spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

sabato 24 agosto 2013

Uomo, geografia e storia Un insieme di rapporti indissolubili e complessi

Uomo, geografia e storia

Un insieme di rapporti indissolubili e complessi



La geografia forgia la storia dei popoli, OBBLIGANDOLI A SCELTE D’AZIONE
Pianure, fiumi, mari, clima temperato, animali, ma anche montagne e deserti, offrono ai gruppi umani sia opportunità sia limiti: ogni opportunità comporta un rischio, mentre ogni limite può servire alla difesa. Dipende da come gli uomini percepiscono e utilizzano le caratteristiche geografiche del territorio in cui vivono.
Come fare ad avere acqua e cibo? Come proteggersi dalle belve feroci, dalle intemperie e da possibili nemici?
Le risposte a queste domande non piovono dal cielo, ma richiedono la conoscenza e l’osservazione del territorio. Poi occorre capire come usare le risorse del territorio per realizzare gli obbiettivi. Cioè occorre un progetto.
Il giardino dell’Eden dove vivere in abbondanza, in sicurezza e in pace e senza faticare non c’è: se ci fosse, tutti farebbero guerra per averlo!
L’acqua è fondamentale per la vita. Il territorio ideale è una pianura attraversata da fiumi, irrorata dalle piogge, con clima caldo o mite. Vi si trova tanta varietà di alberi, di frutti e semi commestibili e vi si può coltivare ogni alimento. Vi si trovano animali da cacciare o da pescare e animali addomesticabili da poter allevare con facilità su pascoli che si rinnovano naturalmente ogni anno.
Nelle zone fertili e calde si può vivere all’aria aperta. Basta un riparo dagli scrosci di pioggia e dalle bestie feroci.
Lungo fiumi e laghi non soltanto è facile l’agricoltura e l’allevamento, ma lo è anche lo scambio. Il trasporto sui corsi d’acqua richiede poca fatica e quasi nessun impianto, porta in contatto con altri gruppi umani che hanno altri frutti, altri prodotti, altre tecniche. Perciò è attorno a fiumi, laghi e mari di regioni temperate o calde che fiorirono le civiltà. Le civiltà si alimentano di scambi.
Lo scambio (o vendita) di beni è l’innesco di uno scambio - molto più ampio - di conoscenze. Si scambiano non soltanto prodotti, ma anche tecniche di produzione, sistemi di organizzazione, sistemi di credenze e di idee, espresse in linguaggi diversi, e scoperte scientifiche. Di solito lo scambio porta anche a matrimoni misti, e quindi ad alleanze fra popolazioni diverse, che convivono in COMPETIZIONE CREATIVA.
Osservò Adam Smith, “L’inclinazione a trafficare, a barattare e a scambiare una cosa con l’altra […] è comune a tutti gli uomini e non si trova nelle altre razze animali. […] L’uomo è un animale che pratica lo scambio: nessun altro animale lo fa – nessun cane ha mai scambiato un osso con un altro”
Anche oggi tutti gli stati si estendono attorno ad almeno un grande bacino fluviale fertile con sbocco diretto al mare. Molto più raramente piccoli e piccolissimi stati prosperano sulle sponde di mari densamente trafficati, anche se con poco retroterra fertile.
Ampie pianure fertili e irrigate, fiumi navigabili, clima mite: sono soltanto benedizioni senza svantaggi? Dipende dalla nostra capacità di gestire il territorio, e dipende dal numero e dalla bellicosità dei vicini….
L’acqua può causare disastri. Piogge troppo violente o di lunga durata causano alluvioni, allagamenti, frane, possono dilavare il terreno e sradicare le piante, e mettere a repentaglio la vita delle popolazioni.
Le pianure fertili e con clima mite possono attirare altri gruppi umani con intenzioni ostili sono frequentemente soggette a invasioni, o a migrazioni di massa. La grande e fertile pianura dove vivono i Polacchi, ad esempio, è stata ripetutamente invasa dai vicini. Il paese è stato smembrato, diviso o schiavizzato dagli svedesi, dai russi e dai tedeschi, anche recentemente.
I nemici possono arrivare anche dai mari e lungo i fiumi. Se sbarcano e invadono un territorio fertile, non se ne vanno più. Lo sbarco di Cristoforo Colombo segnò il destino dei popoli indigeni del Centro e Sud America. Lo sbarco dei Padri Pellegrini nel 1620 segnò il destino dei popoli indigeni del Nord America. Se chi sbarca e trova cibo e rifornimenti, moltiplica il proprio numero e la propria forza. Se ha anche buone armi può sottomettere la popolazione locale.
Avere una bella costa pianeggiante è una benedizione, ma soltanto se si è capaci di distruggere i nemici in mare, prima che tocchino terra. Le grandi battaglie decisive delle sorti dei popoli furono spesso navali: Salamina, Lepanto, Trafalgar.
Nella seconda guerra mondiale lo sbarco alleato in Normandia fu decisivo. I bombardamenti dal cielo indebolirono i nazisti, ma il territorio poté essere riconquistato soltanto con truppe arrivate dal mare.
Avere un intero oceano come confine naturale è un ostacolo per potenziali nemici che arrivano da lontano. Lo testimonia il fatto che gli Europei abbiano impiegato millenni ad arrivare nelle Americhe e a colonizzarle.
Affacciarsi al mare è un vantaggio soprattutto per i paesi piccoli, con poche risorse perché possono specializzarsi in fruttuosi commerci a largo raggio, con un basso costo di trasporto. L’Inghilterra o le repubbliche marinare italiane del tardo medio evo ne sono un esempio.
I paesi che vivono sul mare hanno un bisogno vitale della flotta non soltanto per commerciare, ma anche per fermare i nemici in mare, prima che si avvicinino alle coste. La difesa è così possibile senza il costo di un grande esercito di terra.
Dove manca l’acqua la vita è molto difficile. Nei deserti vivono piccole popolazioni, fra grandi stenti, scambiando merci – e conoscenze - fra un’oasi e l’altra.
Ma c’è un vantaggio a vivere nei deserti: si è protetti dalle invasioni. Si invadono i deserti soltanto in extremis - e mai per conquistarli, ma per arrecare danno a un nemico pericoloso su altri fronti. I popoli del deserto invece possono compiere razzie, attaccare le pianure fertili e ritirarsi fra le sabbie dove sanno sopravvivere. Perciò diventano spesso guerriglieri e predoni temibili, come dimostra la conquista araba del VII-VIII secolo.
Anche le montagne sono territori inospitali. Le poche terre fertili sono spesso ripide e scoscese, faticose da coltivare. Se sono ricche d’acqua, si tratta di torrenti ripidi non navigabili, che non permettono di trasportare nulla. Trasporti e comunicazioni sono difficili: occorre portare tutto faticosamente con muli, costruire strade con fatica e difficoltà, a grande costo. Perciò le regioni di montagna sono sempre povere.
Le montagne sono un grosso ostacolo alle invasioni.  La fatica della marcia e il rischio che si corre nello scalarle dal basso, quando il nemico dall’alto può ucciderci anche soltanto lanciando pietre, ne fanno ottimi confini naturali per scongiurare invasioni. Le grandi barriere montuose sono vere e proprie fortezze naturali, che proteggono le popolazioni locali dalle invasioni.
I persiani, oggi chiamati iraniani, sono chiusi in valli pianeggianti circondate da alte montagne e deserti. Il loro territorio non fu mai conquistato in modo stabile dai nemici, ad eccezione degli Arabi. Ma è territorio povero. Perciò i Persiani hanno sempre cercato di conquistare le fertili pianure della Mesopotamia, con un lungo susseguirsi di guerre.
Neppure le montagne della Svizzera non sono mai state conquistate in modo stabile. Le sue popolazioni hanno trovato un lucrativo mercato nel vendere sicurezza a chi ha denaro da investire e teme guerre, inflazioni, eccesso di tasse.
Con un territorio poverissimo gli svizzeri sono riusciti a creare un paese ricco, con un alto livello di sviluppo culturale, tecnologico e industriale, proprio utilizzando ed elaborando il concetto di ‘sicurezza’: l’unico vantaggio che il loro territorio offre.
L’esempio svizzero prova chiaramente che ogni limite che il territorio pone all’uomo rappresenta un problema e una sfida che richiede una soluzione - e prima o poi l’uomo la trova, spesso dopo guerre e tragedie, e conosce un periodo di sviluppo economico e di progresso sociale.
Ma le soluzioni non sono per sempre: col tempo sorgono nuovi problemi, che minacciano la popolazione e la sua civiltà.  Bisogna trovare nuove soluzioni.
Se alla nuova sfida altre popolazioni ostili trovano soluzioni migliori delle nostre, ci possiamo trovare in pericolo. Se la nostra popolazione cessa di essere forte e creativa inizia la decadenza - come successe a tutte le grandi civiltà della storia.
Il cambiamento costante è la legge della vita. Nuovi limiti e nuovi problemi richiedono costantemente nuova inventiva e nuove soluzioni faticose. Se un popolo è stanco e si ferma, qualcun altro procede, e cambiano gli equilibri del mondo.
Soltanto la ricerca costante di soluzioni, l’approfondimento delle conoscenze scientifiche, l’innovazione, il lavoro e la creatività possono migliorare la vita delle generazioni future.
Ma le opportunità geografiche e i vincoli rimangono fondamentalmente invariati nel tempo: è con la geografia che dobbiamo fare i conti quando progettiamo il futuro. È alla luce della geografia che possiamo capire la storia ed i caratteri dei popoli del mondo senza cadere in pregiudizi retorici.