spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 27 novembre 2013

E VENNE IL GIORNO IN CUI TRAMONTO' IL PROGETTO DELLE LARGHE INTESE

Forza Italia esce dalla maggioranza



Fi all'opposizione, falchi contro Letta e Colle. Alfano li difende. Al Senato solo 6 voti di scarto. Camera, ddl Riforme in bilico.




E venne il giorno in cui tramontò il progetto larghe intese.

Forza Italia è uscita dalla maggioranza, sbattendo la porta. Lo hanno annunciato in conferenza stampa i capigruppo alla Camera e al Senato Renato Brunetta e il neoeletto Paolo Romani.
«Non ci sono più le condizioni» perché il partito «stia in questo governo», è stata la spiegazione. Della decisione sono stati messi al corrente sia il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia il premier Enrico Letta.
«È MANCATO IL CONFRONTO».Ufficialmente la colpa è della legge di Stabilità, del maxi emendamento considerato irricevibile e della politica dell'esecutivo.
«Il governo si è di fatto sottratto al confronto. Non è stato più rispettato il principio di condivisione e di codecisione che ha sorretto questa maggioranza fino a ora. Letta ha ritenuto di non doverci rispondere su una serie di nostre richieste tra cui le tasse sulla casa e il cuneo fiscale».
«IL 27 MUORE LA DEMOCRAZIA». Ma tutti sanno quanto sia decisiva l'imminente decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.
«Il 27 novembre? La morte della democrazia. Finisce un periodo della Repubblica, vince la filosofia di chi ha portato avanti un accanimento giudiziario contro Berlusconi», hanno commentato.
«L. ELETTORALE, A RISCHIO IN 200». Romani e Brunetta hanno lanciato anche un allarme: «Sulla legge elettorale noi attendiamo la pronuncia della Consulta il 3 dicembre. Ma se il premio verrà dichiarato incostituzionale, 200 deputati rischiano di venire ridistribuiti tra i vari gruppi perché non c'è stata ancora la loro convalida».

I falchi spingono: «Letta verifichi se esiste ancora un governo»

E adesso cosa cambia in sostanza?
I falchi ne hanno subito approfittato per planare minacciosi.
Secondo Sandro Bondi «ora il presidente del Consiglio dovrebbe avvertire il dovere istituzionale e politico di consultarsi con il capo dello Stato per prendere atto della formazione di una nuova maggioranza parlamentare e di verificare di conseguenza se esistono le condizioni affinché si possa costituire un nuovo governo».
Angelino Alfano ha provato subito ad ammonire: «È sbagliato sabotare Letta».
«NAPOLITANO PUÒ ANDARSENE».Però Maurizio Bianconi è arrivato a chiedere addirittura le dimissioni di Napolitano: «Fallisce la teoria delle larghe intese per garantire la quale lo stesso Napolitano aveva a suo dire, obtorto collo, accettato la rielezione. Dunque non c'è più un motivo al mondo perché continui a sacrificarsi al Quirinale».
A livello numerico, Enrico Letta potrà contate su una maggioranza più risicata, però solida, come era già parso chiaro il giorno della scissione del Pdl. Pochi voti, ma buoni.
AL SENATO SEI VOTI DI SCARTOAl Senato però si viaggia sul filo del burrone: Letta può contare su 107 parlamentari del Pd (sarebbero 108, ma Pietro Grasso, in quanto presidente del Senato, per prassi non vota), 30 del Nuovo centrodestra (i 29 componenti del gruppo al quale va aggiunto il senatore alfaniano Luigi Compagna, formalmente ancora con Gal), 20 di Scelta civica, 10 del gruppo autonomisti. Il totale fa 167, solo sei in più della maggioranza assoluta (161 voti).
Contro il governo, invece, ci sono 148 senatori, così suddivisi: 62 di Forza Italia, 50 del Movimento 5 stelle, 9 di Gal, 7 di Sel e 4 transfughi grillini. A prova di bomba, invece, la situazione della Camera.
I GUAI SUL DDL RIFORME. Il vero problema spunta però sul disegno di legge per l'istituzione del comitato Riforme, che approda alla Camera l'11 dicembre.
Lì servono i due terzi dei componenti di Montecitorio. Con la 'sola' maggioranza semplice, invece, scattano tre mesi di tempo per chiedere un referendum costituzionale. Che farebbe perdere ulteriormente tempo alla tabella di marcia di Letta, stretto fra le pressioni di M5s e della sinistra di Rodotà (pro referendum) e le frecciate di Renzi che vuole accelerare sulla riforma elettorale.
Martedì, 26 Novembre 2013