governo”. Obama si è congratulato con la giunta militare per la sua “moderazione”.
Il 28 giugno il Guardian ha dedicato la maggior parte di una pagina alle dichiarazioni del “presidente” del regime di Kiev, l’oligarca Petro Poroshenko. Di nuovo si applica la regola dell’inversione orwelliana. Non c’è stato un colpo militare, non c’è una guerra contro le minoranze in Ucraina, e i russi sono da incolpare per qualsiasi cosa. “Vogliamo modernizzare la nazione,” ha detto Poroshenko. “Vogliamo introdurre la libertà, la democrazia e i valori europei. Qualcuno non vuole questo. Qualcuno è contro di noi per questo.”
Nel suo resoconto, il reporter del Guardian, Luke Harding, non mette alla prova queste dichiarazioni, né menziona le atrocità di Odessa, o gli attacchi aerei e di artiglieria fatti dal regime su aree residenziali, o l’uccisione e il rapimento di giornalisti, o il bombardamento di un giornale dell’opposizione, o la minaccia di “liberare l’Ucraina dallo sporco e dai parassiti”. I nemici sono “ribelli”, “militanti”, “insorti”, “terroristi”, e fantocci del Cremlino. Ripensate alle storie dei fantasmi di Vietnam, Cile, Est Timor, sud-Africa, Iraq. Notate le stesse etichette. La Palestina è la calamita di questo perenne inganno. L’11 luglio, a seguito dell’ultima azione israeliana, un massacro a Gaza armato dagli americani – sono morte 80 persone tra cui 6 bambini in una sola famiglia – un generale israeliano ha scritto nel Guardian, sotto al titolo, “Una necessaria dimostrazione di forza”.
Negli anni ’70 incontrai Leni Riefenstahl, e le chiesi dei film che glorificavano il nazismo. Usando in modo rivoluzionario la telecamera e le tecniche di illuminazione, Leni aveva prodotto una forma di documentario che aveva ipnotizzato i tedeschi. È stato il suo “Trionfo della Volontà” che ha presumibilmente dato il lancio al maleficio di Hitler. Le ho domandato della propaganda nelle società che si ritengono superiori. Lei replicò che i “messaggi” nei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto”, ma dal “vuoto sottomesso” della popolazione tedesca. “Ciò includeva anche la borghesia liberale ed istruita?” le chiesi. “Chiunque,” rispose, “e, naturalmente, anche gli intellettuali.”
*Articolo segnalato da @Blu_di_Russia
John Pilger è autore di Freedom Next Time. Tutti i suoi documentari possono essere visti gratuitamente sul suo sito webhttp://www.johnpilger.com/
http://www.sinistrainrete.info/estero/3944.html#.U-fVaUSv8tk.google_plusone_share
OLA: ARRIVA IL "DECRETO "ITALIA FOSSILE"
Più che “sblocca Italia” arriva il decreto “Italia Fossile”

Pubblichiamo di seguito il Comunicato No Triv Abruzzo – Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua sulla situazione dell’Abruzzo che come tutto il sud e la Basilicata, definita dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, “regione speciale” , attraverso lo “sblocca Italia” è nelle intenzioni del governo “Italia fossile” da sfruttare. Ecco il comunicato “No Triv – Acqua Bene Comune Abruzzo inviato alla Ola che fa il punto sul cosiddetto “sblocca Italia” del governo Renzi: “Italia fossile”: rischia di dover cambiare presto nome il cosiddetto “Decreto Sblocca-Italia” annunciato non senza retorica dal Presidente Renzi e in approvazione già a fine Agosto. L’Abruzzo rischia di uscire totalmente stravolto, perché negli scarni documenti a supporto della conferenza stampa del Governo, e, precisamente, al punto 10 delle Linee guida, è previsto il rilancio in grande stile delle attività connesse agli idrocarburi. Così recita il punto 10 “Sblocca Energia”: per sviluppare le risorse geotermiche, petrolifere e di gas naturale il progetto prevede investimenti privati nazionali e internazionali per oltre 17 miliardi di euro, con un effetto sull’occupazione di 100mila unità e un risparmio in bolletta energetica per 200 miliardi in 20 anni.”
Se passasse questo approccio i prossimi 40 anni della regione saranno segnati da oleodotti, gasdotti e trivelle, centri oli e stoccaggi gas. Una regione che da decenni ha puntato sulle aree protette, che già ora consuma il 60% dell’energia elettrica prodotta da sole, acqua e vento, che potrebbe in poco tempo recuperare il disastro della depurazione, dei fiumi e dei rifiuti limitando le principali criticità ambientale, dovrebbe secondo Renzi incamminarsi sull’energia e sull’economia del passato, causa dell’effetto serra e di un inquinamento ambientale senza pari.
Per rimediare (ovviamente senza poter calcolare il valore del dolore di un bambino nato deformato) ai soli danni sanitari del petrolchimico di Gela servirebbero 6,0 miliardi di euro, a quello di Priolo 3,5; a causa della tropicalizzazione del nostro clima indotto dall’effetto serra, per il secondo anno consecutivo l’agricoltura italiana ha subito danni che Coldiretti ha quantificato in 1,0 miliardi di euro mentre il turismo “made in Italy” registra il crollo delle presenze negli stabilimenti balneari fino al 70%, con 400 milioni di euro persi e 50.000 lavoratori giornalieri rimasti a casa.
Queste “esternalità”, questi costi non vengono mai messi in conto, come non furono messi in conto, ad esempio, per Bussi, ed ovviamente non compaiono nei vari studi con cui Assomineraria ha tentato di dimostrare la compatibilità tra petrolio, agricoltura e turismo.
La politica abruzzese non può rimanere a guardare. Il “Decreto Passera” passò con la fiducia e i deputati abruzzesi votarono la norma che ha rimesso in campo il progetto Ombrina e, in tempi più recenti, anche Rospo Mare 2.
Questo nuovo provvedimento consegnerà il futuro dell’Abruzzo nelle mani di poche multinazionali del petrolio. In questo caso, considerati i riflessi che avrà su intere generazioni, i Parlamentari devono subito chiarire che non esiste vincolo di Governo, visto che l’Abruzzo è ad un vero e proprio bivio.
Il Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento No-Triv Abruzzo lanciano quindi un appello preventivo a tutta la classe politica regionale affinché tutti gli eletti di qualsiasi livello, siano essi Sindaci, Consiglieri Comunali, Presidenti di Provincie, Consiglieri regionali, Assessori, e lo stesso Presidente della Regione intervengano presso il Governo per scongiurare la trasformazione concreta della regione dei parchi in distretto minerario petrolifero.
Il Governo lancerà una consultazione pubblica. Da giorni abbiamo chiesto di ricevere la bozza del “Decreto Sblocca-Idrocarburi” tramite l’e-mail dedicata alla procedura che è essa stessa un ossimoro degno di nota: rivoluzione@governo.it. Non abbiamo ricevuto nulla e rimaniamo alle due pagine senza neanche intestazione pubblicate sulla home page del sito WEB del Governo.
La “rivoluzione” renziana è quella che non taglia la bolletta elettrica di famiglie ed imprese mentre il costo dell’elettricità in Borsa in Italia dal 2008 al 2014 è sceso del 37%? E’ quella che non colpisce i servizi costosi ed inefficienti forniti da grandi compagnie come Enel o Terna, e che non interviene sui fornitori e sui distributori di energia? E’ quella che punta sulle fonti fossili mentre Germania, Danimarca e Francia accelerano verso l’energia pulita?
La “rivoluzione” governativa è quella che favorisce le multinazionali con sede alle Falkland come Medoilgas ed i fondi di investimento esteri?
Le aziende che promettono nei documenti presentati alla V.I.A. che non perderanno in mare neanche un litro di petrolio in 24 anni, quando gli stessi petrolieri norvegesi ammettono perdite medie di oltre 3000 barili di petrolio per progetti simili? Per società che fanno propaganda sulla spiaggia di Punta Aderci sostenendo che la sua bellezza può convivere con otto pozzi di petrolio, dimenticando che nel 2005, in piena estate, da uno di quei pozzi uscì petrolio e l’intera costa vastese corse un pericolo enorme scongiurato per poco?
Ovviamente i cittadini parteciperanno alla consultazione pubblica ma è evidente che ad essere in prima fila a difendere le ragioni del territorio e scongiurare questo triste epilogo dovranno essere gli eletti a tutti i livelli livello.[Coordinamento No Triv Abruzzo – Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua
http://www.olambientalista.it/piu-che-sblocca-italia-arriva-il-decreto-italia-fossile/

Pubblichiamo di seguito il Comunicato No Triv Abruzzo – Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua sulla situazione dell’Abruzzo che come tutto il sud e la Basilicata, definita dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, “regione speciale” , attraverso lo “sblocca Italia” è nelle intenzioni del governo “Italia fossile” da sfruttare. Ecco il comunicato “No Triv – Acqua Bene Comune Abruzzo inviato alla Ola che fa il punto sul cosiddetto “sblocca Italia” del governo Renzi: “Italia fossile”: rischia di dover cambiare presto nome il cosiddetto “Decreto Sblocca-Italia” annunciato non senza retorica dal Presidente Renzi e in approvazione già a fine Agosto. L’Abruzzo rischia di uscire totalmente stravolto, perché negli scarni documenti a supporto della conferenza stampa del Governo, e, precisamente, al punto 10 delle Linee guida, è previsto il rilancio in grande stile delle attività connesse agli idrocarburi. Così recita il punto 10 “Sblocca Energia”: per sviluppare le risorse geotermiche, petrolifere e di gas naturale il progetto prevede investimenti privati nazionali e internazionali per oltre 17 miliardi di euro, con un effetto sull’occupazione di 100mila unità e un risparmio in bolletta energetica per 200 miliardi in 20 anni.”
Se passasse questo approccio i prossimi 40 anni della regione saranno segnati da oleodotti, gasdotti e trivelle, centri oli e stoccaggi gas. Una regione che da decenni ha puntato sulle aree protette, che già ora consuma il 60% dell’energia elettrica prodotta da sole, acqua e vento, che potrebbe in poco tempo recuperare il disastro della depurazione, dei fiumi e dei rifiuti limitando le principali criticità ambientale, dovrebbe secondo Renzi incamminarsi sull’energia e sull’economia del passato, causa dell’effetto serra e di un inquinamento ambientale senza pari.
Per rimediare (ovviamente senza poter calcolare il valore del dolore di un bambino nato deformato) ai soli danni sanitari del petrolchimico di Gela servirebbero 6,0 miliardi di euro, a quello di Priolo 3,5; a causa della tropicalizzazione del nostro clima indotto dall’effetto serra, per il secondo anno consecutivo l’agricoltura italiana ha subito danni che Coldiretti ha quantificato in 1,0 miliardi di euro mentre il turismo “made in Italy” registra il crollo delle presenze negli stabilimenti balneari fino al 70%, con 400 milioni di euro persi e 50.000 lavoratori giornalieri rimasti a casa.
Queste “esternalità”, questi costi non vengono mai messi in conto, come non furono messi in conto, ad esempio, per Bussi, ed ovviamente non compaiono nei vari studi con cui Assomineraria ha tentato di dimostrare la compatibilità tra petrolio, agricoltura e turismo.
La politica abruzzese non può rimanere a guardare. Il “Decreto Passera” passò con la fiducia e i deputati abruzzesi votarono la norma che ha rimesso in campo il progetto Ombrina e, in tempi più recenti, anche Rospo Mare 2.
Questo nuovo provvedimento consegnerà il futuro dell’Abruzzo nelle mani di poche multinazionali del petrolio. In questo caso, considerati i riflessi che avrà su intere generazioni, i Parlamentari devono subito chiarire che non esiste vincolo di Governo, visto che l’Abruzzo è ad un vero e proprio bivio.
Il Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua e il Coordinamento No-Triv Abruzzo lanciano quindi un appello preventivo a tutta la classe politica regionale affinché tutti gli eletti di qualsiasi livello, siano essi Sindaci, Consiglieri Comunali, Presidenti di Provincie, Consiglieri regionali, Assessori, e lo stesso Presidente della Regione intervengano presso il Governo per scongiurare la trasformazione concreta della regione dei parchi in distretto minerario petrolifero.
Il Governo lancerà una consultazione pubblica. Da giorni abbiamo chiesto di ricevere la bozza del “Decreto Sblocca-Idrocarburi” tramite l’e-mail dedicata alla procedura che è essa stessa un ossimoro degno di nota: rivoluzione@governo.it. Non abbiamo ricevuto nulla e rimaniamo alle due pagine senza neanche intestazione pubblicate sulla home page del sito WEB del Governo.
La “rivoluzione” renziana è quella che non taglia la bolletta elettrica di famiglie ed imprese mentre il costo dell’elettricità in Borsa in Italia dal 2008 al 2014 è sceso del 37%? E’ quella che non colpisce i servizi costosi ed inefficienti forniti da grandi compagnie come Enel o Terna, e che non interviene sui fornitori e sui distributori di energia? E’ quella che punta sulle fonti fossili mentre Germania, Danimarca e Francia accelerano verso l’energia pulita?
La “rivoluzione” governativa è quella che favorisce le multinazionali con sede alle Falkland come Medoilgas ed i fondi di investimento esteri?
Le aziende che promettono nei documenti presentati alla V.I.A. che non perderanno in mare neanche un litro di petrolio in 24 anni, quando gli stessi petrolieri norvegesi ammettono perdite medie di oltre 3000 barili di petrolio per progetti simili? Per società che fanno propaganda sulla spiaggia di Punta Aderci sostenendo che la sua bellezza può convivere con otto pozzi di petrolio, dimenticando che nel 2005, in piena estate, da uno di quei pozzi uscì petrolio e l’intera costa vastese corse un pericolo enorme scongiurato per poco?
Ovviamente i cittadini parteciperanno alla consultazione pubblica ma è evidente che ad essere in prima fila a difendere le ragioni del territorio e scongiurare questo triste epilogo dovranno essere gli eletti a tutti i livelli livello.[Coordinamento No Triv Abruzzo – Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua
http://www.olambientalista.it/piu-che-sblocca-italia-arriva-il-decreto-italia-fossile/
sabato 9 agosto 2014
BASILICATA NEWS: IL CONTENTINO SENZA FUTURO.
Bonus idrocarburi, non facciamo salti di gioia
Cantisani (Idv): "Il ministro Guidi tenga fede agli impegni"
di Redazione Basilicata24
Ven, 08/08/2014 - 17:22

Confessiamo: non facciamo salti di gioia di fronte alla notizia che la quarta erogazione della card carburanti potrà darci sino a 223 euro (in funzione del reddito) e tanto meno di fronte all’esclusione dei veneti che non abbiamo mai considerato “competitor” dei lucani. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, che ha espresso soddisfazione per la conclusione dell'iter del provvedimento che – a suo dire - consente ai cittadini della Basilicata di partecipare ai benefici derivanti dall'estrazione di idrocarburi nella loro Regione, farebbe bene a tenere fede agli altri impegni annunciati in occasione del suo incontro a Potenza. Per noi la card carburanti non risolve alcun problema quotidiano delle comunità valligiane e saurine sulle cui spalle ricade il peso più grave dell’attività petrolifera come quello delle altre regionali. Non possono essere poco più di due pieni di serbatoio dell’auto a cambiarci la vita. Il Governatore Pittella l’ha ribadito in occasione dell’assestamento di bilancio che in verità ci sembra più l’assestamento della precarietà perché si continua a rimandare soluzioni più radicali. Bisogna sostituire il provvedimento che ammonta complessivamente a ben 170 milioni di euro con il finanziamento di progetti e programmi in grado di affrontare e risolvere le vecchie e “nuove” povertà, il lavoro, il sostegno a idee di futuro per giovani e donne, alla pmi e all’agricoltura. Anche la possibilità di estendere la card ai non patentati superando discriminazione e penalizzazione di alcune categorie sociali, anziani e donne che numerosissimi nei nostri paesi non hanno la patente di guida e sono esclusi, non ci può soddisfare. La proposta di Idv: il fondo costituito dalle compagnie petrolifere per l’estrazione del petrolio vada impiegato in progetti sociali e finalizzati a promuovere occupazione e impresa, avviando una svolta che coinvolga l’insieme degli interventi finanziati attraverso il Programma Operativo Val d’Agri, oltre ad azioni per contrastare il disagio sociale delle famiglie. Ci sono in proposito esempi “virtuosi” in tal senso che vengono da altre realtà istituzionali locali che hanno indirizzato il fondo per opere infrastrutturali strategiche o per affrontare il crescente disagio sociale delle famiglie. Per questo si lavori da subito per garantire a partire dal nuovo anno la svolta di utilizzo del 3% derivante dalla produzione di idrocarburi insieme ad una svolta di interlocuzione politica ed istituzionale sul Memorandum nel quale ci sono quei benefici e vantaggi effettivi e di gran lunga più consistenti che attendiamo da troppo tempo. Maria Luisa Cantisani, segretaria regionale IdV.
fonte: Basilicata24.it
Cantisani (Idv): "Il ministro Guidi tenga fede agli impegni"
di Redazione Basilicata24
Ven, 08/08/2014 - 17:22

Confessiamo: non facciamo salti di gioia di fronte alla notizia che la quarta erogazione della card carburanti potrà darci sino a 223 euro (in funzione del reddito) e tanto meno di fronte all’esclusione dei veneti che non abbiamo mai considerato “competitor” dei lucani. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, che ha espresso soddisfazione per la conclusione dell'iter del provvedimento che – a suo dire - consente ai cittadini della Basilicata di partecipare ai benefici derivanti dall'estrazione di idrocarburi nella loro Regione, farebbe bene a tenere fede agli altri impegni annunciati in occasione del suo incontro a Potenza. Per noi la card carburanti non risolve alcun problema quotidiano delle comunità valligiane e saurine sulle cui spalle ricade il peso più grave dell’attività petrolifera come quello delle altre regionali. Non possono essere poco più di due pieni di serbatoio dell’auto a cambiarci la vita. Il Governatore Pittella l’ha ribadito in occasione dell’assestamento di bilancio che in verità ci sembra più l’assestamento della precarietà perché si continua a rimandare soluzioni più radicali. Bisogna sostituire il provvedimento che ammonta complessivamente a ben 170 milioni di euro con il finanziamento di progetti e programmi in grado di affrontare e risolvere le vecchie e “nuove” povertà, il lavoro, il sostegno a idee di futuro per giovani e donne, alla pmi e all’agricoltura. Anche la possibilità di estendere la card ai non patentati superando discriminazione e penalizzazione di alcune categorie sociali, anziani e donne che numerosissimi nei nostri paesi non hanno la patente di guida e sono esclusi, non ci può soddisfare. La proposta di Idv: il fondo costituito dalle compagnie petrolifere per l’estrazione del petrolio vada impiegato in progetti sociali e finalizzati a promuovere occupazione e impresa, avviando una svolta che coinvolga l’insieme degli interventi finanziati attraverso il Programma Operativo Val d’Agri, oltre ad azioni per contrastare il disagio sociale delle famiglie. Ci sono in proposito esempi “virtuosi” in tal senso che vengono da altre realtà istituzionali locali che hanno indirizzato il fondo per opere infrastrutturali strategiche o per affrontare il crescente disagio sociale delle famiglie. Per questo si lavori da subito per garantire a partire dal nuovo anno la svolta di utilizzo del 3% derivante dalla produzione di idrocarburi insieme ad una svolta di interlocuzione politica ed istituzionale sul Memorandum nel quale ci sono quei benefici e vantaggi effettivi e di gran lunga più consistenti che attendiamo da troppo tempo. Maria Luisa Cantisani, segretaria regionale IdV.
fonte: Basilicata24.it
BASILICATA PETROLIO: SMALTIMENTO REFLUI PETROLIFERI
Smaltimento reflui petroliferi, l’assessore Berlinguer risponde in privato alla Ola che rilancia
di OLA Basilicata
La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che l’assessore aldo Berlinguer ha risposto alla nostra Organizzazione in merito ai nuovi pozzi di reinezione nella concessione Val d’Agri. “Il pozzo Costa Molina 2 (in agro di Montemurro) – ci scrive l’assessore Berlinguer – è autorizzato come pozzo di reiniezione fin dal 2001 e viene tuttora esercito come tale; per il pozzo Monte Alpi 9 (in agro di Grumento Nova) ENI ha da tempo proposto istanza di autorizzazione come pozzo di reiniezione; tale procedimento è tuttora in corso (per questa attività era già stato svolto il procedimento di VIA, concluso con esito favorevole con specifica DGR); La modalità della reiniezione è prevista e disciplinata quale modalità ordinaria dall’art. 104 del D. L.vo n. 152/2006 (e s.m.i.); nei casi in questione, dato che gli strumenti di governo del processo di reiniezione sono collocati organicamente nell’ambito del Centro Oli Valdagri (COVA), l’attività risulta quale “attività connessa” dello stesso COVA e pertanto da autorizzare quale modifica all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) già rilasciata per il COVA con DGR n. 311/2011; nello specifico, ai sensi dell’art. 29-nonies del D.Lvo n. 152/2006 per il pozzo Costa Molina 2 è stata convalidata la qualifica di “modifica non sostanziale” (in quanto attività preesistente già autorizzata e consolidata) mentre per il pozzo Monte Alpi 9 è dovuta la procedura autorizzativa per “modifica sostanziale” (trattandosi di nuova attività per conversione della modalità di utilizzazione, sia pure di un pozzo già esistente, da estrazione a reiniezione); il pozzo Monte Alpi 3 non rientra nell’istanza proposta per la reiniezione”.
Fin qui le risposte di Aldo Berlinguer che per la Ola sono però parziali, dal momento che l’assessore non conferma e non smentisce le informazioni in nostro possesso circa la richiesta di conoscere se ENI abbia richiesto o stia per richiedere nuove autorizzazioni per pozzi esausti da adibire alla reinezione in Val d’Agri, nei territori comunali di Viggiano e Marsico Nuovo, per far fronte allo smatimento dei reflui petroliferi, acque di processo del centro olio e quelle di strato provenienti dai nuovi pozzi produttivi in Val d’Agri, nonché dei gas acidi prodotti dal centro olio a seguito dell’ampliamento.
Dalla risposta dell’assessore alla Ola si è infatti indotti a considerare che ENI voglia procedere all’attivazione del pozzo Monte Alpi 9 Or come pozzo reniettore e di una nuova autorizzazione per Costa Molina 2 anche nell’ambito di una modifica non sostanziale dell’AIA del centro Olio di Viggiano, già rilasciata con DGR n.311/2011 (l’assessore Berlinguer ci corregga se abbiamo inteso male quanto comunicatoci), nonostante l’opposizione motivata del comune di Grumento Nova che con delibera comunale ha ritenuto dare attuazione al principio di precauzione ed i problemi ambientali rilevati da analisi indipendenti per l’area di Costa Molina 2.
Problematiche che le compagnie in Val d’Agri vorrebbero invece surclassare, chiedendo che la Regione faccia valere il giudizio favorevole di compatibilità ambientale già rilasciato per il pozzo Monte alpi 9Or Deep e rimodulando l’AIA del Centro olio di Viggiano secondo le nuove esigenze di reinezione anche dei gas acidi provenienti dalla V linea del centro olio, motivata, forse, per ridurre le rilevanti emissioni di gas serra e inquinanti in atmosfera.
La Ola presentò le proprie osservazioni per lo studio SIA – ENI per il pozzo Monte Alpi 9 Or Deep, giudicando lo stesso carente per quanto riguarda le possibili implicazioni con l’elevato grado di sismicità dell’area, non contemplato nello studio ENI unitamente alle condizioni idrogeologiche complesse prevalenti. Su queste questioni cruciali la Ola chiede pertanto all’assessore Berlinguer di sospendere il giudizio favorevole VIA rilasciato dalla Regione alla luce delle decisione espressa dall’ente locale e valutando tutti i fattori di rischio, evitando che possano prefigurarsi condizionamenti di parte delle compagnie minerarie, determinanti nella sottovalutazione dei fattori di rischio.
Per il pozzo Costa Molina 2, attivo dal 2001, la Ola chiede una verifica idrogeologica ed ambientale onde valutare la recepibilità futura di grandi quantitativi di reflui già iniettati che avrebbero già causato problematiche ambientali, cedimenti nella camiciatura del pozzo; circostanze queste però non riconosciute dalle compagnie petrolifere, nonostante la nostra Organizzazione abbia chiesto agli uffici UNMIG ed alla stessa Regione dati e informazioni in passato su sismicità e qualità delle acque iniettate.
Per i gas acidi da reiniettare in unità geologiche profonde (vedi local Report ENI 2013), la Ola esprime la possibilità che questa operazione possa causare ulteriori problematiche ambientali, quali ad esempio la loro interferenza con gli acquiferi di superficie in caso di mal funzionamento dei processi tecnologici di pompaggio e/o dovute alle tecnologie di tenuta dei pozzi.
La Ola ricorda all’assessore Berlinguer come la dichiarata volontà di raddoppiare le estrazioni di greggio sino a raggiungere il limite dei 104mila barili al giorno in Val d’Agri, superando questo limite con ulteriori 25mila barili al giorno, secondo nuovi accordi, porterebbero i barili estratti fino a 129mila in Val d’Agri. Tale fatto pone inevitabilmente conseguenti problematiche di trattamento e smaltimento dei reflui e fanghi petroliferi. Problematiche del resto già palesi con gli attuali 80mila barili estratti di petrolio al giorno. Se a questo aggiungiamo i 50mila barili al giorno che Total-Shell – Mitsui estrarranno nella concessione Gorgoglione, è comprensibile porsi il problema dell’insostenibilità del raddoppio delle estrazioni che possono causare impatti ambientali e sulla salute, nefasti per i residenti a causa delle implicazioni che tali estrazioni hanno sui territori prevalentemente a vocazione agricola e turistica.
Sarebbe pertanto auspicabile per la Ola non eccedere le quote dei barili estratti attualmente in Val d’Agri, pena la riproposta di problematiche ambientali e sociali per i decisori istituzionali.
La Ola in proposito ha istituito un proprio Osservatorio Indipendente per la concessione Gorgoglione e del Progetto Tempa Rossa che estenderà anche in Val d’Agri al quale hanno dato l’adesione tecnici indipendenti ed esperti in materie giuridiche disponibili a fornire agli enti locali ed alle comunità il proprio supporto scientifico e di conoscenza, per metterle in grado di prefigurare danni ambientali ed aplicare i diritti di salvaguardia della salute e di informazione ambientale sanciti dall’Unione Europea.
http://www.olambientalista.it/reflui-petroliferi-lassessore-berlinguer-risponde-in-privato-alla-ola-che-rilancia/
di OLA Basilicata
La Ola, Organizzazione lucana ambientalista, rende noto che l’assessore aldo Berlinguer ha risposto alla nostra Organizzazione in merito ai nuovi pozzi di reinezione nella concessione Val d’Agri. “Il pozzo Costa Molina 2 (in agro di Montemurro) – ci scrive l’assessore Berlinguer – è autorizzato come pozzo di reiniezione fin dal 2001 e viene tuttora esercito come tale; per il pozzo Monte Alpi 9 (in agro di Grumento Nova) ENI ha da tempo proposto istanza di autorizzazione come pozzo di reiniezione; tale procedimento è tuttora in corso (per questa attività era già stato svolto il procedimento di VIA, concluso con esito favorevole con specifica DGR); La modalità della reiniezione è prevista e disciplinata quale modalità ordinaria dall’art. 104 del D. L.vo n. 152/2006 (e s.m.i.); nei casi in questione, dato che gli strumenti di governo del processo di reiniezione sono collocati organicamente nell’ambito del Centro Oli Valdagri (COVA), l’attività risulta quale “attività connessa” dello stesso COVA e pertanto da autorizzare quale modifica all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) già rilasciata per il COVA con DGR n. 311/2011; nello specifico, ai sensi dell’art. 29-nonies del D.Lvo n. 152/2006 per il pozzo Costa Molina 2 è stata convalidata la qualifica di “modifica non sostanziale” (in quanto attività preesistente già autorizzata e consolidata) mentre per il pozzo Monte Alpi 9 è dovuta la procedura autorizzativa per “modifica sostanziale” (trattandosi di nuova attività per conversione della modalità di utilizzazione, sia pure di un pozzo già esistente, da estrazione a reiniezione); il pozzo Monte Alpi 3 non rientra nell’istanza proposta per la reiniezione”.
Fin qui le risposte di Aldo Berlinguer che per la Ola sono però parziali, dal momento che l’assessore non conferma e non smentisce le informazioni in nostro possesso circa la richiesta di conoscere se ENI abbia richiesto o stia per richiedere nuove autorizzazioni per pozzi esausti da adibire alla reinezione in Val d’Agri, nei territori comunali di Viggiano e Marsico Nuovo, per far fronte allo smatimento dei reflui petroliferi, acque di processo del centro olio e quelle di strato provenienti dai nuovi pozzi produttivi in Val d’Agri, nonché dei gas acidi prodotti dal centro olio a seguito dell’ampliamento.
Dalla risposta dell’assessore alla Ola si è infatti indotti a considerare che ENI voglia procedere all’attivazione del pozzo Monte Alpi 9 Or come pozzo reniettore e di una nuova autorizzazione per Costa Molina 2 anche nell’ambito di una modifica non sostanziale dell’AIA del centro Olio di Viggiano, già rilasciata con DGR n.311/2011 (l’assessore Berlinguer ci corregga se abbiamo inteso male quanto comunicatoci), nonostante l’opposizione motivata del comune di Grumento Nova che con delibera comunale ha ritenuto dare attuazione al principio di precauzione ed i problemi ambientali rilevati da analisi indipendenti per l’area di Costa Molina 2.
Problematiche che le compagnie in Val d’Agri vorrebbero invece surclassare, chiedendo che la Regione faccia valere il giudizio favorevole di compatibilità ambientale già rilasciato per il pozzo Monte alpi 9Or Deep e rimodulando l’AIA del Centro olio di Viggiano secondo le nuove esigenze di reinezione anche dei gas acidi provenienti dalla V linea del centro olio, motivata, forse, per ridurre le rilevanti emissioni di gas serra e inquinanti in atmosfera.
La Ola presentò le proprie osservazioni per lo studio SIA – ENI per il pozzo Monte Alpi 9 Or Deep, giudicando lo stesso carente per quanto riguarda le possibili implicazioni con l’elevato grado di sismicità dell’area, non contemplato nello studio ENI unitamente alle condizioni idrogeologiche complesse prevalenti. Su queste questioni cruciali la Ola chiede pertanto all’assessore Berlinguer di sospendere il giudizio favorevole VIA rilasciato dalla Regione alla luce delle decisione espressa dall’ente locale e valutando tutti i fattori di rischio, evitando che possano prefigurarsi condizionamenti di parte delle compagnie minerarie, determinanti nella sottovalutazione dei fattori di rischio.
Per il pozzo Costa Molina 2, attivo dal 2001, la Ola chiede una verifica idrogeologica ed ambientale onde valutare la recepibilità futura di grandi quantitativi di reflui già iniettati che avrebbero già causato problematiche ambientali, cedimenti nella camiciatura del pozzo; circostanze queste però non riconosciute dalle compagnie petrolifere, nonostante la nostra Organizzazione abbia chiesto agli uffici UNMIG ed alla stessa Regione dati e informazioni in passato su sismicità e qualità delle acque iniettate.
Per i gas acidi da reiniettare in unità geologiche profonde (vedi local Report ENI 2013), la Ola esprime la possibilità che questa operazione possa causare ulteriori problematiche ambientali, quali ad esempio la loro interferenza con gli acquiferi di superficie in caso di mal funzionamento dei processi tecnologici di pompaggio e/o dovute alle tecnologie di tenuta dei pozzi.
La Ola ricorda all’assessore Berlinguer come la dichiarata volontà di raddoppiare le estrazioni di greggio sino a raggiungere il limite dei 104mila barili al giorno in Val d’Agri, superando questo limite con ulteriori 25mila barili al giorno, secondo nuovi accordi, porterebbero i barili estratti fino a 129mila in Val d’Agri. Tale fatto pone inevitabilmente conseguenti problematiche di trattamento e smaltimento dei reflui e fanghi petroliferi. Problematiche del resto già palesi con gli attuali 80mila barili estratti di petrolio al giorno. Se a questo aggiungiamo i 50mila barili al giorno che Total-Shell – Mitsui estrarranno nella concessione Gorgoglione, è comprensibile porsi il problema dell’insostenibilità del raddoppio delle estrazioni che possono causare impatti ambientali e sulla salute, nefasti per i residenti a causa delle implicazioni che tali estrazioni hanno sui territori prevalentemente a vocazione agricola e turistica.
Sarebbe pertanto auspicabile per la Ola non eccedere le quote dei barili estratti attualmente in Val d’Agri, pena la riproposta di problematiche ambientali e sociali per i decisori istituzionali.
La Ola in proposito ha istituito un proprio Osservatorio Indipendente per la concessione Gorgoglione e del Progetto Tempa Rossa che estenderà anche in Val d’Agri al quale hanno dato l’adesione tecnici indipendenti ed esperti in materie giuridiche disponibili a fornire agli enti locali ed alle comunità il proprio supporto scientifico e di conoscenza, per metterle in grado di prefigurare danni ambientali ed aplicare i diritti di salvaguardia della salute e di informazione ambientale sanciti dall’Unione Europea.
http://www.olambientalista.it/reflui-petroliferi-lassessore-berlinguer-risponde-in-privato-alla-ola-che-rilancia/
venerdì 8 agosto 2014
LA TRISAIA DI ROTONDELLA REGISTRA VALORI ALTISSIMI DI RADIOATTIVITA'
ROTONDELLA (MT)
Nell’Itrec-Trisaia rilevati valori simili a Fukushima
Ad oggi 12 “incidenti nucleari” ufficiali e la verità la raccontano in Austria.
di Redazione Basilicata24
Ven, 08/08/2014 - 12:10

I Prefetti lucani firmano da anni un piano fasullo? Il dlgs. n.230 del 17/03/1995, stabilisce all’art. 115 che: “ i piani d’emergenza (ndr) sono oggetto di esercitazioni periodiche, la cui frequenza è stabilita negli stessi – prevista la creazione di squadre speciali d’intervento con idonea preparazione ed attrezzatura – in caso di emissioni radioattive esterne all’impianto e ricadenti in ambiti portuali o demaniali marittimi, la comunicazione deve essere inoltrata alle autorità marittime”. All’art. 126 troviamo che: ”ciascuno negli ambiti di propria competenza, deve effettuare esercitazioni periodiche al fine di verificare l’adeguatezza dei piani di emergenza”. Abbiamo il ragionevole dubbio che nessuno di questi tre punti sia mai stato riportato e/o rispettato all’interno del piano d’emergenza esterna dell’Itrec, una mancanza che potrebbe essere addebitata alle autorità prefettizie e che meriterebbe immediata risposta. Il Prefetto è il responsabile dell’attuazione del piano, in caso d’emergenza si coordina con i sindaci dell’area e vigila sull’attuazione dei servizi urgenti da parte delle strutture della Protezione Civile. Quest’ultima, ha in Basilicata i mezzi e la formazione per affrontare un’emergenza nucleare? Se si verificasse un incidente di vaste proporzioni, il servizio di elisoccorso sarebbe attrezzato in caso di contaminazione radiologica? Potrebbero intervenire anche in fasce notturne? Questo piano d’emergenza esterna è scaduto, si poggia su informazioni parziali e sembra un mero adempimento burocratico.
Perché della contaminazione dell’Itrec se ne parla a Vienna? In Austria si è parlato, in un convegno del luglio 2010, della contaminazione dell’Itrec di Trisaia: i relatori erano Sogin e Nucleco. Nel rapporto “austriaco” si parla di tre edifici interessati da forte impatto radioattivo anche se sulla mappa sono indicate altre aree, pare, meno contaminate delle prime. I radionuclidi presenti nell’Itrec sono: gli attinidi - Uranio 233,234,235,238 – Torio 232 – prodotti di fissione Cesio 137 e Stronzio 90, prodotti derivanti dall’attività dell’impianto come Cobalto 60, Nichel 59 e 63 ed Europio 153 - 154. Di questi, poco più della metà dei radionuclidi elencati vengono classificati come HTM, ossia come “difficili da misurare”. La relazione illustra diverse tipologie di spettrogammetrie realizzate con strumentazioni capaci di rilevare, oltre la pareti degli ambienti contaminati, i radionuclidi e le emissioni ionizzanti: in tutto vengono citati 6000 esami a bassa ed alta risoluzione. Cosa dicono gli studi di Sogin e Nucleco discussi in Austria ma mai in Basilicata?
Nell’Itrec valori simili a Fukushima? Le analisi dello studio, riportano l’esistenza di un locale nell’Itrec, ove 4 radionuclidi sono ad una soglia molto elevata rispetto al margine di riferimento ambientale con valori di 10 Bq/cmq o superiori ( simili ai valori rilevati sulla pelle dei lavoratori Tepco a Fukushima ), mentre quasi la metà della superficie dei locali dell’Itrec ha un livello di radioattività superiore alla soglia di riferimento. Il cesio 137 è l’isotopo più diffuso nei locali Itrec, spesso abbinato allo stronzio90. Il cobalto 60 è presente in 4 locali, l’europio 154 solo nelle aree più contaminate. Tali studi sembrano siano stati effettuati per semplificare le procedure di rilevamento e per abbassare i costi della caratterizzazione nucleare. Tuttavia questi esami, a detta degli autori, non illustrano completamente il quadro dei radionuclidi difficili da rilevare, né delle sostanze radioattive derivanti dai radionuclidi chiave, come recita la parte conclusiva della relazione. Perché nonostante i diritti di trasparenza, informazione e tutela sanitaria, la Sogin continua a non dire la verità alle comunità del Metapontino?
Il rapporto Enea dice che tutto va bene, poi parla di malfunzionamenti. Nella “Dichiarazione Ambientale” del 2010 curata da Enea troviamo altri tasselli del mosaico nucleare lucano. Degna di nota è la sede di rappresentanza dell’Enea a Bruxelles della quale ci piacerebbe conoscere la reale utilità ed i relativi costi di mantenimento, poco giustificabili a fronte delle carenze comunicative riscontrate in patria, soprattutto in materia di monitoraggi ambientali. Nel rapporto vengono elencati gli incidenti accaduti nella storia del Centro, verificatisi quasi esclusivamente, nell’impianto ITREC, gestito solo dal 2003 dalla celebre Sogin. Per tutti i malfunzionamenti accaduti, non è mai stato necessario dichiarare l’emergenza esterna in quanto non si sono raggiunte le soglie previste dalla normativa vigente in materia (DPR 185/64 abrogato e sostituito dal D.Lgs 230/95): sarà vero? Secondo questo curatissimo rapporto, gli ultimi studi ecologici, sanitari e radioecologici sono compresi tra il 1969 ed il 1984: l’Enea si vanta in pagine e pagine della sua meticolosa e altamente qualificata attenzione per l’ambiente, ma dati reali e leggibili sulle matrici ambientali stentano ad essere citati, e le emissioni in atmosfera da parte dell’Enea hanno ben poco di “ambientale”, e vedremo nel prossimo articolo i tonnellaggi di CO2 pompati nell’atmosfera negli ultimi anni.
Emergenza nucleare: una catena scatenata. La bonifica se fosse iniziata ad insaputa della popolazione dovrebbe immediatamente essere pubblicizzata, e contemporaneamente dovrebbe essere compilato un vero piano d’emergenza esterno, vista la pericolosità ambientale e sanitaria dei lavori di bonifica. La Sogin dovrebbe altresì non solo coadiuvare le pubbliche autorità nella gestione del piano, ma dovrebbe altresì dire la verità, come prescrive l’Euratom, sulle reali tipologie e quantità delle sorgenti radiogene custodite in Trisaia, biossido d’uranio incluso. Oltre l’Euratom, anche la Direttiva Seveso e le prescrizioni in materia di Protezione Civile impongono di “ informare tempestivamente la popolazione che rischia di essere coinvolta o è interessata da un evento radiologico o nucleare, già a partire dalla fase di preallarme, in modo tale da evitare o contenere al massimo le reazioni imprevedibili." La Direttiva europea Seveso III riporta che: " Per favorire l'accesso alle informazioni ambientali previste dalla convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite, relativa all'accesso alle informazioni sull'ambiente, la partecipazione ai processi decisionali in materia di ambiente e l'accesso alla giustizia (la convenzione di Aarhus) approvata per conto dell'Unione con la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale ( 2 ), è opportuno migliorare il livello e la qualità delle informazioni fornite al pubblico. In particolare, è opportuno fornire alle persone potenzialmente coinvolte in caso di incidente rilevante, informazioni adeguate sul comportamento corretto in tale eventualità. Gli Stati membri dovrebbero indicare dove si possono ottenere informazioni sui diritti delle persone coinvolte in un incidente rilevante. Le informazioni trasmesse al pubblico dovrebbero essere formulate in modo chiaro e comprensibile. Oltre a fornire informazioni in modo attivo, senza che il pubblico debba farne richiesta, e senza precludere altre forme di divulgazione, le informazioni dovrebbero essere messe a disposizione anche in modo permanente ed essere adeguatamente aggiornate per via elettronica ". Ed inoltre: “ il pubblico interessato dovrebbe avere l'opportunità di esprimere il proprio parere in merito al piano di emergenza esterno”. Quindi stando alla Direttiva Seveso III, che entrerà in vigore entro giugno 2015, non solo il nucleare ma buona parte delle attività minerarie ed industriali presenti sul suolo lucano potrebbero ricevere qualche bel grattacapo.
Nel 2011 c’è stato l’ennesimo incidente nucleare? Nel giugno 2011, lo sversamento in mare di 375 Bq/kg di Cesio 137 sarebbe in base al PEE, da considerarsi come incidente con conseguente diramazione dello stato di allarme, cosa che a noi risulta mai fatta, perché una quantità di centinaia di volte superiore alla soglia naturale è stata riversata in ambiente esterno, anzi demaniale, e ad oggi nessuna autorità si è posta il problema di stabilire nel tratto di mare in corrispondenza dello scarico Itrec, nemmeno un divieto di balneazione. Se la fall-out di Chernobyl portò a valori di 80 Bq, il picco del giugno 2011 come lo dovremmo chiamare: incidente o malfunzionamento? A Sogin la risposta. Gianpaolo Farina – Giorgio Santoriello
http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/nell%E2%80%99itrec-trisaia-rilevati-valori-simili-fukushima-14772.php
Nell’Itrec-Trisaia rilevati valori simili a Fukushima
Ad oggi 12 “incidenti nucleari” ufficiali e la verità la raccontano in Austria.
di Redazione Basilicata24
Ven, 08/08/2014 - 12:10

I Prefetti lucani firmano da anni un piano fasullo? Il dlgs. n.230 del 17/03/1995, stabilisce all’art. 115 che: “ i piani d’emergenza (ndr) sono oggetto di esercitazioni periodiche, la cui frequenza è stabilita negli stessi – prevista la creazione di squadre speciali d’intervento con idonea preparazione ed attrezzatura – in caso di emissioni radioattive esterne all’impianto e ricadenti in ambiti portuali o demaniali marittimi, la comunicazione deve essere inoltrata alle autorità marittime”. All’art. 126 troviamo che: ”ciascuno negli ambiti di propria competenza, deve effettuare esercitazioni periodiche al fine di verificare l’adeguatezza dei piani di emergenza”. Abbiamo il ragionevole dubbio che nessuno di questi tre punti sia mai stato riportato e/o rispettato all’interno del piano d’emergenza esterna dell’Itrec, una mancanza che potrebbe essere addebitata alle autorità prefettizie e che meriterebbe immediata risposta. Il Prefetto è il responsabile dell’attuazione del piano, in caso d’emergenza si coordina con i sindaci dell’area e vigila sull’attuazione dei servizi urgenti da parte delle strutture della Protezione Civile. Quest’ultima, ha in Basilicata i mezzi e la formazione per affrontare un’emergenza nucleare? Se si verificasse un incidente di vaste proporzioni, il servizio di elisoccorso sarebbe attrezzato in caso di contaminazione radiologica? Potrebbero intervenire anche in fasce notturne? Questo piano d’emergenza esterna è scaduto, si poggia su informazioni parziali e sembra un mero adempimento burocratico.
Perché della contaminazione dell’Itrec se ne parla a Vienna? In Austria si è parlato, in un convegno del luglio 2010, della contaminazione dell’Itrec di Trisaia: i relatori erano Sogin e Nucleco. Nel rapporto “austriaco” si parla di tre edifici interessati da forte impatto radioattivo anche se sulla mappa sono indicate altre aree, pare, meno contaminate delle prime. I radionuclidi presenti nell’Itrec sono: gli attinidi - Uranio 233,234,235,238 – Torio 232 – prodotti di fissione Cesio 137 e Stronzio 90, prodotti derivanti dall’attività dell’impianto come Cobalto 60, Nichel 59 e 63 ed Europio 153 - 154. Di questi, poco più della metà dei radionuclidi elencati vengono classificati come HTM, ossia come “difficili da misurare”. La relazione illustra diverse tipologie di spettrogammetrie realizzate con strumentazioni capaci di rilevare, oltre la pareti degli ambienti contaminati, i radionuclidi e le emissioni ionizzanti: in tutto vengono citati 6000 esami a bassa ed alta risoluzione. Cosa dicono gli studi di Sogin e Nucleco discussi in Austria ma mai in Basilicata?
Nell’Itrec valori simili a Fukushima? Le analisi dello studio, riportano l’esistenza di un locale nell’Itrec, ove 4 radionuclidi sono ad una soglia molto elevata rispetto al margine di riferimento ambientale con valori di 10 Bq/cmq o superiori ( simili ai valori rilevati sulla pelle dei lavoratori Tepco a Fukushima ), mentre quasi la metà della superficie dei locali dell’Itrec ha un livello di radioattività superiore alla soglia di riferimento. Il cesio 137 è l’isotopo più diffuso nei locali Itrec, spesso abbinato allo stronzio90. Il cobalto 60 è presente in 4 locali, l’europio 154 solo nelle aree più contaminate. Tali studi sembrano siano stati effettuati per semplificare le procedure di rilevamento e per abbassare i costi della caratterizzazione nucleare. Tuttavia questi esami, a detta degli autori, non illustrano completamente il quadro dei radionuclidi difficili da rilevare, né delle sostanze radioattive derivanti dai radionuclidi chiave, come recita la parte conclusiva della relazione. Perché nonostante i diritti di trasparenza, informazione e tutela sanitaria, la Sogin continua a non dire la verità alle comunità del Metapontino?
Il rapporto Enea dice che tutto va bene, poi parla di malfunzionamenti. Nella “Dichiarazione Ambientale” del 2010 curata da Enea troviamo altri tasselli del mosaico nucleare lucano. Degna di nota è la sede di rappresentanza dell’Enea a Bruxelles della quale ci piacerebbe conoscere la reale utilità ed i relativi costi di mantenimento, poco giustificabili a fronte delle carenze comunicative riscontrate in patria, soprattutto in materia di monitoraggi ambientali. Nel rapporto vengono elencati gli incidenti accaduti nella storia del Centro, verificatisi quasi esclusivamente, nell’impianto ITREC, gestito solo dal 2003 dalla celebre Sogin. Per tutti i malfunzionamenti accaduti, non è mai stato necessario dichiarare l’emergenza esterna in quanto non si sono raggiunte le soglie previste dalla normativa vigente in materia (DPR 185/64 abrogato e sostituito dal D.Lgs 230/95): sarà vero? Secondo questo curatissimo rapporto, gli ultimi studi ecologici, sanitari e radioecologici sono compresi tra il 1969 ed il 1984: l’Enea si vanta in pagine e pagine della sua meticolosa e altamente qualificata attenzione per l’ambiente, ma dati reali e leggibili sulle matrici ambientali stentano ad essere citati, e le emissioni in atmosfera da parte dell’Enea hanno ben poco di “ambientale”, e vedremo nel prossimo articolo i tonnellaggi di CO2 pompati nell’atmosfera negli ultimi anni.
Emergenza nucleare: una catena scatenata. La bonifica se fosse iniziata ad insaputa della popolazione dovrebbe immediatamente essere pubblicizzata, e contemporaneamente dovrebbe essere compilato un vero piano d’emergenza esterno, vista la pericolosità ambientale e sanitaria dei lavori di bonifica. La Sogin dovrebbe altresì non solo coadiuvare le pubbliche autorità nella gestione del piano, ma dovrebbe altresì dire la verità, come prescrive l’Euratom, sulle reali tipologie e quantità delle sorgenti radiogene custodite in Trisaia, biossido d’uranio incluso. Oltre l’Euratom, anche la Direttiva Seveso e le prescrizioni in materia di Protezione Civile impongono di “ informare tempestivamente la popolazione che rischia di essere coinvolta o è interessata da un evento radiologico o nucleare, già a partire dalla fase di preallarme, in modo tale da evitare o contenere al massimo le reazioni imprevedibili." La Direttiva europea Seveso III riporta che: " Per favorire l'accesso alle informazioni ambientali previste dalla convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite, relativa all'accesso alle informazioni sull'ambiente, la partecipazione ai processi decisionali in materia di ambiente e l'accesso alla giustizia (la convenzione di Aarhus) approvata per conto dell'Unione con la decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale ( 2 ), è opportuno migliorare il livello e la qualità delle informazioni fornite al pubblico. In particolare, è opportuno fornire alle persone potenzialmente coinvolte in caso di incidente rilevante, informazioni adeguate sul comportamento corretto in tale eventualità. Gli Stati membri dovrebbero indicare dove si possono ottenere informazioni sui diritti delle persone coinvolte in un incidente rilevante. Le informazioni trasmesse al pubblico dovrebbero essere formulate in modo chiaro e comprensibile. Oltre a fornire informazioni in modo attivo, senza che il pubblico debba farne richiesta, e senza precludere altre forme di divulgazione, le informazioni dovrebbero essere messe a disposizione anche in modo permanente ed essere adeguatamente aggiornate per via elettronica ". Ed inoltre: “ il pubblico interessato dovrebbe avere l'opportunità di esprimere il proprio parere in merito al piano di emergenza esterno”. Quindi stando alla Direttiva Seveso III, che entrerà in vigore entro giugno 2015, non solo il nucleare ma buona parte delle attività minerarie ed industriali presenti sul suolo lucano potrebbero ricevere qualche bel grattacapo.
Nel 2011 c’è stato l’ennesimo incidente nucleare? Nel giugno 2011, lo sversamento in mare di 375 Bq/kg di Cesio 137 sarebbe in base al PEE, da considerarsi come incidente con conseguente diramazione dello stato di allarme, cosa che a noi risulta mai fatta, perché una quantità di centinaia di volte superiore alla soglia naturale è stata riversata in ambiente esterno, anzi demaniale, e ad oggi nessuna autorità si è posta il problema di stabilire nel tratto di mare in corrispondenza dello scarico Itrec, nemmeno un divieto di balneazione. Se la fall-out di Chernobyl portò a valori di 80 Bq, il picco del giugno 2011 come lo dovremmo chiamare: incidente o malfunzionamento? A Sogin la risposta. Gianpaolo Farina – Giorgio Santoriello
http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/nell%E2%80%99itrec-trisaia-rilevati-valori-simili-fukushima-14772.php
giovedì 7 agosto 2014
ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA: RIFIUTI CONNECTION, INTERESSATA L'AREA INDUSTRIALE DI TITO.
Opificio per la produzione di CSS anche nell’area industriale di Tito
La Ola rende noto che dopo l’opificio di Senise nell’area sud, per lanciare in Basilicata il “tour del CSS” (Combustibile Solido Secondario) da bruciare nei cementifici e presso Fenice, è stato presentato presso gli uffici regionali un “progetto di ampliamento dell’attività con produzione del CSS in sito adiacente a quello dell’impianto in esercizio ricadente nel Comune di Tito della società Ageco Srl”. Il progetto è in consultazione sul sito della Regione Basilicata. E’ intenzione della Società Ageco S.r.l. – è scritto nello studio ambientale – ampliare la suddetta attività di produzione del CSS utilizzando un lotto adiacente (lotto 2) a quella dell’impianto in esercizio (lotto 1), già dotato di un capannone industriale (di superficie pari a 1.188 m 2 ) all’interno del quale installare una nuova linea di trattamento (linea 2) preposta esclusivamente alla produzione di CSS e CSS Combustibile flussi massimi trattati dalla linea 2 saranno di 22.200 t/a (attualmente sono autorizzati 11.000 t/a) per un flusso giornaliero di 74 t/g. Le evoluzioni del mercato ed il miglioramento degli aspetti logistici del sito rendono inoltre necessario l’inserimento di alcuni nuovi codici C.E.R non pericolosi nonché il trasferimento nel nuovo lotto (lotto 2) di alcuni cassoni scarrabili.
La Ola ricorda come nell’area sia in itinere un progetto di una centrale a biomassa Ditta L.B.F. Energy S.r.l mentre l’intervento ricada all’interno del SIN dell’area industrale di Tito Scalo, densamente abitato e con attività commerciali e di servizio. Inoltre nell’area esistono probletiche connesse all’inquinamento (area Fosfogessi ex Liquichimica, ex Daramic, etc) con la presenza di altri impianti per il trattamento rifiuti. La questione verrà ora presentata all’ente locale e resa pubblica secondo le procedure relative alla VIA (L.R.47/98)
http://www.olambientalista.it/opificio-per-la-produzione-di-css-anche-nellarea-industriale-di-tito/
LUCANIA NEWS:LA SFIDUCIA ALIMENTA LA PAURA E L'OMERTA'
BASILICATA24.il
Quotidiano online
LA SFIDUCIA ALIMENTA LA PAURA E L'OMERTA'
di Michele Finizio
Gio, 07/08/2014 - 16:13

C’è gente che subisce abusi, malversazioni, prepotenze, inganni. Eppure sta zitta
Tante persone però si rivolgono alla nostra Redazione per segnalare malefatte, raggiri, illeciti di cui sono vittime. Ma sono anche molte le persone che all’ultimo momento si tirano indietro. Per paura. Alcune vorrebbero denunciare conservando l’anonimato. Altre fanno fatica a metterci la faccia, e quando decidono di farlo continuano a vivere nell’inquietudine. E’ inutile nasconderlo, la società lucana è pervasa da un clima di omertà. Un’omertà coatta e volontaria. La prima coinvolge chi ha paura di esporsi e vive nel timore di ritorsioni. La seconda chiama in causa i cittadini più ruffiani ed egoisti, quelli che “non impicciarsi è meglio”, quelli che “fatti i cazzi tuoi e campa cent’anni”. Non ripongo molta speranza in questi ultimi. Tuttavia quelli che sono costretti a tacere perché spaventati possono cambiare idea. In un clima diffuso di paura e viltà è difficile che si sviluppi una democrazia vitale. E’ faticoso coltivare campi di pubblica opinione libera e critica. Eppure queste sono condizioni necessarie a percorsi di innovazione culturale e civile. Innovazione di cui la Basilicata ha bisogno per uscire dal pantano degli “abusi del potere politico” e del “ricatto economico”. Per liberarsi dai tentacoli delle “relazioni di sopravvivenza.” Non è facile. Lo dimostrano le vicende politiche e giudiziarie degli ultimi mesi. Le stanze dei partiti e delle istituzioni occupate da discussioni che nulla hanno a che vedere con i problemi della Basilicata. Fenomeni diffusi di corruzione e di illegalità. Assunzioni sospette di amici e parenti. Tutto questo crea un clima sociale di sfiducia che alimenta la paura. E la paura spinge i cittadini a tacere, a sottrarsi dal dibattito pubblico e quindi a lasciare ampi spazi di manovra e di decisione nelle mani degli autori di questo scempio di civiltà. In queste condizioni i cittadini militanti, quelli che esprimono un attivismo civile e sociale di forte critica alla politica e alle istituzioni, fanno molta fatica ad affermarsi nell’opinione pubblica. La stessa fatica che facciamo noi di Basilicata24 a combattere le resistenze di chi non gradisce un giornale libero e indipendente. Dobbiamo sempre ricordare le parole di Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”.
http://basilicata.basilicata24.it/editoriale/sfiducia-alimenta-paura-l%E2%80%99omerta-14767.php
Quotidiano online
LA SFIDUCIA ALIMENTA LA PAURA E L'OMERTA'
di Michele Finizio
Gio, 07/08/2014 - 16:13

C’è gente che subisce abusi, malversazioni, prepotenze, inganni. Eppure sta zitta
Tante persone però si rivolgono alla nostra Redazione per segnalare malefatte, raggiri, illeciti di cui sono vittime. Ma sono anche molte le persone che all’ultimo momento si tirano indietro. Per paura. Alcune vorrebbero denunciare conservando l’anonimato. Altre fanno fatica a metterci la faccia, e quando decidono di farlo continuano a vivere nell’inquietudine. E’ inutile nasconderlo, la società lucana è pervasa da un clima di omertà. Un’omertà coatta e volontaria. La prima coinvolge chi ha paura di esporsi e vive nel timore di ritorsioni. La seconda chiama in causa i cittadini più ruffiani ed egoisti, quelli che “non impicciarsi è meglio”, quelli che “fatti i cazzi tuoi e campa cent’anni”. Non ripongo molta speranza in questi ultimi. Tuttavia quelli che sono costretti a tacere perché spaventati possono cambiare idea. In un clima diffuso di paura e viltà è difficile che si sviluppi una democrazia vitale. E’ faticoso coltivare campi di pubblica opinione libera e critica. Eppure queste sono condizioni necessarie a percorsi di innovazione culturale e civile. Innovazione di cui la Basilicata ha bisogno per uscire dal pantano degli “abusi del potere politico” e del “ricatto economico”. Per liberarsi dai tentacoli delle “relazioni di sopravvivenza.” Non è facile. Lo dimostrano le vicende politiche e giudiziarie degli ultimi mesi. Le stanze dei partiti e delle istituzioni occupate da discussioni che nulla hanno a che vedere con i problemi della Basilicata. Fenomeni diffusi di corruzione e di illegalità. Assunzioni sospette di amici e parenti. Tutto questo crea un clima sociale di sfiducia che alimenta la paura. E la paura spinge i cittadini a tacere, a sottrarsi dal dibattito pubblico e quindi a lasciare ampi spazi di manovra e di decisione nelle mani degli autori di questo scempio di civiltà. In queste condizioni i cittadini militanti, quelli che esprimono un attivismo civile e sociale di forte critica alla politica e alle istituzioni, fanno molta fatica ad affermarsi nell’opinione pubblica. La stessa fatica che facciamo noi di Basilicata24 a combattere le resistenze di chi non gradisce un giornale libero e indipendente. Dobbiamo sempre ricordare le parole di Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”.
http://basilicata.basilicata24.it/editoriale/sfiducia-alimenta-paura-l%E2%80%99omerta-14767.php
mercoledì 6 agosto 2014
LUCANIA NEWS: OPERAZIONE "VENTO DEL SUD"
CRONACA BASILICATA
VENTO DEL SUD
Appalti truccati, sequestrati 86mila euro a indagato.Operazione della Squadra mobile di Potenza
di Redazione Basilicata24

Appalti truccati, sequestrati 86mila euro a indagato.
Su richiesta del pm Basentini la squadra mobile di Potenza ha disposto il sequestro di circa 86mila euro nei confronti di Dionigi Pastore che il 15 luglio scorso, nell'ambito dell'inchiesta Vento del Sud, unitamente ad altri soggetti, di ordinanza di applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, in quanto gravemente indiziato dei reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione propria ed impropria, e falsità in atti pubblici, il tutto in relazione ad una serie di affidamenti di lavori ed appalti pubblici della Regione Basilicata. Il sequestro è stato disposto su somme di denaro in deposito sui conti correnti, beni mobili ed immobili (tra cui un’abitazione sita a Potenza in via Sacerdoti Liberali) riferibili all'indagato.
fonte: http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/sequestro-14755.php
VENTO DEL SUD
Appalti truccati, sequestrati 86mila euro a indagato.Operazione della Squadra mobile di Potenza
di Redazione Basilicata24

Appalti truccati, sequestrati 86mila euro a indagato.
Su richiesta del pm Basentini la squadra mobile di Potenza ha disposto il sequestro di circa 86mila euro nei confronti di Dionigi Pastore che il 15 luglio scorso, nell'ambito dell'inchiesta Vento del Sud, unitamente ad altri soggetti, di ordinanza di applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, in quanto gravemente indiziato dei reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione propria ed impropria, e falsità in atti pubblici, il tutto in relazione ad una serie di affidamenti di lavori ed appalti pubblici della Regione Basilicata. Il sequestro è stato disposto su somme di denaro in deposito sui conti correnti, beni mobili ed immobili (tra cui un’abitazione sita a Potenza in via Sacerdoti Liberali) riferibili all'indagato.
fonte: http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/sequestro-14755.php
FATTI REALI O LE SOLITE PROMESSE: la giunta regionale ha infatti inserito il 'Reddito minimo di inserimento' nel disegno di Legge sull'assestamento di bilancio 2014.
Arriva il reddito minimo garantito.Misura nell’assestamento di bilancio regionale
mercoledì 06 agosto 2014 09:42
Nel testo e’ previsto anche il rafforzamento dell’applicazione della clausola sociale che permette in caso di appalti pubblici della regionale per servizi il mantenimento del personale gia’ occupato. Arriva il reddito minimo garantito.Misura nell’assestamento di bilancio regionale.
FORSE qualcosa può cambiare. La giunta regionale ha infatti inserito il “Reddito minimo di inserimento” nel disegno di Legge sull’assestamento di bilancio 2014.
Per Pietro Simonetti, tra i sostenitori della misura «è una buona notizia che da tempo si aspettava, anche a fronte della proposta di legge di iniziativa popolare presentata l’anno scorso e firmata da 4000 cittadini». Nel testo e’ previsto anche il rafforzamento dell’applicazione della clausola sociale che permette in caso di appalti pubblici della regionale per servizi il mantenimento del personale gia’ occupato.
«Si tratta ora di nutrire - dice ancora Simonetti - e regolamentare il fondo con risorse regionali, nazionali e comunitarie per dare le giuste risposte ai disoccupati e alla fasce di povertà.
Parallelamente occorre definire il piano di riutilizzo degli oltre 2800 lavoratori che utilizzano gli ammortizzatori sociali in lavori di pubblica utilità e nella riqualificazione professionale». Il documento non entra nello specifico per quanto concerne i dettagli del sostegno, facendo genericamente riferimento ai soggetti svantaggiati.
Sull’argomento era ultimamente intervenuta anche la Cgil Basilicata, premendo ancora sul reddito minimo d’inserimento.
Il sindacato individua nei soggetti aventi diritto del sostegno, e quindi svantaggiati, oltre ai disoccupati, ai percettori di ammortizzatori in deroga, i precari con redditi bassi e gli anziani.
fonte:http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/politica/728356/Arriva-il-reddito-minimo-garantito-.html
mercoledì 06 agosto 2014 09:42
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| La sede della Regione Basilicata |
Nel testo e’ previsto anche il rafforzamento dell’applicazione della clausola sociale che permette in caso di appalti pubblici della regionale per servizi il mantenimento del personale gia’ occupato. Arriva il reddito minimo garantito.Misura nell’assestamento di bilancio regionale.
FORSE qualcosa può cambiare. La giunta regionale ha infatti inserito il “Reddito minimo di inserimento” nel disegno di Legge sull’assestamento di bilancio 2014.
Per Pietro Simonetti, tra i sostenitori della misura «è una buona notizia che da tempo si aspettava, anche a fronte della proposta di legge di iniziativa popolare presentata l’anno scorso e firmata da 4000 cittadini». Nel testo e’ previsto anche il rafforzamento dell’applicazione della clausola sociale che permette in caso di appalti pubblici della regionale per servizi il mantenimento del personale gia’ occupato.
«Si tratta ora di nutrire - dice ancora Simonetti - e regolamentare il fondo con risorse regionali, nazionali e comunitarie per dare le giuste risposte ai disoccupati e alla fasce di povertà.
Parallelamente occorre definire il piano di riutilizzo degli oltre 2800 lavoratori che utilizzano gli ammortizzatori sociali in lavori di pubblica utilità e nella riqualificazione professionale». Il documento non entra nello specifico per quanto concerne i dettagli del sostegno, facendo genericamente riferimento ai soggetti svantaggiati.
Sull’argomento era ultimamente intervenuta anche la Cgil Basilicata, premendo ancora sul reddito minimo d’inserimento.
Il sindacato individua nei soggetti aventi diritto del sostegno, e quindi svantaggiati, oltre ai disoccupati, ai percettori di ammortizzatori in deroga, i precari con redditi bassi e gli anziani.
fonte:http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/politica/728356/Arriva-il-reddito-minimo-garantito-.html
LUCANIA NEWS, CORRUZIONE NEI PALAZZI DEL POTERE.
RACCOMANDATI
La 'parentopoli' lucana e i figli
della chiamata diretta (al lavoro)
Dal Parco Appennino lucano all'Arbea, passando per i precari della Regione
di Eugenio Bonanata
Le ultime assunzioni al Parco dell'Appennino lucano: 7 posti a tempo indeterminato. Ce ne occupammo a gennaio quando una talpa ci preannunciò chi avrebbe passato il concorso. A giugno scorso quel presagio si è avverato. Ieri un servizio di Rai Millennium ne ha parlato. Ma il 'sistema Basilicata' va ben oltre. C'è anche la chiamata diretta e l'elezione 'divina' dei funzionari Arbea.

Nel servizio di ieri sera al talk di prima serata, su Rai 3 (MiI raccomandati in Italia ha stigmatizzato le ultime assunzioni e in genere i 'piazzati' al Parco dell'Appennino lucano, sin dal 2011. Si parla del figlio di un ex consigliere regionale di S. Martino d'Agri, della figlia dell'ex vicesindaco di Marsiconuovo, della figlia e di un nipote di due altri ex consiglieri regionali.
llennium), il servizio intitolato
Un cattivo odore di politica che non era sfuggito ad una nostra talpa che ci informò sulla cosa, lo scorso mese di gennaio...http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/parentopoli-11676.php Ma torniamo al servizio andato in onda ieri sera. L'addetto stampa del Parco, Simona Aulicino, che molti vorrebbero nelle grazie del presidente dell'Ente, rispondendo alle domande del giornalista Rai, Fabio Trappolini, ha lasciato intendere che non ci troviamo davanti alla “scoperta dell'acqua calda”. E poi ha aggiunto: “In una Regione piccola come la Basilicata, negli Enti, un parente te lo trovi sempre”. Già, ma un parente di chi? Del solito trombone? Davanti a scelte che ricadono sistematicamente su figli e nipoti di notabili e politici di lungo corso, è chiaro che l'effetto scoramento, in un giovane senza santi in paradiso, agisce eccome. Al punto che il concorso, se non c'è lo sponsor dietro, non si prova affatto. Per non cadere nello sconforto.
Ma i tentacoli del 'sistema Basilicata' vanno ben oltre i concorsi negli enti pubblici. Ad esempio, cosa dire di Arbea, carrozzone che doveva erogare fondi europei per l'agricoltura e che su 400 milioni di euro gestiti, ha beccato 80 milioni di multa dalla Commissione europea per aver elargito quei fondi in modo non proprio ortodosso? In Arbea, ad esempio, troviamo 7 alti funzionari a cui, senza concorso pubblico, sono stati affidati, in questi anni, ruoli chiave. E' un caso se tra i 7 (alti funzionari) si trova anche la moglie dell'ex Governatore lucano De Filippo e l'ex sindaco di Cirigliano, destinatario, sostengono i pm, anche di fondi europei nei panni di 'agricoltore'? E' un caso se una ex dattilografa con 'intense' amicizie con un ex direttore di Arbea, sia stata catapultata tra gli alti funzionari non si sa bene sulla base di quali competenze? Parliamo di funzionari che oltre lo stipendio di 1800 euro al mese, portano a casa anche i premi di risultato: 103Mila euro (diviso 7) solo nel 2013. Con la Corte dei conti che urla alla 'cattiva gestione' e la Procura che non riesce a venirne a capo.
E che dire invece delle chiamate dirette operate dalla Regione Basilicata negli ultimi anni. Pensiamo al bacino degli 87 precari, noti sotto la voce Po-Fesr. Si tratta di tecnici che dovrebbero rendicontare la spesa dei fondi europei assegnati alla Basilicata. In quel bacino, a parte pochi professionisti che hanno superato un concorso ministeriale 10 anni fa, troviamo soprattutto i figli della chiamata diretta. Giovani che si sono trovati a lavorare alla Regione perché erano stati inseriti nella long list dell'assessore di turno. Venivano piazzati dai dirigenti dei vari dipartimenti. Un sistema che ha funzionato bene fino a qualche anno fa. Ebbene, chi veniva pescato dalle long list? Facile. Il figlio o la nuora del notaio potentino; il figlio o la nuora dell'ex assessore regionale dell'area Vulture; il galoppino e il protetto di segretari regionali del Pd, e in misura minore, anche di altri partiti (opposizione inclusa).
La parentopoli lucana, in sintesi, scavalca i concorsi (Parco dell'Appennino lucano). Passa per le chiamate in ruolo e promozioni negli enti subregionali (Arbea) e si lubrifica con la chiamata diretta della nuora dell'ex assessore regionale (precari Po-Fesr). Un sistema ai limiti della truffa; della corruzione. Una malapianta difficile da estirpare. Basti guardare all'ultima presunta parentopoli ('Sviluppo Basilicata Spa). Sulla carta tanto lavoro per gli inquirenti. Ma le indagini, in realtà, non sembrano colpire quasi mai il 'mandante' politico. E' una fascia protetta. Chissà perché...

llennium), il servizio intitolato
Un cattivo odore di politica che non era sfuggito ad una nostra talpa che ci informò sulla cosa, lo scorso mese di gennaio...http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/parentopoli-11676.php Ma torniamo al servizio andato in onda ieri sera. L'addetto stampa del Parco, Simona Aulicino, che molti vorrebbero nelle grazie del presidente dell'Ente, rispondendo alle domande del giornalista Rai, Fabio Trappolini, ha lasciato intendere che non ci troviamo davanti alla “scoperta dell'acqua calda”. E poi ha aggiunto: “In una Regione piccola come la Basilicata, negli Enti, un parente te lo trovi sempre”. Già, ma un parente di chi? Del solito trombone? Davanti a scelte che ricadono sistematicamente su figli e nipoti di notabili e politici di lungo corso, è chiaro che l'effetto scoramento, in un giovane senza santi in paradiso, agisce eccome. Al punto che il concorso, se non c'è lo sponsor dietro, non si prova affatto. Per non cadere nello sconforto.
Mer, 06/08/2014 - 17:40
fonte: http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/parentopoli-lucana-tanti-tentacoli-14748.ph
p
p
IL CONSIGLIERE REGIONALE VITO GIUZIO E' INCOMPATIBILE?
IL CONSIGLIERE REGIONALE VITO GIUZIO E' INCOMPATIBILE?
C'è qualcuno in Regione pronto a valutare la questione?
di Redazione Basilicata24
Sab, 05/07/2014
Dopo l’ancora non vagliata ipotesi di incompatibilità del consigliere regionale Pd Vincenzo Robortella, toccherebbe ad un altro suo compagno di partito affrontare la medesima questione: Vito Giuzio.
Infatti è pubblicato sul sito del Consorzio Industriale di Potenza l’avviso di affidamento del servizio di trattamento rifiuti liquidi speciali, progettazione ed esecuzione lavori, appalto aggiudicato all’Ati “Antonio & Raffaele Giuzio s.r.l. per un importo di 23.262.000,00 euro oltre IVA, ma per fare cosa? A migliorare la depurazione e la capacità di trattamento dei rifiuti liquidi speciali nell’impianto di depurazione di San Nicola di Melfi con “il potenziamento della capacità di depurazione e trattamento dei rifiuti liquidi speciali”.
Ma in una terra già contaminata si penserà comunque al miglioramento della resa energetica
degli impianti a servizio delle aree industriali della Provincia di Potenza, includendo nel progetto l’impianto di depurazione di Balvano. In barba alla dichiarazioni rassicuranti del Presidente Pittella
e dell’assessore Berlinguer, in Basilicata si provvede già da tempo al potenziamento del “comparto disidratazione fanghi”, quali fanghi? Quelli del petrolio ovviamente, in aumento vuoi per l’evoluzione o forse qualche “resistenza geologica” incontrata in Val d’Agri dall’Eni e sicuramente in vista di ciò che produrrà Tempa Rossa.
Il Consigliere Regionale Vito Giuzio potrebbe essere incompatibile in virtù della legge (dlgs n. 165 del 30/03/2001) che prevede per i rappresentanti pubblici il divieto di interferire con interessi privati
parentali nell’espletamento del proprio incarico pubblico. Il Consigliere Giuzio potrebbe trovarsi un domani a dover votare in aula un provvedimento afferente agli interessi familiari, così come strano è altresì il suo recente comunicato stampa apparso su Basilicatanet il 17 giugno scorso relativamente alla bonifica dei siti SIN di Tito e Val Basento e relativi ritardi, nonché la sospensione dei lavori consiliari richiesta da Giuzio durante la seduta del 25 giugno proprio durante la trattazione della
problematica Tecnoparco.
Chi è Vito Giuzio. Vito Giuzio è stato vice presidente del Cda Banca Mediterranea quando alla presidenza vi era un certo Somma (Tecnoparco) e lo ritroviamo in società Ati con la ditta
di cui Vito Giuzio è fondatore denominata Antonio e Raffaele Giuzio, esattamente l'appalto sopra menzionato.
Nel 2009 venne presentata una Cnr contenente tra le altre cose la modalità di smaltimento di acque contaminate provenienti dalla zona gessi di Tito Industriale con smaltimento all'impianto di San Nicola di Melfi (Potenza), impianto che non era autorizzato allo smaltimento di quei rifiuti e la cui
gestione era ed è sempre in capo alla ditta f.lli Antonio e Raffaele Giuzio di Potenza ovvero i fratelli del consigliere regionale in carica Vito.
Andando a ritroso nella storia della famiglia Giuzio emerge non solo il carattere economico dell’incompatibilità attuale, ma un’incompatibilità più morale che politica in senso stretto,
infatti il 10 dicembre 1994 Raffaele Giuzio viene condannato a tre mesi di arresto e 40 milioni di ammenda per violazioni alle norme di tutela ambientali “legge Galasso” nella esecuzione di lavori sul bacino del fiume Agri e del torrente Sauro tali opere erano state realizzate in difformità di legge e con fondi europei FIO (fondi investimenti occupazione), ma non basta. Nella conferenza di servizio relativa al Sin di Tito del 22 dicembre 2008, presso la sede del Ministero dell’Ambiente in Roma alla presenza del Direttore Gen. - Dr. Gianfranco Mascazzini emergono una serie di omissioni (la gestione dell'impianto di trattamento dei reflui era già affidata alla ditta Antonio e Raffaele Giuzio)
relativamente alle modalità di smaltimento delle acque contaminate da rifiuti pericolosi, emunte dai pozzi per il prelievo delle acque di falda presenti nel sito di Tito, e che per stessa dichiarazione del Ministero dell’Ambiente risulta essere illegale.
Infatti nel verbale il Dr. Mascazzini riferisce che “Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza ha smaltito quantitativi di acque industriali presso l’Impianto di
proprietà del Consorzio a San Nicola di Melfi, utilizzando il codice CER 16.10.02” indicante soluzioni acquose di scarto diverse da quelle di cui alla voce 16.10.01 che indica soluzioni
acquose di scarto contenenti sostanze pericolose. Il Dr. Mascazzini, nel verbale della conferenza di servizi del 22 dicembre 2008, contesta la modalità di smaltimento in quanto le acque prelevate dai pozzi sono da considerarsi appartenenti al gruppo di rifiuti identificati dal codice CER 19.13 ( rifiuti pericolosi), indicante tutti i rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica di terreni e risanamento delle
acque di falda, per il quale l’impianto di San Nicola di Melfi non possiede alcuna autorizzazione allo smaltimento.
Pertanto emerge lo spostamento di sostanze pericolose da un luogo contaminato ed oggetto di bonifica ad un’altra area che viene contaminata a causa della inadeguatezza della struttura ricevente (impianto di depurazione del Consorzio Asi della provincia di Potenza – unità locale di San Nicola di Melfi). Ci sarà qualcuno in Consiglio Regionale pronto ad avanzare richiesta ufficiale di valutazione delle presunte incompatibilità dei consiglieri regionali ad oggi eletti e convalidati?
(Articolo scritto da Giuseppe Di Bello, Direttivo Liberiamo la Basilicata, Giorgio Santoriello)
fonte:http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/consiglierie-regionale-vito-giuzio-incompatibile-14425.php
C'è qualcuno in Regione pronto a valutare la questione?
di Redazione Basilicata24
Sab, 05/07/2014
Dopo l’ancora non vagliata ipotesi di incompatibilità del consigliere regionale Pd Vincenzo Robortella, toccherebbe ad un altro suo compagno di partito affrontare la medesima questione: Vito Giuzio.
Infatti è pubblicato sul sito del Consorzio Industriale di Potenza l’avviso di affidamento del servizio di trattamento rifiuti liquidi speciali, progettazione ed esecuzione lavori, appalto aggiudicato all’Ati “Antonio & Raffaele Giuzio s.r.l. per un importo di 23.262.000,00 euro oltre IVA, ma per fare cosa? A migliorare la depurazione e la capacità di trattamento dei rifiuti liquidi speciali nell’impianto di depurazione di San Nicola di Melfi con “il potenziamento della capacità di depurazione e trattamento dei rifiuti liquidi speciali”.
Ma in una terra già contaminata si penserà comunque al miglioramento della resa energetica
degli impianti a servizio delle aree industriali della Provincia di Potenza, includendo nel progetto l’impianto di depurazione di Balvano. In barba alla dichiarazioni rassicuranti del Presidente Pittella
e dell’assessore Berlinguer, in Basilicata si provvede già da tempo al potenziamento del “comparto disidratazione fanghi”, quali fanghi? Quelli del petrolio ovviamente, in aumento vuoi per l’evoluzione o forse qualche “resistenza geologica” incontrata in Val d’Agri dall’Eni e sicuramente in vista di ciò che produrrà Tempa Rossa.
Il Consigliere Regionale Vito Giuzio potrebbe essere incompatibile in virtù della legge (dlgs n. 165 del 30/03/2001) che prevede per i rappresentanti pubblici il divieto di interferire con interessi privati
parentali nell’espletamento del proprio incarico pubblico. Il Consigliere Giuzio potrebbe trovarsi un domani a dover votare in aula un provvedimento afferente agli interessi familiari, così come strano è altresì il suo recente comunicato stampa apparso su Basilicatanet il 17 giugno scorso relativamente alla bonifica dei siti SIN di Tito e Val Basento e relativi ritardi, nonché la sospensione dei lavori consiliari richiesta da Giuzio durante la seduta del 25 giugno proprio durante la trattazione della
problematica Tecnoparco.
Chi è Vito Giuzio. Vito Giuzio è stato vice presidente del Cda Banca Mediterranea quando alla presidenza vi era un certo Somma (Tecnoparco) e lo ritroviamo in società Ati con la ditta
di cui Vito Giuzio è fondatore denominata Antonio e Raffaele Giuzio, esattamente l'appalto sopra menzionato.
Nel 2009 venne presentata una Cnr contenente tra le altre cose la modalità di smaltimento di acque contaminate provenienti dalla zona gessi di Tito Industriale con smaltimento all'impianto di San Nicola di Melfi (Potenza), impianto che non era autorizzato allo smaltimento di quei rifiuti e la cui
gestione era ed è sempre in capo alla ditta f.lli Antonio e Raffaele Giuzio di Potenza ovvero i fratelli del consigliere regionale in carica Vito.
Andando a ritroso nella storia della famiglia Giuzio emerge non solo il carattere economico dell’incompatibilità attuale, ma un’incompatibilità più morale che politica in senso stretto,
infatti il 10 dicembre 1994 Raffaele Giuzio viene condannato a tre mesi di arresto e 40 milioni di ammenda per violazioni alle norme di tutela ambientali “legge Galasso” nella esecuzione di lavori sul bacino del fiume Agri e del torrente Sauro tali opere erano state realizzate in difformità di legge e con fondi europei FIO (fondi investimenti occupazione), ma non basta. Nella conferenza di servizio relativa al Sin di Tito del 22 dicembre 2008, presso la sede del Ministero dell’Ambiente in Roma alla presenza del Direttore Gen. - Dr. Gianfranco Mascazzini emergono una serie di omissioni (la gestione dell'impianto di trattamento dei reflui era già affidata alla ditta Antonio e Raffaele Giuzio)
relativamente alle modalità di smaltimento delle acque contaminate da rifiuti pericolosi, emunte dai pozzi per il prelievo delle acque di falda presenti nel sito di Tito, e che per stessa dichiarazione del Ministero dell’Ambiente risulta essere illegale.
Infatti nel verbale il Dr. Mascazzini riferisce che “Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza ha smaltito quantitativi di acque industriali presso l’Impianto di
proprietà del Consorzio a San Nicola di Melfi, utilizzando il codice CER 16.10.02” indicante soluzioni acquose di scarto diverse da quelle di cui alla voce 16.10.01 che indica soluzioni
acquose di scarto contenenti sostanze pericolose. Il Dr. Mascazzini, nel verbale della conferenza di servizi del 22 dicembre 2008, contesta la modalità di smaltimento in quanto le acque prelevate dai pozzi sono da considerarsi appartenenti al gruppo di rifiuti identificati dal codice CER 19.13 ( rifiuti pericolosi), indicante tutti i rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica di terreni e risanamento delle
acque di falda, per il quale l’impianto di San Nicola di Melfi non possiede alcuna autorizzazione allo smaltimento.
Pertanto emerge lo spostamento di sostanze pericolose da un luogo contaminato ed oggetto di bonifica ad un’altra area che viene contaminata a causa della inadeguatezza della struttura ricevente (impianto di depurazione del Consorzio Asi della provincia di Potenza – unità locale di San Nicola di Melfi). Ci sarà qualcuno in Consiglio Regionale pronto ad avanzare richiesta ufficiale di valutazione delle presunte incompatibilità dei consiglieri regionali ad oggi eletti e convalidati?
(Articolo scritto da Giuseppe Di Bello, Direttivo Liberiamo la Basilicata, Giorgio Santoriello)
fonte:http://basilicata.basilicata24.it/cronaca/consiglierie-regionale-vito-giuzio-incompatibile-14425.php
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