spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 12 agosto 2013

LA BCE BOCCIA I PAESI EUROPEI

IL BOLLETTINO

Bce boccia tutti, arriva solo una ripresina

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I governi hanno fatto un lavoro a metà. Consolidate le finanze. Ora bisogna invertire il ciclo economico. All'indice persino la Francia.

bceAnche la Bce vede la luce alla fine della tunnel. Ma è una luce più fioca rispetto a quella che i governanti Ue (in Italia emblematiche le parole di Letta e Saccomanni) annunciano da qualche settimana.
 Troppe tasse, limitato accesso al credito per famiglie e Pmi, pochi investimenti nella ripresa. E la colpa è degli stessi governanti, che hanno applicato soltanto una parte della ricetta per rimettere in sesto i loro Paesi. Nel bollettino di agosto la Banca centrale scrive che «l’economia dell’Eurozona dovrebbe stabilizzarsi e registrare una lenta ripresa». E che l’attività sarà  ancora «su livelli contenuti».  Il che si traduce in un nuovo ribasso delle stime di crescita (per il 2013 un -0,6% contro lo 0,4 già ipotizzato, per il 2014 un +0,9% contro l’1%) e di quelle della disoccupazione (entro l’anno prossimo toccherà quota 12,4%).

IL LAVORO A META’ FATTO DAI GOVERNI. Come detto la responsabilità è dei governi, che dopo aver consolidato le finanze pubbliche, non hanno dimostrato la stesse capacità nell’approntare le riforme espansive per invertire il ciclo economico. Non c’è stato un taglio delle tasse legato a quello della spesa improduttiva. Si parla soltanto a livello accademico di rimodulazione del welfare per una migliore ridistribuzione delle tutele. Mancano gli incentivi alle liberalizzazioni o le privatizzazioni. Sono ancora troppi i lacci e lacciuoli nelle politiche del del lavoro. Impietosa la conclusione dell’Eurotower.

RISCHIO DI VANIFICARE GLI SFORZI COMPIUTI. «Gli Stati membri dell’area dell’euro», si legge nel bollettino, «non dovrebbero vanificare gli sforzi già compiuti allo scopo di ridurre i disavanzi pubblici. Al centro andrebbero poste strategie di bilancio favorevoli alla crescita e dotate di una prospettiva di medio termine che coniughino il miglioramento della qualità e dell’efficienza dei servizi pubblici con la riduzione al minimo degli effetti distorsivi dell’imposizione fiscale».

TRA I BOCCIATI NON SOLO L’ITALIA: ALL’INDICE ANCHE LA FRANCIA. Anche senza nominarla, il grande malato per Francoforte è la Francia. La seconda economia dell’area ha strappato alla Germania la possibilità di rinviare il pareggio di bilancio. Ma non ha mantenuto le promesse sulla liberalizzazione dei servizi, la riforma delle pensioni, del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Bocciate senz’appello anche Italia e Spagna. Cioè i Paesi che, senza lesinare nuove tasse, hanno portato avanti i programmi di risanamento più ambiziosi e sanguinolenti. Eppure a questo non sono seguiti i tagli alla spesa improduttiva (a Roma la spending review è ancora avvolta da una pericolosa nebulosa), mentre privatizzazioni e liberalizzazioni restano al palo. Da rivedere anche le riforme del lavoro fatte dai rispettivi Paesi: Roma ha irrigidito la flessibilità, Madrid invece non ha saputo ridurre il numero di contratti esistenti.

IL MESSAGGIO DI FRANCOFORTE: «FATE PRESTO». Non a caso Francoforte consiglia alla cancellerie europee: «Per potenziare l’impatto complessivo di tali strategie, gli Stati membri devono procedere a una più rapida attuazione delle necessarie riforme strutturali al fine di promuovere la competitività, la crescita e la creazione di posti di lavoro. Per esempio la rimozione delle rigidità nel mercato del lavoro, la riduzione degli oneri amministrativi e il rafforzamento della concorrenza nei mercati dei beni e servizi saranno di particolare giovamento per le piccole e medie imprese».

LA RIPRESA? IN QUESTE CONDIZIONI E’ FRAGILE. Si capisce allora la fragilità della ripresa. Legata, secondo la Bce , «alla crescita delle esportazioni dell’area dell’euro nella parte in cui si beneficia di una progressiva ripresa della domanda mondiale. Mentre la domanda interna è sostenuta soltanto dall’orientamento accomodante della politica monetaria e dai recenti aumenti del reddito reale ascrivibili, in generale, al calo dell’inflazione». Anche per questo in Paesi come Italia e Spagna «i tassi bancari sui prestiti alle società non finanziarie si sono attestati su un livello superiore a quanto registrato in Francia e Germania».