spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 24 giugno 2013

petrolio in Basilicata, anche Bloomberg si dedica all'oro nero lucano

POTENZA- Gli occhi del mondo sulla Basilicata. O meglio, i tentacoli. Che il petrolio lucano faccia gola a molti è per noi cosa risaputa. Lo testimonia la pioggia di permessi di ricerca che, con cadenza quasi settimanale, arriva negli uffici della Regione. 

Per capire però quanto la nostra regione ricopra ormai un ruolo di primo piano nello scacchiere delle più grandi compagnie petrolifere del pianeta, non può sfuggire l’ampio servizio che Bloomberg, la “bibbia” dell’informazione finanziaria mondiale, ha dedicato recentemente alle estrazioni petrolifere in Basilicata. Un reportage, a firma di Alessandra Migliaccio, che si sofferma sui futuri piani di Eni e Total ma anche sul ruolo della Basilicata, definita «un’arma per combattere la recessione» che sta colpendo l’Italia. Il riferimento è alla riserva di “oro nero” custodita nelle proprie viscere e che supererebbe il miliardo di barili. E infatti nei piani delle due multinazionali c’è già l’intenzione di raddoppiare l’attuale produzione portandola a 200mila barili estratti al giorno. 

Il che renderebbe l’Italia il terzo Paese d’Europa per produzione di petrolio, dietro solo a Regno Unito e Norvegia. Già ad oggi, infatti, con le due concessioni “Val d’Agri” dell’Eni, in esercizio dal 1999, e “Gorgoglione- Tempa Rossa” della Shell (che andrà in esercizio all’inizio del 2016), sono autorizzati 154mila barili di greggio al giorno (104mila in Val d’Agri, gli altri 50mila nella Valle del Sauro). E se si dovesse firmare il cosiddetto “memorandum” con il governo, in base al quale la Regione chiede maggiori ricadute per infrastrutture ed occupazione, la Basilicata porterebbe l’asticella a 179mila barili al giorno, aggiungendone ulteriori 25mila all’Eni che però, per aumentare le estrazioni, adotterebbe nuove tecnologie che non richiederebbero l’utilizzo di ulteriori pozzi. Un tetto, quello dei 200mila barili, già insomma a portata di mano per le compagnie petrolifere. 

Che oggi, grazie alla crisi, vedrebbero agevolato il loro lavoro. Se dal 1990 a oggi le estrazioni di petrolio sono state infatti «frenate da campagne ambientaliste e ritardi burocratici», spiega a Bloomberg l’analista Carlo Stagnaro, oggi questi «impedimenti» potrebbero venir meno per volontà dello stesso governo nazionale alle prese con la crisi economica. E dello stesso avviso è Claudio Descalzi, direttore generale dell’Eni (Divisione Exploration & Production) e presidente di Assomineraria. «C’è un enorme potenziale» dice riferendosi alla Basilicata, e poi evidenzia come un aumento della produzione potrebbe voler dire per la “bolletta” dell’Italia, che spende 60 miliardi di euro per il petrolio, «un risparmio di 5 miliardi di euro oltre alla creazione di 20mila posti di lavoro».

Di  Dario Cennamo, Fonte: nuovadelsud.it