spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

domenica 10 novembre 2013

CARTESIO E LA FILOSOFIA RAZIONALE DELLE SCIENZE PERFETTE, PURTROPPO AVEVA DIMENTICATO CHE LA MATEMATICA NON E' APPLICABILE ALLA POLITICA.

Penso, dunque mi arrendo: I limiti del sistema cartesiano



Se da una parte avevamo i realisti, i quali facevano coincidere i concetti, le specie, con la realtà; dall'altra avevamo i nominalisti che consideravano i concetti come parte di un costrutto mentale – diremmo oggi – separato dalla realtà. Così in Cartesio si pone il problema del divario tra certezza e verità. Io sono certo di quel che vedo e sento, ma quanto le mie rappresentazioni corrispondono alla realtà esterna?


Gli scettici negavano così la realtà; mentre per Cartesio la verità originaria è proprio questo rendersi conto della discrepanza tra certezza e verità. L'essere formale (il pensato) non è detto che esista, la sua controparte sensoriale, l'essere oggettivo (io che penso) è invece indubitabile. Io sono un insieme di rappresentazioni oggettive, mi concepisco, non posso prescindere da me. «Cogito ergo sum». Seppure ingannata la mia coscienza esiste. Cartesio riprende il pensiero realista; “idea” è ciò per mezzo del quale si conosce. Possiamo essere tutti d'accordo attorno a ciò ch'è quantitativo, misurabile; non possiamo fare altrettanto con ciò ch'è qualitativo. Vi sono del resto conoscenze evidenti, come la matematica e la logica. Le cosiddette conoscenzesintetiche a priori di Kant. Anche se il triangolo non esiste materialmente in natura, un triangolo è sempre tale anche nei sogni. Attraverso le nostre idee, il nostro sistema di rappresentazioni proietta e introietta (nel senso psicoanalitico del termine) ed è orientato agli oggetti esterni. Ora, potrei essere io l'essere formale. Io che scrivo in questo momento sono indubitabile e ho coscienza di me. Ma io dubito e sono finito; dunque devo supporre l'esistenza di Dio.

Cartesio usò il metodo analitico per produrre le sue riflessioni. Ovvero, suppone risolto un problema ed esamina le conseguenze di questa supposizione. Credette di trovare nellaghiandola pineale (epifisi) il contatto causale tra anima e corpo (niente di più sbagliato) e argomentò il dubbio dei sensi usando i sogni e la follia. Se ci pensiamo un attimo questi argomenti sono abbastanza deboli. Lasciando perdere la pazzia, che si spiegherà meglio coi contributi della psicoanalisi, i sogni non possono prescindere da quanto assunto nella veglia. Sono fatti degli oggetti del vissuto quotidiano, anche quelli più assurdi. Eppoi quando mai uno si è confuso tra sogno e realtà? Non di meno la percezione è un'indagine della mente, «io non vedo più di quanto veda gli uomini per la strada quando in realtà vedo solo cappelli e soprabiti» (Russell, Storia della Filosofia Occidentale, @eBook, Vol. II). Effettivamente Cartesio ci appare più nominalista che realista, in quanto considera errato identificare le idee come cose esterne. Ci sono quindi idee innate, idee prese dall'esterno, ed idee scoperte da me. «Quanto al fatto che le idee provenienti dal senso sono idee involontarie, questo non è un argomento, perché anche i sogni involontari pur provengono dal di dentro». Oggi sappiamo che non è così. I sogni non hanno contenuti inediti.

Allora, se tutto ciò che sta al di là dei miei sensi non lo posso conoscere direttamente, come invece suppongono gli empiristi, quel che io percepisco è di per sé un inganno? Secondo Cartesio questo è vero fino a un certo punto. Partendo dal presupposto che Dio è l'essere formale, questo in quanto tale non può ingannarmi sui corpi. Dunque esistono ed ho i mezzi per indagarli; quelli chiari e certi della matematica e della logica. Non è chiaro del resto cosa intendesse quando parlava di “Io”; in linea di massima le idee in Cartesio non è detto che abbiano bisogno di un pensatore. Questo pone dei problemi interessanti. Specialmente per i teologi. Dal momento in cui noi siamo contenitori dentro i quali scorrono le idee, e considerato il collegamento causale tra questo contenitore (la mente) ed il corpo, il libero arbitrio viene ad essere cestinato. Si anticipano così il determinismo ed il materialismo del XVIII secolo. Cartesio è in un certo senso figlio della scolastica medievale, ma egli la supera portando la filosofia dentro l'età moderna.

Il limite principale del sistema cartesiano sta nel non concepire mai la relazione tra Io e gli altri, Si tratta di una res cogitans (unica verità, in quanto Io esisto) che si contrappone ad una res extensa di cui non siamo partecipi e di cui possiamo solo avere una certezza, ovvero una conoscenza parziale; ci sarebbe nella ghiandola pineale un meccanismo misterioso che mette questi mondi in relazione permettendoci di agire. Non esiste per niente la relazione tra soggetti, ma solo tra soggetto e oggetto in Cartesio. Dal momento che non esistono verità metafisiche al di fuori di me al di là della certezza empirica, Cartesio propone una morale provvisoria che si limiti ad adeguarsi alla realtà data, da quello che è il senso comune e lo status quo. Emblematica sarà da questo punto di vista la sua scelta di non pubblicare le sue opere in cui sostanzialmente concordava con la visione eliocentrica di Galileo, temendo di fare la sua stessa fine, anche in virtù di quella che era la realtà del tempo, che deve essere accettata con rassegnazione. Questo anche perché dobbiamo per forza supporre che gli altri siano oggetti meccanici abitati da uno spirito: l'anima; ed Io stesso sono un insieme di meccanismi che indosso, coi quali interagisco in virtù di un fenomeno magico che avviene nella ghiandola pineale. La società in sé è una realtà empirica verso la quale non posso che adeguarmi.

Con Cartesio parte anche un processo nel quale tutta la metafisica viene messa gradualmente a congedo, concepita come versione provvisoria della scienza empirica, con la quale condividerebbe la ricerca della verità. Si tratta di un approccio molto pericoloso, sia perché appunto non ci permette di distinguere tra accertare ed accettare la realtà, sia perché il vero scopo della metafisica non si limita certo a quello di sistematizzare le conoscenze, bensì nel dare un senso all'essere e all'esserci in relazione col tempo in cui stiamo.