spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 14 marzo 2014

IL NUOVO PREMIER FIRMA IL PATTO CON GLI ITALIANI, MI RICORDA QUALCUNO

Matteo Renzi a Porta a porta: "A Palazzo Chigi come agli arresti domiciliari" E firma il contratto con Vespa






La mette così, senza bisogno della scrivania e della carta intestata: “Facciamo un contratto serio. Se il 21 settembre, giorno di San Matteo, noi abbiamo sbloccato i pagamenti dei debiti P.A. lei va a Monte Senario a piedi da Firenze. Fate un applauso così ufficializziamo la cosa”. Bruno Vespa ride, compiaciuto della risposta alla sua esclamazione precedente: “Se riuscite a pagare i debiti vado in pellegrinaggio”.
Più sbrigativo e anche più irrituale di Berlusconi, Matteo Renzi sceglie la Terza Camera – Porta a Porta, s’intende – per stipulare il “suo” contratto con gli italiani, anche in barba alla scaramanzia perché scherza “i contratti in questo studio portano male”. Come nel suo stile rilancia, ci mette la faccia direbbe il Cavaliere, indugia nel lessico gergale per entrare nelle case: “Se perdo io la scommessa, potete immaginare dove mi manderanno gli italiani...Non sarà a Monte Senario”. E la faccia Renzi la mette, anzi la espone sul secondo obiettivo dei suoi cento giorni, oltre al pagamento dei debiti, ovvero il taglio dell’Irpef che porterà 85 euro nelle buste paga di chi guadagna meno di 1500 euro. Compresi i cococo, che nella conferenza stampa del giorno prima non erano stati nominati: “Se il 27 maggio i soldi non arrivano vuol dire che Matteo Renzi è un buffone”.

Sicuro, quasi spavaldo, con classico piglio decisionista il premier non solo concedeuna sorta di bis della conferenza stampa al termine del cdm della cosiddetta “svolta”, ma – se possibile – rilancia su parecchi temi, forse anche per ostentare sicurezza dopo la valanga di commenti negativi sull’azzardo e sulla mancanza di coperture e i dubbi dell’Europa sulle misure annunciate. Ecco che il premier tratteggia un’Italia pronta a mantenere gli impegni con l’Europa, ma “l’Europa deve cambiare”, e non perché arrivano richieste esterne ma “perché ce lo chiedono i nostri figli”. Proprio il cambiamento dell’Europa sarà il cuore della prima prova elettorale di Renzi da premier, il voto per le Europee: “L’Europa – dice ha più bisogno dell’Italia di quanto l’Italia ha bisogno dell'Europa. Questa cosa qui va detta da un paese che un europeista convinto”.

Europa significa anche Bce. A cui Renzi risponde prima a modo suo: “Il documento della Bce diffuso oggi è vecchio, ha la data del 2 marzo”. Poi fornendo il quadro di un governo che ha il polso dei conti. Le coperture per il taglio dell’Irpef, assicura, ci sono. E derivano da tre canali: il taglio degli stipendi dei manager pubblici, i risparmi derivanti dal calo dello spread e sopratutto la spending rewiew. E, su questo, la notizia: “La spending review può portare 7 miliardi, Cottarelli prudenzialmente ha detto 3 miliardi perché teme che non ci sia la volontà politica di fare tutti quei tagli... La spending review sarà responsabilità di Palazzo Chigi”. È cioè sul tavolo del premier la scure per i tagli. Sempre a proposito del commissario Cottarelli, che aveva parlato di chiedere un contributo a chi prende 2500 euro di pensione, Renzi rassicura: “L’idea che uno che guadagna 2-3mila euro di pensione sia chiamato a dare un contributo forse c’è per Cottarelli, ma io la escludo”. Così come esclude il ricorso alla patrimoniale. Mentre si può immaginare che i margini delle aliquote fiscali potranno cominciare a scendere se il governo durerà.

È un programma di legislatura quello che il premier annuncia. Assicura che si voterà nel 2018 e che di cose da fare ce ne sono parecchie (abolire “bicameralismo perfetto”, “cambiare la legge elettorale in modo che si sappia chi ha vinto”, “ridurre di un miliardo i costi della politica”, “abbassare le tasse e ridà i soldi ai cittadini”, “riformare la P.A”, “cambiare le regole del gioco in Europa...”). Ma si capisce che l’intenzione è produrre uno shock nei primi cento giorni. Sulle tasse ma anche sulle riforme. Entro le Europee del 25, scandisce il premier, la partita della legge elettorale va chiusa e va portata casa la prima lettura della riforma del Senato. Via anche con gradualità le Province, “108 sedi di Bankitalia e 108 Prefetture”, lavoro che inizierà ad aprile. Perché è chiaro che questo pacchetto serve per lanciare la sfida a Grillo, facendo tornare a casa i voti dei delusi. A metterli in fila uno dopo l’altro, gli obiettivi illustrati rendono ancora più impegnativo e corposo l’elenco del giorno al consiglio dei ministri. Bruno Vespa, all'uscita, commenta così: “Ricorda proprio il primo Berlusconi, quello del 2001, del patto con gli italiani”.
http://www.huffingtonpost.it/2014/03/13/renzi-porta-a-porta_n_4957799.html?utm_hp_ref=italy