spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 25 luglio 2013

LA STRONZATA GALATTICA DELLA GLOBALIZZAZIONE

La stronzata galattica, molto sinistroide, della globalizzazione dei diritti 
(Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)






 In un suo recente saggio, da noi apprezzato, il giovane e rampante filosofo accademico Diego Fusaro ci avverte che il capitalismo è ormai “di sinistra”.

Se il capitalismo diventa di sinistra. http://www.comunismoecomunita.org/?p=3589.

Sappiamo che è drammaticamente vero, perché il nuovo capitalismo del terzo millennio, con sostanza finanziaria e vocazione assolutista, ha scelto il mascheramento politicamente più opportuno e vincente. Ma certe cose è bene scriverle, sottolinearle e all’occorrenza ripeterle, perché se non si capiscono fino in fondo, non si riesce a interpretare la realtà sociale, economica e politica in cui si è costretti a vivere.

Molti, non ancora rimbecilliti dai Tg, dalle slot, dalle false polemiche fra gli attori politici (Calderoli che dice orango a Kyenge, Renzi l’arrivista che fa le bizze, servendosi dei “renziani”, e invoca le dimissioni di Alfano), si chiedono perché il pd, espressione politica ufficiale della “sinistra” in Italia, si è messo così a novanta gradi davanti ai poteri dell’epoca, tanto da diventare il peggior sponsor delle politiche ultraliberiste, europoidi e globalizzanti. La questione, com’è ovvio, non riguarda solo il pd, ma altri raggruppamenti politici della sinistra, comicamente definiti “radicali”, o addirittura “massimalisti”. Come nel caso del sel vendoliano, che contesta a parole le dinamiche neocapitalistiche senza però l’intenzione di contrastarle veramente, o di fare il gran passo e lottare senza quartiere per l’uscita dal capitalismo. Il pd servo delle oligarchie eurofinanziarie e i nanetti alla sua sinistra non solo non si pongono più l’obiettivo della difesa delle classi dominate e sfruttate, ma accettano nella sostanza questo capitalismo, appoggiano politicamente l’azione della nuova classe dominante globale e postborghese, neutralizzano le possibili proteste popolari confinandole nei recinti sistemici della nonviolenza e del politicamente corretto.

Quanto precede è oggi un’evidenza, che Diego Fusaro, nel suo saggio Se il capitalismo diventa di sinistra, spiega così: “ […] per capire a fondo questa dinamica di imposizione antiborghese del capitalismo, e dunque per risolvere l’enigma dell’odierna sinistra, basta prestare attenzione alla sostituzione, avviatasi con il Sessantotto, del rivoluzionario con il dissidente: il primo lotta per superare il capitalismo, il secondo per essere più libero individualmente all’interno del capitalismo. Tale sostituzione dà luogo al piano inclinato che porta all’odierna condizione paradossale in cui il diritto allo spinello, al sesso libero e al matrimonio omosessuale viene concepito come maggiormente emancipativo rispetto a ogni presa di posizione contro i crimini che il mercato non smette di perpetrare impunemente, contro gli stermini coloniali e contro le guerre che continuano a essere presentate ipocritamente come missioni di pace (Kosovo 1999, Iraq 2003 e Libia 2011, giusto per ricordare quelle più vicine a noi, avvenute sempre con il pieno sostegno della sinistra).”

La sinistra edulcorata, filocapitalistica, democratica, liberal-liberista con tracce simboliche e residuali di laburismo, è il principale collaborazionista politico della classe globale postborghese che domina il mondo, come si nota fin troppo bene da noi, in Italia. Il neocapitalismo finanziario e globalista si veste da sinistra e assicura falsi diritti individuali e umani, calpestando bellamente i veri diritti dei popoli, a partire da quello di poter godere di una piena sovranità politica e monetaria, fino ad arrivare a quello, fondamentale per ciascun “individuo”, di avere un lavoro minimamente dignitoso e i necessari mezzi di sussistenza. Sì, perché è questo il vero esito della globalizzazione neoliberista e al suo interno del progetto elitista degli “stati uniti d’Europa”. Non a caso la sinistra degenerata, serva della grande finanza, è europeista fino al fanatismo, è anti-sovranista fino a soffocare l’ultima stilla d’indipendenza delle nazioni, è filo-globalista fino al punto di diffondere la menzogna della “globalizzazione buona”, in contrapposto a quella economico-finanziaria che ci sta strangolando, che poi sarebbe la mitica “globalizzazione dei diritti”. Naturalmente diritti umani, liberali, democratici e politicamente corretti! La sinistra collaborazionista del grande capitale finanziario ha il compito di applicare, senza discutere, i programmi politici decisi da altri sulla base degli interessi della nuova classe dominante postborghese e di farli digerire, subdolamente, con la propaganda, la menzogna e l’imbroglio, al popolo vessato. Questo e non altro è il compito di Letta, di Bersani, di Epifani, di Renzi, di Vendola, di Camusso, di Landini e dei loro simili.

La globalizzazione esiste veramente? E’ questo un quesito che si sono posti in tanti nell’ultimo ventennio, non ultimi i marxisti superstiti. Per quanto ci riguarda, la globalizzazione esiste, nel concreto, in quanto insieme di prassi, di trattati internazionali e di regole imposte agli stati che favoriscono i detentori dei grandi capitali finanziari a scapito del resto dell’umanità. La globalizzazione, così come la osserviamo oggi, è un prodotto squisitamente (neo)liberista, (neo)capitalista e classista, producendo squilibri sempre più grandi nella distribuzione della ricchezza fra le classi, sconvolgendo gli assetti sociali ed economici in molti paesi e garantendo il dominio assoluto ai Mercati & Investitori (Global class finanziaria). Quale prodotto del neoliberismo trionfante, affermatosi definitivamente dopo il collasso del blocco sovietico, comporta la doppia sussunzione del fattore-lavoro (considerato tale e niente di più) al capitale. Alla sussunzione del lavoro al capitale produttivo, classica e marxiana, si somma la sussunzione della produzione alla finanza, per cui il lavoro umano ne esce doppiamente sottomesso e svalutato. E’ chiaro che la globalizzazione neoliberista, muovendo da simili presupposti e producendo tali effetti, non può prevedere che una “globalizzazione dei diritti” in chiave negativa, che va in senso esattamente opposto a quello sperato da certi idioti “di sinistra”, interni a questo capitalismo e alla liberaldemocrazia. Più precisamente, la globalizzazione neoliberista annuncia la “globalizzazione di nuove e vecchie forme di schiavitù”, che colpiscono con numeri impressionanti le classi dominate. Il caso dell’Europa è, a tale proposito, paradigmatico. Cinesizzazione del fattore lavoro, ben testimoniata dalla Grecia dove il ricatto del debito pubblico (e dell’euro) ha funzionato a dovere, espulsioni in massa di lavoratori pubblici e privati, tagli alle pensioni, demolizione dello stato sociale e financo dei suoi presupposti. Ecco la vera “globalizzazione dei diritti”, decisamente a ribasso, unica a essere compatibile con il modello di globalizzazione in atto, che ha nel dna il liberismo economico più spinto, totalmente libero da lacci e lacciuoli. Se abbiamo finalmente capito che “un altro mondo non è possibile” fintanto che non si combatte armi in pugno il neocapitalismo – contrariamente a quanto sostenevano gli altermondisti oggi praticamente defunti – altrettanto bene possiamo comprendere “che un'altra globalizzazione non è possibile”, restando all’interno del sistema e delle sue regole.

La “globalizzazione dei diritti”, dunque, non è che una stronzata galattica a scopo propagandistico, diffusa dalla morchia sinistroide prona davanti al neocapitalismo imperante. Stiano attenti, perciò, gli ultimi veri anticapitalisti – e gli ultimi comunisti – a non cadere nell’insidiosa trappola neocapitalistica.  A non scambiare questa “sola” per una potenzialità futura dai connotati rivoluzionari, che prelude a vere possibilità di riscatto dei dominati e di fuoriuscita dal capitalismo. E’ un po’ come il discorso negriano (di Toni Negri, nel libro Commonwealth) a sfondo propagandistico, innocuo per la stabilità e la riproducibilità sistemica, del “comune”, cioè dei beni comuni che non meglio precisate “moltitudini” dovrebbero difendere. In tal caso, l’importante è esorcizzare la proprietà pubblica in contrapposto a quella privata, impedendo la sua estensione o il suo semplice mantenimento, e si fa diffondendo la balzana e fumosa idea del “comune”, quale terza, illusoria via fra il pubblico e il privato. Ma, nel frattempo, le privatizzazioni continuano implacabili, socialmente distruttive e qui in Italia ne sappiamo qualcosa. Tornando alla grande bufala sinistroide della “globalizzazione dei diritti”, notiamo come, nel nostro disgraziato paese, questa ha prodotto il modello di relazioni industriali di Marchionne, orientato a sottomettere definitivamente i lavoratori in una trattativa sbilanciata a favore del capitale. Un modello che ha come unica finalità quella di demolire i presupposti del contratto collettivo nazionale di lavoro, storica difesa dei lavoratori dipendenti nostrani. Ecco un esempio incontestabile, perché concretamente verificatosi, di “globalizzazione dei diritti” alla rovescia, l’unica ammessa dal neocapitalismo. L’unica connessa con i flussi finanziari e commerciali che attualmente attraversano e devastano il mondo. Se poi “globalizzazione dei diritti” significa estensione delle nozze fra culattoni (gay, per i politicamente corretti), non possiamo che farci una risata. Il serpente Obama, negli usa, ha santificato l’introduzione delle “nozze gay”, imposte anche in Francia nonostante la quasi-rivolta della popolazione. E’ chiaro che si tratta di una presa per il culo (restando in argomento), perché la cosa riguarda una minoranza di una minoranza. I “gay” (usiamo pure, per una volta, l’espressione politicamente corretta) fanno certe cose fra loro, si esibiscono nelle sfilate annuali, ma pochi covano veramente l’intenzione di sposarsi. Quei pochi sono valutabili, in occidente, fra l’uno e il tre/ quattro per cento della popolazione complessiva. Ecco che la “conquista” in termini di diritti, enfatizzata da politici e media, riguarda una risibile minoranza, non mette in pericolo l’impianto sistemico e pone in ombra la sorte riservata dal neocapitalismo ai veri diritti delle persone. Cioè quelli di avere un lavoro stabile, di poter decidere del proprio futuro senza subire un pressante ricatto economico, di poter far studiare i figli, di avere una pensione dignitosa e il merito riposo, dopo decenni di lavoro, eccetera, eccetera. Perché il primo diritto che dovrebbe essere riconosciuto all’uomo, dal quale tutti gli altri discendono, è la libertà dal bisogno economico.

Non pochi idiotizzati “di sinistra” – sinistra intesa come la intendiamo noi e la intende il citato Fusaro – in un delirio fra il propagandistico e lo pseudo-teorico, credono veramente che la globalizzazione finanziaria e commerciale si possa correggere. Perciò i suddetti aspettano l’avvento della chimerica “globalizzazione dei diritti”, che, per i più arditi e “radicali”, porterà al superamento del capitalismo in tempi imprecisati (superamento pacifico, naturalmente!). Come dire: abbiate fede, che prima o poi dal male scaturirà come per incanto il bene! Cosa accade, ci chiediamo noi, in quelle testoline pseudo-pensanti? Accade che là dentro, ove regna una somma confusione, il vecchio internazionalismo proletario si è trasformato nel “villaggio globale”, che non è proprio un’idea da club med, con villaggi turistici tutti uguali nel mondo, ma poco ci manca, tanto è risibile e assurda. Mentre la lotta di classe, esito dialettico di una società spaccata e iniqua nella distribuzione della ricchezza, è stata sostituita dalle “battaglie” per il diritto alla droga libera, all’ostentazione dei costumi sessuali e alle nozze fra individui dello stesso sesso, proprio come ha scritto Diego Fusaro (e noi abbiamo fedelmente riportato). Ma questo è un grande successo del neocapitalismo, di fondamentale importanza per la sua tenuta, ascrivibile a un buon trentennio di propaganda sistemica martellante e di sconfitte nelle lotte operaie. Perciò, il nuovo capitalismo è “di sinistra”, per ragioni di convenienza e di controllo delle masse, e la “globalizzazione dei diritti” è un’ottima trovata. Una stronzata galattica che consente di sostituire all’insidiosa lotta di classe un dissenso che spinge le masse nei vicoli ciechi, e che spesso si placa ottenendo dei contentini.

fonte http://pauperclass.myblog.it/archive/2013/07/18/la-stronzata-galattica-molto-sinistroide-della-globalizzazio.html