
di Giuliana Scamardella
15 maggio 2013
L’ APB – Advanced Business Park -, società di costruzioni edili cinese, ha investito 1miliardo di sterline (poco meno di 1miliardo e 200mila euro) in un piano di recupero e di trasformazione di un’area di 35 acri ( 141.6 km²) dei Royal Docks.
I Royal Docks (ormeggi reali) si trovano nell’area est di Londra, comprendono le tre banchine di Royal Albert, Royal Victoria e King George V, e formano i più grandi bacini chiusi al mondo. Si estendono dalla zona che va da Stratford, nel borgo londinese di Newham, giù per il fiume Lea, fino al Tamigi e sono prossimi al London City Airport (uno dei 5 principali aeroporti di Londra, sostanzialmente costruito per servire il suo distretto finanziario). I tre ormeggi furono costruiti tra il 1855 e il 1921 come attracco per le navi di grossa stazza che non potevano proseguire ulteriormente la rotta su per il Tamigi, a causa della poca profondità degli altri bacini. Furono un enorme successo commerciale, e per tutta la prima metà del XX secolo furono usati come principali bacini della città di Londra. Furono usati soprattutto per l’import e per lo scarico di prodotti alimentari, grazie ai vasti spazi a ridosso delle banchine in cui vennero posizionati enormi frigoriferi. Nel 1880 fu inaugurato il Royal Albert Dock che, grazie alle enormi chiuse di acciaio, permetteva l’approdo alle più grandi navi mercantili provenienti dalla Cina, che esportavano principalmente tè e ceramiche nel Regno Unito.
I Royal Docks furono gravemente danneggiati dai bombardamenti tedeschi durante la seconda guerra mondiale, e subirono un grosso declino negli anni sessanta con l’inizio dalla containerizzazione, come metodo di stivaggio della merce. Furono poi chiusi definitivamente al traffico commerciale nel 1981, con la conseguenza che i livelli di disoccupazione e disagio sociale aumentarono nei borghi limitrofi. Dal 1990 c’è stata una una lenta ma concreta ripresa economica della zona, grazie ad un sostanziale miglioramento del trasporto locale e alla costruzione di plessi residenziali e commerciali. Sono stati anche realizzati progetti di sviluppo urbano ben più grandi. Proprio poco a sud dei Royal Docks sono stati costruiti i tre campus universitari della University of East London, università pubblica di Londra che conta circa 30mila studenti. Nel 2000 invece è stata inaugurata la ExCel London o Exhibition Center, centro di mostre e conferenze che ha ospitato anche incontri di alcune discipline come il boxe, tennis da tavolo e scherma durante le Olimpiadi di Londra 2012. Nel 2006 il centro espositivo però è stato acquisito per 320milioni di sterline dal governo di Abu Dhabi.
Nel 2011 i Royal Docks sono stati classificati come zona speciale per l’impresa (Urban Enterprise Zone). In questo tipo di aree, attraverso specifiche politiche, viene favorita la crescita economica e lo sviluppo. Questo tipo di politiche generalmente offrono agli investitori agevolazioni fiscali, incentivi infrastrutturali e regolamenti più elastici o ridotti, per attrarre gli investimenti delle compagnie private e far rifiorire la zona.
Il forte rilancio di tutta l’area che comprendeva i bacini londinesi è stato voluto dall’autorità amministrativa indipendente London Docklands Development Corporation. Quest’organismo semipubblico fu creato dal governo britannico nel 1981 per rigenerare la depressissima area dei Docklands ad est di Londra. Il più importante successo dell’organizzazione autonoma di nomina governativa è stato il rilancio di Canary Wharf, il cuore dei servizi finanziari londinesi che l’anno scorso ha superato la City per il numero di impiegati nel settore bancario. Oggi circa 90mila persone lavorano a Canary Wharf, ed è lì che sorgono i quartieri generali europei di grandi banche, società di consulenza, studi legali e media come Barclays, Citigroup, HSBC, Morgan Stanley, JP Morgan, Reuters e molti altri. Anche qui il governo del Qatar ha investito più di 1.6 miliardi di sterline in infrastrutture.
Il progetto presentato dalla società edilizia cinese APB, che ha scelto come partner britannico la Stanhope, solidissima società inglese da più di 25 anni leader nel settore dell’architettura urbana, è stato definito proprio come un “mini Canary Wharf”. La APB non è un azienda molto conosciuta in occidente, perchè non ha mai operato sui mercati europei. Uno dei pochi progetti di sviluppo e riconversione urbana completati dall’azienda è una grossa area finanziaria situata all’estrema periferia di Pechino, in uno dei quartieri più poveri della città. Il presidente della società, Xu Weiping, ex funzionario governativo, ha ottime connessioni con il Partito comunista cinese ed è molto vicino ai suoi vertici.
Nonostante collaborino da diversi mesi il Dipartimento del commercio e degli investimenti del Regno Unito, APB e Stanhope sull’ottimizzazione dei collegamenti dei trasporti tra i Royal Docks e la nuova linea di Crossrail, del progetto non si hanno notizie dettagliate. La società cinese ha preferito mantenere il massimo riserbo, ma sicuramente il piano di sviluppo prevede la costruzione di diversi palazzi e uffici, residenze, negozi e ristoranti nella zona vicina al City Airport. APB ha già speso diversi milioni di sterline per la proposta e per il progetto del sito. La società cinese si augura che la zona possa diventare anche una mini Chinatown, dove spostare il cuore pulsante delle sedi europee delle aziende cinesi. Una specie di quartier generale europeo per le società cinesi e asiatiche.
A marzo 2013, un portavoce del sindaco di Londra, Boris Jhonson, ha dichiarato «il sindaco e il suo team sono stati impegnati in lunghe trattative con la ABP, per valutare le proposte della società su come trasformare l’area dei Royal Docks ». Nello stesso momento è stato annunciato dal sindaco Jhonson che sarà costruito un villaggio galleggiante sul Tamigi come parte dei piani di cambiamento previsti per i Royal Docks, ma non è stato fatto il nome di nessuna società costruttrice.
Giovedì 9 maggio, durante una conferenza sugli investimenti globali a Londra, si sono incontrati David Cameron, i capi della APB e Jhonson, il quale ha dichiarato che «la società aveva proposte molto interessanti, ma che l’accordo non era tutto lí». Probabilmente si aspetta l’annuncio ufficiale dell’investimento da 1miliardo di sterline da parte di ABP, che dovrebbe arrivare alla fine del mese di maggio. C’è comunque chi rimane scettico sulla fattibilità del progetto. Molti agenti immobiliari, infatti, sono sia riluttanti sulla credibilità della poco nota APB, ma soprattutto si interrogano sul prezzo a cui verranno venduti o affittati gli immobili. Per rientrare economicamente da un investimento così elevato, il prezzo di vendita a metro quadro rischierebbe di essere di gran lunga più alto di quanto non sia mai stato pagato nella zona.
Il progetto potrebbe iniziare tra 18 mesi per essere completato in 10 anni. Questo tipo di investimento è di lungo termine, e al momento i pochi in grado di potersi permettere tale disponibilità sono le aziende cinesi.
Il progetto cinese forse risale addirittura al 2010, quando i Royal Docks sono stati sponsorizzati agli investitori cinesi durante la London Week, all’Expo di Shangai. Peter Bishop, vicepresidente della London Development Agency, agenzia di sviluppo regionale dell’Autorità della grande Londra (GLA), durante l’evento promozionale ha dichiarato «i Royal Docks sono la più grande opportunità di sviluppo in giro. Per la GLA rappresentano circa 22 miliardi di sterline di potenziali investimenti. Con l’appoggio di tutte le autorità competenti (sindaci, uffici di pianificazione del Newham e London Borough ndr), abbiamo un’offerta eccezionale per gli investitori e con il sostegno politico già ottenuto, possiamo rendere facilmente attuabile questa trasformazione ».
Nonostante i freddi rapporti diplomatici tra il governo Londra e di Pechino a causa della visita di Cameron al Dalai Lama lo scorso anno, il commercio e gli investimenti anglo-cinesi sembrano più fiorenti che mai. Il primo ministro inglese spera di recarsi in visita ufficiale nella capitale cinese in autunno, per promuovere una visita a scopo commerciale. Ammontano a 6 miliardi di sterline (poco più di 7miliardi di euro) gli investimenti cinesi in Gran Bretagna. Come ben dimostrano i casi del centro espositivo di ExcEL e di Canary Wharf, la Gran Bretagna ha un disperato bisogno di ricchi investimenti di liquidità, che possano pagare le nuove infrastrutture e stimolare la crescita. Sotto questo profilo i Royal Docks si rivelerebbero una proverbiale miniera d’oro.

Nessun commento:
Posta un commento
5 STELLE