spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

domenica 25 agosto 2013

GERMANIA LAVORO . IMPORTARE I NUOVI SCHIAVI DAL SUD EUROPA , CI HANNO VENDUTI.

GERMANIA: L’Agenza 2010 Schroder e la rivoluzione del lavoro; occupazione precaria e a basso costo

agenda2010-shroederdi Massimo Demontis (Berlino)

Ridurremo le prestazioni sociali dello stato, promuoveremo la responsabilità individuale ed esigeremo un maggior contributo da parte di ognuno”. Era il 14 marzo del 2003 e Gerhard Schröder con queste parole pronunciate al Bundestag, il parlamento tedesco, annunciava il varo del pacchetto di riforme che presero il nome di Agenda 2010 e che –nel bene o nel male, secondo i punti di vista – erano destinate a segnare la Germania sino a oggi.
Dieci anni fa con la sua Agenda 2010 il cancelliere socialdemocratico Schröder, alla guida di un governo rosso-verde con i Grünen, i Verdi tedeschi, voleva rendere la Germania più competitiva a livello internazionale, dare una scossa alla crescita stagnante, trasformare il mercato del lavoro introducendo elementi di flessibilità per favorire l’occupazione. Schröder voleva curare “il malato d’Europa” (definizione dell’Economist) anche tagliando lo stato sociale: i sussidi ai disoccupati, le pensioni, la sanità, l’assistenza sociale.
Il nucleo centrale delle riforme, le leggi note alla gran parte dei tedeschi come Hartz IV, hanno preso il loro nome da Peter Hartz allora capo del personale della Volkswagen incaricato da Schröder di presentare proposte per la riduzione della disoccupazione, proposte che divennero poi la base dell’Agenda 2010.
L’introduzione e l’attuazione delle riforme del cancelliere macho che amava dire basta! per stoppare in modo imperioso oppositori e fastidiose discussioni, spaccò profondamente l’opinione pubblica tedesca dando il via a manifestazioni di piazza, a veementi dibattiti pro e contro, all’opposizione dei sindacati, a scontri tra i partiti e nei partiti.
Oggi i dibattiti sull’Agenda 2010 e sulle riforme sociali e del mercato del lavoro sono meno aspri di allora e le manifestazioni di piazza quasi inesistenti, ma la loro controversa eredità è tangibilmente viva nel giudizio della popolazione, divisa a metà tra chi le considera” piuttosto giuste” e chi crede che siano “piuttosto ingiuste” (sondaggio del settimanale Stern).
L’Agenza 2010 ha lasciato profonde ferite nel rapporto tra l’SPD e il suo elettorato. Una buona quota di elettori ha voltato le spalle ai socialdemocratici restituendo la tessera, un’altra quota ha castigato il partito nelle urne e ancora oggi non gli perdona di aver tradito i valori della socialdemocrazia.
Tra SPD e Die Linke, il partito della sinistra anticapitalista, i motivi di divisione sono molteplici ma l’Agenda 2010 e soprattutto le riforme “asociali” (Die Linke) Harzt IV rappresentano la cartina di tornasole della divisione a sinistra, uno dei muri più difficili da abbattere. Divisione acuita dal fatto che nel frattempo uno dei più strenui oppositori dell’Agenda 2010 e di Harzt IV è diventato Oskar Lafontaine, ex segretario dell’SPD, ex amico ed ex ministro delle Finanze (per meno di un anno) di Gerhard Schröder e ora leader del partito Die Linke.
Schröder compagno dei boss
Schröder, soprannominato in quegli anni “Genosse der Bosse”, compagno dei boss (nel significato di persone che contano, padroni, ndr), volle con forza e impose anche alla parte riottosa del suo partito e ai sindacati l’Agenda 2010. Il pacchetto di riforme fu votato anche dai Grünen di Joschka Fischer, vice cancelliere e ministro degli Esteri del governo Schröder. Dieci anni dopo i Grünen sembrano voler prendere le distanze da quelle riforme e puntano il dito contro l’alleato di ieri. Per Jurgen Trittin, leader dei verdi tedeschi nell’era post Fischer, capogruppo in parlamento e già ministro dell’Ambiente con Schröder, la responsabilità delle conseguenze sociali dell’Agenda 2010 sono tutte dell’SPD che allora bloccò la richiesta dei Grünen di un salario orario minimo.
Nel decimo anniversario dall’introduzione dell’Agenda 2010, Gerhard Schröder è tornato a essere per alcuni giorni una star concedendo interviste a giornali e canali televisivi e lasciandosi festeggiare dal gruppo parlamentare SPD. Ride e scherza con i giornalisti l’ex Genosse der Bosse sfrattato dalla Merkel dallo scranno della cancelleria e passato direttamente alla corte di Re Putin. Schröder è di nuovo nel suo ambiente naturale, il circo mediatico e le luci dei riflettori. Ancora una volta il cancelliere che si arrabbiava se qualcuno osava dire o scrivere che si tingeva i capelli conferma la sua fama di animale politico. Ospite della Fondazione Friedrich Ebert Schröder si presenta sicuro di sé,difende se stesso, si definisce “coraggioso riformista” e trova sostegno nell’ex governatore della Baviera Edmund Stoiber che dichiara: “l’Agenda 2010 è stata un gran colpo. Angela Merkel può essere senza dubbio contenta di poter contare su quelle riforme. Chissà cosa sarebbe successo se le avessi proposte io”.
Già la Merkel. Dieci anni fa la cancelliera definì l’Agenda 2010 “troppo poco ambiziosa” e Schröder “amministratore del momentaneo”.
Gioca d’attacco Gerhard Schröder, d’altra parte è nel suo stile, quello stile che lo differenzia dai tatticismi della Merkel. “La signora Merkel evita le decisioni scomode. Il suo stile politico non avrebbe mai portato all’approvazione di un’Agenda 2010” dice Schröder.
Agenda 2020
Se l’Agenda 2010 doveva salvare il “malato d’Europa”, oggi è necessaria un’Agenda 2020, un nuovo ampio pacchetto di riforme “per difendere il vantaggio della Germania rispetto a potenze economiche emergenti come Cina e Brasile, lavorando duramente alla nostra competitività”. Riforme che dovranno incentrarsi su investimenti in ricerca, istruzione e formazione e anche su più immigrazione perché “ a causa della diminuzione della popolazione e del basso tasso di natalità abbiamo troppo poco personale qualificato”. La visione schröderiana del futuro tedesco narra che solo così ci sarà lavoro, sarà possibile pagare le pensioni, avere buone scuole e buone strade.
Lo spettro della povertà
Sarà davvero come dice Schröder?
Uno spettro si aggira nella società tedesca, anzi più d’uno. Aumento della povertà e soprattutto delle diseguaglianze sociali, concentrazione di enormi ricchezze in mano a pochi, crescita della precarietà, incremento degli impieghi non regolati da un contratto collettivo di lavoro, proliferazione delle retribuzioni basse e molto basse, più ore di lavoro per meno soldi, meno diritti, pensioni al di sotto della soglia di sicurezza sociale. Questa è la prima faccia della medaglia della Germania locomotiva d’Europa e campione del mondo di export.
Tra il 2007 e il 2011 lo stato ha dovuto sborsare 53 miliardi di euro di soldi pubblici per integrare le retribuzioni dei lavoratori sottopagati perché i salari da lavoro non bastano per vivere.
La seconda faccia della medaglia sono gli utili fantastici delle aziende e gli stipendi da nababbi dei loro amministratori delegati (5,3 milioni di euro in media nelle maggiori aziende quotate alla borsa Dax di Francoforte con punte stratosferiche come i 14,5 milioni di euro dell’ad di Volkswagen Martin Winterkorn o gli 8,5 milioni di Dieter Zetsche ad della Daimler), numerosi sgravi fiscali alle aziende, diminuzione dell’aliquota irpef sui redditi più alti, passata dal 53 per cento dell’era Kohl al 42 per cento di quella Schröder.
Agenda 2010: tabula rasa sociale o grande successo?
Di riforme tipo Agenda 2010 e Hartz IV si discute molto anche in altri paesi europei come modello da adottare per rilanciarne le economie stagnanti e in recessione.
Ma cosa hanno significato per la Germania quelle riforme? Tabula rasa sociale o davvero il motore che ha reso il paese più competitivo e al quale si deve il suo successo economico?
Favorevoli e contrari concordano su un punto: l’Agenda 2010 ha cambiato la Germania.
In positivo per molti economisti, per gli industriali e per le agenzie di lavoro in somministrazione.
Secondo Jochen Kluve, esperto di mercato del lavoro dell’Istituto Renano-Westfalico di ricerche economiche (RWI) “le riforme ci hanno molto aiutato durante la crisi, senza saremmo oggi nella situazione di Italia e Francia”.
Non la pensa così Jürgen Borchert presidente del 6° tribunale sociale del Land Hessen a Darmstadt che ha ottenuto il sì della Corte Costituzionale alla quale aveva chiesto un riconteggio, al rialzo, del calcolo dei sussidi per i percettori dell’assistenza Hartz IV. “Il fatto che l’Agenda 2010 sia considerata un successo è per me un enigma” dice Borchert. Il giudice sociale ha le idee molto chiare sull’ideologia che sottende l’Agenda 2010 e sugli effetti prodotti da quelle riforme nella società tedesca. “Quando un’economia non riesce a garantire quanto basta per vivere alle persone che lavorano duramente, mentre contemporaneamente una piccola fascia di persone ad alto reddito accumula ricchezze impensabili, siamo alla fine dell’economia sociale di mercato. Dinanzi ai nostri occhi si sta sviluppando un inasprimento della povertà nella società tedesca che prima non era immaginabile. Alcuni anni di occupazione nel settore a bassi salari o di sussidi Hartz IV programmano la povertà per gli anni della pensione. Sin dall’inizio si è pensato a un indebolimento dei rappresentanti del fattore lavoro, ad esempio attraverso l’indebolimento dei sindacati. Quello che non finì Kohl lo fece paradossalmente il governo a guida socialdemocratica con l’Agenda 2010”.
Rispondendo a un’interrogazione parlamentare del gruppo Die Linke, il ministero del Lavoro ha risposto che di fatto negli ultimi 10 anni non è stato creato più lavoro poiché il numero complessivo delle ore lavorative è cresciuto di poco. Per Sabine Zimmermann portavoce del gruppo parlamentare “è la conferma di quello che abbiamo sempre detto, il cosiddetto miracolo dei posti di lavoro è un finto miracolo ed è fondato su una massiccia redistribuzione di posti di lavoro sicuri a tempo pieno in tanti piccoli e precari lavori a basso costo”. Katja Kipping, segretaria del partito, e Gregor Gysi capogruppo in parlamento e leader storico, chiedono per contro una “Agenda sociale” che comprenda una pensione minima di 1050 euro, sussidi sociali e di disoccupazione più alti di quelli previsti da Hartz IV e un salario minimo orario per tutti i settori di almeno 10 euro.
L’SPD reagisce accusando il governo e la Merkel di negare l’importanza dell’Agenda 2010. I socialdemocratici oggi festeggiano Schröder e nel contempo mettono in discussione gli aspetti più avversati delle sue riforme: il lavoro in somministrazione, interinale e precario, la distruzione su larga scala di lavori a tempo pieno, il crollo dei salari, la forte crescita del settore dei bassi salari, la non introduzione della patrimoniale. Il segretario SPD Sigmar Gabriel, il primo nel suo partito a chiedere correzioni di rotta, difende tuttavia l’eredità dell’Agenda 2010.
L’Agenda 2010 dice Gabriel “ci rende davvero orgogliosi perché ci ha dato il primo programma di scuola a tempo pieno in Germania, perché ha aperto una breccia per il successo delle fonti energetiche rinnovabili e perché ha ampliato gli investimenti in ricerca e sviluppo e accorpato i sussidi sociali e di disoccupazione. Oggi i più hanno dimenticato quanto fosse assurdo e iniquo allora il doppio sistema dei sussidi sociali e di disoccupazione, per cui, nonostante tutte le opposizioni, è stata una decisione giusta”. (Spiegel online 11.03.2013)
A parte i più stretti ex collaboratori di Schröder oggi ancora dirigenti di primo piano dell’SPD, Steinmeier, Steinbrück, sono davvero pochi gli esponenti del partito che parlano volentieri di Agenda 2010. A conferma che quello dell’SPD con l’Agenda 2010 e Harzt IV rimane un rapporto di amore-odio.
Quali certezze?
Davvero nessuno può dire con assoluta certezza che il pacchetto di riforme Schröder abbia aiutato la Germania a far fronte alla crisi meglio di altri paesi, a renderla più competitiva, più forte economicamente, a creare nuovi posti di lavoro e a ridurre il numero di disoccupati?
In uno studio pubblicato recentemente dall’Istituto tedesco di ricerche economiche (DIW) dal titolo “Gli effetti aggregati delle riforme Hartz IV in Germania” si legge che “nonostante la sua buona reputazione tra i consulenti politici, le prove scientifiche della loro effettività macroeconomica rimangono incomplete e discontinue”.
Giustamente viene fatto notare che ci sono anche altri motivi che spiegano perché la Germania si destreggia meglio nella crisi:
  • i pacchetti congiunturali miliardari (I° del 2008 e II° del 2009) con i quali il governo ha aiutato l’economia con premi statali di 2500 euro per l’acquisto di una nuova auto o di un’auto acquistata meno di dodici mesi prima, con 10 miliardi di investimenti per i comuni e i Länder e 4 per investimenti federali per asili, scuole, ospedali, viabilità, infrastrutture, tecnologia, con 100 miliardi di crediti alle aziende e all’economia e con la riduzione delle tasse alle aziende nell’ordine di alcuni miliardi di euro.
  • Anni di rivendicazioni salariali sindacali molto moderate “hanno fatto di più per le esportazioni e per il mercato del lavoro dell’Agenda 2010” dice l’ex responsabile dell’Istituto DIW Gert Wagner. L’economista Heiner Flassbeck, in un articolo pubblicato su Eurointelligence il 18 gennaio del 2012, spiega che “sin dall’inizio dell’unione monetaria i politici tedeschi misero sotto pressione i sindacati per indurli a conseguire un aumento del costo unitario del lavoro e dei prezzi inferiori a quello di altri paesi“.
  • L’espansione del lavoro part-time.
  • La domanda di prodotti Made in Germany nei paesi emergenti. “I cinesi comprerebbero i nostri macchinari anche se i salari fossero più alti” afferma Matthias Knuth esperto di mercato del lavoro dell’Università di Duisburg-Essen (Spiegel online).
Lo stesso Kluve ammette che non esistono prove certe “senza sapere come si sarebbe sviluppata la Germania senza le riforme Hartz IV”.
E tuttavia i dati sull’occupazione del ministero del lavoro, il rapporto sulla povertà (Armutsbericht), la spirale dei salari che un tempo si muoveva dal basso verso l’alto e che invece negli ultimi dieci anni si è mossa dall’alto verso il basso, inducono ad affermare che sul terreno c’è un vincitore e c’è un perdente. Basta dare un’occhiata al sito del tribunale sociale di Berlino per capire come vanno le cose nella capitale del miracolo economico.
È dall’introduzione di HARTZ IV che i giudici non riescono più a star dietro agli innumerevoli ricorsi e parlano di sovraccarico di lavoro. Due terzi (nel grafico la colonna gialla rappresenta il totale del tribunale, la verde quelli Hartz IV, le altre sono relative a pensioni, assicurazione sanitaria, portatori di handicap) dei procedimenti hanno a che fare con i sussidi sociali e di disoccupazione. Nel 2012 i procedimenti sono stati 28.666, una media di2.388 al mese. Nel 2005 erano 4.836. Da allora sono cresciuti costantemente sino a raggiungere l’apice nel 2010 con 30.369 procedimenti.
Un quadro che lascia pochi spazi ai dubbi.
I più tenaci sostenitori dell’Agenda 2010, tra questi Frank-Jurgen Weise amministratore delegato dell’Agenzia per il lavoro, dicono che i numeri parlano da sé e raccontano di un grande successo. “Siamo riusciti a ridurre la disoccupazione da circa cinque a meno di tre milioni e per la prima volta anche quella di lungo periodo” afferma Weise. Che però non spiega cosa ci sia veramente dietro a quei numeri e non risponde a chi accusa l’Agenzia del lavoro e il governo di truccare le statistiche.
Tra i più duri oppositori delle riforme Schröder invece si contano le organizzazioni di assistenza sociale. Ulrich Schneider, sociologo e direttore del Paritätische Wohlfahrtsverband (Federazione paritetica di assistenza sociale) dà un giudizio che non ammette appelli: “dal punto di vista sociale la Germania non è mai stata così divisa come oggi”. E la diminuzione della disoccupazione è stata comprata con “un’americanizzazione del mercato del lavoro tedesco”.
Part-time, lavori a tempo determinato e in somministrazione, moderazione salariale esistevano già. Ma, spiega Joachim Möller direttore dell’Istituto di ricerca sulle professioni e il mercato del lavoro, “le riforme hanno potenziato i trend problematici già esistenti”. E di questi trend ha fatto tesoro l’industria dell’export, traendo profitto anche dai bassi costi unitari di prodotto.
Il miracolo dell’Agenda 2010 non esiste
I dati sembrano contraddire gli entusiasti sostenitori dell’Agenda 2010, delle leggi Harzt IV e lo stesso ad dell’Agenzia per il lavoro Frank-Jurgen Weise.
Dal 2000 al 2011 le ore di lavoro sono aumentate soltanto dello 0,3 per cento e intanto i posti di lavoro a tempo indeterminato diminuivano di 1,8 milioni di unità. Altro che miracolo dei posti lavoro scrive Publik, il mensile del sindacato ver.di.
“Dire che grazie all’Agenda 2010 l’occupazione è cresciuta a un livello storico suona bene, ma non ha niente a che vedere con la realtà. In realtà c’è qualcos’altro al più alto livello: i lavori insicuri, precari e mal pagati”. È il parere di Frank Bsirske, segretario generale del sindacato ver.di (Vereinte Dienstleistungsgewerkschaft), che aggiunge: “Con l’Agenda 2010 in Germania si è ampliato in modo mostruoso il settore dei bassi salari, in tutti i settori e in tutte le regioni. Il vero obiettivo dell’Agenda 2010, voluto politicamente, era aumentare la pressione sui salari e sulle persone”.
La campagna di primavera
Schröder chiede un’Agenda 2010 per mantenere la competitività rispetto a Cina e Brasile e ottiene il sostegno di alcuni economisti che accusano i politici di poco coraggio dicendo che la Germania ha bisogno di nuove riforme perché nel frattempo si è adagiata sui suoi successi.
E dal cappello tirano fuori la pensione a 70 anni, chiedono ai cittadini di aprire i cordoni della borsa per sostenere i costi del sistema sanitario e propongono un alleggerimento della protezione contro i licenziamenti.
Fa freddo a Berlino in questi giorni, ma la strada indicata dagli economisti fa venire i brividi lungo la schiena a molti più del vento freddo. Ed è lecito pensare che diventi materia di esportazione in Europa.