spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 25 settembre 2013

PDL, LETTA..TUTTI A CASA

Decadenza, Pdl: “Dimissioni di massa”. Ma Letta prepara documento di ripartenza

Il Pdl minaccia la crisi e pensa a un'iniziativa clamorosa per evitare di rimanere "prigioniero" di un documento vincolante di Letta con la supervisione di Napolitano. Una riunione ieri sera, una oggi a pranzo e un incontro stasera. Grandi manovre in corso per stabilire chi sarà nella cabina di comando del partito. E intanto Cavaliere vede avvicinarsi la data del 15 ottobre quando dovrà scegliere tra servizi sociali o domiciliari





Il Pdl minaccia la crisi e annuncia un’iniziativa clamorosa per evitare di rimanere “prigioniero” di un documento vincolante di Letta con la supervisione di Napolitano. La tensione nel Pdl non è soltanto per gli assetti futuri della nuova Forza Italia, ma soprattutto perché ritorna prepotente la minaccia dimissioni di massa di tutti i parlamentari berlusconiani, ministri inclusi, in caso di decadenza del leader. Senatori e deputati unanimi consegneranno le dimissioni nel caso di decadenza della loro guida. Silvio Berlusconivede avvicinarsi sempre di più la data del 15 ottobre quando dovrà dire se vuole essere affidato ai servizi sociali oppure se scegliere gli arresti domiciliari perché bisognerà eseguire la pena a un anno per frode fiscale (tre sono stati condonati per indulto, l’interdizione dei pubblici uffici dovrà essere rideterminata) dopo la condanna definitiva nel processo Mediaset. E in vista di questo appuntamento che il Cavaliere, come ha anticipato l’agenzia Radiocor, ha cambiato residenza portandola da Milano a Roma a Palazzo Grazioli. Il Cavaliere teme che senza lo scuso dell’immunità parlamentare alcuni pm potrebbero chiedere misure cautelari: “Sono sicuro, mi vogliono arrestare, vogliono umiliarmi.  Non mi fido più di nessuno”. Il Quirinale non vuole una crisi, non vuole le elezioni, ma il Pdl vuole garanzie precise sul leader. Berlusconi arringa la folla di parlamentari: “Non ho mai rubato, non dormo da 55 giorni e ho perso 11 chili”. Anche laLega Nord sarebbe disponibile a dimettersi in linea con le decisioni prese dal Pdl. Ci sarebbero stati dei contatti tra il Carroccio e diversi esponenti pidiellini.
Le dimissioni, però, appaiono essere quindi l’ennesimo capitolo della lotta di nervi con il Quirinale per ottenere garanzie, esercitando quindi pressioni continue con l’innalzamento dell’asticella. Il premier Enrico Letta starebbe preparando un documento, una sorta di capitolato di governo chiamato anche documento di ripartenza, da sottoporre al prossimo Consiglio dei ministri. In questo contratto delle larghe intese ci sarebbero non solo le priorità urgenti per la ripresa economica e gli strumenti per evitare l’aumento dell’Iva (tramite l’aumento delle accise su tabacchi, benzina e giochi), ma anche il tema della riforma elettorale(che da oltre un anno viene invocato da Giorgio Napolitano). Il Pdl e Berlusconi non vogliono che questo documento sia troppo vincolante, per evitare un guinzaglio troppo stretto al partito e al suo leader. Con il Porcellum ancora lì però il presidente della Repubblica potrebbe, in caso di crisi, non sciogliere le Camere. Il documento dovrebbe quindi diventare la chiave della cassaforte in cui chiudere, almeno fino al 2015 spera il Colle, la stabilità di governo. Le dimissioni di massa non comporterebbero comunque l’automatico scioglimento delle Camere, perché i seggi lasciati vuoti verrebbero occupati dai primi dei non eletti. “Prima che arrivi il presidente in sala diteci se vi dimettete o no” ha chiesto Schifani, parlando ai gruppi del Pdl riuniti alla Camera.
Nel corso della riunione mattutina invece a Palazzo Grazioli le ‘colombe’ avevano tentato di far tornare sui propri passi i colleghi da sempre contrari alle larghe intese, con l’unico risultato che tutti i parlamentari azzurri consegneranno ai capigruppo la rinuncia ufficiale alla carica ricoperta. Dimissione da congelare fino al voto della Giunta del Senato. A spuntarla quindi i falchi che avrebbero protestato dopo l’esito dell’incontro tra il segretario e vice premier Alfano e il capo dello Stato. Secondo l’ala dura del Pdl Alfano “terrebbe troppo a questo governo” e alla sua “sopravvivenza”. Ecco allora lo scontro soprattutto ora che con la nuova Forza Italia sarebbero libere alcune poltrone di potere. 
Sul tavolo della discussione c’è stato infatti anche l’argomento nuovi assetti del partito. Chi sarà alla guida della nuova “cosa azzurra” accanto al leader è stato l’argomento al centro di una lungo vertice ieri sera a Palazzo Grazioli, finito a notte tarda e senza nessuna soluzione. Tanto che Berlusconi ha deciso di riconvocare i big del partito a pranzo per tentare di arrivare ad un compromesso che metta d’accordo le diverse anime pidielline. Raccontano che la tentazione dell’ex premier sia quella di un forte rinnovamento che porti all’azzeramento di tutti gli incarichi per tornare ad un modello di partito simile a quello della discesa in campo nel ’94. Una soluzione però che sembra difficilmente praticabile perché, se è vero che l’obiettivo è creare una struttura molto più snella, l’assenza di una gruppo dirigenziale, anche minimo, appare complicata. Ed è proprio sugli assetti da dare al nuovo partito che si è scatenata la tensione a palazzo Grazioli. Uno dei problemi da risolvere riguarda il ruolo di Angelino Alfano. Nella nuova Forza Itala non dovrebbe più esserci la figura del segretario, ma una delle ipotesi potrebbe essere quella di dare all’attuale vice premier il ruolo di ‘primus inter pares’ rispetto al resto dei dirigenti.
L’idea che si cambi lo statuto per creare la casella di vice presidente del partito, invece, non sembra avere grandi chance. E’ allo studio poi la possibilità di creare un gruppo dirigenziale composto da diversi esponenti del partito, da affiancare ad Alfano. Proprio la composizione però genera spaccature dentro il Pdl: c’è chi ipotizza che a farne parte debbano essere solo i due coordinatori ed i capigruppo e chi invece vorrebbe una struttura più allargata, magari a chi ricopre già dei ruoli all’interno del Pdl. Un esempio è quello di Daniela Santanchè, fedelissima del Cavaliere e responsabile organizzazione del partito.