spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 3 settembre 2013

LO SCISSIONISMO É TUTT’ALTRO CHE MORTO IN ITALIA

Piccola riflessione sulla notizia del referendum autogestito da un movimento scissionista del Trentino



 
di  Gianluca Dipierri
   03.09.2013, ore 21,30




Che la cosa sia giustificabile o meno non sta a me giudicarlo, posso dire soltanto che non è una cosa  condivisibile in quanto il sacrificio di molti italiani per unificare l’Italia durante la 1° guerra mondiale sarà vanificato.
Tuttavia vorrei spingere oltre la riflessione agganciandomi al tema degli Stati Uniti d’Europa visto da molti come l’unico modo per risolvere l’attuale crisi dell’eurozona. Tralasciano i moltissimi e noiosissimi (per alcuni) contributi che la teoria economica suggerisce di fare in Europa, attraverso tesi e posizioni argomentate dai massimi economisti internazionali, vorrei spostare di più l’attenzione sul punto di vista sociale ed culturale della questione.
Il Trentino Alto-Adige rappresenta una regione che diciamo la verità di Italia ha veramente poco. A dimostrazione di tutto ciò in Trentino c’è il bilinguismo, è una regione a Statuto speciale, le province di Trento e Bolzano sono autonome, ci sono minoranze linguistiche diffuse e inoltre vediamo palesemente che il loro cognomi non hanno nulla a che vedere con l’italiano. Ora il punto è questo, se l’Italia fosse davvero una felicissima unione fiscale e monetaria da più di 150 anni, allora di questi movimenti scissionisti non ne dovremmo sentire neanche parlare.
Ma ahimè non è il solo, sono 20 anni ormai che le “camice verdi” (per i non udenti, la Lega Nord) sono una realtà politica affermata che hanno in mente tutt’altro che l’unione politica dell’Italia. Diciamo anche il sud per molti anni ha tirato avanti grazie ai trasferimenti fiscali dal nord finché qualcuno del nord ha messo in discussione il sistema stesso. Ora spostiamo il ragionamento all’intera Europa. La teoria delle Aree Valutarie Ottimali (AVO) ci dice che una unione monetaria per poter funzionare senza problemi ci devono essere:

Flessibilità dei prezzi e dei salari
Mobilità interregionale del lavoro
Diversificazione produttiva
Integrazione fiscale (trasferimenti fiscali automatici da una regione ad un’altra per assorbile shock economici asimmetrici)
Convergenza dei tassi d’ inflazione

In Italia l’unione monetaria ha funzionato perché rispettava quasi tutti i requisiti dell’ AVO. La perfetta convergenza dei tassi d’inflazione è l’unica cosa che è stata mai raggiunta. Anche se la perfetta convergenza dei prezzi non c’è mai stata i trasferimenti fiscali, la mobilità del lavoro e il resto hanno permesso nel complesso il funzionamento dell’unione monetaria.
Ora come si può notare l’Europa stranamente non ha a parte la diversificazione produttiva, nessuno di questi requisiti pur adottando la moneta unica ragion per cui gran parte della crisi può essere spiegata attraverso a questo non indifferente contributo della teoria economica. Quindi mettiamo l’ipotetico caso che l’Europa riesca a diventare un’AVO (cosa peraltro molto difficile visto che la perfetta mobilità del lavoro in tutta Europa sarà sempre ostacolata da barriere culturali tipo la lingua ecc., molto difficile anche che si riescano a raggiungere accordi nel bilancio federale per trasferimenti automatici vedi l’articolo di Sapir  http://vocidallestero.blogspot.it/2012/11/il-costo-del-federalismo-nelleurozona.html  cercando di vedere l’Europa come una grande Italia.
I paesi periferici, esattamente come il sud Italia, saranno costretti ad essere aiutati dai paesi del centro per eliminare i gap  presenti tra le diverse economie e in più ci sarà un nel bilancio federale un meccanismo automatico di trasferimenti per riequilibrare gli shock economici asimmetrici. Ad esempio per ogni euro di Pil che uno Stato perde a causa della recessione, 30 centesimi vengono compensati dal bilancio federale attraverso minori imposte, ammortizzatori sociali ecc ecc. Inoltre si assegna espressamente al governo federale il compito di trasferire ricchezza dalle regioni più "ricche" a quelle più "povere" in modo da garantire a queste ultime di godere di un analogo livello di servizi pubblici pur con analoghe aliquote di tassazione.
Mettiamo l’ipotesi che il tutto funzioni egregiamente, dopo un po’ di tempo si sveglia qualche tedesco  dicendo che non è più disposto a pagare  per i greci, per gli spagnoli o per gli  italiani. Così facendo in Europa c’è il serio rischio, come la storia dimostra, che nascono le nuove “camice brune” (Bagnai 2012). Ora se un lombardo o un veneto si è scocciato di pagare per un calabrese, come si può sperare che il tedesco (che tra l’altro si è già scocciato pur non avendo pagato quello che teoricamente gli spetta per mandare avanti la baracca come ci mostra  Sapir nel suo articolo), come possiamo sperare che un tedesco o un olandese non si stanchi di pagare per un greco, uno spagnolo o un italiano? Se non tutti gli Italiani si sentono cittadini italiani, come possiamo sperare che in Europa tutti si sentano e si sentiranno cittadini europei? 

Fonte notizia
http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201309021212404048&chkAgenzie=ITALIAOGGI&sez=newsPP&titolo=Via+l%27Alto+Adige+dall%27Italia.+Parte+il+referendum