spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 26 giugno 2013

LA MASSONERIA

DEMOCRAZIA? CHI DECIDE E' ALTROVE

intervista a Giorgio Galli di Concetto Vecchio


Un organismo permanente gestisce relazioni segrete.

È una rete che continua a rigenerarsi sotto altre forme con personaggi che sopravvivono ai diversi scandali
Un esempio per tutti è rappresentato da Luigi Bisignani”.

«Il punto centrale dello scandalo Monte dei Paschi a me pare questo: c’è un potere insondabile che sta altrove e che decide carriere, impone decisioni, approfittando della debolezza del sistema politico, che in Italia non è mai stato così debole e screditato». Giorgio Galli, 85 anni, politologo, autore di molti saggi, dalla Dc alla P2, dal terrorismo rosso al nazismo magico di Hitler, dalla sua casa di Milano dice: «Le grandi concentrazioni economiche sono il nuovo Leviatano».

Come definirlo? Un potere parallelo, un doppio livello?
«La democrazia rappresentativa, come potere basato sul consenso, sui voti del Parlamento, è da tempo incrinata in favore di altri poteri, non trasparenti. Non è un problema solo italiano. Uno studioso americano, David Rothkopf, ha scritto un libro, Superclass. La nuove élite globale e il mondo che sta realizzando, in cui ha cercato di spiegare i meccanismi di cooptazione nei consigli d’amministrazione».

Per l’onorevole Sposetti, del Pd, è una storia di massoneria.
«Certe carriere appaiono inspiegabili. Ci si dà tanto da fare per eleggere parlamentari che contano pochissimo e quasi nulla si sa invece di chi comanda, e perché, nel capitalismo globalizzato. Questi altri poteri plasmano dirigenze che non passano per il consenso».

Ma il consiglio d’amministrazione di una banca non è un Parlamento.
«Sì, ma conta infinitamente di più. Mi chiedo come sia possibile che la Banca d’Italia si sia fatta imbrogliare: vuol dire che c’è un sistema reale che stabilisce certi destini ben al di sopra delle istituzioni che conosciamo».

E come si forma questo sistema di relazioni?
«Questo è quel che un politologo oggi dovrebbe approfondire. Quando studiai la P2 mi accorsi che la sua vera essenza non risiedeva nella lettura che gli aveva dato la commissione Anselmi: Gelli non meditava alcun colpo di Stato, ma aveva creato una grande camera di compensazione, legami invisibili che avevano sostituito i reali centri decisionali. La P2 nell’81 sembrava finita e invece…».

Invece uno della P2 è diventato più volte premier.
«Il che conferma la mia tesi. Un organismo permanente per gestire relazioni occulte, tanto più che questa rete continua a rigenerarsi, sotto altre forme. Una volta è la P3, poi la P4, e con figure che in qualche modo sopravvivono ai vari scandali, come
quel Bisignani».

La storia di queste rete è stata sottovalutata?
«Temo di sì. Il fatto che questo scandalo scoppi in campagna elettorale non va letto come una manovra contro il Pd. Che ci siano strumentalizzazioni può darsi, ma il Monte dei Paschi finanziava tutti. Qualcuno, però, ha deciso che la vicenda doveva esplodere adesso, con queste modalità, e probabilmente decreterà anche quel che avverrà dopo le elezioni».

Non è una lettura troppo dietrologica?
«È saltato il bilanciamento dei poteri. Nel dopoguerra Fiat ed Edison avevano il loro peso sulla società, ma il sistema politico era forte. Poi, alla fine degli anni Settanta, questo equilibrio si spezza, e da allora questi nuovi tipi di potere si sono rafforzati».

Tecnicamente questa rete non è massoneria?
«La massoneria è uno dei canali di questi poteri, ma non penso sia l’unico, forse nemmeno il più importante. Possiamo chiamarla in tanti modi, ma il suo fine è questo: mettere uomini privi di consenso “con i soldi degli altri”, per citare il felice libro di Luciano Gallino, in posti strategici a decidere su cose che grandissimamente toccano tutti noi».

La Repubblica 31/01/2013