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PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 19 marzo 2014

TENSIONI TRA RUSSIA E USA PER L'ANNESSIONE DELLA CRIMEA

Ucraina, Usa: “Pronti a nuove azioni”. Russia minaccia ritorsioni su caso Iran

Tensione ancora alta nella regione della Crimea, che domenica scorsa ha scelto l'annessione a Mosca con un referendum. Gli Stati Uniti si dicono pronti a nuove misure (anche se Obama esclude l'intervento militare diretto), mentre Mosca minaccia di rivedere in tutta risposta le sue posizioni sulle negoziazioni nucleari con Teheran. Kiev nel frattempo chiede all'Onu che la Crimea venga "demilitarizzata"

Ucraina, Usa: “Pronti a nuove azioni”. Russia minaccia ritorsioni su caso Iran
“Non vorremmo usare questi negoziati per alzare la posta in gioco, ma se Usa e Ue ci costringeranno, risponderemo”. L’ennesima lunga giornata della crisi Ucraina, la chiude il viceministro degli Esteri russo e capo negoziatore sul nucleare iraniano Serhei Ryabkov. E sul tavolo, questa volta mette i negoziati con Teheran ricominciati negli ultimi mesi e che potrebbero cambiare l’assetto internazionale. Gli Stati Uniti dal canto loro si dicono pronti a intraprendere nuove azioni se continueranno le provocazioni russe, tanto che il vicepresidente americano Joe Biden in una conferenza stampa con la presidente della Lituania dice: “Potremmo inviare delle truppe nei Paesi baltici per rassicurare le ex repubbliche sovietiche, preoccupate dall’annessione della Crimea”. Interventi per “tranquillizzare”, mentre il presidente Obama esclude un intervento militare in Ucraina. La guerra tra le due superpotenze si consuma tutta a suon di parole e dichiarazioni, mentre sullo sfondo le basi militari ucraine capitolano una a una, e i soldati russi le conquistano senza sparare un colpo.
Kiev, chiaramente incapace di far fronte militarmente all’avanzata russa, si appella all’Onu, a cui chiede di“demilitarizzare” la Penisola che ha scelto Mosca. E, come ha dichiarato una fonte ufficiale, ha disposto un piano per far evacuare dalla Crimea i propri militari e le loro famiglie. Tensione altissima, dunque, dopo che domenica la regione autonoma ha votato sì all’annessione alla Federazione russa. Stamani il ‘Blitzkrieg’ russo non si è fatto attendere: sono state occupate quasi tutte le basi nella regione di Sebastopoli, quelle di Ievpatoria, Novoozerne, e altri luoghi fino a ieri sconosciuti al mondo. Il capo della Flotta ucraina sarebbe finito agli arresti, e Kiev ha lanciato un ultimatum per la sua liberazione. Ma fonti militari a Sebastopoli smentiscono: “E’ andato via per conto suo”, “prima del blitz”, si ironizza. Ovunque la scena è la stessa: i miliziani o le forze speciali fanno irruzione con i mezzi blindati, o con un camion. Sfondano il cancello. Trattano la resa, l’ammaina bandiera e la consegna delle armi. Gli ucraini si tolgono le divise, oppure indossano quelle della Flotta russa del Mar Nero. Kiev ieri ha ordinato ai suoi residui fedelissimi di “sparare a vista” contro chiunque tenti di entrare nelle basi. In questa situazione, l’Ucraina ha annunciato di voler abbandonare la Comunità degli Stati indipendenti (Csi) nata dalle ceneri dell’Urss (già lasciata dalla Georgia dopo la guerra con Mosca nel 2008). E ha chiesto all’Onu di dichiarare la Crimea zona demilitarizzata, proprio alla vigilia della missione di Ban Ki-moon a Mosca, dove presumibilmente incontrerà Vladimir Putin. E la Crimea non sta a guardare: il premier Serghiei Aksionov ha ordinato di chiudere la porta in faccia al vicepremier e al ministro della Difesa ucraina. “Non sono i benvenuti, nessuno li farà entrare e li rimanderemo da dove vengono”, ha tuonato.
Minacce tra Washington e Mosca
Nervi tesi tra Washington e Mosca. In un clima sempre più da Guerra Fredda, Barack Obama manda a dire al Cremlino che per la Casa Bianca quello che sta accadendo in Crimea – dall’annessione alla Russia all’occupazione delle basi militari ucraine – è una vera e propria aggressione, una minaccia per la stabilità, la sicurezza e la pace in Europa. “Siamo pronti a nuove azioni se le provocazioni proseguiranno”, ha avvertito l’ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power, durante una riunione del Consiglio di sicurezza. Ma il messaggio più forte è senza dubbio quello del vicepresidente americano Joe Biden: gli Stati Uniti non solo continueranno a sostenere con forza le istanze del governo di Kiev, ma – se necessario – sono pronti a inviare truppe nei Paesi Baltici, anche per dare un segnale che rassicuri le ex repubbliche sovietiche fortemente preoccupate. L’incubo di un’escalation della crisi, insomma, si fa più sempre più forte. Anche la Nato, per bocca del segretario generale Rasmussen, ha accusato Mosca di aggressione militare, definendo la crisi in Crimea “la minaccia più grave alla sicurezza e la stabilità dell’Europa dai tempi della Guerra Fredda”. Il vertice Ue di domani e dopodomani a Bruxelles, intanto, potrebbe varare nuove sanzioni. Misure che secondo il premier Matteo Renzi dovranno però essere “graduali e reversibili”. L’Italia vuole infatti “tenere aperto un canale di dialogo” con Mosca perché, ha avvertito il presidente del Consiglio, bisogna evitare “l’incubo” di un ritorno alla “cortina di ferro”.
Prese basi militari ucraine
Il primo sito strategico “conquistato” dalle forze armate russe è stata la base della marina militare ucraina aSebastopoli. Questa mattina circa duecento manifestanti filorussi hanno fatto irruzione nella sede dello stato maggiore della Marina militare ucraina della città e ammainato la bandiera ucraina issando quella russa e quella di Sant’Andrea. I soldati di Kiev, dopo una trattativa, hanno lasciato la base. Mentre il comandante della Marina, Serghiei Gaiduk, è stato portato via dalla sede dello stato maggiore della città da agenti dell’Fsb, i Servizi segreti russi, per essere interrogato in procura. Il blitz è avvenuto senza violenze. Alcuni testimoni hanno raccontato che l’assalto da parte dei miliziani filorussi non ha incontrato nessuna resistenza da parte dei militari ucraini, che ieri – dopo la morte del primo soldato ucraino dall’inizio della crisi – hanno ricevuto l’ordine di “sparare a vista”.
 “Via i tartari dalle loro terre, servono per scopi sociali”Il vice premier di Crimea, Rustam Temirgaliev, ha annunciato che il governo locale ha chiesto ai tatari, storica minoranza musulmana che rappresenta circa il 15% della popolazione della Crimea e che è rimasta fedele a Kiev, “di lasciare parte delle loro terre, che sono richieste per scopi sociali”. L’obiettivo, ha spiegato in una intervista a Ria Novosti, è quello di regolarizzare la questione delle terre occupate dai tatari dopo il crollo dell’Urss, quando tornarono nei luoghi natii dalle deportazioni staliniane. Terre di cui spesso non erano in grado di dimostrare la proprietà. Temirgaliev ha promesso che il governo è comunque pronto a distribuire e legalizzare la proprietà di altri appezzamenti di terreno. Una iniziativa che potrebbe accendere nuovi focolai nella regione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/19/ucraina-usa-pensa-a-invio-truppe-regioni-baltiche-russia-minaccia-ritorsioni-su-caso-iran/918707/

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