Dopo gli F-35, altri 22 miliardi di euro per le spese militari
22 miliardi. E' la cifra
sbalorditiva che, in barba alla crisi, le Forze Armate italiane si apprestano
ad impiegare per la cosiddetta digitalizzazione
dell'Esercito, un record che batte persino le stime per l'acquisto dei famosi F-35 (14
miliardi di euro).
Un fiume di denaro pubblico che servirà,
tra l'altro, a dotare un élite di 558 "soldati
del futuro"
(circa mezzo milione di euro ad unità) di tecnologia
bellica high tech.
Dall'avanguardistico mirino Specter
integrato con una microtelecamera ad infrarossi, agli occhiali per la visione
notturna montati sull'elmetto, ai mini navigatori gps piazzati sulla spalla al
lanciagranate coassiale con correttore automatico di tiro fino al tablet blindato con touch screen per i comandanti.
Su quest'ultimo "fondamentale"
strumento, tuttavia, i tecnici manifestano qualche perplessità: c'è la
possibilità, infatti, che possa non funzionare nelle battaglie ingaggiate nel
fango.
A proposito: la Costituzione italiana,
all'articolo 11, recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali"

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