spirito critico

PENSATOIO DI IDEE

giovedì 4 luglio 2013

LA SITUAZIONE DI NON GOVERNABILITA' IN UN MARE CALMO E PIATTO, FORSE IL NUOVO VENTO POTREBBE ESSERE QUELLO DECISIVO .

Le anime nobili dei trasmutanti


di Franco Cordero, da Repubblica, 4 luglio 2013

L’anno 2013 porta novità imprevedibili, come se un Joker vi sfogasse fantasie maligne: prima o poi saremmo usciti dalla depressione, imputabile al lungo baccanale berlusconiano, ed era pensabile che l’Italia malata aprisse gli occhi, avendo capito chi sia l’Olonese; gli ottimisti lo vedevano out, a beneficio d’una destra pulita, la cui nascita finalmente avveri i presupposti della dialettica bipolare. Le sonde danno primo con largo margine un euforico Pd, spinto dalle primarie. Due mesi liquidano l’illusione. La mummia è un rettile squamoso ancora vivo e ritrova i fedeli. Il concorrente da destra, Mario Monti, volava sulle ali d’un carisma effimero: non era agonista idoneo; e dilapidato il capitale, resta in ginocchio. 

L’organicamente equivoco Pd scontava vecchie colpe. L’esito è stallo: il redivivo rimonta, sfiorando l’exploit; i voti negati allo pseudo-vincitore ingrossano le Cinque Stelle, movimento d’una protesta politicamente selvatica, la cui carica creativa forse assumerà forme utili configurandosi sul campo, nella prassi parlamentare; e una massiccia astensione misura i disgusti elettorali.

La classe politica non aveva mai raccolto tanta antipatia. Nelle sette settimane seguenti persiste l’equilibrio vizioso: il mancato vincitore chiede i voti dei pentasiderei, il cui no era ovvio (non vogliono essere gli ascari d’un partito che trescava con l’affarista quasi padrone d’Italia); e non è nemmeno sostenuto dal Quirinale, compromesso nel disegno delle “larghe intese” (governo Pd-Pdl). Ipotesi ormai assurda, se il voto conta qualcosa nell’alchimia governativa: due elettori su tre la rifiutavano, ostili al pirata da vent’anni incombente; il punto era chiaro. 

L’uomo del Colle ha compiuto i sette anni d’ufficio e declina l’offerta d’un secondo oneroso incarico. La formulavano gli pseudoequidistanti, manovrieri Pd e Re Lanterna (abbastanza furbo da capire quale rendita sia un condominio governativo, sicché finge moderatismo): sono troppi 88 anni, risponde; non è immaginabile passarne altri sette lassù. Al buio lavorano oligarchi macchinisti. Nel corridoio spetta a B la scelta tra i nomi proposti dall’ormai consunto leader Pd, e indica un poco visibile ex democristiano, impiombato dal primo voto. Misteriosamente nella notte da venerdì a sabato 20 aprile gli elettori Pd, unanimi e plaudenti, designano Romano Prodi (aborrito dal pirata), e i voti esistono sulla carta, ma nell’urna ne mancano 101. 

Qui la commedia italiana prende un passo indiavolato: il riluttante guardava; vengono a supplicarlo; s’arrende; rieletto sul tamburo, scadrà nel 95° anno ( cronologia biblica), né ventila un discessus anticipato. E cosa fa?: conferisce l’incarico al vicesegretario Pd, nipote del ciambellano, plenipotenziario, onnipresente consigliere segreto Pdl (gentiluomo del papa nonché futuro senatore a vita, dicono gl’informati: figura d’ancien régime; gli mancano solo parrucca, cipria, occhialetto); lo junior non vedeva niente d’eccepibile in una piccola legge che salvasse l’allora premier dalle rogne giudiziarie qualificandolo immune; e nell’ultima campagna elettorale augurava che gli elettori alieni dal Pd votassero Berlusco resurgens anziché Cinque Stelle. Nasce così un governo bicolore, dove planano quattro colombe berlusconiane, trasmutanti in falchi appena lui fischi (l’odg nomina i due guerrieri Cl, Mario Mauro e Maurizio Lupi).

Quale primo atto del nuovo ciclo non poteva mancare un déjà vu: quaranta bicameristi rifonderanno strutture dello Stato; l’unico a sentirne il bisogno era Berlusco Magnus, al quale non bastano mai i poteri, e il disegno va in tal senso. Circolano fantasie d’un presidente autocrate; sotto banco l’ingordo tenta d’includere nella delega una cosiddetta “riforma della giustizia”, ossia pubblico ministero agli ordini dell’esecutivo, procedura dai mille cavilli comodi nel gioco ostruzionistico, responsabilità diretta dei giudici, esposti a cause intimidatorie. Assediata dai turchi, Bisanzio disputava sulla Trinità. I tibero- bizantini dissertano d’una futile ingegneria costituzionale (micidiale in mano al pirata), mentre il debito pubblico cresce, con gl’indici della miseria, e nessuno vede i barlumi d’una ripresa. Veniamo ai fatti. 

L’Italia soffre d’un morbo letale, CFMP ( corruzione, frode, mafia, parassiti smo): la dissanguano i 60 o più miliardi annui che un fisco nero succhia alle casse pubbliche: li calcola la Corte dei conti; diagnosi sicura, né esistono dubbi sulla terapia. Nessuno vi mette mano perché qualcuno non vuole, irremovibile patrono del malaffare in colletto bianco (radice cospicua del suo appeal elettorale). Nel lessico d’Esopo o Fedro, B. al governo è una volpe custode del pollaio (vedi processo Mediaset). 

Da notare poi l’effetto metamorfico: varie persone operano pro divo Berluscone sotto insegna Pd; vale anche qui l’identità degl’indiscernibili (Leibniz); perché chiamare A e B con nomi diversi quando niente li distingue? Presto ci sarà un test, appena il Senato deliberi sul punto se B., padrone Mediaset, fosse eleggibile. Secondo l’articolo 10 (c. 1, d. P. R. 30 marzo 1957 n. 361, Testo unico delle norme elettorali), non lo è chi, “in proprio” o rappresentando soggetti diversi, eserciti concessioni amministrative economicamente rilevanti. Dio sa se lo fosse quella che l’ha arricchito ma, omertosamente concorde l’antenato Pd, la Camera chiudeva gli occhi, intendendo la norma nel senso (comicofraudolento) che valga solo rispetto al titolare della concessione (ossia Fedele Confalonieri). Niente da obiettare al dominus. 

Lettura farsesca, smentita dalla l. 6 agosto 1990 n. 223 (disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, legge Mammì, illo tempore comprata da B.): esiste un registro nazionale delle imprese radiotelevisive (articolo 12); e quando i concessionari siano persone giuridiche, l’incapacità colpisce chi dispone del capitale ivi investito (articolo 17, c. 2). I senatori Pd risponderanno col segno asinino d’assenso (la testa su e giù)? Sì, stando al pronostico: era eleggibile; il motivo profondo è che non sia fair play disfarsi dell’avversario con argomenti legali. Hanno anime nobili i trasmutanti.

(4 luglio 2013)