spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 20 giugno 2013

"Alternative für Deutschland", gli euroscettici tedeschi.

Tutti contro "Alternative für Deutschland"









La nuova formazione euro-critica fa discutere e 5 economisti di primo piano, sulla progressista ed euroentusiasta Süddeutsche Zeitung, lanciano un attacco al leader di AfD: le sue proposte non sono credibili, la Germania non puo' affondare la moneta unica. Da Süddeutsche Zeitung

Nel dibattito sul futuro della moneta unica, 5 noti economisti si rivolgono al nuovo partito "Alternative für Deutschland" e al suo leader: non è possibile sciogliere l'unione monetaria in modo ordinato e razionale.

Di Marcel Fratzscher, Clemens Fuest, Hans Peter Grüner, Michael Hüther und Jörg Rocholl

L'unione monetaria, dopo tre anni di intensa gestione della crisi, si trova ancora in una situazione difficile. L'aggiustamento richiesto è enorme, e le riforme necessarie non sono state ancora completate. La situazione economica è critica a causa dell'elevata disoccupazione c'è grande instabilità politica. Con la fase di debolezza economica francese si apre un nuovo fronte, soprattutto se la politica non sarà capace di reagire in maniera rapida e adeguata. La politica anti-crisi fino ad ora è riuscita a comprare tempo per il necessario aggiustamento. L'unione bancaria per ora resta un grande cantiere. In queste condizioni è naturale e opportuno che nel nostro paese - almeno prima di una elezione federale - si discuta sul futuro dell'Europa e della moneta unica.

A causa dell'incertezza, alcune forze politiche in Germania, Italia ed altri paesi, chiedono l'uscita dall'unione monetaria del sud-Europa, oppure il ritorno ad un sistema di monete nazionali. Questa posizione è condivisa anche da alcuni membri della nostra professione.

Noi la consideriamo una strada sbagliata, e chiediamo di preservare l'unione monetaria nella sua composizione attuale. Riteniamo che alle carenze istituzionali emerse nel corso della crisi, sarà necessario trovare una soluzione con un programma di riforme radicali. Siamo convinti che l'integrità dell'Eurozona sia la strada migliore per garantire all'Europa e alla Germania benessere e stabilità.

E' necessario superare le difficoltà

Per superare la crisi dell'Eurozona è necessario vincere 3 sfide. Primo, i paesi della periferia hanno bisogno di una prospettiva di crescita e di maggiore competitività. Secondo, in questi paesi molte banche, imprese e famiglie hanno un livello di indebitamento eccessivo. E' necessario riportare l'indebitamento ad un livello sostenibile. Terzo, è indispensabile introdurre i requisiti costituzionali e normativi per stabilizzare le finanze pubbliche e private, e permettere a tutti gli stati membri di sfruttare i vantaggi dell'unione monetaria.

L'uscita dall'Eurozona (temporanea o definitiva) di alcuni paesi fortemente indebitati  avrebbe sicuramente il vantaggio di accelerare il necessario aggiustamento dei prezzi. Ma a questo possibile vantaggio, corrispondono una serie di conseguenze negative. Da un lato, la svalutazione causerebbe il default sulle obbligazioni denominate in Euro, sia pubbliche che private. Il difficile accesso al mercato internazionale dei capitali porterebbe ad un collasso economico dei paesi in crisi, come suggerisce l'esperienza fatta in passato con altri casi di ristrutturazione. Per diversi anni avremmo un ulteriore aumento della disoccupazione e un peggioramento dei problemi sociali ed economici.

Anche la Germania non sfuggirebbe ad una tale crisi

Inoltre, con l'uscita dall'Euro, le indispensabili riforme economiche si fermerebbero. Cosi' ci insegna l'esperienza storica: le svalutazioni molto forti, a causa delle conseguenti perdite di reddito reale, di solito, vedono una rapida risposta della politica salariale nel tentativo di rispondere alla correzione. Le nuove valute avrebbero un'accettazione limitata e probabilmente dovrebbero essere stabilizzate con una politica di alti tassi di interesse, con un effetto di rafforzamento della crisi. Anche la Germania non si sottrarrebbe ad una tale crisi e pagherebbe un prezzo salato in termini di bassa crescita ed elevati costi finanziari, diretti e indiretti. I paesi della periferia, infatti, hanno un forte indebitamento verso l'estero. Si tratta di debiti fatti da imprese, famiglie, banche e dallo stato.

Oltre a questi debiti, ci sono anche i saldi Target all'interno dell'Eurosistema. E su questi la Germania sarebbe duramente colpita. Se i piani per l'uscita fossero resi noti, assisteremmo  ad una massiccia fuga di capitali verso la Germania, con una conseguente forte crescita dei saldi Target. Se si arrivasse ad una uscita, la BCE dovrebbe cancellare buona parte di questi crediti, con perdite enormi per la Bundesbank. Inoltre, le banche e le imprese tedesche hanno dei crediti molto elevati nei confronti dei paesi in crisi. Ci sarebbero perdite significative e una minaccia per la stabilità dell'economia tedesca.

Anche il piano per gestire l'uscita di alcuni paesi attraverso l'introduzione di una valuta parallela, che lentamente viene svalutata, non puo' funzionare. Il mercato dei capitali inizierebbe immediatamente a speculare sulla nuova valuta. Ci sarebbe una massiccia fuga di capitali, con costi sempre maggiori per il finanziamento delle famiglie, dello stato e delle imprese. Cio' porterebbe ad una ulteriore recessione e a condizioni sociali ancora peggiori nei paesi candidati all'uscita. Resterebbe solamente il controllo sui movimenti di capitale e il sostegno alla nuova valuta da parte della BCE. Ma il controllo sui movimenti di capitale dovrebbe esserci fin dall'inizio, e non alla fine delle trattative sull'uscita dall'unione monetaria. E' una proposta totalmente irrealistica. Inoltre, non è chiaro perché nei paesi coinvolti dovrebbe esserci la disponibilità ad usare una moneta piu' debole come valuta parallela. Storicamente ci sono stati numerosi casi in cui una moneta estera piu' forte ha messo all'angolo la moneta nazionale piu' debole, ed è diventata il solo mezzo di pagamento effettivo.

A tutto cio' si aggiungono le imprevedibili conseguenze politiche di una rottura dell'Euro. Non è chiaro se il mercato comune potrebbe sopravvivere ad un tale evento. In ogni caso è illusorio pensare che lo scioglimento dell'unione monetaria possa avvenire in maniera ordinata e razionale. I conflitti di interesse fra i partner, quando si dovrà discutere della rinuncia ai crediti o dei costi da sostenere, saranno troppo grandi, mentre la pressione dei mercati finanziari, in una situazione di transizione, sarebbe troppo forte. Vi è anche il rischio che la Germania possa essere considerata responsabile per il fallimento dell'unione monetaria, e finisca in una situazione di isolamento economico e politico.

L'alternativa alla dissoluzione consiste nel tentativo di superare la crisi preservando la moneta unica. Sarà un processo lungo e difficile, che richiederà dal lato della politica molta pazienza e disciplina. Sarà fondamentale ripristinare la competitività dei paesi in crisi, rendendo possibile una nuova fase di crescita. Poiché i prezzi e i salari non vengono definiti dal governo ma dalle parti sociali e dai mercati, non è possibile imporre un aggiustamento immediato, ma ci vorrà molto tempo. Tuttavia è possibile, come mostrano l'esempio irlandese e i progressi compiuti dagli altri paesi in crisi. Il tasso di cambio reale basato sul costo del lavoro per unità di prodotto - un indice rilevante per definire la competitività - in Grecia dal 2009 ad oggi è sceso del 20%.

Il superamento dell'eccesso di debito delle famiglie e delle imprese e il risanamento delle banche non sarà possibile senza insolvenze e ristrutturazioni. Cio' causerà incertezza sul mercato dei capitali e i creditori, anche in Germania, dovranno subire delle perdite. Le finanze pubbliche torneranno ad essere in salute solo se il consolidamento fiscale non viene ammorbidito e se i governi sapranno rispettare i rigidi vincoli di bilancio (come i limiti all'indebitamento in costituzione).

Una grande sfida

Affinché l'aggiustamento possa portare ad una stabilizzazione duratura della zona Euro, è importante dare nuovo slancio al progetto dell'unione bancaria (controllo bancario centrale, un processo comune per le ristrutturazioni bancarie), e fare in modo che in futuro la disciplina fiscale non sia minata dalla garanzia comune sul debito. Le nuove regole e le nuove istituzioni della zona Euro rappresentano un passo in avanti in questa direzione. Inoltre, l'Eurozona ha bisogno di una procedura credibile per le insolvenze pubbliche. Si tratta di un requisito fondamentale affinché in futuro i mercati finanziari possano disciplinare l'esercizio delle finanze pubbliche.

Non c'è alcun dubbio che il superamento della crisi e il mantenimento della zona Euro nella sua forma attuale siano una grande sfida. E' necessaria un'azione politica determinata, disciplinata e coordinata. La crisi è anche un'opportunità per correggere gli errori di progettazione della moneta unica e rafforzare l'impegno verso gli indispensabili requisiti europei e nazionali. Alcune importanti decisioni delle politiche anti-crisi ci incoraggiano in questa valutazione, la cui conferma dovrà tuttavia essere visibile nella loro esecuzione.

Certo, non c'è alcuna garanzia di un buon risultato. Ma questo non puo' essere un motivo valido per scegliere l'alternativa decisamente peggiore: lo scioglimento della moneta unica. I rischi politici ed economici e i costi ipotizzabili, non solo per la Germania, ma per tutta l'Europa, sarebbero in questo caso decisamente maggiori, sia nel breve che nel lungo periodo.