L’Italia
usi il suo oro per minacciare l’uscita dall’Eurozona
L’Italia
ha tutti i mezzi per resistere alla crisi, a patto che voglia davvero farlo: deve cioè
minacciare l’uscita dall’unione monetaria europea, che la sta strangolando. Lo
sostiene l’inglese Ambrose Evans-Pritchard, di fronte alla recente proposta del
World Gold Council: utilizzare la riserva aurea italiana, la quarta al mondo,
per mitigare i dettami di austerità imposti dall’Eurozona. Duemila tonnellate
d’oro, come garanzia di una prima tranche per le eventuali perdite degli
obbligazionisti: in questo modo, l’Italia potrebbe raccogliere sul mercato dei
capitali almeno 400 miliardi di euro e sfuggire al ricatto del debito per un
paio d’anni. Ma se a monte non cambiano le regole di Bruxelles – avverte
l’economista del “Telegraph” – dopo una boccata d’ossigeno biennale l’Italia
potrebbe trovarsi definitivamente nei guai. E senza più neppure il salvagente
dei suoi lingotti d’oro.
La
riserva aurea come garanzia, ricorda Evans-Pritchard in un intervento ripreso
da “Come Don Chisciotte”, è già stata utilizzata nel 1974, quando l’Italia chiese un prestito di due miliardi di dollari
alla Bundesbank. Stessa cosa fece il Portogallo, che sempre negli anni ‘70
ottenne un miliardo di dollari dalla Banca dei Regolamenti Internazionali. E
così anche l’India, che nel ’91 usò il suo oro per ricevere un prestito dal
Giappone. Un sondaggio congiunto Wgc-Ipsos ha rilevato che il 61% degli
imprenditori italiani e il 52% del pubblico sosterrebbe questa idea, mentre
solo una piccola minoranza sarebbe contraria. Il rapporto dice: con l’Italia
che deve ancora affrontare importanti sfide finanziarie, il patrimonio dello
Stato – come ad esempio le riserve d’oro – costituisce una possibilità per
conquistarsi un certo spazio vitale. Un debito sovrano garantito con
“obbligazioni auree” costituirebbe un debito sostenuto da garanzie reali come l’oro.
In questo modo, utilizzando una parte delle riserve auree, gli Stati sovrani
possono ottenere prestiti con minori interessi, senza (eventualmente) dover
vendere un’oncia del loro oro.
L’uso
dell’oro sarebbe comunque un ripiego: sostituirebbe il valore “naturale”
dello Stato sovrano, cioè la libera creazione di moneta – cosa che
avviene nel resto del mondo, da Londra a Washington, da Mosca a
Pechino. La riserva aurea aiuterebbe i governi dell’Eurozona a recuperare parte
della sovranità perduta, prima con la “privatizzazione” delle banche centrali e
poi con quella della moneta. Così, si riconquisterebbe la “fiducia” dei mercati
obbligazionari a costi di finanziamento più bassi. Misura temporanea,
ovviamente: mentre la moneta sovrana garantisce potenzialità di emissione
teoricamente illimitate, per sostenere il costo del deficit, il “tesoretto”
aureo non è ovviamente infinito. Ricorrendovi, le nazioni azzoppate dall’euro
potrebbero persino guadagnarci, e cioè «aumentare tra quattro e cinque volte il
valore delle loro riserve in oro», dal momento che «un prestito obbligazionario garantito al 20% con oro potrebbe raccogliere fondi
sufficienti per coprire circa l’80% del rifinanziamento di cui ha bisogno
l’Italia per due anni».
In
questo modo, riferisce Evans-Pritchard, si potrebbe attendere più serenamente
la famosa “ripresa”: «Si potrebbe abbassare il livello del debito sovrano senza
far aumentare l’inflazione e si darebbe all’Italia tempo e risorse per lavorare
su riforme e rilancio dell’economia».
In altre parole, utilizzando l’oro per emettere titoli di debito sovrano si
otterrebbe una maggiore flessibilità senza infierire oltre con l’austerità.
«Questo è esattamente il modo di pensare che dovrebbe attecchire negli Stati
occupati dall’unione monetaria europea», dice il giornalista inglese, «e
l’Italia è sotto occupazione da quando la Bce ha effettivamente rovesciato il
governo eletto con il colpo di Stato del novembre 2011 – con la complicità
attiva del presidente Napolitano, un ex stalinista che ha poi trasferito la sua
mania ideologica nel progetto dell’Unione Europea».
Debito
garantito con l’oro: il disegno è stato presentato lo scorso ottobre da
Alessandro di Carpegna Brivio, amministratore delegato della Camperio Sim.
Soluzione inevitabile? Tutt’altro, secondo Evans-Pritchard: «Basterebbe che il
nuovo premier Enrico Letta dicesse all’Europa di andare a buttarsi a fiume», perché la “reflazione”
– cioè la somma tra inflazione e recessione – se avvenisse in un solo paese
violerebbe le regole dell’unione monetaria europea. «Ma è altamente improbabile
che Mr. Letta lo faccia», essendo cresciuto nell’entourage di Romano Prodi e in
particolare alla scuola di Beniamino Andreatta, l’architetto della “grande
privatizzazione” che preparò lo smantellamento storico dell’industria pubblica
italiana, il motore strategico dello sviluppo che faceva paura alla concorrenza
francese e tedesca. L’atteggiamento di Letta, aggiunge il notista del
“Telegraph”, ricorda quello di Hollande: con la sua politica fiscale, il presidente francese «sta tentando di far
contrarre il Pil di quest’anno del 2%, in modo anticiclico durante una
recessione, perché è così intriso del suo europeismo che non se la sente di mandare al diavolo i sapientoni di
Bruxelles e di Francoforte, anche se qualcuno del suo Partito Socialista
vorrebbe farlo».
Ambrose
Evans-Pritchard teme che il piano del World Gold Council finirebbe solo per
«puntellare l’impalcatura di questa impraticabile Unione il più a lungo
possibile, per poi lasciare l’Italia ancora più vulnerabile, dopo essersi
giocata anche la sua ultima carta», la quarta riserva aurea mondiale. «Nemmeno
questa strategia, comunque, risolverebbe il problema fondamentale di una Italia
che ha perso costantemente competitività». Tentare un recupero con una
“svalutazione interna” metterebbe a dura prova la coesione sociale, «che
potrebbe arrivare fino al punto di rottura». E quindi? «Quello che dovrebbe
fare l’Italia sarebbe dire alla Germania che non continuerà ad essere un membro
dell’Uem a meno che il Nord non “si riadegui-reflettendo” con una “rivalutazione
interna” che riporti il divario Nord-Sud a valori accettabili». In questo caso
– allora sì – l’Italia «potrebbe anche usare le sue riserve d’oro per rendere
questa minaccia veramente credibile». La Germania, conclude Pritchard, dovrebbe
sapere che l’Italia ha tutti i mezzi per stabilizzare il mercato
obbligazionario «appena liberatasi dai cappi dell’Europa». Con l’avanzo primario di bilancio al 2,5% del
Pil, «non si troverebbe ad affrontare nessuna crisi di finanziamento». La parola a Berlino, dove si voterà
a settembre: «Aspettiamo che l’Imperatore del Sacro Romano Impero venga a
Canossa».

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