spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

domenica 11 agosto 2013

CRISI DELL'EUROZONA

Financial Times: Perché l'Eurozona Prima o Poi si Dividerà

Samuel Brittan, autorevole commentatore economico del Financial Times, scommette sulla divisione dell'eurozona ma niente può dire sui tempi, perché gli eurocrati infilano complicati pacchetti di salvataggio uno dietro l'altro per sostenere il più a lungo possibile l'insostenibile...




Nel suo commento sul FT, Samuel Brittan fa un paragone molto azzeccato tra i paesi periferici dell'eurozona e una piccola attività commerciale che tira avanti a forza di prestiti da amici e parenti, senza peraltro riuscire nemmeno a coprire i suoi costi. Per di più, uno dei parenti continua a dire che farà tutto il possibile per aiutare a tenere il negozio aperto, aggiungendo: "E credetemi, sarà sufficiente"!

La causa di fondo di questa assurda situazione sta nel diverso costo del lavoro tra i paesi dell'eurozona: “dal 1999 i costi unitari del lavoro tedeschi sono aumentati meno di un 13 per cento cumulativo, mentre nello stesso periodo, il costo del lavoro greco, spagnole portoghese è salitdal 20 al 30 per cento, e in Italia ancora di più”. Da qui l'avanzo delle partite correnti della Germania,mentre la Grecia, l'Italia, il Portogallo e la Spagna sono a mala pena in equilibrio.  

Se questi squilibri persistono, sostiene Brittanè inutile andare avanti a prestiti: nessuna armonizzazione fiscale o bancaria potrà sanare la situazione. Come disse saggiamente Herbert Stein, economista del secolo scorso, se una politica o una situazionediventa insostenibile, non dovrebbe essere sostenuta. Mapurtroppo non è dato sapere quanto tempo potrà essere necessario prima che l'unione monetaria si sciolgaIntanto, gli eurocrati si impegnano a far sembrare i problemi il più complicati possibile, cosìche solo un piccolo gruppo di cosiddetti esperti finanziari possadiscuterne, e che si faccia passare un pacchetto finanziario dopo l'altro, e una garanzia dopo l'altra, per mantenere in vital'insostenibile. 

Brittan fa poi delle ipotesi sui diversi modi in cui la situazione potrebbe evolversi :

In primo luogo, l'"austerità" nei paesi periferici potrebbe avere successo. Con questo, voglio dire che la compressione della domanda loro imposta si tradurrebbe in un calo dei costi e dei prezzi relativi nei confronti dei vicini dell' eurozona, portando ad una maggiore competitività, a un eventuale recupero del tenore di vita e a un forte calo della disoccupazione. Una variante sarebbe un miglioramento della competitività, non di prezzo: viaggi turistici più fantasiosi nell'Egeo o alberghi più attraenti in Algarve. Ma la domanda chiave è: quanti anni - o decenni – ci vogliono per una correzione di questo genere?
Come seconda ipotesi, le periferie potrebbero andare avanti nel ristagno. La disoccupazione è ora al 22 per cento in Grecia, il 24 per cento in Spagna, il 18 per cento in Portogallo, il 15 per cento in Irlanda e il 10 per cento in Italia. (A titolo di confronto, è all'8 per cento negli Stati Uniti e nel Regno Unito). Temo che una variante possa essere che la loro situazione peggiori ancoraportando all'emigrazione.

La terza opzione è improbabile, ma 
va inclusa per completezza. La Germania e gli altri membri del nord potrebbero perseguire politiche più "espansive" (leggi inflazionistiche), riducendo così l'agonia del sud. In alternativa si potrebbe continuare a sovvenzionare le periferie a tempo indeterminato.

La quarta opzione è che uno o più dei paesi periferici lascino la zona euro. Scoppierebbe l'inferno, non solper chi esce, ma anche per i paesi che rimangono, le cui banche hanno grandiasset in euro, potenzialmente svalutati. Ma alla fine gli ex membri dell'euro raccoglierebbero i cocci e verrebbero fuori con prestazioni più accettabili, come è avvenuto con l'Argentina quando ha reciso un legame apparentemente indissolubile con il dollaro USA. Alcuni economisti preferirebbero un approccio al contrario, con la Germania e i suoi vicini che prendono l'iniziativa e rivalutano, uscendo fuori dall'euro; ma questo non accadrà, a prescindere dai risultati delle prossime elezioni tedesche.

Naturalmente, si può immaginare qualsiasi 
tipo di integrazioni e compromessi tra le quattro congetture di cui sopra, ma le possibilità sono limitate. Se dovessi scommettere il mio denaro (cosa che non faccio) sceglierei l'ipotesi numero 4. Ma non scommetterei affatto su quando si verificherà. Il Sacro Romano Impero - che proverbialmente non era né romano, né sacro, né un impero - è stato fondato da Carlo Magno nell' 800 ed è durato fino a quando non è stato sciolto da Napoleone nel 1806. La Confederazione tedesca è stata inaugurata dopo le guerre napoleoniche e non aveva dei veri poteri sugli stati membri. E' statrafforzatda una unione doganale (Zollverein) nel 1834 e tutta la traballante struttura è durata fino a quando non venne scioltnel Reich tedesco da Bismarck, nel 1871.

La storia p
otrà anche accelerare, ma non sappiamo di quanto, e il calendario della disintegrazione dell'euro fa parte delle congetture. C'è un limite alla quantità di guida in avanti si può dare.