spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 7 novembre 2013

BERLUSCONI, CAVALIERE DEL LAVORO

Decadenza Berlusconi: dopo l'interdizione non sarà più Cavaliere

di Guido Del Duca





La Corte d’Appello di Milano stabilirà l’esatta entità dell’interdizione dal pubblici uffici, si avvierà d’ufficio la pratica che porterà alla revoca del titolo di Cavaliere per Silvio Berlusconi. 
Berlusconi, il Cavaliere per antonomasia nel linguaggio giornalistico, ha ottenuto l’onoreficenza nel 1977 dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone per i meriti in campo imprenditoriale ed edilizio (all’epoca Berlusconi stava costruendo Milano 2), e da allora quando si parla del “Cavaliere” il pensiero va automaticamente a lui. Il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito del Lavoro è un’istituzione esistente già durante il Regno d’Italia ed è destinato ai cittadini italiani, anche residenti all’estero, «che si siano resi singolarmente benemeriti» nell’agricoltura, nell’industria, nel commercio, nell’artigianato, nell’attività creditizia e assicurativa. Ogni anno vengono scelti 25 nuovi Cavalieri selezionati tra una rosa di 40 che i ministri dello Sviluppo economico e dell’Agricoltura presentano al Capo dello Stato.
Esistono però dei requisiti per ottenere il titolo di Cavaliere del Lavoro, e se uno di questi requisiti viene meno, viene meno anche l’onoreficenza. L’articolo 11 dello statuto che regola l’istituzione recita:
Nei casi previsti dagli artt. 28 e 29 del Codice penale, il Cancelliere dell’Ordine dispone la annotazione sul decreto originale di concessione, degli estremi della sentenza comportante la privazione dell’onorificenza e gli articoli 28 e 29 del codice penale riguardano proprio l’interdizione dai pubblici uffici, quindi una volta che l’entità sarà rideterminata dal tribunale d’Appello, il Cancelliere dell’ordine farà partire un’istruttoria ad hoc, che dovrebbe concludersi con il ritiro del titolo onorifico. Oppure la revoca potrebbe avvenire su iniziativa del Capo dello Stato, e al riguardo Il Fatto Quotidiano aveva lanciato un appello a Napolitano all’indomani della condanna.
Non si tratterebbe di un caso isolato: nel 2010 il Capo dello Stato ha revocato “per indegnità” il titolo di Cavaliere del Lavoro a Calisto Tanzi dopo la condanna nel caso Parmalat. In quel caso era stato il ministero dello Sviluppo Economico a proporre la revoca: e chi era il ministro dello Sviluppo in quel momento? Proprio Berlusconi, che ricopriva l’incarico ad interim dopo le dimissioni di Claudio Scajola.

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