spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

sabato 6 luglio 2013

CONSUMI PER GLI ITALIANI AL MINIMO NEGLI ULTIMO 15 ANNI.

Consumi: gli italiani danno l'addio alla dolce vita.




È il dato peggiore degli ultimi 15 anni. Associazioni di categoria preoccupate dall'aumento dell'Iva.
Cibo: si va sempre più spesso all'hard discount.

Tanto tuonò che alla fine piovve. Dopo i ripetuti allarmi lanciati dalle associazioni di categoria e dei consumatori, la conferma ufficiale del crollo dei consumi in Italia arriva dai dati dell'Istat che registrano la caduta più forte dall'inizio delle nuove serie storiche avviate 15 anni fa: -2,8%, cioè 2.419 euro al mese in valori correnti. La spesa, inoltre, aggiunge l'istituto, è diminuita anche in termini reali.
E purtroppo non è finita. "Se non ci sarà una svolta di politica economica, alla fine del 2013 avremo perso altri 17 miliardi sul 2012, portando ad oltre 60 miliardi la diminuzione rispetto al 2007, anno precedente alla crisi", avverte la Confesercenti, che già nelle scorse settimane aveva puntato il dito contro l'aumento dell'Iva al 22%, previsto il primo luglio e poi slittato a ottobre, che potrebbe deprimere ulteriormente i consumi.



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Non solo. Secondo la Cgia di Mestre ad essere più colpiti dal balzello saranno soprattutto le famiglie più numerose e a reddito basso: stando ai calcoli dell'associazione degli artigiani, infatti, si attesterebbe allo 0,34% su un reddito annuo di 15.000 euro (e due figli a carico), mentre diminuirebbe fino a toccare lo 0,31% su un reddito di 55.000 euro.
Che gli italiani abbiano cominciato a centellinare le spese di giorno in giorno, lo si evince anche dai dati dell'ultimo Osservatorio sul credito al dettaglio realizzato di recente da CRIF, Assofin e Prometeia, che accende i riflettori sul crollo delle erogazioni di prestiti al consumo: -11,7% nel 2012 e -5,9% nel primo trimestre di quest'anno.
Colpa delle politiche di offerta di credito alle famiglie , che, a causa dell'aumentata rischiosità e dei più stringenti requisiti di capitale, si è fatta sempre più selettiva, mentre la debolezza del contesto economico e il più generale clima di sfiducia ha indotto gli italiani a rimandare i consumi, soprattutto quelli a valore elevato.
Diverso, invece, è il discorso per il cibo: la spesa alimentare rimane sostanzialmente stabile e passa da 477 a 468 euro nel 2012, scrive l'Istat, "anche grazie alle strategie di contenimento dei costi messe in atto dalle famiglie per fronteggiare l'aumento dei prezzi": si comprano prodotti di qualità inferiore o in minori quantità e si fa più spesso la spesa all'hard discount (dal 10,5% del 2011 al 12,3% del 2012).
Il calo più accentuato, infatti, si registra nella spesa non alimentare che cala del 3% portandosi di nuovo sotto i 2.000 euro mensili. Segno che gli italiani stanno cominciando ad abbassare il loro tenore di vita, peggiorando quel life style invidiato da tutto il mondo.
Qualche esempio: nel 2012, in genere, si è rinunciato ad acquistare un paio di scarpe nuove (-10,3% il calo delle spese per abbigliamento e calzature), ad arredare la propria casa (-8,8% nel segmento arredamenti, elettrodomestici e servizi), ma anche ad andare in palestra o a teatro (-5,4% le spese per il tempo libero), mentre per spostarsi con l'auto e riscaldarsi, a causa dell'aumento dei prezzi dei combustibili, si è speso il 3,9% in più rispetto al 2011.
Se continua così, insomma, la dolce vita sarà un lusso per pochi.