spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 20 novembre 2013

Reddito minimo garantito per evitare la catastrofe sociale

Reddito minimo garantito per evitare la catastrofe sociale





Qualche sera fa Servizio Pubblico ha dedicato un paio di passaggi a Grillo, riportando alcuni stralci da un comizio in cui il leader 5 Stelle insisteva sulla questione del reddito minimo garantito. Vero e proprio cavallo di battaglia del Movimento, il reddito di cittadinanza è il primo dei 20 Punti per uscire dal buio presentati agli elettori. Il Movimento ha già proposto una sua mozione a riguardo, ovviamente bocciata da tutti i partiti, eccezion fatta per Sel (oggi Sal: Sinistra Acciaierie in Libertà).
La posizione di Grillo è piuttosto chiara: “È intollerabile, inumano, vedere le file di esodati, sfrattati, disoccupati alle mense della Caritas mentre chi ha sprofondato il Paese nella miseria si muove con la scorta, l’auto blu, senza alcuna preoccupazione economica”. Ma vale la pena rifarsi direttamente al filmato: “Noi abbiamo presentato ‒ noi… come in tutta Europa ‒ un reddito di cittadinanza per salvare gli ultimi  Abbiamo otto milioni, quasi dieci milioni di gente in Italia che sopravvive con cinque, sei, settecento euro al mese ‒ e non può sopravvivere. Io mi rifiuto di vivere in un paese dove si parla di cazzate dalla mattina alla sera e devi convivere con dieci milioni di poveri [...] Allora perché non dire facciamo un reddito di cittadinanza, a chiunque, per diritto; per diritto di esistenza in vita da quando nasci a quando muori hai un reddito, poi se vuoi lavorare lavori e lo aggiungi, se non vuoi lavorare non lavori; vi sembra una cosa esagerata? C’è in tutta Europa!”.
Ora, brevemente, vi propongo alcune considerazioni, tanto per capire qual è il contesto:
1. La disoccupazione giovanile è salita al 41,2 % (il peggior dato dal 1977, con un’innegabile ‒ e preoccupante ‒ tendenza all’incremento, se si pensa che ancora nel 2011 il dato, pur allarmante, era fermo al 29,1% ‒ mentre nel 2012 la cifra aveva già raggiunto il 36,2%). Rispetto al ’77 vi è però una differenza sostanziale: il numero degli studenti universitari si è pressoché triplicato e, tenendo conto che gli studenti non sono ovviamente conteggiati tra i senza lavoro, la statistica risulta assolutamente falsata: si tratta infatti di individui che nel giro di pochissimo tempo non riusciranno a trovare un impiego, confluendo in larga parte nell’enorme bacino della disoccupazione. Va detto inoltre che il dato della disoccupazione giovanile è calcolato per una fascia di età che va dai 18 ai 24 anni, mentre è lapalissiano che la fetta più significativa della popolazione che non riesce a trovare lavoro è compresa tra i 25 e i 35 anni (si tratta non di rado di persone che vivono ancora in casa con i propri genitori, socialmente del tutto assimilabili ai loro ‘compagni’ poco più giovani).
Risultato: la situazione è disastrosa e nel giro di un biennio (ad essere generosi) diverrà insostenibile. È del tutto probabile che, stando a questa tendenza, ci si ritroverà con una disoccupazione media tra gli under quaranta che potrebbe sforare il tetto del 50%.
2. Ma perché la gravità effettiva della situazione è comunque assai superiore a quella percepita? Semplice: contrariamente ad altri paesi europei, in Italia il risparmio delle famiglie è sempre stato piuttosto consistente. Nonostante un’economia essenzialmente debole, il risparmio si è rivelato essere tra i principali punti di forza su cui ha fatto leva il mantenimento di un certo stato di benessere negli ultimi due decenni.

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