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lunedì 13 maggio 2013


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Politiche giovanili, la beffa del fondo

per l’occupazione svuotato dai partiti

Letta era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio quando fu istituito nel 2006. Per avere i primi stanziamenti servirono due anni, poi fu falcidiato dai tagli dei governi. Le iniziative finanziate non sono monitorate. Ora il presidente dichiara che sostenere il lavoro sarà la sua "ossessione": ecco come sono stati usati i soldi negli ultimi anni



Un fondo per i giovani che non ha più fondi, gestito in modo caotico e opaco, che premia progetti a volte misteriosi e spesso non  rendicontati. E che in cinque anni ha visto scivolare via
 oltre 500 milioni di euro. E’ il ramo secco dello Stato su cui Enrico Letta punta per legittimare ulteriormente il suo governo dilarghe intese,  con tanto di impegno pubblico a fare
 dell’occupazione giovanile la sua “ossessione”.
 Le radici le ha proprio in ufficio, nella presidenza del Consiglio, titolare del “Fondo politiche giovanili”, una cassa di finanziamento falcidiata dai tagli e da cui più soggetti hanno attinto.
 C’è, ad esempio, la Compagnia delle Opere che si fa finanziare un progetto, spende
 meno del previsto, e si tiene la differenza. Ci sono le domande di partecipazione a un
 bando da un milione di euro che nessuno si è premurato neppure di aprire e restano lì
, sigillate, a invecchiare come il vino. Un museo che organizza master per under 30
 ma ci mette le sue guide e ci realizza un cofanetto promozionale. E poi c’è un sito, giovaneimpresa.it, che doveva diventare il punto di riferimento per tutte le iniziative
 pubbliche di sostegno all’imprenditorialità giovanile. Ma, in realtà, è divenuto l’emblema
 di come vanno le cose quando la politica mette il cappello sui giovani: è costato
350mila euro, attinti sempre dal fondo di cui sopra, ma è un relitto nella rete che totalizza
 200 visitatori in dieci mesi, 20 al mese, meno di uno al giorno.
Tutto con il logo della Presidenza del Consiglio, quella che – in continuità tra centrosinistra
 e centrostra – ha formalmente elevato il tema dell’occupazione giovanile, issandolo come una bandiera sul tetto di Palazzo Chigi. Enrico Letta era sottosegretario alla Presidenza del
 Consiglio quando Romano Prodi, il 17 giugno del 2006, un mese dopo l’insediamento, istituiva il primo fondo. Per due anni, però, rimase dormiente: i decreti attuativi arrivarono tardi, quando il governo dell’Unione si era già polverizzato. Nel 2008 Berlusconi se li ritrovò predisposti e pensò bene di crearci attorno perfino una delega ad hoc, quella di Giorgia Meloni, rigorosamente
 senza portafoglio. Tutti, sinistra e destra, a dire che l’importante è investire sui giovani.
 Ma i numeri dicono il contrario, raccontano un’altra storia: i fondi per le politiche giovanili
 sono stati via via svuotati e tagliati negli anni fino a lasciare le briciole. Molti programmi,
 in nome dei vincoli di spesa e dell’austerità, dovranno presto limitarsi a utilizzare i
 residui passivi delle gestioni precedenti, altri non riceveranno più un euro. Nel complesso
 la “dote” giovani è calata di due terzi in quattro anni.
Il capitolo di missione dedicato allo sport e al servizio civile, ad esempio, è sceso da
 173 a 71 milioni (nella nota di previsione del 2013 a 64) con un taglio del 60%. Tanto
 che è appena stata depositata un’interrogazione per chiederne l’integrazione. Scorrendo
 poi le singole voci del bilancio della Presidenza si capisce meglio cosa intendesse
 Mario Monti quando un anno fa parlava di una “generazione perduta sulla quale mi
 chiedo se valga la pena investire”. Già nella nota di bilancio 2011 si spiegava che
 sul “Fondo di credito ai giovani” (cap. 848) “non è possibile allocare alcuna nuova
 disponibilità”. Idem per il “Fondo di garanzia per l’acquisto prima casa” (cap. 893),
 istituito nel 2008, che tre anni dopo non sarà neppure finanziato. Stesso destino
 per il “Fondo per le comunità giovanili” (cap.884).
La Corte dei Conti, a marzo, ha cercato di capire come sono stati spesi i soldi per
 il “Fondo per le politiche giovanili”. I magistrati contabili rilevano alcune “criticità” evidenti ,
 sia in ordine ai progetti finanziati, sia alla loro successiva gestione e rendicontazione,
 perlopiù sparpagliate su diversi ministeri, enti locali e di diritto pubblico come Invitalia o
 l’Agenzia nazionale per i Giovani. Il fondo, questo è certo, sta toccando il fondo: nel 2008
 erano stati stanziati 150 milioni, che sono divenuti 100 l’anno successivo, poi 81 e
 infine 12 per il 2011. Insomma, l’investimento sui giovani anche per questo capitolo
 è decisamente in picchiata.
Le iniziative finanziate sono spesso opache e a volte del tutto “disallineate” agli scopi del finanziamento. Alcuni esempi? Un bando del 30 dicembre 2008 da 4,8 milioni ha finanziato unportale (www.giovaneimpresa.it) che alla fine della fase di test non ha superato i
 200 accessi in 10 mesi ma è costato la bellezza di 350mila euro. “In seguito – scrivono
 i magistrati – si è fermato per la mancanza di ulteriori fonti di finanziamento, ed il portale è diventato, in sostanza, uno strumento ad uso della Comunicazione istituzionale del
 Ministro della Gioventù”. Una scatola vuota “il cui quadro complessivo evidenzia
 una sostanziale incorenza anche per la falcidia che ha subito nel tempo il Fondo
 per le politiche giovanili, il cui stanziamento per il 2012 è limitato a 8 milioni di euro”.
Un altro bando sotto la lente è quello del 23 gennaio 2008 per la “legalità e crescita
 della cultura sportiva”. Importo, 1 milione di euro. L’amministrazione non ha mai
trasmesso il decreto di approvazione dell’iniziativa alla Corte in quanto “irreperibile”,
 con buona pace della legalità in calce al bando. Si scoprirà che non era mai stato
 emanato. Le domande di partecipazione erano però arrivate in plichi sigillati, numerate e catalogate. Alla fine vengono ammessi 55 progetti, ma quelli che hanno ricevuto
 il finanziamento, a tempo scaduto, saranno solo due.
“Manca un reale monitoraggio”, infine sui cofinanziamenti per 19 milioni di euro
 gestiti in compartecipazione con sei regioni. “I progetti si concludono con una mera
 presa d’atto delle relazioni che ne indicano la conclusione”. Tra questi il progetto
 della Compagnia delle Opere da710mila euro dal nome emblematico: “Potter – Progetto
 e occasione per tessere trame educative”. I soldi servono a finanziare esperienze di lavoro
 e attività extrascolastiche. La nota si chiude con un rilievo non da poco: tra le fonti di
 finanziamento e la spesa effettiva c’è uno scostamento significativo, ma la quota pubblica che doveva essere pari al 70% non è stata rimodulata sulla spesa effettiva e la restituzione della somma eccedente non è mai avvenuta. In pratica la Cdo ha messo a carico del pubblico quanto avrebbe dovuto finanziare in proprio. Tanto pagano i giovani.
465mila euro messi a disposizione della Fondazione Centro Studi G.B. Vico per giovani imprenditori si scoprirà che sono andati a beneficio di un’altra categoria. Con quei soldi la Fondazione pagherà l’instradamento a 47 potenziali guide turistiche per il proprio museo
 vichiano (oltre a un confanetto promozionale sul filosofo di cui porta il nome). “Evidente che
 l’attività realizzata dal soggetto attuatore si focalizzano su tematice e azioni legate ai propri
 interessi
 che non ripondono a quelli del bando”. Anche per l’età dei destinatari della formazione: il bando indicava una fascia d’età compresa tra i 15 e i 30 anni, delle 47 unità che hanno ricevuto formazione, 21 superano i 30 anni ed in alcuni casi i 50 “e comunque non si forniscono
 notizie circa gli ulteriori sviluppi sotto il profilo dell’inserimento lavorativo dei soggetti coinvolt
i nella formazione”. Li chiamavano giovani. E gli sottraevano il futuro.
press; il Fatto Quotidiano, 13.02.2013

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