spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

lunedì 22 luglio 2013

LA TRATTATIVA STATO-MAFIA

Stato-Mafia, una lunga trattativa

di Rosella Guadagnini










Palermo. Il generale Mario Mori assiste impassibile alla sentenza di assoluzione del processo sulla Trattativa Stato-mafia, che lo vede imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, a causa della mancata cattura del boss Bernardo Provenzano. Uno sguardo veloce, appena un mezzo sorriso, prima di abbandonare il Palazzo di Giustizia. E’ il 17 luglio del 2013. Cosi’ raccontano le cronache, così lo ricorderemo.



La sentenza di  Palermo rappresenta solo uno dei capitoli di una storia più grande, che ora viene ripercorsa, nei suoi nodi principali, in un documentato libro di Giovanni Fasanella, intitolato “Una lunga Trattativa”, appena edito da Chiarelettere.
Fasanella è considerato uno dei più equilibrati esperti di quell’area che va dai servizi segreti al malaffare politico. Stavolta è riuscito a far convivere la cronaca in ‘presa diretta’ con lo sguardo a 360 gradi, ricostruendo con pazienza quella serie di attentati, lettere minatorie, assassini, esplosioni, depistaggi, intercettazioni, ricatti che costituiscono il materiale della cronaca dei nostri giorni e dei processi.

Una sorta di storia d’Italia, vista sotto il profilo della mafia che va dall’Unità alla Seconda Repubblica, in cui si mescolano il ruolo di servizi segreti deviati e no, mafia e ‘ndrangheta, massonerie e intelligence straniere, consegnando ai lettori l’immagine di un Paese “a sovranità limitata” sin dai suoi albori. Tra i periodi più interessanti, quello delle stragi del 1992-1993, “quando -scrive Fasanella- Cosa nostra, area grigia siciliana, logge massoniche deviate” erano “in subbuglio” come tutto “il doppiofondo della Prima Repubblica”, mentre gli Usa” soffiavano sul fuoco della “rivoluzione giudiziaria, perché ritenevano necessario un ricambio delle classi dirigenti italiane”.

“Non basta la verità giudiziaria”, dice Fasanella. Nel mare di accuse e veleni “che continuano a inquinare i processi in corso sulla trattativa Stato-mafia, con particolare riferimento alle morti di Falcone e Borsellino, che hanno addirittura coinvolto, sebbene indirettamente, il presidente della Repubblica, è necessario provare a spostare l’angolo visuale e fare un passo indietro”. La storia ci viene in aiuto per capire che cosa sta succedendo. “La partita è troppo grossa perché possa rimanere nelle aule di un tribunale”. In gioco è la Repubblica italiana, il nostro Stato. Nati entrambi “con l’appoggio fondamentale della mafia”.

Ne è trascorso di tempo dalla vittoriosa cavalcata di Garibaldi, aiutato dai picciotti siciliani, durante la spedizione del 1860; ci sono poi gli omicidi impuniti d’inizio secolo, che contaminano il tessuto economico-finanziario; l’alleanza col fascismo, che si limita a contrastare la manovalanza armata. Successivo è il patto di sangue con gli angloamericani nel 1943 per indirizzare la pace, seguito dagli assassinii e dalle stragi del dopoguerra, perché la sinistra non avesse il sopravvento al Sud, fino alle vicende oggetto degli attuali processi.

“Difficile ammetterlo -sostiene Fasanella- ma la mafia è stata una risorsa decisiva per lo Stato italiano, sin dai suoi albori unitari, offrendo appoggio, anche militare, a chi vigilava sul controllo ‘democratico’ del Paese e, talora, anche a chi sosteneva perfino veri e propri disegni eversivi. La magistratura non ce la può fare da sola a spaccare questa crosta spessa di bugie, inganni e depistaggi pilotati. In nome della pace e di una ragione che di Stato ha ben poco. Una pace insanguinata. Per la difesa di interessi internazionali, per il controllo del Mediterraneo”. Una tragica partita a scacchi che vede gli italiani, di volta in volta, spettatori passivi, collaboratori interessati o eroi coraggiosi. Fino alla morte.

fonte http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/18/rossella-guadagnini-stato-mafia-una-lunga-trattativa/