spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

sabato 16 novembre 2013

LA SINISTRA RADICALE ...

Le risate di Vendola e la delusione dei militanti di Sel


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Le risate di Vendola: il popolo di Sel si infuria sui social network

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La delusione dei militanti di Sel e dei simpatizzanti è profondissima ed è esplosa sui social network. Ma la vicenda della telefonata racconta soprattutto il tradimento di un popolo e di un modo di fare politica che si credeva distante anni luce dalle “beghe quotidiane” del Palazzo. La “rivoluzione gentile” di Vendola ha fallito?

C’era una volta la sinistra. Quella che leggeva Marx e cercava di capirlo e applicarlo, quella delle Frattocchie – la scuola di formazione politica del Pci -, quella che andava in piazza contro le guerre e non era disposta a scendere a patti con quelli che chiamava “padroni”. Quella sinistra aveva come stella polare un concetto, quello di “lotta di classe”, spiegato benissimo da Karl Marx nel suo “Manifesto del Partito Comunista”: “La storia di ogni società finora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono stati sempre in contrasto tra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”. Oggi c’è chi dice che quei concetti sono ormai antiquati.  Legittimamente, Nichi Vendola aveva deciso nel 2008 di abbandonare l’allora fiorente partito della Rifondazione Comunista per tentare un’altra strada, quella di Sel, in grado di riportare le ragioni della sinistra dentro un dibattito politico nel quale concetti come comunismo, rivoluzione, conflitto sociale non trovavano più ospitalità. Vendola proponeva una “rivoluzione gentile”, a partire dalla sua Puglia. Il governatore ebbe un periodo assai fortunato: per un po’ a sinistra venne visto come il leader del futuro, finché la sua scelta di “compatibilità” con il PD (con la firma della carta degli intenti e la partecipazione alle ultime primarie) non disilluse molti suoi sostenitori, convinti che il leader di Sel aveva ormai imboccato una parabola discendente.
Poi ci sono state le elezioni. In coalizione con il PD Sel è riuscita a superare la soglia di sbarramento ed eleggere i suoi parlamentari. Il partito ha continuato ad avere uno zoccolo duro di militanti e simpatizzanti: centinaia di migliaia di uomini e donne che nel progetto politico di Sel vedevano – e forse vedono tuttora – l’unica speranza in un parlamento che considerano o troppo compromesso con il “Sistema” (Pd, Pdl) oppure così populista da non offrire soluzioni reali (M5S). Fino ad oggi. Il Fatto Quotidiano rende pubblica una telefonata tra Vendola e Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva. Il governatore pugliese confessa di essersi assai divertito nel guardare un video che mostrava Archinà strappare il microfono al giornalista Luigi Abbate, colpevole di aver chiesto a Riva un commento sul boom di tumori a Taranto. Nella telefonata Vendola afferma:  ”Io e il mio capo di gabinetto abbiamo riso per un quarto d’ora” della “scena fantastica”, dello “scatto felino”, con cui Archinà ruba il microfono dalle mani di Abbate, definito “faccia di provocatore”, un improvvisatore “senza arte né parte”. Un giornalista, in realtà, che stava facendo il suo lavoro.
La scena è quella che nessuno a sinistra vorrebbe mai vedere. Un presidente della regione compromesso con il “padrone” dell’Ilva. Non in conflitto, ma “a disposizione”. Altro che “lotta di classe” virata in una “narrazione moderna”, in una “rivoluzione gentile”. Quella di Vendola è la storia della compatibilità con il sistema. Antonio Moscato, storico del movimento operaio e tra i massimi studiosi mondiali della vita di Che Guevara, scrive nel suo ultimo libro: “Per Guevara la verità è sempre rivoluzionaria, come lo era per la prima generazione di dirigenti socialisti e comunisti, da Lenin a Rosa Luxemburg, da Trotskij a Gramsci; per Castro non è un obbligo dirla, il dirigente deve decidere cosa si può rivelare e cosa bisogna tacere. Lo ribadisce dal primo all’ultimo giorno: si dice la verità solo quando e quanto è possibile”. (Ovviamente in questa citazione non si vogliono mettere a paragone Castro e Vendola…).
Ecco, Vendola non ha detto la verità. Ciò, come era comprensibile, ha addolorato il suo popolo. Come sempre basta mettere lo stetoscopio sui social network per capire quali siano gli umori di una parte del paese. Sulla pagina facebook del governatore pugliese – che nel frattempo ha annunciato che querelerà il Fatto Quotidiano definendo la pubblicazione del video un’operazione “lurida” (evidentemente non capendo che il vero problema è politico) – sono migliaia i commenti da parte di elettori e simpatizzanti. Idem per twitter: migliaia di cinguettii chiedono le dimissioni del leader di Sel. La storia della telefonata è la storia del tradimento di un popolo. Che ora si ribella e chiede a gran voce la cacciata del suo leader.
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