spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 26 febbraio 2014

Abbiamo sbagliato tutto, sospendiamo il voto e calmiamoci

M5s, senatore Romani si dimette. Fattori: “Abbiamo sbagliato tutto”

I parlamentari del Movimento 5 stelle si sono riuniti per chiarire la difficile situazione e per chiedere spiegazioni al capogruppo. I toni sono stati accesi, tanto che alcuni se ne sono andati piangendo e accusando i colleghi. In circa dieci hanno pensato di lasciare Palazzo Madama: questa decisione lascerebbe il posto ad altrettanti candidati non eletti

La riunione che doveva ricucire gli animi è servita a poco. Nel pomeriggio, i senatori hanno chiesto chiarimenti al capogruppo Santangelo: “Perché una decisione così improvvisa? Perché l’assemblea congiunta non ha rispettato le regole del non statuto?”. Ma non ci sono state risposte. Anzi, secondo i racconti, qualcuno dello staff si è rivolto a una senatrice dandole della “cagna”, al punto che lei, riferiscono, si è allontanata dalla riunione singhiozzando. E la rottura ormai per molti è inevitabile. “Ora c’è solo voglia di vendicarsi”, dice una delle senatrici che lascia l’assemblea al seguito di Battista, “questi sono peggio dei fascisti”.
Parlano di sofferenza, di decisioni prese sull’onda della stanchezza e dopo sedute fiume a Camera e Senato per la fiducia. E si appellano al logoramento di mesi in cui hanno dovuto sopportare “le prese di posizione” dei dissidenti. “Per noi è difficile”, commenta a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Brescia, futuro capogruppo a Montecitorio, “non riusciamo a prendere alla leggera quello che sta succedendo. Però devono anche mettersi nei nostri panni: hanno boicottato tutti i nostri interventi e le nostre azioni. Se è così allora significa che non vogliono più far parte del nostro gruppo. Si sono dissociati dalla richiesta diimpeachment a Napolitano e dalla protesta contro la ghigliottina a Montecitorio. Questo basta a far capire che non condividono le nostre campagne”. Tra le accuse dei fedelissimi, anche quella di aver assunto un responsabile ufficio stampa che scriveva comunicati non approvati dall’ufficio comunicazione.
La decisione di far valutare alla rete l’espulsione dei quattro è arrivata dopo quattro ore di riunione congiunta martedì sera. Una procedura contestata da molti: “Prima la scelta avrebbe dovuto passare per una riunione al Senato”, contestano i critici, “e solo successivamente ci sarebbe dovuta essere l’assemblea con i capi d’accusa. E inoltre non esiste nessuna violazione seria del codice di comportamento”. Nella lista di regole che gli eletti devono rispettare, non c’è riferimento alle critiche verso il Movimento 5 stelle. Altro punto fortemente contestato, è quello che riguarda le sfiducie da parte dei Meetup locali. Il capogruppo al Senato Vincenzo Santangelo ha parlato di lamentele e prese di posizioni a livello locale, anche se queste sono state smentite nelle ultime ore. Prima la sfiducia a Pavia, rinnegata con un comunicato congiunto della base; poi l’attacco dal gruppo “Grillo di Palermo” pubblicato anche sul blog del leader, ma che gli attivisti siciliani rinnegano di aver mai votato. L’attacco a Battista invece è arrivato dal consigliere comunale di Trieste Paolo Menis. “Accuse che non reggono”, hanno commentato i quattro indiziati, “e che soprattutto non sono rappresentative”.
L’odissea dei dissidenti a 5 Stelle comincia da lontano. Le prime critiche erano partite già dopo l’espulsione di Adele Gambaro a giugno scorso, e poi erano continuate nel corso dei mesi. Malumori e mal di pancia che erano cresciuti nel tempo. Mancanza di democrazia diretta, toni troppo forti e un duo Grillo e Casaleggio che, secondo i critici, “manca di dialogo e trasparenza”. Queste le lamentele che hanno espresso nelle scorse settimane. Prima Lorenzo Battista, poi Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana, infine anche Fabrizio Bocchino hanno rilasciato interviste e scritto articoli o post su Facebook contro la linea ufficiale del gruppo in Parlamento. Uno scontro ormai difficile da sopportare all’interno del gruppo. Tante le accuse nei loro confronti: disertare le riunioni, voler comparire sempre su giornali e televisioni e soprattutto non restituire abbastanza di indennità e diaria da senatori. E quest’ultimo punto è sempre stato al centro delle discussioni: Campanella e Battista dagli scontrini più costosi, anche se in generale tutti hanno sempre restituito la parte richiesta dalle regole del Movimento. Al siciliano Campanella si contesta l’intenzione di creare un nuovo partito, dopo la pubblicazione di una chat interna dove lamentava la situazione generale e la necessità di metterci la faccia. Compare anche un simbolo, pronto per le stampe, ma il senatore ha sempre rinnegato ogni volontà. Polemiche piccole o grandi che si trascinano da mesi e che prima o poi erano destinate a un esplosione. La rottura finale è arrivata con l’incontro tra Renzi e Grillo durante le consultazioni per il nuovo esecutivo. I quattro hanno firmato un comunicato congiunto, lamentando che “si era persa un’occasione”. E’ stata la parola di troppo che ha portato a scomuniche dal basso e liti nelle aule del Parlamento. Fino al voto di oggi che ha messo la parole fine a una storia. “Qui dentro è una guerra”, dicono i fedelissimi, “o remiamo tutti nella stessa direzione, oppure perdiamo”. E’ il taglio netto che in molti chiedevano da tanto. Casaleggio e Grillo l’hanno voluto veloce, anche se doloroso. Il tempo dirà chi ha avuto ragione.