spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

mercoledì 26 giugno 2013

i 200.000 posti della politica del "FARE" si riferiscono a queste proposte di lavoro, già attuate in Germania.

Euro-crisi: Germania, Italia e gli altri, un matrimonio destinato a finire male…. molto male.


In Germania  vi sono ben 7,3 milioni di mini-job, come illustrato nell’articolo 7,3 milioni di Minijob in Germania .  









DA CHI E’ COMPOSTO QUESTO ESERCITO DI MINI-JOBBERS?
E’ davvero interessante capire chi sono questi mini-jobbers. Sono:
a) Per il 65% sono Donne
b) Per ben il 20% sono anziani e per un altro 20% sono giovanissimi
c) I minijob rappresentano oltre il 25% della forza lavoro in vaste e ricche aree dell’ex Germania Ovest, mentre sono meno usati nella Germania Est e nelle zone limitrofe ad essa.
Cosa ci dicono questi dati?  Ci dicono fondamentalmente che i Mini-Job sono di fatto forme di sussidi, creati per persone che altrimenti sarebbe in buona parte disoccupati (a spese dello stato) o inattivi, ed il cui enorme utilizzo non ha tanto e solo uno scopo sociale, ma  soprattutto ha l’obiettivo di abbassare il costo del Lavoro complessivo, tenendo da un lato bassa la Domanda interna (le retribuzioni sono basse) e di fatto “svalutando” ai danni delle nazioni vicine, ampliando a dismisura il saldo commerciale. In estrema sintesi altro non e’ che una politica predatoria verso le nazioni vicine.
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L’OBIETTIVO DELLE RIFORME HARTZ SUL MERCATO DEL LAVORO IN GERMANIA
Si badi bene che l’obiettivo strategico tedesco di tenere bassa la dinamica del costo del Lavoro, si e’ fondato non solo sui Mini-job, ma anche su una politica di bassi salari nell’ex-Germania Est (non a caso qui i mini-job sono molto meno diffusi) e su una politica complessiva nazionale volta ad imbrigliare l’inflazione.
Chi sostiene che la “Componente Costo del Lavoro” e’ una componente secondaria di costo rispetto ad altre voci (costi energia, materie prime, innovazione, etc), ha qualche problemino nel fare i conti: infatti le “Retribuzioni” pesano in una nazione normalmente per oltre il 50% del PIL (contro un 4-5% dei costi energetici), ed il valore delle stesse non influenza solo i costi diretti di un impresa, ma influisce brutalmente sui costi indiretti (servizi alle imprese, costi dei componenti, etc).

IL CONTESTO DI APPLICAZIONE DELLE RIFOME HARTZ: UN SISTEMA EUROPEO A CAMBI FISSI DOVE E’ STATA SPAZZATA VIA OGNI FORMA DI FLESSIBILITA’ 
Abbiamo gia’ affrontato il contesto di riferimento dell’EURO e quanto accaduto negli ultimi 15 anni. 
Sappiamo che gia’ 42 anni fa c’era chi sapeva che sarebbe stato un fallimento fare una valuta unica prima di fare un unione politica, dei mercati del lavoro e fiscali e senza un sistema di trasferimenti, e spiegava con estrema lucidita’ l’evoluzione con una crisi di sistema legata agli squilibri: L’Economista Kaldor nel 1971 spiegava con precisione millimetrica il perche’ l’Euro avrebbe fatto collassare il sistema (clicca sul titolo per aprirlo)
Abbiamo spiegato nel dettaglio i perché della Crisi attuale: Capire la Crisi dell’Europa in 80 slides (clicca sul titolo per aprirlo)
Abbiamo smontato una per una, con tanto di dati e grafici, le argomentazioni del potere e degli euro-sognatori: Fact Checking alle argomentazioni pro-euro: smontiamole una ad una (clicca sul titolo per aprirlo)
Abbiamo svolto, unici in Italia, una simulazione numerica di uno scenario europeo su diversi indicatori economici, con e senza euro:Esclusiva Analisi: simulazione di cosa accadrebbe con e senza EURO.   (clicca sul titolo per aprirlo)
Vi abbiamo spiegato con grafici e dati storici la ragione per la quale all’Italia conviene uscire  EURO: Analisi di dettaglio del perche’ all’Italia conviene uscire (clicca sul titolo per aprirlo)

Abbiamo intervistato uno degli economisti piu’ brillanti che abbiamo in Italia in esclusiva: Esclusiva – L’Intervista in forma integrale all’economista Alberto Bagnai – Euro e Crisi (clicca sul titolo per aprirlo)
Abbiamo analizzato minuziosamente la svalutazione del 1992: Analisi della Svalutazione del 1992-1995 (clicca sul titolo per aprirlo)

Torniamo a parlare di RIFORME HARTZ SUL MERCATO DEL LAVORO IN GERMANIA:
Le varie riforme Hartz tra il 1999 ed il 2008 hanno fatto esplodere a livelli inusitati una forma di lavoro atipica (spesso cumulabile) non tassata e priva di contribuzione. Capiamoci bene: e’ una sorta di legalizzazione del Lavoro nero. Sono lavori in cui lo Stato spesso interviene per integrare il basso salario e questo de facto e’ una sorta di AIUTO DI STATO (qualcosa di assolutamente VIETATA in Europa), tanto al lavoratore, tanto all’Impresa, che in questo modo, nonche’ mettendo i mini-jobber in concorrenza con gli altri salariati, che consente a tante imprese di sopravvivere, pur non essendo competitive o essendo decotte, e consente alle imprese piu’ organizzate di espandersi all’estero ai danni delle imprese del resto d’europa.

LA POLITICA TEDESCA SUL LAVORO E’ STATA PREDATORIA E SLEALE ED HA ACCELERATO LE DINAMICHE DI SQUILIBRIO ALL’ORIGINE DELLA CRISI ATTUALE

Ho gia’ avuto modo di dire che la politica tedesca sul lavoro e’:
- una politica predatoria sui “vicini” (la risultante conclusiva e’ l’arricchimento della Germania ed un impoverimento del resto d’Europa, cui stiamo assistendo in questa drammatica crisi)
- una politica sleale ed ostile ad ogni principio di base fondativo dell’unione europea (la UE e’ nata con lo scopo di rafforzare l’economia di tutti, e fare una politica di questo tipo, non concertata con gli altri, equivale a fare concorrenza sleale)
- una politica che velocizzera’ la crisi sistemica dell’Euro (creando una crisi di bilancia dei pagamenti, alla fine la coesione monetaria inevitabilmente verra’ meno. Cio’ a maggior ragione in un sistema a valuta unica, ma a politiche economiche decentrate e senza meccanismi di trasferimento interni, che e’ un sistema che crea squilibri per definizione)
In sintesi tale politica non puo’ essere letta come una semplice politica “per fare i propri interessi” in cui la sola colpa tedesca e’ la “mancanza di leadership”, ma e’, dati alla mano una politica ostile e predatoria per le nazioni vicine, che ha come:
- risultante iniziale le creazione di bolle nelle economie periferiche (per l’afflusso di capitali dal centro) e la predazione di fette di economia reale dalle stesse
- risultante intermedia l’impoverimento massivo delle nazioni periferiche
- risultante finale il crollo del sistema (dopo una sorta di “crisi a domino”, in cui paradossalmente, il “cerino in mano” dovrebbe proprio finire per ultimo proprio alla Germania)
LA “GESTIONE” DELLA CRISI DELL’EURO-ZONA: ROBA DA FILM “PSYCO”
La cosa che pero’ da’ onestamente piu’ fastidio e’ che oltre a condurre una politica ostile verso i vicini, i tedeschi:
- Hanno “venduto” la crisi di una dopo l’altra delle nazioni periferiche europee (ancora in corso) come una crisi dei “Debiti Sovrani”, cosa palesemente falsa analizzando i dati, celando che invece si tratta di una crisi sistemica e tipicamente di squilibrio della bilancia dei pagamenti
- Hanno di fatto imposto alle nazioni periferiche politiche suicide (non perdo troppo tempo a commentare gli effetti dell’austerita’) a seguito dello scoppio della crisi e del boom degli spread (tra l’altro essenzialmente causata proprio dalla fuga massiva di capitali tedeschi e delle nazioni vicine)
- Hanno”venduto” internamente la crisi come causata dagli “zozzoni e lavativi e ladri” abitanti delle nazioni periferiche, mentre senza dubbio la causa principale e’ tutt’altra.
IL LADRO ED IL DERUBATO
C’e chi sostiene che le tesi di cui sopra sono tecnicamente ineccepibili (non potrebbe essere altrimenti, perche’ supportate da tonnellate di dati e fatti) o comunque le riconosce valide, ma continua a minimizzare la questione, addossando le principali responsabilita’ dell’attuale crisi sistemica europea a noi stessi, perche’ pieni di parassiti e privi di spina dorsale per difendere i nostri interessi. Capisco! Ma rammentiamo che se un ladro entra a casa mia e si porta via l’argenteria, e lo fa perche’ non ho chiuso a chiave l’uscio, nessuna legislazione planetaria e nessuna persona di buon senso puo’ addossare Responsabilita’ al derubato (al massimo costui e’ un tontolotto), mentre SEMPRE la Responsabilita’ e’ del Ladro.
Il fatto che il Ladro sia Biondo, Bello, Ricco, Efficiente e Lavoratore non lo sollevano dall’essere il responsabile del gesto.
Il fatto che il Derubato sia Zozzone, Brutto, Sporco, Inefficiente o Lavativo non lo rendono Corresponsabile del Ladro, ed il fatto che costui abbia lasciato l’uscio di casa socchiuso e messo l’argenteria in vista sono atti che al piu’ lo rendo un fessacchiotto, ma non responsabile o parimenti corresponsabile al ladro.
IL MARITO E LA MOGLIE
All’opposto vi sono sognatori che, nonostante intuiscano che in questo matrimonio chiamato EURO, ”il marito comanda a bacchetta la moglie e la sevizia con continuita’, tra l’altro dandole le colpe dei suoi continui scatti di ira e violenza”, continuano a sognare e sperare che alla fine il matrimonio regga, e basano tutto sulla speranza di pentimento del bruto.
Anche qui un minimo di buon senso suggerirebbe che la moglie farebbe bene ad abbandonare il marito, incapace non solo di fare il capo-famiglia, ma anche di essere un compagno di viaggio e di vita. 
Anche in questo caso il fatto che il Marito sia Biondo, Bello, Ricco, Efficiente e Lavoratore non lo sollevano dall’essere il responsabile di sevizie e brutalita’.
Il fatto che la Moglie sia Zozzona, Brutta, Sporca, Inefficiente o Lavativa non lo rendono Corresponsabile delle Brutalita’ di cui e’ stata vittima, ed il fatto che costei e’ stata a lungo silenziosa subendo sono atti che al piu’ la rendono auto-lesionista, ma non responsabile o parimenti corresponsabile al marito.
CONCLUSIONI
L’Italia sul fronte Euro, non ha alcun interesse a restare in un sistema instabile destinato a morte certa, in cui l’unica cosa certa e’ un progressivo impoverimento. Tra l’altro, visto che non conta niente, non si capisce come possa influire. Ovviamente, col procedere della crisi, questo interesse non l’avra’ piu’ nessuno, nemmeno il Responsabile numero 1 della Crisi stessa.
Non ho alcuna ostilita’ verso la Germania nonostante tutto: penso solamente che il nostro legame nella valuta unica vada cancellato e che i rapporti bilaterali e nell’Unione Europea debbano essere basati sul principio di reciproca amicizia e rispetto, e non su principi di sostanziale sudditanza.
Tra l’altro quanto sopra detto per l’Italia non vale solo per essa, ma vale sostanzialmente per TUTTE le nazioni europee. Il trascinamento dell’attuale crisi senza azioni risolutive, portera’ masse crescenti delle popolazioni europee a “capire” le cause fondamentali della crisi stessa, ed e’ scontato che cio’ si tradurra’ in aperta ostilita’ inter-europea tra nazioni. Cio’ va evitato e l’unico modo per fare cio’ e’ rimuovere la causa degli squilibri: la rigidita’ valutaria.
Reputo sia del tutto fuori luogo fare “minestroni” tra quanto sopra (la questione EURO) e gli storici problemi di casa nostra (anarchia politica, presenza massiva di parassiti, burocrazia invasiva, spesa pubblica enorme ed inefficiente, elevata tassazione, mancanza di coesione sociale e territoriale, etc).
Abbiamo tanti difetti, abbiamo chiaro che NESSUNO all’estero ce li risolve (al piu’ li aggravano), per cui dobbiamo abituarci all’idea che se con questi difetti e problemi non vogliamo conviverci, dobbiamo agire, e farlo noi soltanto.
Personalmente, credo di essere stato la sola persona in Italia ad aver fatto un Piano d’Azione sull’Intera Spesa Pubblica Italiana, spiegando (coi miei limiti) con un discreto detteglio come agire complessivamente e chi colpire.









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