spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 8 agosto 2013

PROVA DI FORZA, LA GERMANIA GUARDA CON TREPIDAZIONE LA SITUAZIONE ITALIANA

Berlusconi, tregua armata nel governo. Pdl: “Inevitabile ritorno alle urne”

Il dibattito sul salvacondotto al Cavaliere potrebbe minare la tenuta dell'esecutivo, con i due schieramenti che cominciano a lanciarsi moniti e accuse incrociate. Il Pdl mette in dubbio la "lealtà" del Pd. E secondo Repubblica, i democratici avrebbero pronto un piano b per tornare alle urne: "Non ci faremo logorare e licenziare da Berlusconi"

Silvio Berlusconi e Enrico Letta
A riportare il retroscena è Repubblica, secondo cui i democratici avrebbero già pronto un piano di riserva per tornare subito al voto: “Non farsi logorare significa rassegnare le dimissioni e non farsi licenziare. Se Berlusconi insiste, non perdere la faccia davanti agli elettori». E’ questo il pensiero con cui Enrico Letta si appresta a vivere un’estate che sarà inevitabilmente segnata dalla conseguenze della sentenza della Cassazione che ha confermato i 4 anni di condanna per Berlusconi. A rincarare la dose, il segretario ‘traghettatore’, Guglielmo Epifani, che non vuole ”commettere lo stesso errore di novembre scorso, quando ci hanno lasciato da soli a sostenere Monti“: “Se il Pdl perde la testa, noi dobbiamo precederlo. Devi essere tu nel caso a staccare la spina”, è il consiglio che l’ex leader della Cgil darà al presidente del Consiglio.
La tensione fra i due schieramenti è molto alta. E anche dall’altra parte della ‘barricata’ cominciano ad essere avanzati dubbi sulla tenuta dell’esecutivo. I più espliciti li formula Paolo Romani, che ritiene “inevitabile il ritorno alle urne“. “Ho l’impressione – dice – che la discesa sia inarrestabile. Credo sia impossibile ormai procedere, e mi dispiace perché il Paese vorrebbe da noi un ennesimo atto di responsabilità per entrare in una fase di non recessione e di ripresa. Ma se le interviste sono quelle che vediamo, se le battute sono quelle che sentiamo, l’unico esito possibile è quello di andare avotare“, ha dichiarato a Agorà estate il senatore del Pdl. A rincarare la dose anche Fabrizio Cicchitto: ”E’ possibile che come un grappolo di ciliegie, tutto si sgrani: dall’attacco a Berlusconi, alla tenuta del governo, a quella della stessa legislatura, con il conseguente blocco sia della politica economica sia delle riforme istituzionali, con l’unica eccezione di modifiche alla legge elettorale che vanno comunque fatte”. “Di conseguenza siamo ad uno snodo decisivo: se l’attacco frontale di natura giudiziaria a Berlusconi diventa anche un attacco altrettanto frontale sul piano politico e ciò avviene non solo ad opera di giudici alla Esposito ma di un partito di governo come il Pd è evidente che le cose sono destinate a complicarsi e di molto”, conclude.
La tensione fra i due schieramenti monta di ora in ora. Sulle pagine del Corriere della Sera, anche Maurizio Lupi attacca i democratici, accodandosi al coro di critiche che ieri aveva travolto Epifani, ‘colpevole’ di aver invitato Berlusconi a fare un passo indietro. “Dichiarazioni provocatorie“, le definisce il Ministro delle Infrastrutture. Che aggiunge: ”Letta ha detto basta giochini, noi non ne stiamo facendo e sosteniamo il governo con lealtà. Ma non si può chiedere al Pdl di rinunciare alla difesa del suo leader”. Per questo Lupi, dopo aver ribadito la lealtà all’esecutivo del suo partito, punta il dito contro i democratici: “Deve esserci la stessa convinzione anche nel Pd: ci dicano chiaramente se vogliono continuare a star in questo progetto oppure no”.
E non sono meno concilianti le dichiarazioni che arrivano dal fronte del Pd. Sempre su Repubblica, infatti, Rosy Bindi avvisa i rivali-alleati di non forzare la mano sul ‘salvacondotto’, perché “il Pd non cederà mai ai ricatti“. Il Governo Letta – spiega la Bindi – “non è nato per la pacificazione. Chi pensa che le larghe intese servano per assolvere Berlusconi e garantirgli un salvacondotto politico non è un nostro interlocutore. Questo governo serve se fa le cose che servono agli italiani, se fa bene al Paese”. La Bindi, però, auspica tra le righe che l’esecutivo possa continuare nel suo lavoro: “Non bisogna dare una mano a Berlusconi né sospendendo la legge né interrompendo il percorso dell’esecutivo”, afferma.