spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 23 settembre 2013

L'ISLANDA FUORI DALL'EURO

L’Islanda fuori dell’Ue vuole rinegoziare i debiti con le banche con la minaccia di non pagare
Scritto da Alberto Galvi

In questi mesi che precedono le elezioni europee bisogna tener d’occhio tutte quelle idee  per uscire dalla crisi che provengono dai paesi europei dentro e fuori l’Unione europea.
Secondo il premier islandese SigmundurDavid Gunnlaugsson(centrodestra) bisogna sospendere a tempo indeterminato i negoziati per l’ingresso nella Ue e rinegoziare i debiti con le banche, con la minaccia, neanche troppo velata, di non pagare.

 Un modo originale per uscire dalla crisi.


Sempre secondo Gunnlaugsson “L’eurozona non ha imparato niente dalla bancarotta della banche islandesi del 2008. Le banche della zona euro stanno ancora funzionando con le stesse regole che hanno portato le banche islandesi al collasso. Per questo non siamo più interessati ad entrare nell’Unione e neanche nell’euro”. L’annuncio del premier è stato è stato poi ratificato dalla maggioranza di governo in Parlamento sopprimendo la speciale commissione per i negoziati con la Ue.
In Islanda il giovane premier Gunnlaugsson, ha deciso di ingaggiare un braccio di ferro con i creditori delle banche fallite del paese nordico. Il giovane premier islandese li ha accusati di essere il principale ostacolo all’eliminazione dei controlli di capitale, messi in tutta fretta cinque anni fa dal governo, per impedire la fuga dei capitali dall’isola. Il braccio di ferro è con quei creditori offshore che hanno 8 miliardi di dollari intrappolati nell’isola a causa dei controlli sui capitali poiché l’Islanda ha bloccato quasi cinque anni fa i suoi mercati per evitare la fuga di capitali. Gunnlaugsson ha già detto che in cambio del ritorno alla normalità, vuole che i creditori riducano le loro pretese. Si vocifera di uno sconto di circa 3,8 miliardi di dollari sul totale dei crediti vantati pari a 8 miliardi di dollari ma naturalmente non ci sono certezze.

Per quanto riguarda i negoziati con Bruxelles non sono mai stati s facili poiché l’Unione europea ha sempre chiesto a Reykjavík di aderire all’acquis communitaire su alcuni punti, fra cui la libera circolazione di capitali e il coordinamento delle politiche di pesca che l’Islanda non ha mai gradito. A causa dei contrasti con i creditori internazionali il premier è stato costretto a fare un passo indietro dalle promesse fatte in campagna elettorale e ha precisato che fornirà un piano di rientro nella normalità finanziaria entro fine mese.

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