spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 14 novembre 2013

PER D'ALEMA RENZI NON VA AL MASSIMO

Congresso Pd, per D'Alema Renzi non ha ancora vinto

Per l'ex leader Ds la partita per la segreteria non è chiusa. E il sindaco deve ancora convincere molti iscritti.





È in atto una innegabile campagna mediatica a favore di Matteo Renzi. Anche se, per fortuna, a bilanciare questa bulimia di apprezzamenti, lodi ed endorsement pesanti (ultimo quello di Carlo De Benedetti) ci pensa «una parte notevole di iscritti al Pd che reagisce e resiste». A dirlo non è un personaggio qualunque, né tantomeno un uomo dell'opposizione, ma Massimo D'Alema.

Del resto tra i due non è mai corso buon sangue, anzi. La rottamazione portata avanti da Renzi colpì pure l'ex premier che decise di fare un passo indietro. Anche se ha continuato e continua a giocare un ruolo fondamentale nei fragili equilibri democratici.
«LA PARTITA NON È CHIUSA». D'Alema, per esempio, insieme con una buona parte della nomenklatura ex Ds, sostiene alle primarie Gianni Cuperlo. Suo ex uomo e primo sfidante del sindaco di Firenze dato per favorito.
Per l'ex presidente Copasir, però, la partita per la leadership del Nazareno non è chiusa. Anzi. C'è una parte significativa del Pd e in essa tanti giovani che sostiene Cuperlo. E che non è sensibile alle 'sirene' del rottamatore.
«Dicono che Renzi va bene perché ci fa vincere. Ma vincere cosa? C'è un equivoco di fondo: non stiamo andando alle elezioni, non scegliamo il candidato premier», ha sottolineato duro il lìder Massimo in un'intervista a L'Unità il 14 novembre. Di più: Renzi, secondo D'Alema, «sui contenuti» dà ancora «risposte elusive». Insomma il candidato alla segreteria sarà pure bravo a battere sulla tastiera con 10 dita contemporaneamente, come ha dimostrato durante la diretta streaming in cui rispondeva alle domande su Twitter, ma «stiamo eleggendo un segretario, non un bravo dattilografo».
ARIA DI SCISSIONE NEL PARTITO. Pare quindi, a sentire l'ex presidente del Copasir, che ci sia aria di scissione in casa Pd. O che, perlomeno il rischio si stia facendo sempre più palpabile. Anche se D'Alema pare intezionato a smorzare i toni lanciando, certo, qualche segnale forte: «Nessuna scissione. La gente se ne può andare a casa anche silenziosamente. E se questo accade, se ci sarà un'emorragia di iscritti, sarebbe un problema serio. Poi i gazebo chi li smonta, Flavio Briatore»?

Per il Pd non è più il momento di temporeggiare

Secondo D'Alema non è più il momento di temporeggiare: il Pd ha bisogno di recuperare una propria forte identità. E - fa intendere fra le righe - questa identità deve essere politica, non certo mediatica né tantomeno economica e di potere. Non solo. «Mi è parso che Renzi sia affascinato da una sorta di tardo blairismo. Ma quella è una stagione conclusa e per la verità anche con risultati molto discutibili».
Poi, certo, c'è il problema della disillusione di molti membri del Pd che dopo le ultime batoste paiono aver perso lo smalto combattivo di una volta. Su Romano Prodi che invece ha scelto di non votare, D'Alema invece non usa mezzi termini: «L'amarezza che ognuno di noi può avere non giustifica la scelta di non votare», ha ribadito.

ESECUTIVO LETTA A RISCHIO. L'altro grande tema è se, una volta diventato segretario, Renzi possa mettere in crisi la tenuta dell'esecutivo guidato da Enrico Letta. «Spero di no. Auspico che non si creino tensioni, non si può dare manforte a Berlusconi per far cadere il governo», ha detto l'ex presidente del Copasir liquidando il problema.
E a chi ipotizza che alle prossime primarie per il candidato premier possa giocarsi una sfida a due proprio fra Renzi e Letta, D'Alema ha risposto a tono fra le righe della sua intervista aL'Unità: «Non sappiamo in quale contesto si svolgeranno quelle primarie. Quando sarà il momento credo che i competitori interni ed esterni al Pd saranno più di uno, come è sempre accaduto»
Giovedì, 14 Novembre 2013