spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

venerdì 13 settembre 2013

UNA LIBIA INSTABILE, MA SOLO UN GRANDE HUB DI GAS

Libia, processo al figlio di Gheddafi mentre nel paese è caos



Ливия суд молоток




Il governo della Libia ha promesso di dare inizio al processo contro Saif al-Islam, figlio di Mu’ammar Gheddafi. Il 19 settembre verrà presentata al tribunale di Tripoli la prima istanza, come comunicato dalla procura generale del Paese. Ma la domanda è se questa istanza avrà poi seguito.

Il figlio di Gheddafi venne arrestato dai ribelli a novembre 2011 e da allora è in prigione ad al-Zintan. Le autorità locali ignorano le richieste avanzate dal governo che Saif al-Islam venga trasferito nella capitale. Di fatto in questo momento le diverse regioni della Libia vivono indipendentemente dalla autorità centrali a cui non si sottomettono.
Ma al-Zintan non è l’unica città che rifiuta di assoggettarsi alle autorità libiche ufficiali. Oleg Fomin, copresidente del Comitato russo di solidarietà per il popolo di Libia e Siria, ritiene che, in sostanza, al momento in Libia non esista una concreta unitarietà di potere:
La Libia è divisa in regioni separate fra loro che non sono soggette all’autorità centrale. La frammentazione è in atto anche ai livelli più bassi. Di fatto il Paese è governato dai banditi e dai gruppi armati che dettano legge nelle località in cui agiscono ed impongono i loro ordini. Manca un’autorità centrale ed il potere è nelle mani di questi gruppi armati che combattono costantemente fra loro.
Fra le aree più problematiche c’è la regione di Cirenaica nella quale viene estratto l’80% del petrolio libico. Nonostante le entrate che produce, le vendite non sono sufficienti a coprire le finanze federali in quanto la maggior parte dell’oro nero viene rubato dai gruppi tribali e dagli islamisti. Mohammed Khalifa al-Sheikh, ministro degli Affari Interni della Libia, tentò di combatterli ma a seguito dei fallimenti riportati si è recentemente dimesso. Gli esperti prevedono che in futuro la situazione in Libia potrà solo aggravarsi.
Secondo Veniamin Popov, direttore del Centro di partenariato fra civiltà dell’Università Statale di Mosca per le relazioni internazionali:
L’autorità centrale si sta indebolendo. In particolare per quel che riguarda le relazioni fra Tripoli e la Cirenaica. Nel 1950 la Libia ottenne l’indipendenza e lo stato si formò con l'unione di tre regioni: la Cirenaica, la Tripolitania ed il Fezzan. Il Fezzan è una vasta area desertica del sud. Tripolitiania, dove c’è Tripoli capitale dello stato, e Cirenaica, il cui centro è Bengasi, sono sempre state in concorrenza fra loro.
Mu’ammar Gheddafi era originario di Sirte, una città della Tripolitania. Durante il periodo della Jamahiryya gli abitanti della Cirenaica ritenevano che il capo di stato era più benevolo nei confronti dei suoi connazionali rispetto che nei loro e per questo ritenevano di non ricevere abbastanza. Non c'è da stupirsi che le prime azioni contro Gheddafi siano cominciate proprio a Bengasi. Ma dopo il rovesciamento di Gheddafi si comprese che questi era la figura unificatrice della Libia. Veniamin Popov sottolinea come dopo la scomparsa di questo elemento unificatore il sistema cominciò a sfaldarsi:
Il Paese si è gradualmente disintegrato sotto gli occhi di tutti. L’annuncio che al-Zintan non vuole consegnare Saif Gheddafi è caratteristico della situazione. Le tribù della Cirenaica hanno dichiarato già tre volte di voler la semi-autonomia o totale autonomia della regione. Ma soprattutto affermano che la regione debba avere le proprie leggi e dipendere meno da Tripoli.
Vale la pena di aggiungere che l’operazione delle truppe NATO, conclusasi con la destituzione di Gheddafi, portò sull’orlo della rovina non solo la Libia. Nell’esercito del leader della Jamahiryya servivano anche i tuareg, un popolo che vive al confine fra Libia, Niger, Burkina Faso, Marocco, Algeria e Mali. Dopo il rovesciamento di Gheddafi questi combattenti bene addestrati ritornarono in patria, nella parte settentrionale del Mali, annunciando la creazione del loro stato indipendente, l’Azawad. Poco tempo dopo gli islamisti sottrassero al controllo dei tuareg alcuni territori dell’Azawad inclusa la capitale Timbuctù. I separatisti sono stati domati solo a seguito dell’aiuto che le truppe francesi hanno fornito all’esercito del Mali.