spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

sabato 24 agosto 2013

SERVIZI SOCIALI...AL RECUPERO DELLE PERIPATETICHE DALLE STRADE

Berlusconi, oggi ad Arcore il supervertice Pdl. Si fa strada l’ipotesi servizi sociali

Falchi e colombe si confrontano sulla linea da tenere. L'ala ministeriale, con Alfano e Lupi, preme perché il Cavaliere accetti la sentenza Mediaset senza strappi politici. D'accordo i legali e i figli maggiori, preoccupati anche di contraccolpi sul gruppo Fininvest. La pena alternativa potrebbe permettere al leader Pdl di frequentare il Senato. I falchi tentati dalle elezioni, sull'onda dei sondaggi favorevoli

Berlusconi, oggi ad Arcore il supervertice Pdl. Si fa strada l’ipotesi servizi sociali
Ad Arcore sarà presente anche il fedelissimo Fabrizio Cicchitto, che in un’intervista a Il Tempo annuncia: “A Berlusconi dirò di seguire insieme una linea in difesa delle sue ragioni che sono anche le ragioni dello stato di diritto e della resistenza ad un settore della magistratura che fa politica, ma anche di provarle tutte sul terreno del senso di responsabilità proprio di una personalità che ha la sua storia di uomo di governo”. Cicchitto mostra di credere ancora alla soluzione politica: “Le elezioni anticipate potrebbero derivare solo da un autentico dramma politico costituito da una scelta del Pd in Giunta delle elezioni fatta nei termini che sostiene il senatore Casson, cioè una sorta di commissione che applica una specie di bollino ai deliberati della magistratura”.
Comunque sia, l’ipotesi che si fa strada è quella di chiedere per Berlusconi l’affidamento ai servizi sociali per scontare l’anno di pena residua (dei quattro anni comminati dai giudici perfrode fiscale, tre sono coperti da indulto), e solo in un secondo momento rivolgersi al presidente Napolitano per la grazia o la commutazione della pena. L’affidamento ai servizi sociali permetterebbe all’ex premier di continuare a frequentare il Senato, come dimostra il precedente di Gianstefano Frigerio. Quanto all’ipotesi degli arresti domiciliari, il “saggio” ed ex parlamentareStefano Passigli spiega oggi sul Corriere della Sera che il giudice di sorveglianza potrebbe “garantire l’agibilità politica” di Berlusconi concedendo “l’accesso alla sua residenza, oltreché agli avvocati e al medico, al capo del suo partito, per fare da tramite”.
La linea morbida sarebbe sposata anche dai figli maggiori di Berlusconi, che temono contraccolpi sul gruppo Fininvest se papà dovesse far cadere il governo. Perché non è affatto detto che in questo caso si vada a votare – ipotesi accarezzata dal Cavaliere nei momenti di rabbia, confortata anche da sondaggi favorevoli al Pdl – e l’esito potrebbe essere la nascita di un nuovo esecutivo meno rassicurante della attuali larghe intese. Il presidente della Repubblica, infatti, farebbe di tutto per evitare il ritorno alle urne, ed è veramente difficile che si possa tornare a votare prima che la condanna esplichi i suoi effetti in materia di decadenza (lagiunta per le immunità del Senato si riunisce il 9 settembre) e di interdizione dei pubblici uffici (la nuova sentenza della Corte d’appello di Milano prevede tempi non lunghissimi). Detto questo, i giornali del centrodestra continuano a fare la parte dei poliziotti cattivi: “Letta ha i giorni contati”, titola oggi il Giornale di Alessandro Sallusti (ma dà la colpa al Pd), mentre per Libero “I sondaggi spingono Berlusconi al voto”. E Letta? in un’intervista pubblicata oggi dal quaotidiano austriaco Kurier, si dice “fiducioso che troveremo una soluzione”, ma “ci sono le leggi e a queste tutti si devono attenere“. 
Il nodo più prossimo resta quello della giunta per le elezioni e le immunità del Senato. L’intenzione del Pdl è quella di rinviare alla Corte costituzionale la legge Severino che stabilisce l’neleggibilità dei condannati per determinati reati, ma se la mossa fallisse il presidente Dario Stefano (Sel) ha già annunciato che il voto potrebbe arrivare entro fine settembre. E salvo voltafaccia dell’ultimo momento, l’esito sfavorevole al leader Pdl è scontato (andrebbe poi comunque confermato dal voto in aula).