spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 8 novembre 2013

CONTRASTI TRA FMI E I PAESI DELL'EST EUROPEO

FMI alla difesa delle proprie raccomandazioni

Petr Iskenderov



флаг Румынии Румыния МВФ Международный валютный фонд International Monetary Fund



Il Fondo monetario internazionale sembra sempre piu’ confuso nelle sue decisioni. Non si e’ ancora placato lo scandalo delle sue raccomandazioni alla Grecia, in gran parte sbagliate, quand’ecco che si profila un conflitto nei rapporti tra il Fondo e i paesi dell’Europa centrale e orientale.

La polemica tra il FMI e i paesi dell’Est e’ iniziata dopo le dichiarazioni della signora Andrea Schaechter che dirige la rappresentanza rumena del Fondo. Alla conferenza stampa dedicata ai risultati della missione degli esperti del FMI in Romania, durata 10 giorni, la Schaechter ha pronunciato dei giudizi che palesavano dei seri contrasti interni.
La rappresentante del FMI e’ stata categorica: il governo della Romania non deve in nessun caso ridurre le tasse, perche’ “non e’ ancora giunto il momento”. Iniziando cosi’ la polemica con Bucarest, il Fondo, anziche’ sostenere l’economia rumena e aiutare gli imprenditori locali, difende le proprie raccomandazioni che sono una condizione per l’ottenimento dei prestiti.
Conflitti analoghi sono in corso anche con Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Nel caso dell’Ungheria, il FMI critica il governo di Viktor Orban per la sua incapacita’ di contrastare la crisi, mentre i dati comunicati da Eurostat dimostrano che il paese sta uscendo dalla recessione.
Boris Kgarlitskij, direttore dell’Istituto di studi sulla globalizzazione e sui movimenti sociali, intervistato da “La Voce della Russia”, ha rilevato che l’Unione Europea e il Fondo monetario internazionale hanno uno scopo ben preciso che, pero’, non viene pubblicizzato.
Le misure anticrisi dell’UE e del FMI non mirano a far uscire i paesi problematici dalla difficile situazione economica in cui si trovano. Lo scopo e’ altro: evitare che questi paesi intraprendano delle misure autonome che potrebbero danneggiare gli interessi dei creditori, in primo luogo delle banche tedesche e francesi.
Non stupisce quindi che da un po’ di mesi i paesi dell’Est stiano seriamente pensando a una propria politica anticrisi e alla difesa dei loro mercati.