spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 6 settembre 2013

ALDO GIANNULLI: UNA GUERRA SENZA UN SENSO CREDIBILE

Raid sulla Siria? La cosa sbagliata, al momento sbagliato


Scritto il 06/9/13

E’ sempre difficile dire cosa si può fare in casi disperati come quello siriano, dove da due anni è in corso una insopportabile mattanza della popolazione civile. Ma quello che si prepara sembra «la cosa sbagliata, nel momento sbagliato, nel modo sbagliato». In primo luogo, sostiene Aldo Giannulli, è inaccettabile che ad intervenire sia, una mini-coalizione di “volenterosi”, ormai ridottisi a Usa e Francia, senza nemmeno uno straccio di risoluzione Onu che autorizzi l’intervento: «E questo lo capisce perfino la Bonino, che non è esattamente Camillo Benso di Cavour». In Libia, erano modesti i rischi di allargamento del conflitto: Russia e Cina restarono defilate. Qui invece siamo fra tre confini caldissimi – Israele, Turchia e Iraq – seduti sul barile di dinamite iraniana, con Cina e Russia apertamente coinvolte in funzione filo-Assad. Sarebbe forse servita una forza multinazionale di interposizione, estesa anche al fantasma-Europa, da mobilitare però almeno 20 mesi fa, prima della “macelleria” alla quale hanno contribuito “ribelli” non più così genuini, ma manipolati e armati sottobanco dall’Occidente.
Il tentativo di imporre una “no-fly zone” secondo Giannuli è sbagliato, sia perché il “fronte” è molto più frastagliato che nel caso libico e il rischio di missilecolpire la popolazione civile è una certezza, sia perché le caratteristiche del conflitto, fatto di forme “non ortodosse” come guerriglia, guerra coperta, uso di armi chimiche. Inoltre, il rapporto di forze fra esercito regolare ed insorti è assai meno favorevole a questi ultimi: l’esercito siriano, basato su giovani di leva, dimostra una tenuta notevolissima. Non è credbile, insiste l’analista, l’idea che un intervento aereo-missilistico possa avere successo, sia per le articolare difese territoriali siriane che la debole consistenza del fronte militare occidentale. Una guerra-lampo, «al risparmio», con poche navi. «Spesa prevista: 140 miliardi di dollari. Obama è di nuovo nei pasticci per il suo disavanzo e, se il Congresso non autorizzerà un nuovo sfondamento del tetto del debito pubblico, per gli Usa potrebbe essere default già a marzo – e con un default anche parziale, mi salutate le tre A».
Problema: Obama deve contenere le spese, anche quelle militari, però «non può non intervenire, di fronte all’uso conclamato delle armi chimiche, dopo aver proclamato una trentina di volte che questo avrebbe segnato la soglia oltre la quale l’intervento sarebbe stato certo». Sulla scena internazionale, «il mancato intervento sarebbe letto come l’inizio della fine di ogni progetto monopolare americano». Solo che una guerra low cost «somiglia molto ad un banchetto nuziale al costo di una pizza e birra». Complicazioni ulteriori: «Se l’intervento è limitato, mal fatto e di brevissima durata, i rischi dei suoi effetti negativi non sono affatto limitati: il petrolio è già tornato al picco più alto da due anni e anche l’oro ha ripreso il ciclo al rialzo». Morale: «I rischi di allargamento del conflitto sono esattamente gli stessi di un intervento in grande stile: Damasco ha già minacciato ritorsioni contro Israele e l’EuropaGiannulil’Iran ha iniziato ad agitarsi e cresce anche la probabilità di una fiammata terroristica».
Proprio sotto il profilo terroristico, «il pericolo maggiore è che gli effetti della crisi siriana si moltiplichino con quelli della crisi egiziana». Per di più, gli occidentali «non sanno neppure cosa augurarsi», perché se Assad non gli piace, neanche i ribelli li convincono più di tanto, visto fra loro ci sono troppe presenze poco raccomandabili. «E già in Libia, dove le cose erano assai meno complicate, si è visto come è andata a finire. Per cui: si interviene, ma non si sa bene cosa augurarsi». Insomma, l’eventuale attacco di Obama – sempre che il Congresso Usa lo autorizzi – potrebbe essere «un petardo esploso in una gola alpina dopo intense nevicate, che rischia di innescare una valanga: la cosa più cretina che si possa fare». Sicché, conclude Giannuli, il premio Nobel per la Pace Barack Obama «mi sembra solo un Bush abbronzato».