spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 28 agosto 2013

SITUAZIONE ESPLOSIVA NEL MEDITERRANEO

Con la Siria in testa, la Russia torna nel Mediterraneo

di Mauro De Bonis





Mosca schiera una dozzina di navi da guerra nel Mare Nostrum, che oltre vent'anni dopo la fine dell'Urss torna rilevante. L'appoggio anche militare al regime di Asad è parte integrante di questa strategia.


[Carta di Laura Canali]
In attesa della prevista conferenza internazionale sulla Siria, la Russia rafforza la sua presenza militare nelle acque del Mediterraneo e fornisce a Damasco, più precisamente alle forze del presidente Asad, modernissimi missili antinave.

L'obiettivo è quello di accrescere i propri margini di trattativa al tavolo negoziale e bloccare l'opzione militare statunitense in territorio siriano.

Mosca torna prepotentemente ad occuparsi del Medio Oriente e dei suoi interessi regionali. E lo fa schierando una dozzina di navi da guerra nei pressi della sua unica base navale estera, quella siriana di Tartus. Bastimenti “sottratti” alla Flotta russa del Mar Nero, del Baltico e del Pacifico, questi per la prima volta nel Mare Nostrum dopo oltre vent'anni di assenza.

Il tutto secondo un piano di rinnovata presenza della marina militare russa nel Mediterraneo lanciato dal ministero della Difesa a inizio anno, durante le più impegnative esercitazioni navali organizzate dal Cremlino da oltre un decennio a questa parte, svoltesi dal 19 al 29 gennaio tra le acque del Mar Nero e quelle mediterranee. Secondo il progetto, e potendo contare su parte dei 647 miliardi di dollari a disposizione delle Forze Armate russe, una rinnovata squadra navale dovrà essere operativa entro il 2015, con la Flotta del Mar Nero a farne da colonna vertebrale.

“La nuova task force”, spiegava in febbraio una fonte militare russa citata daPravda.ru, “avrà compiti di routine ma anche di missioni da combattimento nel teatro mediterraneo”. In particolare, sarà pronta a respingere ogni minaccia per la Russia e per la sua sicurezza. Tradotto: Mosca vuole tornare a contare nel Mare Nostrum, nel Medio Oriente e nel destino di una Siria che nel 2011 è risultata il maggior acquirente di armamenti russi della regione.

Il bacino mediterraneo del resto offre un ampio panorama di forze navali appartenenti ad altrettante potenze, occidentali e non. Qui stazionano - tra gli altri - lo Standing Nato Maritime Group 2, i bastimenti della 6a Flotta della Marina degli Stati Uniti e le Forze d'azione navale della Francia. Da poco l'Iran ha dispiegato la sua 24ª Flotta per il pattugliamento di quelle acque dove la Cina sta incrementando il numero delle sue navi da guerra e di quei porti ormai parzialmente acquistati da Pechino. Nell'ottobre del 2012, infine, le forze dell'Alleanza atlantica hanno tenuto le poderose esercitazioni navali Noble Mariner 12.

Un bel traffico nel Mare Nostrum. Nelle acque che per molto tempo hanno visto un'ingente presenza di navi da combattimento sovietiche contrapporsi a quelle della citata 6ª Flotta battente bandiera a stelle e strisce. Era il 31 dicembre 1992, esattamente un anno dopo la deflagrazione dell'Urss, quando Mosca decise di smantellare la sua 5ª Flotta, lo squadrone di decine e decine di navi da guerra presenti nel Mediterraneo. Oggi, dopo oltre vent'anni, eccole di nuovo. In numero inferiore, ma ugualmente pronte a difendere gli interessi della Russia e i suoi alleati. E senza aspettare il 2015.

L'arrivo di alcuni gioielli della Flotta russa del Pacifico - e la composizione della squadra navale nel Mediterraneo - è stato infatti parzialmente anticipato visto che la situazione siriana rischiava di complicarsi ulteriormente. Il non abbandono dell'opzione dell'intervento militare da parte del presidente Usa Obama ha spinto Mosca ad accelerare i tempi, a mostrare i suoi muscoli marittimi alle forze che sostengono l'opposizione ad Asad e a dotare l'esercito regolare di Damasco dei micidiali Jakhont di nuova generazione.

Missili antinave che la Siria aveva da tempo ordinato alla Russia e che rendono le coste siriane praticamente impenetrabili. Armi che nella vecchia versione erano state commissionate a Mosca già nel 2007 e che oggi possono dare un bel vantaggio ad Asad e ai suoi. “Non capisco perché i media trasformino in notizia sensazionale la consegna di armi difensive russe a Damasco”, si è chiesto il ministro degli Esteri russo Lavrov. Secondo lui, la faccenda non merita tanto clamore e non altererà l'equilibrio delle forze in campo.

Le forze siriane sono pronte a far sentire la loro voce alla prevista conferenza di Ginevra, dove lo stesso Lavrov ha però escluso la partecipazione di quelli che ha definito terroristi, citando il Fronte al-Nusra inserito anche dagli Stati Uniti nella lista nera del terrore internazionale. Mosca teme moltissimo che i gruppi jihadisti, e tra questi numerosi esponenti caucasici, che combattono al fianco delle opposizioni siriane possano, una volta esautorato Asad, imperversare nella regione e incendiare la già turbolenta regione russa del Caucaso settentrionale.