spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 30 luglio 2013

Milton Friedman.

Il paradiso perduto di Milton Friedman.






Nella situazione politica attuale, gli sforzi della Fed sono tutto quello che resta agli Stati Uniti.

Da un articolo recente di Robert Skidelsky sull'Economist, in cui il professore si chiede come mai il quantitative easing – i vari strumenti di politica monetaria aggressiva in mano ad una Banca centrale -  abbia assunto così tanta importanza nel dibattito economico recente, nonostante la sua efficacia resta molto discutibile, ed esistono al contrario prove inconfutabili su quella della politica fiscale, Paul Krugman in Milton's paradise, still lost sostiene come Skidelsky abbia ragione nell'affermare in particolare che bisogna ridimensionare l'idea che il Qe crei tutto benessere al settore finanziario. Del resto, le peggiori critiche a Bernanke sono provenute proprio da Wall Street.
La maggiore distorsione – almeno per quel che riguarda alcuni conservatori – sul QE  riguarda il voler considerare la stabilizzazione economica senza nessun bisogno di un intervento del governo. Si tratta dellavisione dei monetaristi vecchio stampo, riconducibile alla teoria economica di Milton Friedman che sosteneva come l'obiettivo unico di fondo dovesse essere quella di stabilizzare l'offerta monetaria e non vi era bisogno di nessuna iniziativa keynesiana. Il paradiso di Milton, prosegue nella sua analisi Krugman, si è rilevato un'utopia e gli Stati Uniti si sono svegliati bruscamente:  la regola sull'offerta monetaria si è rilevata ancora un'altra volta inadeguata e la Fed ha iniziato ad agire in chiave anticiclica, portando i tassi vicini allo zero e smentendo tutto il pensiero monetarista classico.Secondo la teoria di Friedman, del resto, se la Fed avesse stabilizzato l'aggregato monetario, non ci sarebbe stata la Grande Depressione.
I seguaci di Friedman non desistono tuttavia nel voler riportare il paese nel “paradiso di Milton”, citando false prove a sostenere queste speranze. Ma ci sono molti economisti, tra cui Krugman, che considerano il tutto altamente improbabile e supportano un'azione ancora più aggressiva da parte della Fed per due ragioni: primo, perché potrebbe aiutare la lenta ripresa economica in atto ed è difficile che potrebbe peggiorare la situazione attuale dell'economia. Secondo, perché l'alternativa – la politica fiscale – sarebbe molto più efficace, ma è totalmente paralizzata per colpa della politica. Ed in questo contesto gli sforzi della Fed sono tutto quello che resta agli Stati Uniti.