spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

sabato 20 luglio 2013

LA DISTANZA DALLA FED

Big Ben non dice stop

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Ieri si è svolta una nuova audizione del presidente della Federal Reserve davanti al Congresso degli Stati Uniti, un appuntamento che si ripete due volte l’anno e che negli ultimi 3 ha segnato quasi plasticamente la distanza tra la politica e la “tecnica” della banca centrale degli Stati Uniti. Da quando la Fed è impegnata nei Quantitative Easing, infatti, l’occasione della presenza di Bernanke diventa una sorta di tiro al piccione in cui i Repubblicani – e Bernanke proviene da quell’area politica – attaccano il capo della Fedaccusandolo di aver ridotto il dollaro a carta straccia.
In genere Bernanke si è difeso rispettando il galateo istituzionale,  sebbene le domande rispecchiassero spesso l’ignoranza di molti membri del Congresso anche rispetto all’ “Econ 101″, come viene chiamato nelle università americane il primo esame di economia. Anche questa volta domande ingenue si sono affacciate nel dibattito, rintuzzate da risposte accademicamente sarcastiche. Ad esempio, quando gli è stato chiesto se la Fed stesse stampando moneta, Bernanke ha ironicamente risposto “non letteralmente”. “Elicottero Ben” si è poi tolto un sassolino dalla scarpa quando ha ricordato che “alcuni – e il riferimento era proprio ai parlamentari repubblicani – hanno sostenuto ogni giorno negli ultimi anni che sarebbe arrivata l’iperinflazione, ma l’inflazione è ancora all’1%”, ben al di qua del target della Fed.
Ma questa volta però il presidente del consiglio dei governatori ha sfoderato anche un discorso fortemente politico e quindi più interessante. In primo luogo Bernanke ha difeso i Quantitative Easing sostenendo che essi hanno aiutato non solo Wall Street, ma anche “Main Street”, l’economia reale. Affermazione però in aperta contraddizione con quanto successivamente sostenuto dallo stesso capo della Fed, secondo il quale i QE non si fermeranno necessariamente – come previsto in passato – quando il tasso di disoccupazione scenderà sotto il 6,5%. Difatti il calo della disoccupazione USA è in parte dovuto al fatto che gli scoraggiati non si iscrivono più alle liste di disoccupazione. La conferma viene dal dato della forza lavoro che presenta un andamento debole.
Bernanke ha poi sferrato un vero e proprio attacco allo stesso Congresso, dicendo a chiare lettere che la politica fiscale imposta dalla maggioranza repubblicana al Presidente è la causa del debole recupero dell’economia americana. In altre parole Bernanke ha ammesso che la politica monetaria non può molto contro la disoccupazione, sebbene sia parte del mandato della Fed. Nonostante ciò i QE continueranno per combattere la disoccupazione. In realtà, come tutti sanno, stanno combattendo la depressione di Wall Street che infatti ieri ha festeggiato. Da questo punto di vista le preoccupazioni per un ripetersi delle condizioni che hanno portato alla bolla finanziaria che ha causato la crisi non sono campate in aria, ma il problema non è tanto la Fed che certo non può alzare i tassi di interesse mentre l’economia è debole, quanto la liberalizzazione della finanza che nessuno mette in discussione, a partire proprio da chi vuole addossare a Bernanke la colpa del prossimo crack.
Come sempre, da europei, non possiamo che constatare la distanza che ci separa dagli Stati Uniti. Corrette o meno che siano le politiche della Fed, la banca centrale americana parla della disoccupazione come una piaga, mentre quella europea quasi se ne compiace, gustandosi il conseguente abbattimento dei salari in nome di una sempre più controproducente corsa alla competitività.
Nel 1933 i problemi non erano molto diversi. Non esisteva il termine “Quantitative Easing” ma anche allora si credeva che aumentare la quantità di moneta avesse effetti espansivi (ed inflattivi). Keynes scrisse al presidente Roosevelt ironizzando contro coloro che pensavano di poter “ingrassare comprando una cintura più grande” e invitando il presidente USA a gettarsi a capo fitto nella spesa pubblica diretta da parte del governo. Cosa che FDR fece, salvando l’America, e il capitalismo, dai capitalisti.