spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 5 novembre 2013

ALLARME DEFICIT, BLOCCATI I PAGAMENTI AI FORNITORI

Allarme deficit, l'Italia trema: rischia di sfondare il tetto del 3%

Martedì le previsioni della Commissione Ue: dovrà dire se Roma torna a "sforare". Il Tesoro blocca i pagamenti ai fornitori. Bankitalia agli istituti di credito: prestiti solo a chi merita 
di FEDERICO FUBINI.







Allarme deficit, l'Italia trema: rischia di sfondare il tetto del 3%
Un compito ingrato attende la Commissione europea dopodomani: deve indicare il livello di disavanzo che, a suo parere, l'Italia raggiungerà quest'anno. Sembra solo un numero in una casella delle previsioni economiche d'autunno, ma è una scelta carica di conseguenze.

Se i tecnici di Bruxelles concludono che il deficit stia di nuovo superando il 3% del Prodotto interno lordo (Pil), dovranno rimettere il Paese sotto procedura per violazione delle regole europee di finanza pubblica. Il governo perderebbe lo spazio per nuovi investimenti, circa tre miliardi, che sono alla base della manovra sul 2014. I saldi sull'anno prossimo tornerebbero in gioco, le speranze di ripresa si allontanerebbero.

Qualunque sia il contenuto delle previsioni di martedì, non si tratta di uno scenario ipotetico. In realtà, rimane probabile che la Commissione dia fiducia all'Italia e preferisca semmai attendere il consuntivo dei conti a marzo per riaprire - se necessario - la procedura. Bruxelles ha deciso solo in luglio scorso di riportare il Paese nella lista di quelli in regola. Nessuno ha fretta di tornare sui propri passi sulla base di una semplice previsione, dunque la tregua per ora dovrebbe tenere.

I dubbi riguardano però la sostanza, perché il rischio che il deficit del 2013 superi il 3% è reale. Dentro e fuori il ministero dell'Economia, gli addetti ai lavori sanno che la manovra correttiva da 1,5 miliardi approvata in ottobre forse non basterà. I saldi di bilancio restano sul filo. Lo stop al pagamento della
tassa sulla prima casa, il blocco dell'aumento dell'Iva in estate e una caduta dell'economia oltre le attese hanno aperto una falla per niente facile da ricomporre.

Già solo un'occhiata agli scenari di crescita suggerisce che il rispetto dei vincoli europei è in pericolo. Dopo la manovrina, il governo conferma che quest'anno il deficit si fermerà al 3%. Ma lo fa sulla base di previsioni di un aumento delle entrate fiscali grazie a un rimbalzo del Pil che, quanto meno, resta da dimostrare. Sicuramente il gettito Iva sta migliorando, sospinto anche da un recupero dell'edilizia: per la prima volta da anni i dati dei bonifici sulle ristrutturazioni risultano incoraggianti.

Eppure gli equilibri di bilancio restano fragili, perché fondati su grandezze economiche incerte. Il Tesoro stima di poter centrare il 3% di deficit sulla base di una crescita pari a zero fra luglio e settembre e di un rimbalzo di 0,2% fra ottobre e dicembre di quest'anno. Il problema è che stabilizzazione e recupero dell'economia non sono affatto sicuri. 

Al contrario: la scorsa settimana i vertici dell'Istat hanno fatto sapere che anche nel terzo trimestre 2013 c'è stato un "lieve declino" del Pil e hanno ridotto le stime dell'anno a una contrazione di 1,8% (dall'1,7% precedente). Anche l'ultimo trimestre potrebbe essere un po' meno buono di quanto sperato, specie se l'incertezza sulle scelte e la tenuta del governo continuerà a paralizzare le decisioni di spesa degli italiani.

In queste condizioni, a fine anno mancherebbero circa due miliardi per riuscire a stare nei limiti. È uno dei misteri dell'Europa che uno spostamento così lieve possa avere conseguenze così vaste solo perché una linea viene formalmente varcata. Ma questo era chiaro dall'inizio, quando le autorità italiane si erano impegnate sul deficit a Bruxelles e avevano ottenuto spazio per poter investire quando fosse rimasto entro il 3%.

Quanto al 2014, poi, la Commissione europea non sposa le previsioni del governo di un deficit al 2,5% e dirà che arriverà (almeno) al 2,7%. Ancora una volta, teme che la crescita sia più debole di quanto si preveda a Roma.

In queste condizioni, Fabrizio Saccomanni è determinato a fare il possibile per rispettare il vincolo del 3% quest'anno. Di qui la possibilità aperta di dover pagare la seconda rata dell'Imu a dicembre. Poi però c'è un paradosso. Questo ministro dell'Economia ha fatto del pagamento degli arretrati dello Stato alle imprese una delle scelte più importanti. Entro fine anno saranno liquidati circa 22 miliardi, con un impatto positivo sulla crescita.

Intanto però, mentre salda i vecchi arretrati, lo Stato ne accumula di nuovi: pur di tenere il deficit al 3%, il Tesoro ha ripreso a stringere al massimo le cinghie sui pagamenti ai fornitori. È vero che da un lato versa oltre venti miliardi e dall'altro nega nuovi pagamenti alle imprese "solo" per centinaia di milioni. 

Ma tutti ormai conoscono i danni che operazioni del genere infliggono alla fiducia, alla liquidità delle imprese, alla loro capacità di pagare i salari e di sopravvivere. Se si torna a questa casella di partenza, è perché i partiti non hanno mai guardato alle conseguenze delle loro promesse sull'Imu o sull'Iva. Fino alla linea del traguardo, quella che ora rischia di allontanarsi di nuovo. 

http://www.repubblica.it/economia/2013/11/03/news/allarme_deficit_l_italia_trema_rischia_di_sfondare_il_tetto_del_3_-70126958/