spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 11 luglio 2013

LA GERMANIA E LA CRISI ECONOMICA EUROPEA

Come la Germania ha vinto nella crisi europea (e perché i suoi successi potrebbero essere effimeri)

Deutschland uber alles... ma potrebbe durare poco  - Un articolo pubblicato su Foreign Affairs riassume (pur con qualche vena di ammirazione) il "miracolo" dell'economia tedesca, ma spiega anche una delle condizioni necessarie su cui si fonda l'attuale performance di successo del modello tedesco: la sconfitta del resto d'Europa. Nelle conclusioni gli autori ricordano come un successo del genere sia minato alla base e che, senza un riaggiustamento a cui la Germania stessa deve contribuire, sarà un fallimento per tutti. Anche perché già ora l'economia tedesca mostra segni di peggioramento.



di Alexander Reisenbichler e Kimberly J. Morgan
20 giugno 2013
Traduzione di Henry Tougha
 
Abstract
Sebbene il senso comune ritenga che il successo della Germania sia la meritata ricompensa di una gestione economica rigorosa, in realtà il paese deve molte delle sue fortune alla crisi dell'Eurozona. Immigrati e denaro stanno affluendo verso la Germania dal resto d'Europa, nel tentativo di fuggire alle crude condizioni che la Merkel e i tecnocrati europei hanno contribuito a creare con la loro linea dura sull'austerità, le riforme strutturali e la stabilità dei prezzi.

La cancelliera tedesca Angela Merkel dev'essere davvero in un umore da festa. Non solo l'economia tedesca è uscita dalla crisi finanziaria del 2008-9 - con un'industria dell'export rivitalizzata e una disoccupazione molto bassa - ma l'ha fatto mentre la maggior parte delle altre economie europee sta ancora annaspando. Mentre altri paesi vedono solamente difficoltà economiche nel loro futuro, la Germania gode dell'immigrazione di lavoratori specializzati, del basso costo del debito, di un budget perfettamente bilanciato, e un mercato immobiliare in crescita. Tutto ciò è ottimo per l'economia tedesca - e per la Merkel, che è in lista per la rielezione a settembre.

Il senso comune crede che il successo della Germania sia la meritata ricompensa di una gestione economica rigorosa. Tuttavia il conservatorismo fiscale e le riforme strutturali da sole non spiegano la crescita tedesca fortemente spinta dall'export, la quale, in realtà, è soprattutto il risultato di azioni nei rapporti commerciali e nel mercato del lavoro, che hanno rilanciato l'industria tedesca. Il paese deve infatti molto del suo rilancio economico alle specifiche condizioni strutturali dell'Unione Monetaria Europea e addirittura alle ripercussioni finanziarie e sul lavoro della crisi dell'Eurozona. Immigrati e denaro stanno affluendo verso la Germania dal resto d'Europa, nel tentativo di sfuggire alle dure condizioni che la Merkel e i tecnocrati europei hanno contribuito a creare con la loro linea dura sull'austerità, le riforme strutturali e la stabilità dei prezzi.

La spinta della Merkel per l'austerità è una scommessa rischiosa. Sebbene infatti sembri funzionare a vantaggio della Germania, essa ha fallito il compito di risollevare l'Europa colpita dalla recessione. Eppure la Germania beneficierebbe di un'Europa economicamente sana, verso la quale esporta circa il 40% dei suoi prodotti. Già adesso, case automobilistiche come la Daimler e la Volkswagen stanno iniziando a preoccuparsi per la debolezza delle vendite verso l'Europa. Un'Eurozona che si sta sgretolando, infatti, minaccia l'esistenza stessa dell'unione monetaria e rende l'economia tedesca pericolosamente dipendente dalla domanda che proviene dai mercati dei paesi emergenti. Un più chiaro riconoscimento di questi punti di vulnerabilità - e dei modi in cui l'economia tedesca ha beneficiato delle condizioni attuali - dovrebbe spingere i politici tedeschi a finirla con l'austerità ed iniziare con politiche più orientate alla crescita per il resto d'Europa.

MITO E MIRACOLO

Le risposte sul perché l'economia tedesca vada bene mentre le altre economie europee arrancano, solitamente riguardano le politiche del governo e la "stretta della cinghia" effettuata negli scorsi dieci anni. Le riforme Hartz dei primi anni '2000 - una serie di misure sul welfare ed il mercato del lavoro che hanno tagliato le prestazioni e reso più facile per le imprese creare posti di lavoro, poco protetti e spesso precari - si può dire abbiano ridotto il costo del lavoro ed incoraggiato più persone a lavorare. Nel frattempo, la morigeratezza fiscale, imposta dalla costituzione tedesca, sembra aver sottoscritto la buona performance economica della Germania. I politici tedeschi, a loro volta, hanno predicato l'austerità e le riforme strutturali del mercato del lavoro come modello per gli altri paesi europei, affinché potenzino la loro competitività, crescita e occupazione.

Tuttavia le fonti del successo economico tedesco non stanno, in ultima analisi, nelle riforme del mercato del lavoro e nel conservatorismo fiscale, ma in un processo durato un  decennio di aggiustamento delle relazioni commerciali e lavorative associato con la posizione della Germania entro l'unione monetaria. Molto prima delle riforme Hartz, le imprese manufatturiere tedesche, sfidate dalla crescita della competizione globale, hanno iniziato ad imporre restrizioni salariali e aggiustamenti degli orari di lavoro e delle paghe,  mentre assicuravano i posti di lavoro ai lavoratori più specializzati. Con il riluttante consenso dei sindacati, le imprese hanno sviluppato una serie di strumenti di flessibilizzazione che gli hanno permesso di manipolare orari di lavoro e salari secondo le loro necessità, piuttosto che toccare la tutela del posto di lavoro. Le imprese sono riuscite così a scambiare la sicurezza dell'impiego con molte altre concessioni. E possono ora salvaguardare i loro investimenti in lavoratori specializzati - ad esempio tagliando per un periodo salari ed orari - anziché ridurre il personale quando la produzione declina. Queste innovazioni hanno aumentato la produttività, ridotto i costi, dato alle imprese spazi di manovra durante la recente crisi ed in generale rafforzato l'industria tedesca, che diventa così nuovamente ammirata nel mondo.

In aggiunta, la Germania è riuscita a sfruttare la sua posizione entro l'unione monetaria per rafforzare il suo export. Date le sue istituzioni di contrattazione collettiva ben coordinate, la Germania ha avuto un chiaro vantaggio sugli altri paesi europei riducendo i salari in tutta l'industria. Questa forma di svalutazione interna - l'equivalente della svalutazione della moneta ma ottenuta deprimendo i salari - ha gettato le basi di un boom dell'export e reso l'economia tedesca più competitiva delle altre nell'Eurozona. Un Euro relativamente debole a confronto di quanto sarebbe in periodi economicamente più floridi - o di quanto sarebbe il marco tedesco - ha sostenuto ulteriormente l'export tedesco. Un'altra benedizione per gli esportatori tedeschi è stata una Banca Centrale Europea su misura tedesca, data la loro ossessione per la bassa inflazione e la stabilità dei prezzi.

Mettendo insieme  questi aggiustamenti delle relazioni commerciali e del lavoro con la posizione della Germania nell'Eurozona, e con la crescente domanda di beni di alta qualità proveniente da economie emergenti come la Cina, tutti questi aspetti hanno aiutato la Germania ad aumentare export ed occupazione. E sebbene l'export sia sceso un po' lo scorso anno, le imprese di export hanno mantenuto la loro competitività complessiva, come confermato da un recente studio del World Economic Forum.

Ma la Merkel sembra avere anche altri assi nella manica. Il primo è l'involontario e inatteso boom del mercato immobiliare, che è alimentato dalla crisi del debito in Europa. Fino ad ora, il mercato immobiliare tedesco non era stato particolarmente interessante per gli investitori, i prezzi delle case erano rimasti stagnanti negli ultimi decenni. Tuttavia, la recente crisi del debito ha stimolato gli investimenti in beni immobili in Germania, percepiti come "beni rifugio" per gli investimenti in tempi di incertezza economica e bassi tassi d'interesse. Anche i lavoratori tedeschi sono più invogliati a comprare casa, poiché hanno mantenuto il lavoro durante la crisi e stanno ricevendo moderati aumenti di stipendio. L'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo calcola che i prezzi delle case siano aumentati del 5,4% nel 2011 - e anche di più nelle maggiori città. Questa tendenza si è riversata nell'economia reale, con un sostanzioso aumento delle attività edilizie negli anni recenti (4,4% nel 2011 e 4,2% nel 2012).

Il secondo asso nella manica della Merkel è che lo status della Germania come "porto sicuro" ha aumentato le possibilità del paese di prendere a prestito denaro a tassi d'interesse molto bassi (a volte anche negativi) durante la crisi del debito. In cerca di investimenti sicuri, gli investitori si riversano a comprare obbligazioni del debito pubblico tedesco. Secondo il Kiel Institute per l'Economia Mondiale, un gruppo di esperti tedeschi, il gioco al rialzo delle obbligazioni tedesche ha permesso al governo federale di risparmiare circa 80 miliardi di euro tra il 2009 ed il 2013 (facendo il confronto con i tassi d'interesse pre-crisi), il che ora - assieme ad un gettito fiscale da record - contribuisce a migliorare i conti tedeschi e a stabilizzare il suo debito pubblico.

Inoltre, dopo decenni di carenza di lavoratori specializzati per il settore manufatturiero, e di una società che invecchiava e si riduceva, minacciando la sostenibilità del welfare, la crisi del debito ha stimolato un afflusso di immigrati ad alta specializzazione dai paesi messi in ginocchio dalla crisi - questo è il terzo asso nella manica della Merkel. Questa impennata dell'immigrazione è la cosa più sorprendente, se si considera la reputazione della Germania di paese poco accogliente verso gli immigrati (come riassunto molto succintamente dall'osservazione della Merkel nel 2010, che il multiculturalismo aveva "totalmente fallito"). Gli Uffici Statistici Federali tedeschi stimano per il 2012 un'immigrazione netta di circa 370.000 persone - un numero visto l'ultima volta vent'anni fa. Dopo otto anni di contrazione, la popolazione tedesca sta tornando ad aumentare.

UN GIOCO RISCHIOSO

In breve, per adesso la Germania si gode il migliore dei mondi possibili - un settore manufatturiero competitivo e bassa disoccupazione, un costo del denaro minimo sui mercati finanziari, un bilancio in pareggio, un boom del mercato immobiliare, e forza lavoro specializzata dagli altri paesi - mentre molte altre economie avanzate stanno soffrendo un declino della competitività ed una disoccupazione esponenziale (Francia), alti costi del debito (tutta la periferia dell'Eurozona), l'incapacità di stare nei parametri di deficit (Francia e Spagna), un mercato del lavoro dove mancano le competenze necessarie (gli Stati Uniti), e le ripercussioni di bolle immobiliari (Irlanda e Spagna). Con dei dati di consenso crescenti, ci sono buone prospettive per la Merkel nelle prossime elezioni, anche se i commentatori di tutto lo spettro politico (e molti cittadini europei) detestano il suo programma di austerità, che ha facilitato il successo economico tedesco - per quanto pericolosamente.

Convincere la Merkel a guardare le crepe nelle basi economiche della Germania e a porre fine al conservatorismo fiscale tedesco, sarà un arduo compito. Ma un modello di export che si affida troppo ai mercati emergenti, con una domanda interna debole, e un'Eurozona in via di disfacimento, potrebbe travolgere e distruggere tutta l'unione monetaria e lo stesso "miracolo" tedesco. L'idea che l'austerità abbia contribuito al successo economico tedesco fin dal dopoguerra è in gran voga nel mainstream economico. Considerata la scarsa popolarità del confuso piano per terminare l'austerità proposto da Peer Steinbrück (dell'SPD), l'avversario della Merkel alle elezioni, la Merkel non ha molte ragioni per cambiare le sue posizioni sull'austerità, né a casa né verso l'estero. Steinbrück ha scarse possibilità di vittoria, dopotutto, considerate le numerose gaffe politiche e la sua incapacità a comunicare un'alternativa di centrosinistra per l'Europa e la Germania.

Ciononostante, smetterla con l'austerità è necessario per aiutare l'Eurozona a riprendersi e generare una crescita sostenibile. I leader europei avrebbero più tempo per affrontare i loro gravi problemi, tra cui la sfida di continuare a tenere assieme modelli molto diversi di capitalismo e livelli divergenti di competitività. Le principali riforme istituzionali a livello europeo, tra cui la decisione se portare avanti l'integrazione economica oppure fare un passo indietro, richiedono un'intensa contrattazione. I paesi colpiti dalla recessione hanno bisogno di ritrovare un loro percorso per aumentare la competitività. Tutti questi passi richiedono tempo, un bene molto scarso, viste le tremende condizioni dei paesi gravati dalla crisi del debito. Un tale cambiamento politico aiuterebbe a stabilizzare un'Europa afflitta dalla crisi e darebbe il segnale che la Germania si impegna a risolvere i problemi sistemici del continente anziché continuare a tirare avanti in qualche modo.
Il percorso che la Merkel si trova davanti è precario. Sebbene la Germania possa sembrare isolata da ciò che accade nel resto dell'Eurozona, uno sguardo più attento rivela la fragilità di questo gigante dell'export. La Merkel è avvertita. Se continua a voler mantenere vivo il miracolo tedesco, deve dare una mano a risollevare il resto d'Europa. La Merkel dovrà permettere una riduzione dell'austerità nell'Eurozona e politiche che generino più spesa, sia in Germania che all'estero. Il rallentamento dell'economia tedesca negli ultimi due trimestri e le previsioni pessimistiche sulla crescita dovrebbero essere dei segnali d'allerta che costringono la Merkel a decidersi per questi cambiamenti. In caso contrario, la Germania potrebbe tornare presto il "malato" d'Europa.


ALEXANDER REISENBICHLER è studente di dottorato in scienze politiche alla George Washington University.
 
KIMBERLY J. MORGAN è professore di scienze politiche e affari internazionali alla George Washington University.