spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 13 agosto 2013

MEDITERRANEO NO TRIV

A MEDITERRANEO NO TRIV
MINISTERO DELL'AMBIENTE: RIGETTARE LE ISTANZE DI RICERCA DI IDROCARBURI NEL GOLFO DI TARANTO


MEDITERRANEO NO TRIV








Le compagnie petrolifere hanno intenzione di perforare in gran parte del territorio della Basilicata mentre ben 6 società petrolifere hanno già presentato istanza di ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio. 
Il petrolio in Basilicata non si deve estrarre perché non ci sono le condizioni ambientali, perché è troppo elevato il rischio di inquinare la catena alimentare umana attraverso il circuito dell’acqua, perché viene consumata tantissima acqua durante le attività estrattive (8 barili di acqua per un barile di petrolio, circa un terzo della diga del Pertusillo al ritmo attuale di estrazione) e genera una quantità esponenziale di rifiuti dalla fase di perforazione a quella di estrazione e lavorazione.

Durante la sola attività estrattiva si producono (secondo l’API, American Petroelum Institute) circa 37 Kg. di rifiuti solidi e liquidi per ogni barile estratto che tradotto in numeri, in relazione alla produzione attuale di circa 90.000 barili al giorno, farebbe circa 3.330 tonnellate al giorno di rifiuti misti solido/liquidi da smaltire tra pozzi di reinezione, discariche e impianti di depurazione. Per dare un’idea è una quantità di rifiuti paragonabili a circa 17 Tir al giorno da 200 tonnellate da smaltire . Che in caso di raddoppio delle estrazioni, diventerebbero 34. 
l no alle trivellazioni significa, per tutti noi, un no corale e convinto alla distruzione dello Ionio ed allo scippo del nostro sviluppo sostenibile da parte delle lobby internazionali del petrolio. L’intero alto ionio calabrese, quello lucano e pugliese è sdegnato ed in rivolta contro questo disegno criminale, purtroppo in corso, perpetuato sulla testa delle nostre comunità e destinato a sottrarre a questa area del Mediterraneo ogni altra occasione eco-compatibile, fondata sulla valorizzazione del patrimonio identitario condiviso.

Le trivellazioni nel Mediterraneo costituiscono, e non soltanto a nostro avviso, una grave violazione del diritto comunitario (in base al “Principio di Barcellona”). Eppure, sono ben 11 le istanze, fatte da 7 diverse compagnie petrolifere, nel solo Golfo di Taranto. Altre 3 nuove istanze di ricerca sono state fatte tra Crotone e Catanzaro più 4 concessioni attive costa/mare. Su ogni concessione ci sono più piattaforme, su ogni piattaforma decine e decine di pozzi. L’obiettivo, documentato ma non detto, è quello di trivellare tutta la costa italiana. Tutto ciò sta accadendo nonostante il provato inquinamento pesante derivante da rifiuti e reflui petroliferi e da trivellazione; nonostante i rischi di scoppi, eruzioni e disastri come quelli già tristemente verificatisi in Italia e nel mondo; senza alcuna attenzione al grave fenomeno di subsidenza che ad esempio interessa le coste crotonesi (che si stanno abbassando rispetto al resto della Calabria); in spregio all’assenza, nella normativa italiana, dei limiti ambientali rigidissimi vigenti in tutto il mondo e, infine, con la beffa della più bassa percentuale di royalties previste in Italia (solo lo 0.60% ai comuni!).