spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 14 marzo 2014

UNA RAPPRESENTANZA TRIPOLARE, SE SI DOVESSE CAMBIARE RADICALMENTE GLI ELETTORI SCEGLIEREBBERO L'UNICA FORMAZIONE CHE NON HA MAI GOVERNATO.

Sondaggi, con l’Italicum resteranno in tre. E per Pd e Fi l’odore del bipartitismo

Le rilevazioni dell'istituto Ixè: non riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento nessuno tra Sel, Ncd e Lega, i cui voti andrebbero a "gonfiare" il numero dei seggi per Renzi e Berlusconi. Solo così Forza Italia riuscirebbe a staccare i Cinque Stelle (al 21,9)


Sondaggi, con l’Italicum resteranno in tre. E per Pd e Fi l’odore del bipartitismo
Sono rimasti in tre. Se oggi si andasse a votare alla Camera ci sarebbero solo i rappresentanti del Partito Democratico, del Movimento Cinque Stelle e di Forza Italia. Tutto il resto finirebbe nella categoria “forze extraparlamentari“. Sarebbe realizzato il sogno di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che parlano da sempre di bipolarismo e poi pensano bipartitismo. Certo, se non fosse per i Cinque Stelle, il terzo incomodo che però – con le forze attuali – sarebbe condannato a rimanere terzo a vita. Uno scenario nient’affatto irreale che oggi poggia su qualche indizio in più. Secondo i sondaggi Ixè, l’istituto diretto da Roberto Weber, realizzati per Agorà (Rai3) il Pd otterrebbe il 31% (+5,6 punti rispetto alle elezioni del 2013), Forza Italia il 22% dei voti (-0,4 punti rispetto 2013) e il M5s raggiungerebbe il 21,9%, in calo dal 25,5% rispetto alle ultime elezioni politiche. A parte il distacco del Pd rispetto agli altri due partiti principali sembra un testa a testa tra il partito di Berlusconi e il movimento guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Ma è un inganno dello sguardo. Perché i voti di Renzi e Berlusconi lieviteranno come per magia. O meglio grazie alla legge elettorale appena approvata alla Camera. L’Italicum prevede infatti che i seggi che spettano alla coalizione vengano distribuiti tra i partiti che superano la soglia di sbarramento per l’ingresso all’assemblea di Montecitorio. 
E la situazione attuale, secondo Ixè (che comunque indica al 49% indecisi e e astenuti), dice che nessun altro entrerebbe in Parlamento. Nel quadro del centrosinistra Sel si attesterebbe al 2,9% (in calo dello 0,5),Scelta Civica si fermerebbe all’1,4. Se volessimo ipotizzare un’improbabile alleanza con i partiti a sinistra di Sel, RifondazioneIdvAzione Civile e Verdi non andrebbero oltre l’1%. Nel campo del centrodestra il  Nuovo Centrodestra raccoglierebbe staziona al 3,7%, la Lega è quella che sembra avere più chance perché è al 4%, Fratelli d’Italia registra il 3,1, l’Udc l’1,6. Il risultato è che il centrosinistra (cioè Matteo Renzi) sarebbe la prima coalizione con il 36,4% dei voti, il centrodestra la seconda con il 35,5 (con un calo in una settimana dello 0,6) e i Cinque Stelle conterebbero sul proprio unico contributo del 21,9. Ma quel che più conta è che tutti i voti di Sel e Scelta Civica premierebbero le liste del Pd, mentre tutti i voti di Lega Nord, Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia e Udc gonfierebbero il numero dei deputati in forza al Cavaliere. 
E’ stata una norma voluta non a caso da Berlusconi, convinto da una parte di attirare i voti di tutto il centrodestra approfittando delle diverse identità delle forze che lo sostengono (dai patriottici di La Russa ai macroregionisti di Salvini) e dall’altra parte infastidito in tutti questi anni dagli alleati molesti (CasiniFini, la Lega) che – a suo dire – hanno bloccato le sue riforme. Un pallino di Forza Italia, come ha raccontato Roberto D’Alimonte (il “tecnico” al tavolo della legge elettorale per Renzi) al fattoquotidiano.it: “Ho molto insistito – aveva spiegato il politologo – perché i voti dei partiti che non raggiungono il 2% non vengano conteggiati ai fini dell’ottenimento del premio di maggioranza. Mi sarebbe andato bene anche l’1% ma non c’è stato niente da fare. E’ una cosa che penso io, che pensa Renzi, ma che, appunto, durante le trattative con Forza Italia non è passata: su questo punto l’intransigenza di Verdini è stata assoluta”. Tutto questo, peraltro, sembra far dimenticare ancora una volta una cosa. Berlusconi è un nome che – nonostante gli annunci del suo consigliere politico Giovanni Toti – alle elezioni politiche o europee che siano non può dire nulla, visto che la legge Severino definisce incandidabile per 6 anni i condannati in via definitiva.
Sempre Ixè ha calibrato i sondaggi anche sulle elezioni europee. I rapporti di forza non cambierebbero: Partito Democratico al primo posto con il 29,4% dei consensi (dal 26,1% del 2009, Movimento Cinque Stelle al 22,6%, Forza Italia al 23,4 (contro il 35,3 del 2009). Anche la Lega Nord crescerebbe – rispetto alle rilevazioni per le Politiche – dal 4 al 4,5. La lista L’altra Europa, che raccoglierebbe tutte le forze da Rifondazione comunista a Sinistra ecologia libertà intorno alla figura del leader greco Alexis Tsipras, si attesterebbe al 6,5%.