spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 27 agosto 2013

LA SVIZZERA PREPARA L'ESERCITO NEL CASO DELL'IMPLOSIONE DELL'EU

LUCA FUSARI
Il rischio di implosione dell’Unione Europea a seguito dell’inasprirsi della crisi dei debiti sovrani nei Paesi mediterranei dell’eurozona è ipotesi sempre più concreta nell’orizzonte futuro, tant’è che dopo i piani preparati per tempo dal Foreign Office britannico nei mesi scorsi per fronteggiare le conseguenze di un simile scenario, giungono ora le dichiarazioni pronunciate in una conferenza da Ueli Maurer (nella foto a sinistra), esponente dell’UDC nel Consiglio federale svizzero, a capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, riportate dal quotidiano Der Sonntag: la crisi europea è sempre più brutta e ciò non esclude nei prossimi anni la possibilità di schierare l’esercito per fronteggiarne gli esiti  in termini di sicurezza per la Svizzera.
«Non escludo che nei prossimi anni sia necessario l’uso dell’esercito. I paesi europei dell’Unione Europea hanno rinnovato i loro eserciti sotto pressione, non potevano più permettersi il mantenimento dei sistemi precedenti. L’Europa è più debole. Coloro che non possono difendersi sono sotto ricatto. L’Unione europea sta andando verso una possibile crisi dell’euro e dobbiamo prepararci a farne fronte».
A tal proposito il Capo dell’esercito, André Blattmann, concorda con le dichiarazioni del ministro Maurer e intende presentare a dicembre un programma per la creazione di quattro nuovi battaglioni (un totale di 1600 soldati) di polizia militare come guardie per proteggere i punti strategici in tutte le quattro parti del Paese contro la minaccia di possibili flussi migratori dall’esterno, un maggiore disordine e caos interno o l’eventualità di un’invasione-aggressione dall’esterno dei loro territori, tutti scenari ritenuti plausibili.
Tali dichiarazioni provengono da un Paese fuori dall’Ue e dall’euro che certo non vive una situazione politico-economica tragica ed instabile paragonabile a quella della Grecia dove la rivolta è all’ordine del giorno; ciò nonostante è sempre più chiaro che  l’intera UE è diretta verso il suo crollo con conseguente caos che ne deriverebbe. La portavoce Sonja Margelist del Dipartimento della Difesa elvetico ha puntualizzato che le dichiarazioni del ministro Maurer vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che la crisi fiscale e politica dell’Europa potrebbe diventare molto sgradevole e potrebbe aggravare il potenziale di violenza. Gli Svizzeri non vogliono che i problemi dell’UE si riversino nel loro piccolo e tranquillo Paese.
E’ ritenuto dagli addetti ai lavori sulla sicurezza europea che la situazione potrebbero peggiorare molto rapidamente, a tal punto che è ritenuto difficile che le attuali forze armate in Europa, oggi numericamente poco numerose, potrebbero far fronte ai massicci disordini civili. Duemila alti ufficiali svizzeri  ritengono in un sondaggio svolto da Helvetia che la Svizzera debba difendersi contro sommosse, dimostrazioni e rifugiati provenienti dai Paesi vicini. Nel mese di Settembre si sono svolte le esercitazioni militari svizzere chiamate STABILO DUE, basate proprio sullo scenario di una possibile instabilità europea sfuggita di mano. Gli svizzeri sono famosi per prepararsi a tutto, per far fronte a qualsiasi eventualità, e per avere un esercito assolutamente enorme rispetto alla loro popolazione. Il loro sistema militare speciale è basato sull’addestramento per quasi tutta la popolazione maschile, ma solo un organico molto piccolo è in servizio attivo (più alcune piccole squadre in missioni all’estero per le Nazioni Unite, dal momento che la Svizzera dispone in realtà di una forza di difesa). La Svizzera può richiamare oltre 200 mila truppe addestrate (120mila soldati, 80mila riservisti e 20mila reclute) un terzo di quelle che erano di guardia venti anni fa. Come tutti gli Stati, anche la Confederazione ha in parte ridimensionato le sue forze armate dato che la minaccia del blocco sovietico è svanita ma queste cifre sono ancora piuttosto enormi, dato che facendo un raffronto del rapporto soldati per popolazione con gli Usa, ciò significherebbe ipoteticamente una mobilitazione di quasi 8 milioni d’unità per l’esercito statunitense.
Non mancano anche dei timori circa tale entità armata in divisa, è di questi giorni la denuncia attraverso un’inchiesta giornalistica del quotidiano domenicale di  Zurigo Sonntags Zeitung circal’infiltrazione sempre più numerosa di neonazisti nelle file dell’esercito regolare elvetico, un problema conosciuto da tempo ma mai veramente arginato Nell’esercito svizzero prestano servizio decine di estremisti neonazisti, i quali avanzano indisturbati nella gerarchia militare.  La presidente della commissione di sicurezza del Consiglio Nazionale (Camera dei deputati) Chantal Galladé (PS) ha affermato che questi soggetti rappresentano una minaccia per l’immagine dell’esercito ma soprattutto per la sicurezza nazionale.
Gli svizzeri hanno di recente operato un processo di modernizzazione militare con  ingenti costose spese, ad esempio 5 miliardi di euro all’anno spesi per l’esercito con l’acquisto di 22 nuovi caccia da combattimento Saab Gripen, il quale si è dimostrato politicamente problematico da giustificare agli elettori, dal momento che gli svizzeri sono noti per la loro frugalità e per la loro preparazione militare domestica.
http://www.scuoladecs.ti.ch/civica/images/cap7/armee.jpgIl ministro Maurer pare volersi ergere a difensore delle spese militari e per una Svizzera efficiente e ben addestrata. Anche per giustificare tali spese,  a suo dire, il calo massiccio degli eserciti europei a partire dal 1990 hanno avuto implicazioni fino ad oggi per niente positive. Anche gli inglesi hanno tagliato il loro esercito, tanto che in caso di una grave crisi ci sarebbero al massimo due dozzine di battaglioni  di fanteria schierabili nel Regno Unito (ben al di sotto 20 mila uomini), e si domanda se le prossime sommosse a Londra  potrebbero essere tenute sotto controllo se le cose dovessero davvero peggiorare.



Le recenti dichiarazioni di Maurer contraddicono però le sue precedenti del 2009, laddove questi riteneva che «una guerra con carri armati e blindati in Europa è assai improbabile» proponendo che vi fosse un ridimensionamento dell’esercito di milizia di un terzo degli effettivi nei prossimi cinque-sei anni, riducendo gli effettivi nel settore delle armi pesanti (artiglieria e carri). «Tra 10-12 anni avremo ancora 80mila attivi e 40mila riservisti» dichiarò al settimanale svizzero-tedesco Sonntags Zeitung.
Bisogna rammentare come l’attuale capo del Dipartimento federale della difesa (DDPS) non sia nuovo a propri mutamenti d’opinione politica circa le dimensioni e le funzioni dell’esercito. Quando Maurer era alla guida del suo partito e privo di incarichi di governo era contrario all’invio di soldati elvetici all’estero, ora che è personalmente asceso al governo, si dichiara invece favorevole a consentire la partecipazione estera dell’esercito svizzero nelle “missioni umanitarie”, il tutto in contrasto con le posizioni espresse dal suo stesso partito. Tale dietrofront, al pari delle recenti dichiarazioni riportate da  Der Sonntag, potrebbero inquadrarsi quale sua personale strategia politica tesa elettoralmente a ottenere consensi e l’accondiscendenza da parte dell’ala più militarista dell’esercito e dei suoi alti quadri, ma potrebbe anche essere il segno di un consapevole mutamento delle precedenti previsioni ottimistiche circa l’andamento del quadro generale socio-economico e politico continentale a causa del perdurare ed aggravarsi dell’attuale eurocrisi.
Gli svizzeri come popolo non hanno mire imperialiste, la Svizzera è un Paese il quale è riuscito a rimanere fuori dalle due guerre mondiali catastrofiche per il resto d’Europa proprio grazie alla sua preparazione per tempo a simili avvenimenti in virtù del mantenimento di una forte capacità difensiva quale forma di deterrenza rivolta verso i Paesi suoi confinanti.

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