spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 9 settembre 2013

IL FASCISMO TECNOCRATICO











Quando gli storici analizzeranno il periodo che stiamo vivendo al netto delle passioni e degli interessi contingenti, non potranno che teorizzare un solido parallelo tra il nazismo originale e quello tecnocratico di oggi.
Due fenomeni molti diversi nella forme ma assolutamente identici nell’assecondare le stesse pulsioni criminali ammantandole di retorica. Il fascismo e il nazismo furono due tentativi di arginare la crescente forza sprigionata dalle democrazie liberali e partecipate che, fondate sul rispetto della sovranità popolare, tendevano al definitivo abbattimento di secoli di soprusi, vessazioni e angherie per conto e nel nome di un ideale forte e (apparentemente) inarrestabile. Il fascismo e il nazismo costituirono l’ultimo truculento tentativo da parte delle èlite di ri-legittimare con il sangue e con la forza in Europa il comando di una oligarchia irresponsabile sul popolino nuovamente ridotto a gregge ossequioso e belante. Finì come sappiamo. Il fatto che molti protagonisti di quella sciagurata parentesi storica siano stati infine impiccati o esposti a testa in giù, consiglia oggi prudenza nell’azione a quel primo cerchio massonico reazionario che, con altri mezzi, sta tentando con successo di ottenere identici risultati. Un breve ripasso circa le finalità occulte perseguite dagli euroburocrati Ue ben capitanati dal massone contro-iniziato (Fonte: God) Mario Draghi. L’Unione Europea è attualmente dominata da una serie di personaggi non eletti ma scelti direttamente all’interno di alcune logge sovranazionali chiamate UR-LODGES. Questi massoni contro-iniziati, cementificati da comuni appartenenze esoteriche e spirituali, puntano a ridisegnare i rapporti di forza tra le diverse classi sociali in senso neofeudale e sfacciatamente schiavista. Non potendo più utilizzare alcune pistole scariche del passato come la volontà divina (“Il Re comanda perché Dio lo vuole”) o la superiorità della razza (pensate ad esempio a quell’infame “manifesto” redatto da alcuni pseudo-scienziati in epoca fascista), i neonazisti tecnocratici moderni, mai rassegnatisi a vivere in un mondo realmente democratico, libero e aperto, hanno escogitato alcune nuove superstizioni buone per suggestionare gli allocchi a partire dallo spread. Oggi comincia ad essere chiaro anche ai più lenti che non esiste nessuna correlazione tra “stabilità di governo” e “altalena del differenziale  tra i bond italiani e quelli tedeschi” (clicca per leggere), ma il danno è oramai fatto. L’ansia da “debito pubblico” inoltre, parente stretto del più giovane spread, ha consentito operazioni di vera e propria pulizia etnica, permettendo la distruzione dalle fondamenta di nazioni come la Grecia, dove, scandalo immondo e impunito, molte madri continuano a consegnare i bimbi agli orfanotrofi perché incapaci di garantire loro il minimo per sopravvivere. Risultato? Nei Paesi dove sono state attuate in maniera pedissequa le misure imposte dalla Troika il debito pubblico, anziché diminuire, è letteralmente esploso. Allora, visto che i fatti smentiscono nettamente le bugie veicolate dai tecno-nazisti attraverso giornalisti compiacenti come l’ineffabile Danilo Taino del Corriere della Sera, cosa c’è sotto? C’è il desiderio di umiliare i più deboli per ricondurli alla completa mercé di una ristretta aristocrazia dello spirito che declina il trinomio “uguaglianza, libertà e fratellanza” in senso elitario, minimalista ed esclusivo. I menestrelli di regime, tra le righe, la verità ogni tanto se la lasciano sfuggire: “Purtroppo soltanto quando si trovano con l’acqua alla gola i governanti si decidono ad attuare quelle riforme indispensabili per rendere competitivo il Paese”, scrivono spesso e  non a caso i corrucciati fiancheggiatori con la penna di questo sistema ipocrita e barbarico. E quali sarebbero le sospirate riforme indispensabili? Le solite:privatizzazioni, precarietà, abbassamento dei salari e distruzione del welfare in ossequio al dogma neoliberista che in un ventennio ha fatto già più danni della peste bubbonica. La massoneria reazionaria che governa la Ue uccide e istiga al suicidio i proletari dei Paesi del mediterraneo con dolo diretto. Il suo fine non è cioè propriamente quello di uccidere. Intende piuttosto ricacciare le masse nel girone infernale dell’indigenza e, per costringerle ad accettare pacificamente un destino di fame e stenti, è disposta a brandire lo spauracchio della morte figlia della dilagante, nera e assoluta disperazione. Assodato che il tecno-nazismo testé sinteticamente descritto contiene la stessa carica distruttiva tipica del nazismo classico, la domanda successiva a questo punto risulta obbligata: chi sono oggi i Resistenti? E’ difficile rispondere. Intanto, per uno strano scherzo della storia, le forze che puntellano con maggiore enfasi il neonazismo tecnocratico (pensate al Pd italiano) sembrano oggi  usurpare l’area un tempo riservata ai cosiddetti progressisti. “Ogniqualvolta un socialista impazzisce, spuntano fuori totalitarismi di destra”, si sentiva spesso dire anni fa per introdurre una analisi sulla figura di Mussolini. Ma quando impazzisce una intera area culturale cosa succede? Succede che una nuova forma di nazismo (tecnocratico appunto) abbandona i limiti angusti imposti da un anacronistico nazionalismo dal sapore novecentesco per abbracciare una prospettiva dittatoriale su larga scala che si nutre della insipienza di molti leader sedicenti di sinistra. Fa specie constatare come i più risoluti oppositori di questa nuova infida minaccia totalitaria si trovino prevalentemente presso quell’area politica tradizionalmente considerata di destra (quando non addirittura estrema). Penso a Marine Le Pen, all’ungherese Orban o allo stesso Farage.Tutti leader accumunati da affinità ideologiche che, curiosamente, denunciano senza reticenze la deriva perversa del potere tecnocratico contemporaneo. E’ vero, i partiti che attaccano il sistema da destra, spesso elaborando pure convincenti piattaforme economiche, tradiscono sovente un inaccettabile gap in tema di diritti civili. Ma, prendendo per una vola spunto dall’insegnamento di Marx, non è forse sbagliato dare adesso precedenza ad una lettura “materialistica” degli eventi. Senza cioè difendere la struttura, rappresentata in via principale dalla salvaguardia degli interessi economici dei ceti medi europei sotto attacco, presto o tardi assisteremo giocoforza al definito svuotamento di quella sovrastruttura etica, che si trasforma poi in diritto positivo, che rende coerente il sistema nel suo insieme (fenomeno in parte già visibile. Pensate all’assalto all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori che cammina infatti di pari passo con il volgare processo di destrutturazione del mercato del lavoro in corso da quasi due decenni). Per queste ragioni, concludendo, penso di poter affermare a ragion veduta che un tipo come Hollande, per la tenuta complessiva della civiltà occidentale, è più pericoloso di Marine Le Pen.
  
Francesco Maria Toscano