spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

martedì 2 luglio 2013

IL GOVERNO DEL DISFARE

Piano del lavoro? Non scherziamo


Con il suo "piano per il lavoro" il governo si conferma in grado più di disfare che di fare: dall’Imu, alla Tobin tax, all’Iva, agli F35, è tutto un rinvio in attesa di tempi migliori. Il "pezzo forte" del decreto è il ripristino sotto smentite spoglie della fiscalizzazione degli oneri sociali degli anni ’80 e ’90: ma l’esperienza passata è eloquente circa l’inefficacia di incentivi temporanei alle assunzioni.

di Tito Boeri, da Repubblica, 27 giungo 2013


La buona notizia è che da ieri gli annunci di roboanti “piani del lavoro” prossimi venturi dovrebbero essere finiti. I reiterati annunci di sgravi fiscali e contributivi sulle nuove assunzioni delle ultime settimane avevano spinto i datori di lavoro a rinviare le assunzioni in attesa di questi provvedimenti.Così facendo hanno preparato il terreno per sprechi di denaro pubblico, dato che queste assunzioni premiate dalla nuova normativa ci sarebbero state comunque, anche senza gli incentivi dello Stato.

La cattiva notizia è che gli unici provvedimenti davvero efficaci che sono stati varati ieri sono quelli che rimuovono una serie di oneri burocratici introdotti, per scoraggiare l’abuso della “flessibilità cattiva”, dalla legge 92. Quella che passerà ai posteri come la riforma Fornero del mercato del lavoro viene così modificata a meno di un anno dalla sua entrata in vigore. In questa scelta, il governo si conferma in grado più di disfare che di fare. Sembra trovare consenso al suo interno soprattutto nel rimettere mano a misure varate da esecutivi precedenti, come nel caso delle norme sulla pignorabilità della prima casa o di quelle sulle funzioni di Equitalia. Al di là del merito del disfare, non è certo tornando indietro che si danno quei segnali di svolta che gli investitori, i mercati e le famiglie si attendono oggi dalla politica economica in Italia.

Il piano per il lavoro ripristina sotto smentite spoglie la fiscalizzazione degli oneri sociali degli anni ’80 e ’90. La riduzione del 33 per cento del costo del lavoro corrisponde infatti alla somma dei contributi versati da datori di lavoro e dipendenti alle casse dell’Inps. Gli sgravi riguardano le sole assunzioni di persone con meno di 30 anni fino all’esaurimento delle risorse disponibili e possono avere una durata massima di 18 mesi. L’esperienza passata è eloquente circa l’inefficacia di incentivi temporanei alle assunzioni. Il bonus assunzioni del 2001, meno generoso di quello contemplato ieri dal governo, era costato molto più del previsto imponendo al governo di introdurre lotterie (i cosiddetti rubinetti) nella concessione del sussidio per evitare una voragine nei conti dello Stato. E quando c’è incertezza circa chi potrà davvero beneficiare degli sgravi, finiscono per fruirne solo i datori di lavoro che avrebbero assunto comunque. Difficile che un datore di lavoro decida di creare posti di lavoro a tempo indeterminato davvero aggiuntivi in virtù di un contributo pubblico che poi potrebbe non essere erogato.

I due miliardi spesi nel 2002 per i bonus assunzioni, alla prova dei fatti, non hanno creato posti di lavoro aggiuntivi, nonostante anche allora la legge mettesse una serie di paletti per evitare che i datori di lavoro utilizzassero i fondi per finanziare posti già creati. Non dissimile l’esperienza degli incentivi fiscali alla trasformazione di contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato (e alla stabilizzazione di contratti precari) introdotti pochi mesi fa, nell’ottobre 2012. I fondi disponibili sono stati esauriti in meno di un mese e stime preliminari (si veda il contributo di Bruno Anastasia su lavoce. info) ci dicono che 2/3 degli incentivi sono andati a imprese che avrebbero comunque assunto quei lavoratori. A Torino addirittura la totalità degli sgravi sarebbe andata a imprese che non hanno modificato le loro politiche del personale dopo il varo della legge.

Anche nel caso dei provvedimenti varati ieri, gli stanziamenti sono limitati. Si parla di circa 150 milioni all’anno per i prossimi 4 anni. Ai salari medi di giovani con meno di 30 anni, questo vuol dire circa 23.000 lavori che ogni anno fruiranno dell’incentivo. Per dare un’idea della portata dell’intervento, bene ricordare che oggi in Italia tra disoccupati, lavoratori scoraggiati, cassintegrati a zero ore e sottoccupati, ci sono più di 7 milioni di persone in condizioni di disagio occupazionale. Come si diceva prima, molto difficile che siano posti aggiuntivi. E i lavoratori assunti, soprattutto nelle piccole imprese, potrebbero venire licenziati non appena lo sgravio si interrompe, come evidenziato dall’esperienza della Spagna con provvedimenti di conversione di contractos temporales in contratti a tempo indeterminato. Come spiegano documenti ufficiali di governo e parti sociali iberiche, queste misure creano dei veri e propri caroselli in cui le imprese assumono lavoratori fino a quando durano gli aiuti, per poi licenziarli subito dopo e magari assumere altri lavoratori per fruire nuovamente degli incentivi.

L’esaurimento dei fondi disponibili potrebbe intervenire molto presto. Ogni mese in Italia ci sono circa 120.000 assunzioni di persone con meno di 30 anni. Questo significa che, anche senza contare il probabile incremento delle assunzioni subito dopo l’entrata in vigore del provvedimento, i fondi potrebbero venire esauriti in meno di una settimana. Forse per questo il governo ha pensato di introdurre requisiti aggiuntivi: i beneficiari devono essere disoccupati da almeno sei mesi oppure avere solo la licenza media oppure ancora devono venire da famiglie monoreddito. Al di là della natura più o meno discutibile di alcune di queste restrizioni, ci vorranno controlli accurati (dunque burocrazia) per verificare il rispetto di questi requisiti.

Il governo poteva essere più coraggioso nel varare riforme a costo zero per le casse dello Stato, ad esempio introducendo quel canale di ingresso alternativo al precariato che la legge 92 non ha saputo definire. Poteva anche stabilire per legge che i lavoratori esodati possono cominciare a ricevere almeno la pensione integrativa, una misura a costo zero per le casse dello Stato e importante per il futuro della previdenza complementare.

Si potevano anche definire delle priorità nella destinazione delle poche risorse disponibili e in quelle che, speriamo, arriveranno dalla spending review, se mai si inizierà a farla sul serio. Ad esempio, era possibile cominciare a introdurre sgravi fiscali o sussidi condizionati all’impiego per i salari più bassi, destinando a questi interventi tutte le risorse disponibili invece di disperderle in tanti rivoli di importo limitato (il decreto varato ieri ha misure che valgono meno dello stipendio annuale di un singolo calciatore!).

Ma questo è un governo debole, che sin qui, oltre agli annunci, ha proceduto soprattutto di rinvio in rinvio – dall’Imu, alla Tobin tax, all’Iva, agli F35– in attesa di tempi migliori. Non sappiamo giudicare se potranno, a bocce ferme, arrivare davvero tempi migliori negli equilibri politico- parlamentari. Ma è certo che la nostra economia non andrà meglio se non si riprende il cammino delle riforme economiche e se non si dimostra nei fatti, oltre che nelle parole, di accordare priorità al lavoro.

Postscriptum:
Come volevasi dimostrare, i diritti per partecipare all’aumento di capitale Rcs non valgono più nulla. Banca Intesa, come ricordavamo una settimana fa, li ha acquistati a caro prezzo dai membri del patto di sindacato che non hanno partecipato all’aumento. Perché questo regalo? Non si potevano utilizzare queste risorse per erogare credito a chi crea posti di lavoro e valore anche per gli azionisti di Banca Intesa?


i commenti sono indicativi:

  • Vito Leucci ·  ·  Top Commentator · Leporano
    Senza coraggio

    Come giudicare l’operato del Presidente del Consiglio in seno alla Commissione Europea. E’ andato da Barroso a rassicurarlo che l’Italia avrebbe operato misure entro le direttive della Commissione, restando ovviamente entro il 3% di inflazione. Senza coraggio è l’appellativo che più si addice ad una sottomissione incondizionata al dictat di costoro. Sappiamo che L’On. Letta è un appartenente al Bildelberg come il ministro degli esteri Bonino e come Barroso, Monti ed altri che dettano legge agli stati d’Europa, Dico Stati d’Europa perché non si è voluto operare uno Stato Europeo in quanto alla Bilderbeg ed a tanti altri della Trilaterale, fa comodo avere una Europa senza Stato e senza una Banca di Stato. Mi chiedo perché l’On. Letta non ha detto a Barroso che nelle condizioni economiche in cui ci troviamo, non pos...Visualizza altro
    • Mario Antonio Esposito ·  Top Commentator · Università di Pisa
      Si rinvia l'IMU, l'IVA, gli F35, la nuova Legge elettorale, la riduzione dei parlamentari (già propinata agli italiani, nel 2005, governo Berlusconi; la riduzione dei parlamentari da 630 a 450; MA, da entrare in vigore nel 2011. Scrissi, allora, su "IL TIRRENO" di Livorno: campa cavallo, troveremo il modo di dimenticarcene.) ecc., tutto rimandato; solo che poi, magari dopo le ferie, le tasse si pagheranno. La solita solfa.
      Quello che non è stato toccato, è lo status delle/a Casta. Il Paese è fermo, i poveri aumentano, alcuni -che poveri non erano!- si suicidono (!) ma la fiumana di soldi rappresentata da stipendi, pensioni, vitalizi e liquidazioni d'oro (anche vergognose!) e privilegi vari, continuano a dissanguare le casse dello Stato, quotidianamente.
      A questo punto, non sarebbe ora di capire che il cancro -dopo l'evento "mani pulite"- è la classe politica in generale, e della sinistra in particolare? Berlusconi, che con i suoi conflitti (solo d'interessi?) non avrebbe potuto nemmeno avvicinarsi alla politica, ma proprio grazie alle garanzie dategli nel 1994, dalla sinistra -e che in questi ultimi mesi ogni tanto fa la mossa, ma solo quella, di ricordarsi dell'ineleggibilità- ha fatto i suoi interessi con la scaltrezza e spregiudicatezza, che gli è nota, fino a raggiungere la potenza economica di oggi. E quel che è peggio, da vent'anni domina.
      Vogliamo continuare così?
      Grazie per l'ospitalità. Mario Esposito
      • Armando Ferriani · Architettura
        Ho uno studio di design e ho collaboratori con alcuni contratti in scadenza. Guardo con rabbia e rassegnazione questa nuova presa in giro, poveri noi e poveri i ns. ragazzi
        • Francesco Lembo
          complimenti per la chiarezza delle sue idee eper il coraggio di esporle!
          • Antonio Recano · Lavora presso Petrolchimico Priolo Gargallo (SR)
            il decreto del disfare !!!