spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 26 agosto 2013

PUTIN E LA POLITICA ESTERA RUSSA

La visione del mondo di Putin
di Robert D. Kaplan
29/07/2013
Pubblicato da Strategic Forecasting.







Il leader russo Vladimir Putin, a differenza di molti, sa quanto la Russia sia vulnerabile. Putin governa un Paese che occupa quasi la metà dell’emisfero settentrionale ma che ha meno abitanti del Bangladesh. 

Per di più, la popolazione russa continua a diminuire. L’oceano artico, che bagna le coste settentrionali del Paese, è ghiacciato quasi tutto l’anno: ad eccezione delle coste dell’estremo Oriente, la Russia è sostanzialmente un Paese privo di sbocchi sul mare. Inoltre la Russia è per lo più pianeggiante, non ha quindi barriere naturali che la proteggano. Le potenze terrestri, non protette dal mare, sono più esposte ai rischi rispetto alle nazioni insulari, come il Regno Unito, o a continenti come il Nord America. 

Putin sa che in passato la Russia è stata invasa da occidente non soltanto dai Francesi e dai Tedeschi, ma anche dagli Svedesi, dai Polacchi e dai Lituani. Putin deve quindi creare una zona cuscinetto in Europa orientale - glielo richiede la storia. Ripristinare una sorta di Patto di Varsavia è fuori discussione, in quanto il sostegno economico fornito a vari stati dell’Europa orientale per mezzo secolo è stato uno dei fardelli che hanno contribuito al tracollo dell’URSS. Putin sa, quindi, che la Russia non può comandare l’Europa orientale, ma che ha comunque bisogno di esercitare un peso diplomatico ed economico per poter ancora influenzare nazioni come Polonia o Romania. Ma dato che questi Paesi sono membri della NATO e dell’UE, il compito è molto difficile, se non impossibile.

Se non altro, Putin può rallegrarsi di avere nel proprio Paese immensi giacimenti di gas naturale e vaste pianure per trasportarlo verso l’Europa, soprattutto quella orientale. Ciò permette alla Russia di poter esercitare un peso economico, e quindi politico, su quei Paesi. Nonostante questo, Putin è nervoso. I Paesi Baltici stanno costruendo o progettano di costruire impianti di rigassificazioneche permetteranno loro di importare gas naturale liquefatto da altre parti del mondo, il che sgretolerebbe il monopolio energetico russo nella regione. In Polonia e Ucraina ci sono poi vastigiacimenti di gas di scisti. I Paesi dell’Europa orientale, così importanti dal punto di vista geopolitico, hanno quindi un ampio ventaglio di opzioni energetiche tra cui scegliere. Putin fa bene a preoccuparsi.

Forse Putin è esasperato dai giornalisti, dai politici e dai funzionari dei governi esteri, soprattutto americani. Lo attaccano su questioni morali. Dopotutto, dicono, “è un dittatore!”, “tollera o addirittura incoraggia la corruzione e la delinquenza!". “Lo capiscono che io mi occupo della Russia, e non del resto del mondo?” pensa probabilmente Putin. “Lo capiscono che quando sono salito al potere la Russia era allo sbaraglio, in mano a criminali corrotti, e che i Russi si sentivano privati della propria dignità?” Putin è convinto di aver ristabilito l’ordine – senza il quale non è possibile progredire. Ma, nonostante tutto, è consapevole di non avere il completo controllo del Paese. Come molti altri leader russi prima di lui, impartisce ordini, ma dalle province remote giungono poche risposte. I comunisti si servivano del totalitarismo per controllare concretamente il Paese, ma Putin non ha compiuto stragi di massa, né ha deportato intere popolazioni in Siberia, come invece fece Stalin. È solo un leader dalle spiccate tendenze autocratiche, il che non è una novità in Russia. “Cosa vogliono gli Americani da me? Perché si impicciano dei miei affari interni, loro e quelle organizzazioni di difesa dei diritti umani? E tra l’altro, gli Americani non capiscono che rovesciare Bashar al Assad in Siria significa peggiorare, e non migliorare, la situazione dei diritti umani in quella regione?”.

Putin con gli Americani vuole parlare di interessi geopolitici, non di valori. Il presidente Richard Nixon andò in Cina per negoziare con Mao Tse-tung perché ciò era negli interessi americani; il fatto che Mao avesse appena ucciso milioni di persone durante la Rivoluzione Culturale costituì un dettaglio trascurabile. “Dov’è il mio Nixon?” pensa probabilmente Putin. “Dopotutto, non ho ucciso milioni di persone, come fece Mao. Non ne ho nemmeno uccise migliaia”. Nel 1972, i media americani accolsero con favore il fatto che Nixon fosse andato in Cina a discutere con uno stragista. Ora gli stessi media non permettono al presidente Obama di andare a Mosca a discutere con un semplice autocrate a meno che non infarcisca i suoi discorsi di ramanzine sui diritti umani. Forse Putin si è lasciato scappare un sorriso cinico quando ha saputo che i responsabili delle esplosioni alla maratona di Boston sono originari della Cecenia, nel Caucaso russo – una terra a maggioranza musulmana, ostile e bellicosa – che i Russi hanno cercato di sottomettere per secoli. “Se solo gli Americani capissero che un equilibrio di poteri in quella regione sarebbe anche nei loro interessi e mi aiutassero a sottomettere il Caucaso del nord una volta per tutte…”.

Anche la Cina è un problema. Sì, Putin ha accolto il nuovo leader cinese, Xi Jinping, durante una visita ufficiale a Mosca, e i due sembrano sulla stessa lunghezza d’onda, come è normale per due autocrati, visto che entrambi devono sopportare i rimproveri e le pretese delle potenze democratiche occidentali. Ma la geografia impone che l’alleanza russa con la Cina sia prevalentemente tattica. La Russia sta fornendo alla Cina sempre più petrolio (presto, probabilmente, anche gas naturale), e la Cina le è riconoscente per questo, ma il lungo confine che divide i due giganti, dall’estremo Oriente all’Asia Centrale, è stato sempre molto vulnerabile.

L’estremo Oriente russo, grande all’incirca il doppio dell’Europa, è popolato da meno di 7 milioni di abitanti, che potrebbero scendere a meno di 5 milioni nei prossimi decenni. La Russia ha conquistato questa regione tra il 19esimo secolo e l’inizio del 20esimo, durante un’epoca di imperialismo nazionalista, quando la Cina era relativamente debole. Ora i tempi sono cambiati,dall’altra parte del confine c’è la Manciuria, regione cinese che conta 100 milioni di abitanti.L’obiettivo principale della politica estera cinese è l’acquisizione di risorse, e l’estremo Oriente russo è ricco di gas naturale, petrolio, legname, diamanti e oro. A meno che la Cina stessa non imploda – possibile ma non probabile – può essere considerata un pericolo di lungo termine per la Russia. 

Frattanto, in Asia Centrale, Pechino sta costruendo oleodotti e gasdotti in Kazakistan e Turkmenistan verso la Cina, e ha anche investito miliardi per estrarre rame e condurre ricerche petrolifere in Afghanistan.  I Cinesi hanno anche ottenuto una concessione per poter estrarre oro in Kirghizistan e Tagikistan. Pechino vuole anche costruire una ferrovia che collegherebbe Kirghizistan, Kazakistan e Uzbekistan con la Cina. Putin, così come sta facendo in Europa orientale,deve cercare di stabilire una zona cuscinetto nelle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e deve considerare la Cina come minimo un paese rivale.  

Quindi bisogna di nuovo chiedersi: dov’è il Nixon di Putin?

Nixon avrebbe capito l’insicurezza geopolitica della Russia e le si sarebbe avvicinato per tranquillizzarla e per poter  contenere maggiormente la Cina, allo stesso modo in cui, 40 anni fa, si era avvicinato alla Cina per poter contenere maggiormente la Russia.  Se gli USA lasciassero alla Russia un margine di manovra più ampio nel Caucaso e in Asia Centrale – invece di entrare in competizione con Mosca in quelle regioni – Putin potrebbe escogitare qualcosa per infastidire la Cina lungo i propri confini. Così la Cina avrebbe molte meno energie da dedicare ai Paesi del bacino del Pacifico, dove minaccia gli interessi americani. Queste mosse non sarebbero neanche lontanamente considerabili come un comportamento internazionale aggressivo o irresponsabile: l’obiettivo costante di ogni uomo di stato è modificare gli equilibri internazionali a proprio favore.

Obama forse si rende conto di tutto questo a livello teorico, ma negli USA non si respira più il clima della Guerra Fredda, durante la quale Washington e Mosca avrebbero agito di più, traendone beneficio reciproco. Tra i due litiganti, la Cina gode: ciò non fa che aumentare la frustrazione di Putin, ma neanche gli USA ne traggono beneficio.