PERCHÉ PAGHIAMO LE TASSE?
Pagare le tasse è giusto, ma bisognerebbe sapere esattamente e con trasparenza a quale scopo, come avviene in Danimarca. Il 40% delle nostre tasse va a coprire il debito pubblico. Miliardi alle grandi industrie...Serve un nuovo patto di fiducia trasparenza!

Come Italiani siamo un popolo di ipertassati inconsapevoli. I dati ufficiali certificano che lavoriamo ben oltre la metà dell'anno per finire di pagare tutte le nostre tasse. L'istituto Ernst&Young pochi giorni fa ha precisato che abbiamoaddirittura raggiunto la data del 10 luglio, che ci pone tra i paesi con un carico fiscale più gravoso sulle spalle dei cittadini. Chiariamoci subito: pagare le tasse penso che sia giusto. In un paese civile dovremmo essere contenti di saldare i nostri oneri, sicuri di dare il nostro contributo all'affermazione di uno Stato che provvede ai servizi utili alla collettività, incluso la tutela dei più deboli. Questo passaggio richiede però fiducia. Tra cittadini e stato c'è bisogno di un nuovo patto, basato sulla trasparenza, che nessuno si sogna mai di chiedere apertamente, con uno sforzo di democrazia partecipativa. Il contratto sociale agli Italiani è sempre sfuggito. In tempi di vacche grasse, finché l'economia cresceva, potevamo anche soprassedere alle ataviche inefficienze della cosa pubblica, chiudere un occhio di fronte al malaffare e alla politica dello scambio di favori. Oggi che le vacche sono magre, e i buoi già scappati dalle stalle, viene invece da chiederselo: con le nostre tasse cosa stiamo pagando?
Partiamo da un presupposto palese, ma un po' sfuggente: noi siamo gli unici sponsor della politica. Fino a prova contraria, in una Repubblica, lo Stato siamo noi. Secondo la Commissione Europea le tasse sul lavoro, quelle che noi paghiamo fino al 10 di luglio, restano la maggiore fonte di gettito fiscale in tutta l'Unione europea: da sole forniscono quasi la metà delle entrate totali, seguite dalle tasse sui consumi che assicurano un altro terzo e le tasse sui capitali che apportano circa un quinto del gettito.
L'Italia per l’anno 2013, in termini di competenza, nelle previsioni avrà delle entrate finali pari a 520 miliardi, mentre quelle per le spese finali ammonteranno a circa 526 miliardi. Lo stato spende di più di quanto entra, più o meno 6 miliardi in più.
Ma restiamo davvero sbalorditi se alziamo il velo pietoso e scopriamo come si spendono i nostri soldi. Anche su questo aspetto si scopre la mancanza di un patto, che potremmo definire generazionale. A quanto pare più del 40 per cento delle tasse sborsate dagli Italiani serve per pagare il debito pubblico. Le generazioni del presente, non tiriamo in causa sempre quelle del futuro please, pagano i debiti contratti dai nostri padri. Che hanno lavorato certo, ma hanno anche scialacquato assai, a loro insaputa. Permettendoci di vivere in un mondo pieno di agi…e pieno di debiti! Che alcuni di loro, gli aguzzini del debito pubblico, adesso reclamano gettandoci sul lastrico.
Vediamo poi come vengono spesi gli altri soldi. Circa dieci miliardi servono per finanziare le grandi imprese, tra cui una grossa quota, si parla di 4.588 milioni di euro per il 2013, viene versata a Ferrovie dello Stato. Soldi spesi bene? Siamo contenti così? Lo abbiamo scelto noi? In che razza di democrazia viviamo, se non sappiamo che fine fanno i nostri sacrifici?
In Danimarca, a quanto pare, funziona in modo più limpido. Ogni cittadino danese da con esattezza come viene spesa ogni singola corona ricavata dalle tasse: 46 centesimi per Welfare, previdenza sociale ed edilizia abitativa, 15 per l' Istruzione, 10 per la Sanità, 8,5 per la Pubblica Amministrazione, 5 per le Forze dell’ordine e Sicurezza, 3 per Cultura e Ambiente, 3 per Strade e infrastrutture e così via.
Ieri il presidente del consiglio, discendente di quell'Andreatta che decise la privatizzazione del nostro debito pubblico, sganciando la Banca d'Italia dal Tesoro, ha rilanciato un nuovo corso di governo carico di buoni propositi. Ampiamente condivisibili e su cui ritengo poco utile metterci a "gufare" preventivamente. Ma mi piacerebbe che la trasparenza fosse messa al centro di questa nuova-vecchia politica. Perché senza un patto tra governanti e governati questo paese sarà dilaniato dall'odio e dalla barbarie. Questo sarebbe un vero segnale di cambiamento. A pacificare gli animi di milioni di cittadini non bastano certo gli inciuci.
Partiamo da un presupposto palese, ma un po' sfuggente: noi siamo gli unici sponsor della politica. Fino a prova contraria, in una Repubblica, lo Stato siamo noi. Secondo la Commissione Europea le tasse sul lavoro, quelle che noi paghiamo fino al 10 di luglio, restano la maggiore fonte di gettito fiscale in tutta l'Unione europea: da sole forniscono quasi la metà delle entrate totali, seguite dalle tasse sui consumi che assicurano un altro terzo e le tasse sui capitali che apportano circa un quinto del gettito.
L'Italia per l’anno 2013, in termini di competenza, nelle previsioni avrà delle entrate finali pari a 520 miliardi, mentre quelle per le spese finali ammonteranno a circa 526 miliardi. Lo stato spende di più di quanto entra, più o meno 6 miliardi in più.
Ma restiamo davvero sbalorditi se alziamo il velo pietoso e scopriamo come si spendono i nostri soldi. Anche su questo aspetto si scopre la mancanza di un patto, che potremmo definire generazionale. A quanto pare più del 40 per cento delle tasse sborsate dagli Italiani serve per pagare il debito pubblico. Le generazioni del presente, non tiriamo in causa sempre quelle del futuro please, pagano i debiti contratti dai nostri padri. Che hanno lavorato certo, ma hanno anche scialacquato assai, a loro insaputa. Permettendoci di vivere in un mondo pieno di agi…e pieno di debiti! Che alcuni di loro, gli aguzzini del debito pubblico, adesso reclamano gettandoci sul lastrico.
Vediamo poi come vengono spesi gli altri soldi. Circa dieci miliardi servono per finanziare le grandi imprese, tra cui una grossa quota, si parla di 4.588 milioni di euro per il 2013, viene versata a Ferrovie dello Stato. Soldi spesi bene? Siamo contenti così? Lo abbiamo scelto noi? In che razza di democrazia viviamo, se non sappiamo che fine fanno i nostri sacrifici?
In Danimarca, a quanto pare, funziona in modo più limpido. Ogni cittadino danese da con esattezza come viene spesa ogni singola corona ricavata dalle tasse: 46 centesimi per Welfare, previdenza sociale ed edilizia abitativa, 15 per l' Istruzione, 10 per la Sanità, 8,5 per la Pubblica Amministrazione, 5 per le Forze dell’ordine e Sicurezza, 3 per Cultura e Ambiente, 3 per Strade e infrastrutture e così via.
Ieri il presidente del consiglio, discendente di quell'Andreatta che decise la privatizzazione del nostro debito pubblico, sganciando la Banca d'Italia dal Tesoro, ha rilanciato un nuovo corso di governo carico di buoni propositi. Ampiamente condivisibili e su cui ritengo poco utile metterci a "gufare" preventivamente. Ma mi piacerebbe che la trasparenza fosse messa al centro di questa nuova-vecchia politica. Perché senza un patto tra governanti e governati questo paese sarà dilaniato dall'odio e dalla barbarie. Questo sarebbe un vero segnale di cambiamento. A pacificare gli animi di milioni di cittadini non bastano certo gli inciuci.
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